Vincenzo Branà

Avatar

Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


“Loro”: l’orrore della Uno bianca diventa poesia di dolore

IL LIBRO
La raccolta di poesie di Sergio Rotino apre la collana di Dot.com

LoroIl 19 giugno del 1991 la banda della Uno Bianca rapinò un distributore di benzina a Cesena, trucidandone il titolare, Graziano Mirri. Si trattava dell’ennesimo fatto di sangue messo a segno dalla masnada dei fratelli Savi, poliziotti dalla doppia vita, e succedeva a quattro anni esatti dalla prima rapina effettuata da quel famigerato gruppo di banditi. La data del 19 giugno 1991 è il dato reale che si rivela nel cuore di Loro, la raccolta di poesie di Sergio Rotino con cui si apre la collana Poetica, diretta da Manuel Cohen, dell’editore Dot.com. Il 1991 fu una delle stagioni più sanguinarie nella parabola criminale della banda della Uno bianca: nel gennaio la strage al Pilastro, poi ancora morti ad aprile, a maggio, a giugno, ad agosto. Rotino, insomma, poggia lo sguardo nel mezzo di una carambola di colpi da fuoco, indaga un sangue fresco che ricorda l’odore di quello appena rappreso. Racconta il lutto nella sua esasperazione e vi si immerge coniugando la curiosità del cronista alle fughe in avanti del poeta; procede per visioni come un drammaturgo, accosta fotogrammi come in una stanza di montaggio, poi dispone in pagina col senso del ritmo del più smaliziato dei direttori d’orchestra allestendo la raccolta come uno spartito, in cui i titoli ricordano tanto le annotazioni del compositore quanto le visioni del regista; un pentagramma da leggere sul lato lungo, così da raddoppiare la corsa degli accordi, lo sguardo, il respiro. Il tempo. Roberto Roversi, nella postfazione, parla di un “breviario forsennato e medievale di riflessioni poetiche dilatate impietosamente, fino a una rigida esasperazione”. Enzo Mansueto, nella prefazione, descrive una “parola ritmata da una musica scomoda, chiassata e schizoide. Il verso che s’allunga e si contrae, spasmodico. Il ritmo che rallenta, e già è schizzato via”. Il Loro di Rotino è insomma un concerto che sollecita i timpani e spalanca le pupille, un luogo in cui riflette sul male e sulla legge che lo governa, la paura. Che cresce, diventa terrore e terrorismo, assume i connotati di uno stile di vita, di una pratica riconoscibile, infinitamente riproducibile.

Quello che c’è tra noi

Venti scrittori del sottobosco letterario sono i protagonisti di Quello che c’è tra noi, l’antologia curata da Sergio Rotino ed edita da Manni. Una raccolta che solo per fretta può essere racchiusa nel prolifico filone della “narrativa gay”, rispetto alla quale in realtà effettua un notevole salto di qualità. E in questo senso il sottotitolo “Storie d’amore omosessuale” pur individuando un tratto comune tra le trame scelte da Rotino, si rivela un’approssimazione inadatta a cogliere il carattere di novità dell’antologia. La quale, a dispetto del voyeurismo che domina il mainstream della narrativa a tema omosex, riesce a incastonare l’omosessualità all’interno dell’ampia gamma di pulsioni e sentimenti dell’essere umano, e a raccontarla perciò non solo in quanto tale ma rispetto a tutte le altre forme di affettività, amicali, familiari ed eterosessuali. Sparisce insomma il discrimine tra ciò che è “normale” e ciò che non lo è, si dissolve la bolla entro la quale molti scrittori, alcuni consumati professionisti, richiudevano i due maschietti o le due femminucce, per poi scutarli (o scrutarle) simulando l’inelegante pratica del buco della serratura. E forse è tutta una questione di tempi, forse dieci anni fa l’omosessualità era giusto guardarla da vicino, sezionarla, spiegarla. Peccato che, col senno del poi, queste scelte editoriali – le molte antologie e i tanti romanzi – non siano riuscite ad andare oltre il cortocircuito di storie gay scritte da gay e lette da gay. Un percorso assolutamente autoreferenziale, insomma, molto lontano dalla possibilità di incidere minimamente sul pensiero dominante di chi l’omosessualità la guarda “da fuori”. Il lavoro di Rotino, invece, batte un’altra strada. Nulla di pioneristico, per carità, però qualcosa di squisitamente insolito in Italia. Che perciò vale la pena di conoscere.

Giacomo da qualche mese è entrato nell’età che gli anglofoni identificano con la desinenza “teen” – dai 13 ai 19 – in quell’adolescenza che dappertutto è terreno di scoperte e di esperienze. E non ci mette molto Giacomo a scoprire che ama Alex, il suo compagno di scuola. E Alex, dal canto suo, corrisponde il sentimento. Ma Giacomo ha soprattutto Michael, il fratellino col cervello mai cresciuto che vive in un istituto di suore: è lui il suo confidente, lo sguardo da incrociare per vedere quando si sgrana, per contentezza o, chissà, forse per stupore. Giacomo e Michael hanno un appuntamento da onorare assieme, a naso all’insù contro i vetri della finestra: aspettano la cometa dei segreti, quella di cui la mamma aveva detto loro stringendoli a sè prima di raggiungere quel letto d’ospedale nel quale avrebbe smesso di lottare. E forse quella stessa rinuncia era la stella cadente, la coda incandescente alla quale appendere per sempre il desiderio di una mamma. Giacomo, Michael, Alex e la cometa sono i delicati personaggi del racconto di Luigi La Rosa, uno degli undici autori selezionati da Rotino: solo un esempio – e l’antologia ne fornisce altri, altrettanto efficaci – di come l’amore sfugga a qualsiasi definizione, di come boicotti sistematicamente e con fastidio le categorie che gli uomini e la morale sistematicamente gli appongono. E l’omosessualità vista con gli occhi di un ragazzino che ama la mamma che non c’è più, il fratellino sedato nella clinica e Alex, con le sue carezze e i suoi baci furtivi, è l’armoniosa parte di un tutto che ha molto a che fare con la natura, e che solo l’arroganza e la presunzione di ha perso la curiosità per ciò che succede attorno, può definire artificio o bestemmia.

Scriveva Mario Mieli nella prefazione al suo “Elementi di critica omosessuale”: «Spero che la lettura di questo libro favorisca la liberazione del desiderio gay presso coloro che lo reprimono e aiuti quegli omosessuali manifesti, che sono ancora schiavi del sentimento di colpevolezza indotto dalla persecuzione sociale, a liberarsi della falsa colpa». E il riconoscere l’amore gay come un amore tra gli amori è il valore con cui Rotino pare realizzare, senza presunzione, quell’auspicio.

|

Prima di andartene...

Ci sono molti altri articoli che possono interessarti. Sfoglia gli archivi! Se decidi che il tuo tempo qui è terminato, allora permettimi di invitarti a tornare. E lasciati salutare con un aforisma di Jawaharlal Nehru, fondatore, insieme a Gandhi, dell'India indipendente e democratica...




My status