Vincenzo Branà

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Strada chiede soldi agli albergatori “Un euro per ogni pernottamento”

TURISMO
I flussi non sono entusiasmanti ma l’assessore smentisce la lettura di De Scrilli e fa la sua proposta operativa

Marco StradaIl saldo dei flussi turistici nel territorio bolognese non entusiasma di certo. Ma, a detta dell’assessore provinciale al Turismo Marco Strada, non si adatta nemmeno all’allarme lanciato nei giorni scorsi dal presidente di Federalberghi Celso De Scrilli. Perché se da un lato è vero che Bologna e il suo territorio provinciale hanno bisogno di un tavolo di concertazione composto da enti pubblici, operatori economici, associazioni di categoria, fiera ed aeroporto, e che progetti il rilancio turistico del territorio – “Su questo punto De Scrilli sfonda una porta aperta” dice Marco Strada – dall’altro nel bolognese non è in corso la “desertificazione” che gli albergatori vogliono descrivere. Uno sguardo ai dati: nel lasso temporale che comprende gli anni dal 2004 al 2007 a fronte di un lieve aumento degli arrivi (1.441.674 nel 2007, mentre nel 2004 erano circa 100.000 in meno), si registra una flessione nelle presenze, ovvero nella permanenza in città in struttura alberghiere o extralberghiere: 3.126.397 nel 2007 contro i 3.289.724 nel 2004.

Insomma i turisti arrivano, soprattutto da oltre confine, ma poi non si fermano. E infatti la permanenza media si abbassa e si avvicina alle 2 notti. Di contro aumenta l’offerta delle strutture ricettive, ed in particolare si qualifica l’offerta alberghiera (spariscono gli alberghi a una o due stelle mentre aumentano le strutture di categorie superiore) e i bed & breakfast addirittura vivono una fase di boom. Per Marco Strada bisogna parlare di “budget”, cioè della quantità di denaro che il turista ha a disposizione quando va in vacanza. E a budget ristretti i tariffari della Dotta non sembrano dare risposta: nessuna possibilità di pacchetto o tariffa promozionale, e soprattutto pochi fondi da investire in una seria politica di richiamo per questi territori. Insomma De Scrilli, secondo Strada, fa bene ad indicare la via del tavolo di confronto (“partirà a settembre” assicura l’assessore), ma su quel tavolo bisogna mettere dei capitali da investire. E in quest’ottica l’assessore fa le sue considerazioni: “Ci vuole una logica di investimento – dice – e non di spesa. E le risorse devono arrivare anche dai privati che finora hanno ragionato per “socializzare” i percorsi e “privatizzare” gli introiti”. Insomma bisogna mettere tutti mano al portafoglio: “Se gli albergatori di Bologna versassero un euro per ogni presenza – dice Strada – avremmo una barca di soldi da sommare agli altri provenienti dagli enti locali per costruire una seria azione di promozione”. L’assessore si guarda bene dal chiamare quell’euro una tassa di soggiorno, anche se, osserva, “in altri Paesi dove si applica non si fanno tante storie”.

Il contesto tutt’attorno per Strada è abbastanza chiaro: di “crisi” se ne parla ma declinandola al passato. “Stiamo uscendo da un periodo nero” dice l’assessore, e di seguito elenca i nodi che negli ultimi anni, dopo essere entrati in una fase critica, piano piano stanno giungendo a soluzione: l’autodromo di Imola, le Terme di Porretta, il Corno alle Scale vedono tutti il sereno dopo la tempesta. “E anche il cambio della guardia ai vertici della Fiera – dice Strada – è un segnale positivo da guardare con interesse”. Le infrastrutture, poi, “inadeguate finora”, si stanno sviluppando secondo un disegno che presto permetterà il salto di qualità. “Positiva anche l’azione dell’aeroporto – dice Strada – che apre alla possibilità di realizzare voli diretti con le grandi capitali del mondo, come New York o Mosca“. L’ultima frecciata, poi, alle agenzie di viaggio: “E’ vero – dice l’assessore – che il turismo si è molto trasformato riferendosi innanzitutto allo strumento internet, ma molti si servono ancora delle agenzie di viaggio. Ed è singolare che a Bologna sui 100 agenzie di viaggio solo 4 si occupino di incoming”.

