Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Marciapiedi fuorilegge?

L’INCHIESTA PER CASSERO MAGAZINE 1
“E chi pretendeva di abolire la prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello Stato. Rilegga il titolo: “Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”. […] La prostituzione non è mica un crimine, è un malcostume”. (Intervista di Oriana Fallaci a Lina Merlin – L’Europeo 1963, n. 28)

prostituteA saltare all’occhio per prime sono sempre le coincidenze. E più sono lontane, impossibili, più sembrano essere unite da un legame intimo e quasi sovrannaturale, esito evidentemente più del cinismo del destino che della volontà e dell’intelligenza degli uomini.

Il 13 dicembre scorso a Roma, in piazza Farnese, si è svolto un imponente summit di ombrelli rossi: sotto i paraventi di nylon trovavano riparo dalla pioggia le sex workers d’Italia, non tutte naturalmente, ma una rappresentanza delle più caparbie e combattive 2. Perché in Italia per le lucciole si è aperto il tempo della lotta: la miccia l’ha accesa Mara Carfagna, neoministra ed ex soubrette, col suo ddl approvato lo scorso settembre dal Consiglio dei Ministri e ora al vaglio delle Camere. A cinquant’anni dalla famosa legge Merlin, quella che tolse le mani dello Stato dalla gestione della prostituzione cancellando di fatto le case chiuse, la ministra berlusconiana ha annunciato un giro di vite senza precedenti che si accanisce su clienti e prostitute, istituendo in particolare il divieto di “adescare” in luogo pubblico. Clienti e lucciole rischiano da 5 a 15 giorni di arresto ed una multa da 200 fino a 3mila euro. Se a vendere il sesso per strada è un minore straniero, poi, la nuova legge prevede pene severe per gli sfruttatori e il rimpatrio immediato del giovane. In quello stesso paese d’origine dove, fino a prova contraria, è stato avviato al mestiere della prostituzione. Nonostante le proteste delle associazioni da anni mobilitate contro la cosiddetta “tratta” di donne e minori (Save the Children e Gruppo Abele hanno per primi espresso la loro contrarietà) la ministra è andata avanti con la caparbietà con cui prendeva la rincorsa per fare la ruota ai tempi della sua formazione e ha continuato a sostenere senza tentennamenti il suo minuscolo decreto. Minuscolo perché, a dispetto di un dibattito che si è ingrossato nei decenni e di una bibliografia che mette a confronto le numerosissime soluzioni adottate in tutto il mondo, la proposta di Mara Carfagna è sintetizzata in due paginette striminzite, con pochi riferimenti e nessuna spiegazione. D’altronde l’unica spiegazione possibile l’ha data la stessa ministra il giorno in cui ha presentato alla stampa la sua iniziativa: «Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire – ha detto -. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga». La sfrontatezza con cui Mara Carfagna ha tracciato una linea di distinzione – assolutamente arbitraria – tra i suoi trascorsi senza veli e il cosiddetto mestiere più antico del mondo è senz’altro l’aspetto che ha reso più livorosa la “rivolta” delle lavoratrici del sesso. Le quali, manco a dirlo, ogni volta che la ministra veniva nominata in piazza Farnese portavano ritualmente la mano destra al viso, come se impugnassero un oggetto dalla sezione rotonda, e simultaneamente aprivano la bocca…

