Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Le ambiguità dei renziani su omofobia e diritti gay

L’INTERVENTO
In pieno agosto sulle pagine della stampa bolognese (e non solo) si è acceso un dibattito tra Arcigay “Il Cassero” e Partito Democratico. Quello che segue è il mio intervento sull’argomento uscito su Repubblica Bologna il 14 agosto.

Repubblica Bologna

Tirando le somme del dibattito che in questi giorni si è aperto tra Il Cassero e il Partito Democratico, ci sono alcuni dati politici che sarebbe bene sottolineare. Il primo è evidente: se da un lato Matteo Richetti rassicura i vescovi sullo stravolgimento del testo della legge contro l’omotransfobia (anzi: rivendica sia di aver sottoscritto il primo testo, sia di averlo stravolto), dall’altro lato undici parlamentari eletti a Bologna si compattano nella “prima linea” della battaglia contro l’omotransfobia. Credo che questa differenza e le proporzioni con cui si esprime vadano tenute ben presenti. Noi del Cassero le conoscevamo già: avevamo già toccato con mano la competenza delle onorevoli e degli onorevoli che ieri hanno fatto un passo avanti sulle nostre istanze. La loro posizione, oggi pubblica, acquisisce un peso in un contesto in cui sembrano parlare solo alcuni, un’esigua minoranza. Talmente rumorosa, però, da parere una maggioranza e da far assomigliare il Pd a un partito vecchio, da rottamare. Personalmente mi sforzo di rifiutare la ricetta di chi vuole costruire il futuro rottamando il passato, senza far tesoro di quel che di buono il passato e il presente offrono. Al contrario, il modello bolognese, in tema di istanze lgbt, è un buon punto da cui ripartire.

Il secondo dato è il più singolare: leggendo le dichiarazioni dell’onorevole Richetti, si deduce che in tema di diritti delle persone lgbt tra i renziani si vada dalle posizioni del sindaco Merola (sì a matrimonio e adozione per gli omosessuali) a quelle del consigliere Zacchiroli (in prima linea sulle nostre istanze) a quelle di Matteo Richetti (civil partnership per gli omosessuali, appena superate dai conservatori inglesi con l’estensione del matrimonio) a quelle di Giuseppe Paruolo (del quale ricordiamo le battaglie contro i “Dico alla emiliana” di Errani o il voto contrario sui registri delle unioni civili in Regione). Insomma: sembra che l’assenza di sintesi di cui spesso viene accusato il Pd, nella cerchia ristretta dei renziani, anziché risolversi, si aggravi. Il terzo punto entra nel merito della legge contro l’omotransfobia: il fatto che Richetti rivendichi di averla messa al sicuro dalla possibilità che limitasse il diritto di opinione è una sciocchezza smentita dai fatti: la legge Reale Mancino (quella che si vuole estendere) è in vigore da trent’anni a tutela, tra le altre, delle minoranze etniche e religiose. Eppure in Italia abbiamo visto manifesti con messaggi triviali contro i musulmani e assistiamo a lanci di banane all’indirizzo di una ministra di colore, apostrofata da un parlamentare come “orango”. Qualcuno è mai finito in carcere? Come può una legge che è stata impotente in questi frangenti diventare improvvisamente liberticida se estesa all’omofobia e alla transfobia? Chi si prende la responsabilità politica oggi di abbassare l’asticella della tolleranza su questo clima d’odio?

Piuttosto che accapigliarci sui cavilli da apporre a una legge ormai vecchia, credo sarebbe il caso di estendere immediatamente quella legge, senza se e senza ma, per concentrarsi subito dopo sulle azioni (e non solo sulle sanzioni) da mettere in campo per produrre un cambiamento culturale nel nostro Paese, che è la vera emergenza, l’allarme assordante che si alza quando parliamo di razzismo, di omotransfobia, di femminicidio. Chiedo a Richetti: questa proposta è troppo conservatrice o troppo progressista per lui? Infine rispondo al consigliere Zacchiroli, che ringrazio per le parole appassionate. Voglio rassicurarlo: il Cassero non ha mai scelto l’Aventino. Si è spostato dalla vetrina, non per allontanarsi ma perché in certe battaglie, e in particolari momenti, bisogna scendere in trincea: è lì che lo aspettiamo, con o senza brillantini.