Dal Marconi Eurofly apre le porte per accedere alla Piazza Rossa

IL VIAGGIO
La capitale russa tra le nuove destinazioni della compagnia aerea

IMG_3000.jpg“Costa meno di trenta grammi di caviale ma ti piace di sicuro”: punta sulle prelibate uova di storione la campagna con cui Eurofly ha tenuto a battesimo il nuovo volo diretto Bologna-Mosca: un “esperimento” attivato nel marzo scorso e che, a un primo bilancio, già rivela un lusinghiero successo. I voli partono dall’aeroporto Marconi due volte alla settimana (il martedì e il venerdì) e in poco più di due ore – e con un esborso alla portata di ogni tasca – conducono dritti sulle rive della Moscowa. Ad accogliere il turista, nell’immediata periferia della capitale (ex) sovietica, è l’aeroporto Domodedovo, il più grande e soprattutto il più promettente di quel paese: su quelle pista infatti scorre il flusso turistico più corposo, sia dal punto di vista dei voli domestici sia da quello dei voli internazionali. E Domodedovo, con le sue gru erette e i suoi operai costantemente all’opera, è una metafora efficace della trasformazione che Mosca in questi anni sta attraversando: l’aeroporto infatti sta implementando la sua struttura con nuovi edifici e nuovi servizi, e analogamente Mosca – che dal sito di atterraggio dista 22 chilometri, percorribili attraverso una comodissima linea ferroviaria – è nel pieno del proprio rivoluzionario restyling.

IMG_3054.jpgIl comunismo non c’è più, se non nelle spillette con falce e martello attaccate ai risvolti delle giacche di qualche anziano nostalgico incontrato in metropolitana. E proprio la metropolitana, coi suoi corridoi sotterranei decorati splendidamente coi simboli della dittatura “rossa”, è il sepolcro in cui l’ideologia del passato è stata tumulata. In superficie, di comunista, è rimasta solo la tomba di Lenin, dove il dittatore “riposa” imbalsamato in una teca di cristallo. Ma anche quest’ultima reliquia sembra avere i giorni contati e il dibattito politico di quel paese già parla di un imminente interramento.

Accanto a tutto ciò che è scomparso ci sono però anche le numerose “new entry” tutte legate al sistema capitalistico e perciò fino a pochi anni fa bandite da quei suoli. Innanzitutto i negozi, che nelle imminenze di Piazza Rossa diventano vere e proprie boutique ispirate al lusso più sfrenato. Quello, ad esempio, della gigantografia Rolex affissa a pochi metri dal Cremlino che, oltre a sollecitare l’acquisto dell’orologio, dimostra come Mosca – la sua storia – sia un libro che ancor oggi si continua a scrivere.

Mosca cieca

IMG_3131.jpgCerto a Mosca1 l’estate è un modo di dire, una specie d’astrazione che prescinde dal nostro immaginario fatto di canotte e infradito. A Mosca, per essere chiari l’estate è semplicemente un “più”, o meglio ancora un “non meno”, cioè l’occasione per festeggiare la colonnina di mercurio che per una volta non va sotto il punto di glaciazione dell’acqua. Quindi, primo consiglio, magari portatevi una giacca, e pure una sciarpetta leggera: vi guarderanno male, ma se vi buttate su Hermès avrete conquistato con un semplice svolazzo attorno al collo la stima incondizionata di gran parte dei passanti. Perché a Mosca – se avete dormito dal 1991 ad oggi vi aggiorno2 – è sbarcato il capitalismo, quindi anche il consumismo col suo opportuno codazzo di fanatiche. Anche lì insomma, come in molti paesi dell’est europeo, negli ultimi decenni si è un po’ chiusa un’era, e dove c’era l’austerity del comunismo con abile coupe de théâtre è arrivata la proprietà privata, il libero mercato e, ovviamente, la moda. Quindi, tornando alla composizione della borsa per il viaggio, se avete un Cavalli infilatecelo e non vi fate problemi a mostrare il “D&G” cubitale stampato sul retro di quel tamarrissimo jeans che vi hanno regalato a Natale e che – vi eravate ripromessi – non avreste mai e poi mai indossato. A Mosca, quello spot riprodotto su un calzone, è uno status symbol che vaga in una terra che su questi simboli basa le sue tassonomie.