prostituteLa criminalizzazione delle squillo, comunque, non è rimasta chiusa nell’ambito dell’iniziativa della ministra dilettante. L’ampliamento dei poteri attribuiti ai sindaci attraverso il decreto sicurezza ha dato la possibilità ai primi cittadini di governare a colpi di ordinanze: arrivano i sindaci con la bacchetta magica, insomma, ai quali basta buttar giù due righe per rendere immediatamente operativi strumenti di cui l’Italia non si era mai dotata, dai padri della Costituzione in poi. La prostituzione, naturalmente, è stata individuata come ambito “ideale” per sperimentare i nuovi “superpoteri”, così Gianni Alemanno e altri sindaci di area berlusconiana hanno anticipato il Carfagnapensiero in ordinanze ad hoc che puniscono a suon di contravvenzioni tanto le prostitute quanto i loro clienti. Multe prima di 200 euro, poi fino a 500 a tutti coloro che adescano o si fanno adescare per strada. Un processo alle intenzioni, insomma, che utilizza come “indizi” gli abiti succinti o “contrari alla pubblica decenza”, facendo rientrare nel campo del “fuorilegge” perfino la cara minigonna. E soprattutto cavalcando l’illusione che per una prostituta sia impossibile indossare un paio di jeans, e il paradosso che la prostituzione sia solo un fatto di donne, che non esistano cioè uomini da marciapiede per i quali è superfluo – se non addirittura controproducente – il ricorso alla scollatura.

prostituteMa su tutto, dicevamo, quello che più salta all’occhio è la coincidenza: perché mentre a Roma le lavoratrici del sesso alzavano il loro coro di protesta da piazza Farnese, in quello stesso sabato nel Bolognese – per la precisione in due municipalità della cintura, Anzola dell’Emilia e Crespellano – due sindaci del Partito Democratico, Loris Ropa e Gianni Gamberini, facevano il loro primo esperimento con i nuovi superpoteri. Obbiettivo, naturalmente, il contrasto della prostituzione sulla via Emilia Ponente attraverso le collaudate “armi” del sindaco Gianni Alemanno. Multe ai clienti e alle prostitute, quindi, e poco importa se il Partito Democratico – quello a cui i due sindaci sono iscritti – ha presentato una proposta alternativa a quella di Mara Carfagna e che la deputata Paola Concia fosse in piazza a manifestare con le lucciole. Poco importa anche che norme del genere applicate su fazzoletti di chilometri abbiano l’evidente ambizione di spostare semplicemente la “polvere” oltre il confine senza risolvere nulla in realtà. E poco importa perfino – nonostante gli stessi sindaci riconoscano la situazione di sfruttamento di quelle ragazze – se nel frattempo nulla si fa per far venire a galla e punire questo sfruttamento, anzi si incentiva apertamente (un riferimento esplicito è presente nel ddl Carfagna) il ricorso all’appartamento. Dove tutto diventa invisibile, e si sa “occhio non vede, cuore non duole”. “Se vedo un sindaco del centrodestra amministrare bene io non ho alcun problema ad ammetterlo” rivela sereno Gianni Gamberini, fascia tricolore a Crespellano. Per lui quella fila di ragazze discinte sulla via Emilia, anche a ridosso delle abitazioni, non è più tollerabile. «La nostra è un’ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini rispetto a un fenomeno che esiste da anni» spiega. «Oggi come oggi abbiamo in mano solo questo strumento» aggiunge. E lo strumento – già adottato identico a Zola Predosa e al vaglio nella municipalità di Castelfranco, nel Modenese – pare essere diventato di gran moda. Gli effetti, d’altronde, sono già evidenti: l’edizione locale del Resto del Carlino si è improvvisamente riempita di annunci di ragazze disposte a fare un po’ di compagnia, un massaggio, un po’ di coccole. E la cronaca, dall’altra parte, parla sempre più di frequente di “covi” di prostitute sfruttate all’interno di insospettabili condomini. Ma soprattutto le lucciole per strada continuano a morire, ad essere picchiate, seviziate, rapinate. Nonostante i jeans imposti dal sindaco, e con l’aggravante che ora quando una di loro si sente in pericolo non si azzarda nemmeno più a chiamare la polizia, che le farebbe quella salatissima multa che lei non può pagare. La constatazione è banale, insomma, al punto che imbarazza doverla spiegare. E imbarazza soprattutto riconoscere in chi governa a suon di ordinanze l’irresponsabilità dell’uso smodato del potere a scapito del “buon amministrare”, destinando risorse – e non proclami – per la risoluzione dei problemi. In Norvegia ad esempio, cito da La Repubblica dell’1 gennaio, il giro di vite sulla prostituzione si è realizzato – altra coincidenza: proprio negli stessi giorni – attraverso una norma che punisce severamente i clienti, che verranno perseguiti anche se avranno fatto sesso a pagamento all’estero. Insomma il malcostume di cui parlava Lina Merlin a Oriana Fallaci quasi 50 anni fa, in Norvegia viene individuato nella domanda e non nell’offerta. Perciò si persegue anche il turista sessuale alla ricerca di minorenni, rappresentante di un fenomeno che è un vero e proprio settore di traino del turismo italiano e rispetto al quale nessun governo ha mai ritenuto di dover prendere provvedimenti. I clienti in Norvegia rischiano multe pesantissime e una condanna fino a sei mesi di carcere, che diventa di tre anni se la prostituta è minorenne. Per perseguirli la polizia potrà anche ricorrere alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Le lucciole, nel frattempo, saranno invece aiutate con progetti di recupero. Certo anche quest’approccio non parla di autodeterminazione, ma quando parla di sfruttamento sceglie la via meno ipocrita e più efficace per affrontare il problema.

