Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Storie di libertà

Sul palcoscenico, martedì al comunale
di San Giovanni in Persiceto, Ghermandi e Benni

Il 5 maggio in Etiopia si festeggia la Liberazione, cioè la fine di quei lunghi cinque anni in cui quella terra fu resa colonia dell’Italia fascista. Per alcuni quel lustro non è mai esistito: considerano l’Etiopia l’unico paese africano a non aver subito alcuna colonizzazione. Ma Regina di rose e di perle , il romanzo dell’italo-etiope Gabriella Ghermandi , è uno scrigno che raccoglie i racconti degli anziani di quella terra, le storie che parlano del tempo degli italiani e della resistenza etiope, facendo luce su un passato che, come scrive Cristina Lombardo nella postfazione, "non riguarda solo la dimensione del passato etiopico, ma è anche un modo di interrogarsi sull’identità della memoria coloniale italiana". Gabriella Ghermandi il 6 maggio, all’indomani della festa della Liberazione etiope, sarà sul palcoscenico del teatro comunale di San Giovanni in Persiceto (in Corso Italia 72, alle 21.00; ingresso gratuito) assieme a Stefano Benni e al musicista Burkinabè Gabin Dabirè a raccontare la storia di quel popolo e del suo cammino verso la libertà. Signora Ghermandi, in un’intervista rilasciata proprio al nostro giornale, pochi giorni dopo l’esordio dello spettacolo con Ascanio Celestini tratto dal libro "Regina di fiori e di perle", auspicava di portare quello stesso spettacolo a Bologna con un artista molto radicato a questa città. La settimana prossima "Regina di fiori e di perle" andrà in scena a San Giovanni in Persiceto con Stefano Benni. Si è realizzato insomma un desiderio. Come è successo? "Le devo dire, in realtà, che era proprio a Stefano Benni che pensavo come padrino del mio spettacolo. Per il suo modo di essere così riservato, che si avvicina molto alla mia cultura. Poi c’è una sua frase in particolare che mi ha molto colpito: "Un politico quando viene colto con le mani del sacco va in carcere e ha un infarto. Un immigrato invece, quando va in carcere, continua a sopravvivere". Stefano Benni è uno scrittore molto prolifico e che da tante prospettive ha tentato di ritrarre le idiosincrasie della pianura padana. Qual è stato il suo primo incontro con i suoi libri? "Il mio primo incontro con Benni è stato "Stranalandia", è subito dopo è arrivato "Terra!", un romanzo circolare che mi è piaciuto tantissimo, per la visione che l’unica terra possibile alla fine è quella che trovano andando indietro nel passato". E in effetti nella sua produzione lei riserva sempre un ruolo molto particolare al passato, e per l’esattezza ai suoi "custodi", i saggi della terza età. Ritiene dipenda dalle sue origini, dalla sua famiglia? "Il passato è il sostegno per andare avanti. La memoria è la base per costruire ogni cosa nel futuro. Il mondo ha già fatto tutti gli errori possibili, siamo noi che non riusciamo ancora a trarre insegnamento da quegli sbagli". Ho letto che da bambina, quando era ancora in Africa, suo padre, di origine bolognese, le raccontava questa città. Che effetto le fa oggi viverci rispetto all’idea che si era fatto attraverso quelle storie? "Il mio sguardo si sofferma innanzitutto sulle persone: c’è una solitudine terrificante. E’ questa è una sensazione molto dolorosa per me che ho nella mente e nel cuore i racconti di mio padre. E non solo quelli, anche i ricordi di quando sono arrivata qui negli anni Ottanta, e la gente andava a fare gratis i tortellini alla festa de l’Unità…" Secondo lei cosa è successo? "Un’eccessiva sazietà. A causa della quale si è perso il bisogno degli altri. E’ un concetto molto radicato in Etiopia, tipico della mia cultura: quando inizi ad avere tanto benessere che hai paura che te lo portino via inizia la separazione dagli altri. In Italia abbiamo uno sviluppo economico che non ha saputo procedere di pari passo a una crescita umana degli individui e delle comunità". Quest’anno per il calendario etiope è il 2000. In più il 5 maggio si festeggia la liberazione dell’Etiopia dall’occupazione italiana. Una coincidenza molto significativa: che effetto le fa festeggiarla sul palcoscenico col suo lavoro? "E’ un messaggio di pace di indipendenza e di autodeterminazione dei popoli, per l’Italia, per l’Etiopia e per tutti i popoli. Onorare i partigiani che in Etiopia lottarono per la liberazione vuol dire onorare gli stessi valori che portarono durante la Resistenza gli italiani a battersi per l’uscita dall’assedio nazifascista". "Regina di fiori e di perle": lo spettacolo ripropone le voci dei personaggi del libro, che offrono al pubblico le loro storie raccontando il passaggio violento del colonialismo italiano nelle loro vite.

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