Fibre Parallele in scena a Borgo Tossignano: “Polemiche? Pronti a rinunciare al cachet”

IL CASO
La rassegna di Enzo Vetrano e Stefano Randisi verso la conclusione: domani lo spettacolo contestato

Mangiami l'anima e poi sputala - Fibre ParalleleIncontrando lo sguardo di Enzo Vetrano, che con Stefano Randisi divide la direzione artistica del festival “Acqua di Terra, Terra di Luna”, è davvero impossibile confonderlo con quello di un “impresario” a caccia di sensazionalismi. Lui, l’amico di Leo, che il teatro ce l’ha scolpito perfino nei tratti del viso, che rincorrono gli spigoli di un’antica maschera, parla con stupore della polemica che ha interessato la programmazione della decima edizione del loro festival di teatro. Blasfemi: così sono stati definiti alcuni spettacoli. Che parlano di religione, è vero.

“Ma di questo vogliono parlare le giovani generazioni – spiega lui – questi sono i temi che li fanno discutere, questo è quello che vogliono portare in scena”. “Una ricerca di spiritualità – dice ancora – del Sacro, di risposte interiori a questioni esistenziali profondamente sentite”. Lui si rammarica, insomma. Perché chi ha gli occhi sul teatro, sui suoi linguaggi contemporanei, non può cogliere la sostanza di un attacco che sembra mettere sullo stesso piano Jesus Christ Supestar e una postar che canta appesa a un crocefisso di strass.

Tiene duro, però, Enzo Vetrano, e prima della messa in scena di Land Rover, il bello spettacolo presentato domenica a Castel del Rio dalla compagnia Compagnia Berardi Casolari, legge il messaggio di solidarietà di un giovane spettatore del festival: “Il bavaglio – dice – me lo mettevano da piccolo per mangiare. Poi me lo tolsero e iniziai a parlare. Ora non voglio mi sia messo di nuovo per tacere”. E lo stesso Gianfranco Berardi, alla fine dello spettacolo (scampato il rischio che la statua della Madonna in scena venisse “censurata” con un panno o addirittura rimossa), dice la sua sugli attacchi degli amministratori locali: “Sono cattolico praticante – dice – e credo che la religione sia innanzitutto libertà. Non mettiamo nuovamente in croce un uomo, dopo che già uno, secoli fa, finì in croce ingiustamente”.

Il pubblico unanime batte le mani, tra quelli che hanno visto lo spettacolo nessuno contesta. E di pubblico ce n’è parecchio, questo forse è l’effetto boomerang della polemica che i detrattori avevano sottovalutato. E che forse raggiungerà il picco domani sera a Borgo Tossignano dove andrà in scena Mangiami l’anima e poi sputala lo spettacolo della compagnia barese Fibre Parallele che, dopo ottanta applauditissime repliche in tre anni in tutto lo Stivale, è inciampato nell’indignazione di alcuni eletti dell’imolese.

“Spettacolo adatto ad un pubblico adulto” hanno perciò dovuto specificare gli organizzatori, mettendo in campo una prudenza che non è sfuggita agli osservatori più distanti. Alla Gazzetta del Mezzogiorno, ad esempio, dove la polemica in salsa emiliana viene raccontata quasi con meraviglia. Ed è proprio da quelle colonne che Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, il duo che compone Fibre Parallele, lanciano la provocazione: “Siamo consapevoli che il nostro spettacolo possa far discutere – dicono – ma un conto è lo scontro verbale, un conto è impedire a uno spettacolo di andare in scena. Per cui se la preoccupazione degli amministratori è lo sperpero dei danari pubblici – concludono – siamo pronti a rinunciare al nostro cachet”.

L’ingresso, domani sera, costa 5 euro.

L’INTERVISTA
Parla la consigliera regionale imolese Anna Pariani (PD): “No alle censure preventive”

Anna Pariani (Pd)Consigliera Pariani, la polemica che ha interessato il festival “Acqua di Terra/Terra di Luna” ha già raggiunto i palazzi della Regione e rischia in quella sede di comprometterne il finanziamento?