prostituteUn’ultima coincidenza, la più triste. L’ha sottolineata la prima volta Porpora Marcasciano del Mit in un collegamento lampo su “Annozero”, poi me l’ha fatta notare di nuovo Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” di Roma, quando l’ho incontrata alla manifestazione in piazza Farnese. Il 24 novembre scorso Vladimir Luxuria trionfava all’Isola dei Famosi: in molti hanno parlato di un fatto “rivoluzionario”, qualcuno ha addirittura tirato in mezzo Barack Obama. Per i più si trattava della dimostrazione evidente che il popolo italiano (fatto coincidere ormai definitivamente col pubblico dei reality) stesse cambiando, maturando. Proprio in quelle ore, mentre all’Isola si stappava lo spumante per dare il benvenuto a questo “mondo migliore”, a Centocelle veniva trovato riverso sul marciapiede il cadavere di Roberta, una transessuale proprio come Vladimir, proveniente però dal Brasile e che quella notte, come tante, stava facendo la vita. Che poi è strano chiamarla così quando poi si sa che alla fine spesso arriva una coltellata.

  1. Dal numero di Gennaio/Febbraio di Cassero Magazine. Puoi scaricarlo qui.
  2. La piattaforma politica della manifestazione Adeschiamo i diritti

Mosca cieca

IMG_3131.jpgCerto a Mosca1 l’estate è un modo di dire, una specie d’astrazione che prescinde dal nostro immaginario fatto di canotte e infradito. A Mosca, per essere chiari l’estate è semplicemente un “più”, o meglio ancora un “non meno”, cioè l’occasione per festeggiare la colonnina di mercurio che per una volta non va sotto il punto di glaciazione dell’acqua. Quindi, primo consiglio, magari portatevi una giacca, e pure una sciarpetta leggera: vi guarderanno male, ma se vi buttate su Hermès avrete conquistato con un semplice svolazzo attorno al collo la stima incondizionata di gran parte dei passanti. Perché a Mosca – se avete dormito dal 1991 ad oggi vi aggiorno2 – è sbarcato il capitalismo, quindi anche il consumismo col suo opportuno codazzo di fanatiche. Anche lì insomma, come in molti paesi dell’est europeo, negli ultimi decenni si è un po’ chiusa un’era, e dove c’era l’austerity del comunismo con abile coupe de théâtre è arrivata la proprietà privata, il libero mercato e, ovviamente, la moda. Quindi, tornando alla composizione della borsa per il viaggio, se avete un Cavalli infilatecelo e non vi fate problemi a mostrare il “D&G” cubitale stampato sul retro di quel tamarrissimo jeans che vi hanno regalato a Natale e che – vi eravate ripromessi – non avreste mai e poi mai indossato. A Mosca, quello spot riprodotto su un calzone, è uno status symbol che vaga in una terra che su questi simboli basa le sue tassonomie.

