Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


La Miss Alternative dell’era Cancellieri sfila tra gli sfarzi di Palazzo Re Enzo

L’EVENTO
Domani il defilé del Cassero a cui Cofferati negò la piazza. Edizione dedicata a Marcella Di Folco

Miss FvlnUna volta si fronteggiarono “a distanza” a suon di carte bollate (il patron Mirigliani ebbe da dire sul nome originale della kermesse antagonista) ma mai era successo finora che Miss Italia e The Italian Miss Alternative mettessero le loro passerelle l’una contro l’altra. Domani sera, invece, succederà e forse sarà proprio questo il primo “lusso” del singolare defilé a sostegno della lotta all’Aids, dedicato quest’anno – appunto – alla ricchezza più scintillante. “Sognate il lusso? Sognate pure!” diceva Stefano Casagrande, che diciassette anni fa diede vita all’originale sfilata en travesti e del quale quest’anno si ricorda il decennale della scomparsa. E a forza di sognare, in effetti, qualche desiderio si avvera: se nel 2005 la kermesse prodotta dal Cassero arrivò a scontrarsi duramente con l’allora sindaco Sergio Cofferati che non aveva concesso piazza Maggiore come location, quest’anno (proprio quando Bologna è senza sindaco) il defilé arriva vicinissimo al Crescentone e si colloca nella – guarda caso – lussuosa sala del Podestà di Palazzo Re Enzo.

L’appuntamento è fissato per le 22, orario in cui Agònia e Donna Clelia (le due anfitrione della kermesse) daranno via alla sfilata delle 20 concorrenti in gara. Che in realtà – e qui sta il “gioco” – sono tutte dei “lui”, per l’ occasione in versione “tacchi e parrucca”, ma soprattutto agghindati con un’improbabile haute couture da discarica, una divertente sintesi tra la pattumiera e le patinate riviste di alta moda. La formula, ormai, è arcinota: ogni anno un tema da “trasformare” in abito da sera, utilizzando i materiali più disparati, dalla ferramenta all’ortofrutta. Negli anni – questa è la diciassettesima edizione del concorso – l’abilità degli “stilisti” si è naturalmente affinata così come si è acuita esponenzialmente la rivalità tra le (pseudo) modelle. Il risultato perciò è davvero sorprendente e vale senza dubbio un palcoscenico importante. Per contrasto, nessun nome importante nella giuria, di solito frequentata da personaggi della cultura e dello spettacolo (anche Jean Paul Gautier e Amanda Lear nell’albo d’oro del concorso). Il verdetto sarà quindi popolare, emesso cioè dalla giuria di “big donors” che hanno acquistato per 50 euro il posto in poltronissima. Gli altri potranno assistere sedendo nella tribuna numerata (20 euro) o in piedi (15 euro). I proventi saranno destinati a quattro associazioni bolognesi che si occupano di lotta all’Aids. Lo spettacolo di quest’anno è dedicato a Marcella Di Folco, venuta a mancare tre giorni fa, da sempre tra i protagonisti della manifestazione.

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IL VERO LUSSO è UN GIARDINO
All’inizio doveva essere una via o una piazza, almeno così aveva promesso con toni trionfalistici il sindaco Cofferati il 28 giugno del 2008 ricevendo a palazzo i leader del movimento lgbt, che quel giorno portavano il gay pride ai piedi delle Torri. Avrebbe intitolato una strada a Stefano Casagrande, “padre” di Miss Alternative e attivista di prima linea della comunità gaylesbica bolognese: questo promise allora il sindaco. Poi però la strada diventò più semplicemente un giardino, approvando in fretta e furia una delibera quando già Cofferati aveva la valigia in mano. Ma neanche il giardino, poi, è mai stato inaugurato. Dal Cassero parlano di «questioni burocratiche legate alla caduta del governo locale». Ma quella delibera in realtà già c’è, non serve una Giunta per approvarla di nuovo. Semmai sembra mancare un tosaerba.

I favolosi anni Ottanta di Margherita Mosconi

MODA VINTAGE
Domenica da Cose d’altre case l’inaugurazione della mostra mercato dedicata alla stilista scomparsa

Margherita MosconiPer Margherita Mosconi la moda era un “vizio” di famiglia: i suoi nonni, già all’inizio del Novecento, erano stati fondatori delle Tessiture Bergamesche, poi passate di mano ai suoi genitori che ne ampliarono l’attività alle confezioni. È quindi quasi per tener fede al proprio dna che Margherita, negli anni Ottanta, conclusi gli studi d’Arte tra Bologna e Firenze e accantonata l’esperienza da modella e indossatrice, decise di dar sfogo alla sua vocazione di stilista, creando una griffe che portava proprio il suo nome.
Margherita Mosconi purtroppo è scomparsa prematuramente nel 2001. Le sue creazioni degli anni delle passerelle, però, sono rimaste conservate e per la prima volta torneranno sotto i riflettori nella mostra mercato che “Cose d’altre case” mette in programma da domenica nella sua sede di via Beverara. Appuntamento, quindi, dopodomani alle 18 per l’evento inaugurale, a cura di Marco Ziino, Paola Santoli Sanmartin, Roberto Mioli.

A passeggio col feticcio di Coco Chanel

MODA
Abiti e accessori usati vivono la loro stagione fortunata.
E c’è chi, per la borsetta d’annata, spende fino a 1.000 euro.

AngeloTutti pazzi per il vintage: la passione per la moda “che fu” non è certo cosa nuova, ma un’iniziativa editoriale dell’Ibc – Vintage. La memoria della moda, edito da Compositori – approfondisce l’analisi su un fenomeno all’estero ormai consolidato e che in Italia, in questi anni, vive la sua stagione fortunata. “L’abito usato ha una lunga storia – osserva nella prefazione del volume Maria Giuseppina Muzzarelli, presidente del corso di laurea in Culture e tecniche del costume e della moda all’Alma Mater – fatta in buona misura di necessità e di tempi lunghi della moda che consentivano alle figlie di portare gli abiti delle madri e a molti uomini e donne, non miserabili, di indossare capi carichi di anni ma non perciò spregiati e anzi accettati con favore come dono o comprati anche a caro prezzo da sarti-rigattieri”. Insomma, la febbre del vintage non necessariamente trova ragione in una necessità di risparmiare. Semmai, negli anni Settanta, è stata “critica sociale verso il consumismo imperante, sia da parte degli strati alti della società che della massa, uniti nonostante le contrapposizioni”, scrive Iolanda Silvestri nel dossier dell’Ibc. E oggi, addirittura, ricorre al vintage chi vuole fuggire dall’omologazione forzata dell’industria tessile, un’utenza sofisticata che guarda con sospetto l’etichetta “Made in Taiwan”, scartandola di fronte alla possibilità di quell’altra – un po’ ingiallita – cucita a mano in sartoria.

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