“Un consigliere di opposizione credo abbia consegnato un’interrogazione per conoscere l’entità del finanziamento. È suo diritto farlo, come è abbastanza normale che succeda. Nessun allarme”.

Ma più che una tensione tra maggioranza opposizione lo scontro sembra tutto interno al Partito Democratico, a cui appartiene Alberto Baldazzi, assessore alla Cultura di Castel del Rio e in prima linea nel chiedere la “censura” degli spettacoli della rassegna. Non è che su questo terreno si stia giocando in realtà tutt’altra partita, di apparato diremmo, che a che fare con gli equilibri tra le correnti cattolica e laica del partito in quel territorio?

“No, assolutamente. Lì c’è la valutazione di un amministratore che può decidere in merito a ciò che il Comune mette in campo in ambito culturale. Io mi sono solo permessa di fare un’osservazione: la rassegna è stata approvata da molto tempo dalle amministrazioni comunali e il programma era noto. Bene si è fatto a non mettere in campo allora nessuna censura preventiva. Se ci sono valutazioni ex post, ma ex post vuol dire avendo visto gli spettacoli, sarà legittimo da parte degli enti finanziatori riportarle ai direttori artistici prima di programmare la prossima edizione”.

La Provincia di Milano ha convocato di recente i direttori dei teatri che ricevono finanziamenti pubblici per tagliare gli spettacoli “non graditi”, tra cui “Orgia” di Pasolini. Nel micro e nel macro, insomma, la storia sembra ripetersi. Lei che ne pensa?

“Vede, c’è già in Italia un’impostazione che tenta di mettere il bavaglio all’informazione. E il Partito Democratico è in prima linea nell’impedire che questo accada. La Cultura, a maggior ragione, non può ricevere censure analoghe. La libertà d’espressione è un segno del confronto nella pluralità delle culture ed è un valore fondante delle società democratiche. Penso i nostri sforzi dovrebbero concentrarsi, perciò, nel respingere ogni tentativo di censura”.

Marciapiedi fuorilegge?

L’INCHIESTA PER CASSERO MAGAZINE 1
“E chi pretendeva di abolire la prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello Stato. Rilegga il titolo: “Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”. […] La prostituzione non è mica un crimine, è un malcostume”. (Intervista di Oriana Fallaci a Lina Merlin – L’Europeo 1963, n. 28)

prostituteA saltare all’occhio per prime sono sempre le coincidenze. E più sono lontane, impossibili, più sembrano essere unite da un legame intimo e quasi sovrannaturale, esito evidentemente più del cinismo del destino che della volontà e dell’intelligenza degli uomini.

Il 13 dicembre scorso a Roma, in piazza Farnese, si è svolto un imponente summit di ombrelli rossi: sotto i paraventi di nylon trovavano riparo dalla pioggia le sex workers d’Italia, non tutte naturalmente, ma una rappresentanza delle più caparbie e combattive 2. Perché in Italia per le lucciole si è aperto il tempo della lotta: la miccia l’ha accesa Mara Carfagna, neoministra ed ex soubrette, col suo ddl approvato lo scorso settembre dal Consiglio dei Ministri e ora al vaglio delle Camere. A cinquant’anni dalla famosa legge Merlin, quella che tolse le mani dello Stato dalla gestione della prostituzione cancellando di fatto le case chiuse, la ministra berlusconiana ha annunciato un giro di vite senza precedenti che si accanisce su clienti e prostitute, istituendo in particolare il divieto di “adescare” in luogo pubblico. Clienti e lucciole rischiano da 5 a 15 giorni di arresto ed una multa da 200 fino a 3mila euro. Se a vendere il sesso per strada è un minore straniero, poi, la nuova legge prevede pene severe per gli sfruttatori e il rimpatrio immediato del giovane. In quello stesso paese d’origine dove, fino a prova contraria, è stato avviato al mestiere della prostituzione. Nonostante le proteste delle associazioni da anni mobilitate contro la cosiddetta “tratta” di donne e minori (Save the Children e Gruppo Abele hanno per primi espresso la loro contrarietà) la ministra è andata avanti con la caparbietà con cui prendeva la rincorsa per fare la ruota ai tempi della sua formazione e ha continuato a sostenere senza tentennamenti il suo minuscolo decreto. Minuscolo perché, a dispetto di un dibattito che si è ingrossato nei decenni e di una bibliografia che mette a confronto le numerosissime soluzioni adottate in tutto il mondo, la proposta di Mara Carfagna è sintetizzata in due paginette striminzite, con pochi riferimenti e nessuna spiegazione. D’altronde l’unica spiegazione possibile l’ha data la stessa ministra il giorno in cui ha presentato alla stampa la sua iniziativa: «Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire – ha detto -. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga». La sfrontatezza con cui Mara Carfagna ha tracciato una linea di distinzione – assolutamente arbitraria – tra i suoi trascorsi senza veli e il cosiddetto mestiere più antico del mondo è senz’altro l’aspetto che ha reso più livorosa la “rivolta” delle lavoratrici del sesso. Le quali, manco a dirlo, ogni volta che la ministra veniva nominata in piazza Farnese portavano ritualmente la mano destra al viso, come se impugnassero un oggetto dalla sezione rotonda, e simultaneamente aprivano la bocca…