Il viaggio è una sciocchezza: da Bologna c’è un volo diretto Eurofly, economico per di più, e in poco più di tre ore siete a ridosso della Piazza Rossa. Con un rammarico, credetemi, che è quello di non aver potuto portare con voi quel bono dello steward che – su questo diamo un 10 e lode ad Eurofly – è una costante dei voli di quella tratta. Bono al punto che se vi dà una caramella ne volete un’altra, se vi consegna gli auricolari vi fate spiegare più e più volte con aria beota a cosa servono, e quando vi porta lo snack siete perfino pronti ad inscenare una di quelle parti da vero intenditore scandendo con tono perentorio “Io un biscotto al cocco così buono giuro non l’ho mai trovato. Guardi che sono uno che viaggia, io, mi creda… signor..?”. Va da sé che il cocco normalmente sia per me come kryptonite….

IMG_3041.jpgUna volta arrivati nella madre Russia sarete accolti da uno stuolo di uomini. La contentezza, però, durerà solo qualche attimo, il tempo di capire che tutti quei bei maschi in divisa vi vengono incontro perché hanno scambiato la nuance ambrata della vostra carnagione – ottenuta grazie a uno studiatissimo ciclo al vostro solarium di fiducia – per un tratto distintivo della vostra evidente origine magrebina, e di conseguenza lo zainetto che portate in spalla altro non è che una ricca composizione di candelotti di dinamite con la quale, secondo loro, intendete far saltare in aria tutta la parte nord del continente. Chiarito il malinteso, nel quale incapperete con cadenza regolare tutte le volte che farete ingresso in metropolitana, e recuperate le scarpe, i jeans, i pedalini, la medaglietta di San Rocco e tutto quello che gli agenti vi avranno fatto sfilare convinti celasse la più avanguardistica delle cariche esplosive, potrete guadagnare l’uscita e gettarvi nella vita moscovita. Ovviamente il volo atterra nel tardo pomeriggio, quindi uscendo dall’aeroporto vi immetterete direttamente nel traffico dell’ora di punta, che è lo stesso di Napoli, solo che a Mosca ci vivono 10 milioni di persone…

Arriverete – prima o poi – in hotel: sarà sicuramente un hotel di lusso, perché a Mosca di tre stelle non se ne costruiscono e di ostelli – su 10 milioni di abitanti – ce n’è uno solo. Che ovviamente, senza averlo visto, non mi sento di consigliarvi. Va subito chiarito che lusso ed educazione a Mosca sono due concetti distinti e assolutamente distanti l’uno dall’altro, anche ampliandone infinitamente l’accezione, alla ricerca magari anche solo di un receptionist cortese. Invece quel receptionist, che all’inizio avevate perfino deciso di definire “niente male”, sarà quello che vi farà la sveglia in camera un’ora in anticipo rispetto a quando l’avevate richiesta (per poi negare clamorosamente) o che vi minaccerà di sigillarvi nella suite se non saldate immediatamente quell’extra di 100 rubli (=3 euri) che risulta addebitato sulla vostra camera, a prescindere dal fatto che voi in quel cazzo di hotel dovrete restarci ancora 10 giorni. E sull’onda dei buoni consigli, vi ricordo che la richiesta di un espresso in aggiunta alla faraonica colazione continentale sortisce su di loro l’effetto di un videomessaggio di Bin Laden, e vi chiedono con una certa limpidezza di saldarlo immediatamente e in contanti, non si sa mai vi venga in mente di scappare via dall’hotel senza pagare quella broda immonda e lasciando in camera la valigia, i documenti e tutto il resto….