Il viaggio è una sciocchezza: da Bologna c’è un volo diretto Eurofly, economico per di più, e in poco più di tre ore siete a ridosso della Piazza Rossa. Con un rammarico, credetemi, che è quello di non aver potuto portare con voi quel bono dello steward che – su questo diamo un 10 e lode ad Eurofly – è una costante dei voli di quella tratta. Bono al punto che se vi dà una caramella ne volete un’altra, se vi consegna gli auricolari vi fate spiegare più e più volte con aria beota a cosa servono, e quando vi porta lo snack siete perfino pronti ad inscenare una di quelle parti da vero intenditore scandendo con tono perentorio “Io un biscotto al cocco così buono giuro non l’ho mai trovato. Guardi che sono uno che viaggia, io, mi creda… signor..?”. Va da sé che il cocco normalmente sia per me come kryptonite….

IMG_3041.jpgUna volta arrivati nella madre Russia sarete accolti da uno stuolo di uomini. La contentezza, però, durerà solo qualche attimo, il tempo di capire che tutti quei bei maschi in divisa vi vengono incontro perché hanno scambiato la nuance ambrata della vostra carnagione – ottenuta grazie a uno studiatissimo ciclo al vostro solarium di fiducia – per un tratto distintivo della vostra evidente origine magrebina, e di conseguenza lo zainetto che portate in spalla altro non è che una ricca composizione di candelotti di dinamite con la quale, secondo loro, intendete far saltare in aria tutta la parte nord del continente. Chiarito il malinteso, nel quale incapperete con cadenza regolare tutte le volte che farete ingresso in metropolitana, e recuperate le scarpe, i jeans, i pedalini, la medaglietta di San Rocco e tutto quello che gli agenti vi avranno fatto sfilare convinti celasse la più avanguardistica delle cariche esplosive, potrete guadagnare l’uscita e gettarvi nella vita moscovita. Ovviamente il volo atterra nel tardo pomeriggio, quindi uscendo dall’aeroporto vi immetterete direttamente nel traffico dell’ora di punta, che è lo stesso di Napoli, solo che a Mosca ci vivono 10 milioni di persone…

Arriverete – prima o poi – in hotel: sarà sicuramente un hotel di lusso, perché a Mosca di tre stelle non se ne costruiscono e di ostelli – su 10 milioni di abitanti – ce n’è uno solo. Che ovviamente, senza averlo visto, non mi sento di consigliarvi. Va subito chiarito che lusso ed educazione a Mosca sono due concetti distinti e assolutamente distanti l’uno dall’altro, anche ampliandone infinitamente l’accezione, alla ricerca magari anche solo di un receptionist cortese. Invece quel receptionist, che all’inizio avevate perfino deciso di definire “niente male”, sarà quello che vi farà la sveglia in camera un’ora in anticipo rispetto a quando l’avevate richiesta (per poi negare clamorosamente) o che vi minaccerà di sigillarvi nella suite se non saldate immediatamente quell’extra di 100 rubli (=3 euri) che risulta addebitato sulla vostra camera, a prescindere dal fatto che voi in quel cazzo di hotel dovrete restarci ancora 10 giorni. E sull’onda dei buoni consigli, vi ricordo che la richiesta di un espresso in aggiunta alla faraonica colazione continentale sortisce su di loro l’effetto di un videomessaggio di Bin Laden, e vi chiedono con una certa limpidezza di saldarlo immediatamente e in contanti, non si sa mai vi venga in mente di scappare via dall’hotel senza pagare quella broda immonda e lasciando in camera la valigia, i documenti e tutto il resto….

