Vincenzo Branà

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Miss Italia, addio alle terme?

IL CASO
Salsomaggiore rischia di perdere la finalissima dell’evento. Boom dei costi, il sindaco: «Da soli non ce la facciamo». E Zaia candida Jesolo.

Maria Perrusi, Miss Italia 2009Le difficoltà sono nell’aria da tempo, ma mai come quest’anno la corona di Miss Italia sembra destinata ad abbandonare la sua storica sede di Salsomaggiore. Il nodo del problema, manco a dirlo, è di natura economica: la trattativa a tre (Rai, società Miren che organizza il concorso e Comune di Salso) dura dal gennaio scorso. Pare che le tre finali del concorso quest’anno possano costare intorno ai 500.000 euro ciascuna: «A noi all’inizio erano stati chiesti addirittura 1,7 milioni complessivi», rileva il sindaco di Salsomaggiore Tedeschi, preoccupato per quello che giudica un forte rialzo rispetto all’anno scorso, ma anche per le voci che vorrebbero il governatore Zaia talmente intenzionato ad avere il concorso da aver già accettato una richiesta di poco inferiore ai 500.000 euro a puntata. Ed è proprio il Veneto la “minaccia” più concreta per la permanenza dell’evento nel Parmense. Jesolo, la candidatura che Luca Zaia avanza per l’incoronazione della più bella del Paese, ospiterà per il quarto anno consecutivo la finale di Miss Italia nel Mondo, il concorso delle ragazze italiane all’estero giunto alla ventesima edizione. Si svolgerà il 30 giugno, ma già dal 15 le 50 semifinaliste arriveranno in Veneto. Ma lo stesso neogovernatore, fortissimamente intenzionato ad accaparrarsi anche la finalissima, ha precisato nei giorni scorsi che la strada per arrivarci è «in salita». Ora la stessa espressione viene usata anche dal sindaco Massimo Tedeschi di Salsomaggiore, che ospita la manifestazione da molti anni e che ha il diritto di opzione. «Allo stato attuale – precisa Tedeschi – ci mancherebbero 500.000 euro. Il Comune di Salso da solo non ce la fa: sentiremo Provincia di Parma e Regione Emilia-Romagna, ma si dovrà decidere presto, entro una settimana o dieci giorni».

Morìa delle api, il Governo stanzierà 2 milioni di euro

IL CASO
Ma l’assessore Montera chiede soluzioni: “Che si sospendano i fitofarmaci”

apeUna vera e propria ecatombe che nel giro di pochi anni ha prodotto danni ingentissimi al settore dell’apicoltura. Questi sono i connotati del fenomeno della “morìa delle api”, protagonista del dibattito di questi giorni nell’ambiente agricolo. E dopo l’allarme lanciato dall’amministrazione provinciale bolognese, che a Zola aveva promosso un convegno nazionale sul tema, ieri è arrivata la prima reazione: il Governo stanzierà due milioni di euro per l’emergenza api. “Avevo raccolto le segnalazioni degli apicoltori e mi ero impegnato personalmente a portare avanti la richiesta di introdurre nella manovra finanziaria 2009-2011 il fondo di 2 milioni di euro per il settore”. Lo ricorda il ministro delle politiche agricole Luca Zaia, per il quale l’approvazione di giovedì alla Camera della manovra economica, che riconosce finanziamenti in un primo momento tolti per motivi di bilancio, “dimostra che questo governo è attento ad un settore che attraversa un forte momento di crisi strutturale”. Il ministro del Carroccio evidenzia che questo “vuol dire anche che quando il ministro dell’agricoltura si muove portando le richieste reali e mettendo sul tavolo i progetti viene ascoltato, perché questo governo vuole riportare l’agricoltura al centro dell’agenda politica e istituzionale”. L’apicoltura è “un’attività importante sia per la produzione del miele sia per la conservazione dell’ambiente naturale, dell’ecosistema e dell’agricoltura. Il miele – continua Zaia – è un prodotto dei territori che ne evidenzia le caratteristiche, le varietà e le peculiarità e che va tutelato e valorizzato”. Infine, per valutare iniziative comuni contro “la moria delle api che affliggei nostri alveari”, il ministro annuncia per il 29 luglio “un incontro al Mipaaf con le associazioni e le Regioni”.

Secondo quanto riportato da Conapi, nell’anno 2007 nel territorio bolognese erano insediati 12.116 alveari (11,6% del totale regionale) per una produzione media annua di 400 tonnellate di miele. Ma proprio il 2007 è stato l’anno in cui il fenomeno della moria ha raggiunto il suo picco e l’arrivo del 2008 ha ribadito questo infausto trend: più di 50.000 alveari sono stati colpiti in Pianura Padana all’inizio di quest’anno, in corrispondenza del periodo della semina del mais. In provincia di Bologna la situazione è grave ma non come per il restante territorio regionale dove maggiore è la presenza della coltura di mais. Avvelenamenti di api si sono comunque rilevati in apiari situati presso colture di cocomeri, zucche, zucchine, barbabietole, cipolle (anche le sementi di tali colture risultano confettate con neonicotinoidi), presso colture di patate trattate con insetticidi a base Confidore presso colture cementiere trattate Dimetoato. Per il nostro territorio, in cui operano circa 300 apicoltori con 12.000 alveari, si è stimata per quest’anno una mortalità del 30% (- 3.600 alveari). Un danno grave che oltre a disperdere la produzione dell’anno obbliga l’apicoltore a sostenere i costi per la ricostituzione della famiglia (90-100 euro per famiglia). Inoltre nel caso di morìa dovuta a fitofarmaci usati inagricoltura la prima preoccupazione dell’apicoltore è di spostare gli alveari per mettere in salvo le famiglie superstiti. Questo comporta costi di gestione e di organizzazione aziendale.

Ma anche l’agricoltura ne risente: più dell’80 % della produzione agricola dipende dall’attività di questi insetti che provvedono all’impollinazione. Da una prima stima il danno ambientale e agricolo potrebbe ammontare a più di 1200 euro per ogni alveare morto. Dal punta di vista dell’apicoltore bolognese la perdità (relativa a una previsione di morìa del 30 %) determinerebbe per l’anno in corso un danno economico complessivo di oltre 4 milioni di euro. I fondi del governo, però, sono un aiuto e non una soluzione: questo sostiene l’assessore provinciale all’Agricoltura Gabriella Montera che lo scorso 20 luglio ha inviato una lettera al ministro Sacconi, facendosi portavoce degli apicoltori e del consiglio provinciale, che l’8 luglio, all’unanimità, aveva sensibilizzato sul tema la Giunta con un odg. “Il fenomeno – dice Montera – ha ripercussioni pesanti sulla produzione apifica in termini di redditività di quel settore specifico ma anche delle ripercussioni sull’intero comparto agricolo”. “A Bologna – prosegue l’assessore – hanno sede organizzazioni scientifiche e associazioni che contribuiscono alla valorizzazione del prodotto italiano e con i quali la provincia si confronta costantemente. A tutela della redditività dei produttori e per non pregiudicare il mantenimento della qualità ambientale chiedo al ministro di farsi parte diligente per procedere alla sospensione in via cautelativa dell’uso dei fitofarmaci a base di neonicotinoidi. In attesa di poter intervenire – conclude Montera – non solo sulle cause scatenanti il fenomeno ma anche sulle concause”.

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