prostituteLa criminalizzazione delle squillo, comunque, non è rimasta chiusa nell’ambito dell’iniziativa della ministra dilettante. L’ampliamento dei poteri attribuiti ai sindaci attraverso il decreto sicurezza ha dato la possibilità ai primi cittadini di governare a colpi di ordinanze: arrivano i sindaci con la bacchetta magica, insomma, ai quali basta buttar giù due righe per rendere immediatamente operativi strumenti di cui l’Italia non si era mai dotata, dai padri della Costituzione in poi. La prostituzione, naturalmente, è stata individuata come ambito “ideale” per sperimentare i nuovi “superpoteri”, così Gianni Alemanno e altri sindaci di area berlusconiana hanno anticipato il Carfagnapensiero in ordinanze ad hoc che puniscono a suon di contravvenzioni tanto le prostitute quanto i loro clienti. Multe prima di 200 euro, poi fino a 500 a tutti coloro che adescano o si fanno adescare per strada. Un processo alle intenzioni, insomma, che utilizza come “indizi” gli abiti succinti o “contrari alla pubblica decenza”, facendo rientrare nel campo del “fuorilegge” perfino la cara minigonna. E soprattutto cavalcando l’illusione che per una prostituta sia impossibile indossare un paio di jeans, e il paradosso che la prostituzione sia solo un fatto di donne, che non esistano cioè uomini da marciapiede per i quali è superfluo – se non addirittura controproducente – il ricorso alla scollatura.