IMG_3051.jpgPer il resto la città è un enorme libro di storia, che si scrive ancora giorno per giorno e del quale voi, camminando per la metropoli, potete sentirvi protagonisti. Perché un conto è buttare l’occhio a templi il cui racconto è declinato in un passato talmente remoto da sembrare fiaba, altro conto è visitare il Cremlino e capire che qualcosa di storico in quelle stanze sta ancora succedendo. L’indizio senza dubbio ve lo dà la guida indigena – con denti d’oro alla Goldfinger – che a ogni angolo sfoggia il suo corredo di metafore col quale descrive il vincolo che attualmente lega quel paese all’ideologia dei comunisti. “Quei deficienti” “quei porci” “quei delinquenti”. E neanche Gorbaciov – “quel maiale” – si sottrae all’iconoclastia di quel post senza guerre ma con tanta rabbia, che ha fatto sparire falce e martello da ogni luogo in superficie – la metropolitana invece ne è piena in maniera monumentale, e solo per questo vale la pena visitarla – e ha accantonalo il tutto in un giardino in cui neanche più si taglia l’erba. E che volendo potete anche visitare, anche se da subito potete abbandonare l’idea che sia un moscovita a condurvici, essendo quel posto, per lui, pressappoco una discarica.

Stesso discorso per la “cara” salma di Lenin, che nominerete così perché qualcosa dei vostri studi alla fine degli anni Ottanta ancora ricordate, e che riposa nel mausoleo che condivide l’orizzonte con San Basilio e il Cremlino. Visitarla è come bestemmiare, non di certo la maniera più congeniale di accattivarsi la simpatia di un popolo che, già di per sé, fa fatica a rivolgervi anche un cenno di saluto. Piuttosto fatevi un giro in una delle tante chiese – ricostruirle ed erigerne di nuove è stata una delle attività predominanti del post-comunismo – dove l’integrazione, anche la più complicata, si fa coraggio davanti a quel bizzarro connubio di cupole d’oro e mendicanti sul sagrato.

IMG_3068.jpgE la vita gay? Beh inutile ricordare le difficoltà che ogni anno incontra il Gay Pride, a cavallo tra un divieto esplicito e una tolleranza da vivere voltandosi a vicenda le spalle. E se prima di partire avrete consultato l’oracolo della Spartacus avrete notato che le possibilità che Mosca offre in questo senso sono in numero poco oltre quelle di Bari o Cosenza, entrambe città piccole e nelle quali il movimento lgbt non ha di certo trovato la strada spianata. Inoltre proprio le prime righe di introduzione della guida lanciano un monito inquietante – “se rimorchiate un ragazzo in un locale non portatelo nella vostra camera d’hotel” – riflesso dell’alto tasso di criminalità della città e opportuna sintesi dei tanti pericoli di cui è pieno un contesto ancora pressoché inesplorato come quello gay moscovita. I posti, questo mi hanno raccontato in seguito, ci sono eccome, ma le porte d’ingresso sono spesso celate e di frequente, per evitare problemi, traslocano in nuovi indirizzi. Certo questo non vuol dire che l’omosessualità non ci sia, tutt’altro: vi ci imbatterete però – se non avrete carpito i circuiti “off” – solo se frequenterete i luoghi del sollazzo dell’oligarca: i bania, ad esempio, lussuosi complessi termali in cui si pratica la sauna russa e il massaggio coi rami di betulla. E dove, in un ambiente testosteronico che poco spazio lascia all’ambiguità, vi potrebbe capitare di imbattervi nel panzone con la scorta e il ragazzetto appena maggiorenne. Che lui a un certo punto bacerà sul collo, neanche troppo furtivamente, anzi quasi a mostrare con spavalderia che coi soldi, in certi posti, si può comprare anche il consenso verso ciò che, a portafoglio chiuso, genera indignazione.

  1. La foto gallery di Mosca è qui.
  2. Questo articolo è stato pubblicato su Cassero Magazine di Luglio/Agosto 2008, disponibile qui per il download in .pdf
    (17 MB, alta risoluzione).

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