IMG_3051.jpgPer il resto la città è un enorme libro di storia, che si scrive ancora giorno per giorno e del quale voi, camminando per la metropoli, potete sentirvi protagonisti. Perché un conto è buttare l’occhio a templi il cui racconto è declinato in un passato talmente remoto da sembrare fiaba, altro conto è visitare il Cremlino e capire che qualcosa di storico in quelle stanze sta ancora succedendo. L’indizio senza dubbio ve lo dà la guida indigena – con denti d’oro alla Goldfinger – che a ogni angolo sfoggia il suo corredo di metafore col quale descrive il vincolo che attualmente lega quel paese all’ideologia dei comunisti. “Quei deficienti” “quei porci” “quei delinquenti”. E neanche Gorbaciov – “quel maiale” – si sottrae all’iconoclastia di quel post senza guerre ma con tanta rabbia, che ha fatto sparire falce e martello da ogni luogo in superficie – la metropolitana invece ne è piena in maniera monumentale, e solo per questo vale la pena visitarla – e ha accantonalo il tutto in un giardino in cui neanche più si taglia l’erba. E che volendo potete anche visitare, anche se da subito potete abbandonare l’idea che sia un moscovita a condurvici, essendo quel posto, per lui, pressappoco una discarica.

Stesso discorso per la “cara” salma di Lenin, che nominerete così perché qualcosa dei vostri studi alla fine degli anni Ottanta ancora ricordate, e che riposa nel mausoleo che condivide l’orizzonte con San Basilio e il Cremlino. Visitarla è come bestemmiare, non di certo la maniera più congeniale di accattivarsi la simpatia di un popolo che, già di per sé, fa fatica a rivolgervi anche un cenno di saluto. Piuttosto fatevi un giro in una delle tante chiese – ricostruirle ed erigerne di nuove è stata una delle attività predominanti del post-comunismo – dove l’integrazione, anche la più complicata, si fa coraggio davanti a quel bizzarro connubio di cupole d’oro e mendicanti sul sagrato.

IMG_3068.jpgE la vita gay? Beh inutile ricordare le difficoltà che ogni anno incontra il Gay Pride, a cavallo tra un divieto esplicito e una tolleranza da vivere voltandosi a vicenda le spalle. E se prima di partire avrete consultato l’oracolo della Spartacus avrete notato che le possibilità che Mosca offre in questo senso sono in numero poco oltre quelle di Bari o Cosenza, entrambe città piccole e nelle quali il movimento lgbt non ha di certo trovato la strada spianata. Inoltre proprio le prime righe di introduzione della guida lanciano un monito inquietante – “se rimorchiate un ragazzo in un locale non portatelo nella vostra camera d’hotel” – riflesso dell’alto tasso di criminalità della città e opportuna sintesi dei tanti pericoli di cui è pieno un contesto ancora pressoché inesplorato come quello gay moscovita. I posti, questo mi hanno raccontato in seguito, ci sono eccome, ma le porte d’ingresso sono spesso celate e di frequente, per evitare problemi, traslocano in nuovi indirizzi. Certo questo non vuol dire che l’omosessualità non ci sia, tutt’altro: vi ci imbatterete però – se non avrete carpito i circuiti “off” – solo se frequenterete i luoghi del sollazzo dell’oligarca: i bania, ad esempio, lussuosi complessi termali in cui si pratica la sauna russa e il massaggio coi rami di betulla. E dove, in un ambiente testosteronico che poco spazio lascia all’ambiguità, vi potrebbe capitare di imbattervi nel panzone con la scorta e il ragazzetto appena maggiorenne. Che lui a un certo punto bacerà sul collo, neanche troppo furtivamente, anzi quasi a mostrare con spavalderia che coi soldi, in certi posti, si può comprare anche il consenso verso ciò che, a portafoglio chiuso, genera indignazione.

  1. La foto gallery di Mosca è qui.
  2. Questo articolo è stato pubblicato su Cassero Magazine di Luglio/Agosto 2008, disponibile qui per il download in .pdf
    (17 MB, alta risoluzione).

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