prostituteMa su tutto, dicevamo, quello che più salta all’occhio è la coincidenza: perché mentre a Roma le lavoratrici del sesso alzavano il loro coro di protesta da piazza Farnese, in quello stesso sabato nel Bolognese – per la precisione in due municipalità della cintura, Anzola dell’Emilia e Crespellano – due sindaci del Partito Democratico, Loris Ropa e Gianni Gamberini, facevano il loro primo esperimento con i nuovi superpoteri. Obbiettivo, naturalmente, il contrasto della prostituzione sulla via Emilia Ponente attraverso le collaudate “armi” del sindaco Gianni Alemanno. Multe ai clienti e alle prostitute, quindi, e poco importa se il Partito Democratico – quello a cui i due sindaci sono iscritti – ha presentato una proposta alternativa a quella di Mara Carfagna e che la deputata Paola Concia fosse in piazza a manifestare con le lucciole. Poco importa anche che norme del genere applicate su fazzoletti di chilometri abbiano l’evidente ambizione di spostare semplicemente la “polvere” oltre il confine senza risolvere nulla in realtà. E poco importa perfino – nonostante gli stessi sindaci riconoscano la situazione di sfruttamento di quelle ragazze – se nel frattempo nulla si fa per far venire a galla e punire questo sfruttamento, anzi si incentiva apertamente (un riferimento esplicito è presente nel ddl Carfagna) il ricorso all’appartamento. Dove tutto diventa invisibile, e si sa “occhio non vede, cuore non duole”. “Se vedo un sindaco del centrodestra amministrare bene io non ho alcun problema ad ammetterlo” rivela sereno Gianni Gamberini, fascia tricolore a Crespellano. Per lui quella fila di ragazze discinte sulla via Emilia, anche a ridosso delle abitazioni, non è più tollerabile. «La nostra è un’ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini rispetto a un fenomeno che esiste da anni» spiega. «Oggi come oggi abbiamo in mano solo questo strumento» aggiunge. E lo strumento – già adottato identico a Zola Predosa e al vaglio nella municipalità di Castelfranco, nel Modenese – pare essere diventato di gran moda. Gli effetti, d’altronde, sono già evidenti: l’edizione locale del Resto del Carlino si è improvvisamente riempita di annunci di ragazze disposte a fare un po’ di compagnia, un massaggio, un po’ di coccole. E la cronaca, dall’altra parte, parla sempre più di frequente di “covi” di prostitute sfruttate all’interno di insospettabili condomini. Ma soprattutto le lucciole per strada continuano a morire, ad essere picchiate, seviziate, rapinate. Nonostante i jeans imposti dal sindaco, e con l’aggravante che ora quando una di loro si sente in pericolo non si azzarda nemmeno più a chiamare la polizia, che le farebbe quella salatissima multa che lei non può pagare. La constatazione è banale, insomma, al punto che imbarazza doverla spiegare. E imbarazza soprattutto riconoscere in chi governa a suon di ordinanze l’irresponsabilità dell’uso smodato del potere a scapito del “buon amministrare”, destinando risorse – e non proclami – per la risoluzione dei problemi. In Norvegia ad esempio, cito da La Repubblica dell’1 gennaio, il giro di vite sulla prostituzione si è realizzato – altra coincidenza: proprio negli stessi giorni – attraverso una norma che punisce severamente i clienti, che verranno perseguiti anche se avranno fatto sesso a pagamento all’estero. Insomma il malcostume di cui parlava Lina Merlin a Oriana Fallaci quasi 50 anni fa, in Norvegia viene individuato nella domanda e non nell’offerta. Perciò si persegue anche il turista sessuale alla ricerca di minorenni, rappresentante di un fenomeno che è un vero e proprio settore di traino del turismo italiano e rispetto al quale nessun governo ha mai ritenuto di dover prendere provvedimenti. I clienti in Norvegia rischiano multe pesantissime e una condanna fino a sei mesi di carcere, che diventa di tre anni se la prostituta è minorenne. Per perseguirli la polizia potrà anche ricorrere alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Le lucciole, nel frattempo, saranno invece aiutate con progetti di recupero. Certo anche quest’approccio non parla di autodeterminazione, ma quando parla di sfruttamento sceglie la via meno ipocrita e più efficace per affrontare il problema.

prostituteUn’ultima coincidenza, la più triste. L’ha sottolineata la prima volta Porpora Marcasciano del Mit in un collegamento lampo su “Annozero”, poi me l’ha fatta notare di nuovo Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” di Roma, quando l’ho incontrata alla manifestazione in piazza Farnese. Il 24 novembre scorso Vladimir Luxuria trionfava all’Isola dei Famosi: in molti hanno parlato di un fatto “rivoluzionario”, qualcuno ha addirittura tirato in mezzo Barack Obama. Per i più si trattava della dimostrazione evidente che il popolo italiano (fatto coincidere ormai definitivamente col pubblico dei reality) stesse cambiando, maturando. Proprio in quelle ore, mentre all’Isola si stappava lo spumante per dare il benvenuto a questo “mondo migliore”, a Centocelle veniva trovato riverso sul marciapiede il cadavere di Roberta, una transessuale proprio come Vladimir, proveniente però dal Brasile e che quella notte, come tante, stava facendo la vita. Che poi è strano chiamarla così quando poi si sa che alla fine spesso arriva una coltellata.

  1. Dal numero di Gennaio/Febbraio di Cassero Magazine. Puoi scaricarlo qui.
  2. La piattaforma politica della manifestazione Adeschiamo i diritti

Italo odia i froci e ama il suo camerata

E’ disponibile on-line sul blog di Suffragio Omosessuale – lo stand del Cassero alla Festa dell’Unità di Bologna – il podcast dell’incontro Italo odia i froci e ama il suo camerata. Buon ascolto.

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