Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Marciapiedi fuorilegge?

L’INCHIESTA PER CASSERO MAGAZINE 1
“E chi pretendeva di abolire la prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello Stato. Rilegga il titolo: “Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”. […] La prostituzione non è mica un crimine, è un malcostume”. (Intervista di Oriana Fallaci a Lina Merlin – L’Europeo 1963, n. 28)

prostituteA saltare all’occhio per prime sono sempre le coincidenze. E più sono lontane, impossibili, più sembrano essere unite da un legame intimo e quasi sovrannaturale, esito evidentemente più del cinismo del destino che della volontà e dell’intelligenza degli uomini.

Il 13 dicembre scorso a Roma, in piazza Farnese, si è svolto un imponente summit di ombrelli rossi: sotto i paraventi di nylon trovavano riparo dalla pioggia le sex workers d’Italia, non tutte naturalmente, ma una rappresentanza delle più caparbie e combattive 2. Perché in Italia per le lucciole si è aperto il tempo della lotta: la miccia l’ha accesa Mara Carfagna, neoministra ed ex soubrette, col suo ddl approvato lo scorso settembre dal Consiglio dei Ministri e ora al vaglio delle Camere. A cinquant’anni dalla famosa legge Merlin, quella che tolse le mani dello Stato dalla gestione della prostituzione cancellando di fatto le case chiuse, la ministra berlusconiana ha annunciato un giro di vite senza precedenti che si accanisce su clienti e prostitute, istituendo in particolare il divieto di “adescare” in luogo pubblico. Clienti e lucciole rischiano da 5 a 15 giorni di arresto ed una multa da 200 fino a 3mila euro. Se a vendere il sesso per strada è un minore straniero, poi, la nuova legge prevede pene severe per gli sfruttatori e il rimpatrio immediato del giovane. In quello stesso paese d’origine dove, fino a prova contraria, è stato avviato al mestiere della prostituzione. Nonostante le proteste delle associazioni da anni mobilitate contro la cosiddetta “tratta” di donne e minori (Save the Children e Gruppo Abele hanno per primi espresso la loro contrarietà) la ministra è andata avanti con la caparbietà con cui prendeva la rincorsa per fare la ruota ai tempi della sua formazione e ha continuato a sostenere senza tentennamenti il suo minuscolo decreto. Minuscolo perché, a dispetto di un dibattito che si è ingrossato nei decenni e di una bibliografia che mette a confronto le numerosissime soluzioni adottate in tutto il mondo, la proposta di Mara Carfagna è sintetizzata in due paginette striminzite, con pochi riferimenti e nessuna spiegazione. D’altronde l’unica spiegazione possibile l’ha data la stessa ministra il giorno in cui ha presentato alla stampa la sua iniziativa: «Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire – ha detto -. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga». La sfrontatezza con cui Mara Carfagna ha tracciato una linea di distinzione – assolutamente arbitraria – tra i suoi trascorsi senza veli e il cosiddetto mestiere più antico del mondo è senz’altro l’aspetto che ha reso più livorosa la “rivolta” delle lavoratrici del sesso. Le quali, manco a dirlo, ogni volta che la ministra veniva nominata in piazza Farnese portavano ritualmente la mano destra al viso, come se impugnassero un oggetto dalla sezione rotonda, e simultaneamente aprivano la bocca…

prostituteLa criminalizzazione delle squillo, comunque, non è rimasta chiusa nell’ambito dell’iniziativa della ministra dilettante. L’ampliamento dei poteri attribuiti ai sindaci attraverso il decreto sicurezza ha dato la possibilità ai primi cittadini di governare a colpi di ordinanze: arrivano i sindaci con la bacchetta magica, insomma, ai quali basta buttar giù due righe per rendere immediatamente operativi strumenti di cui l’Italia non si era mai dotata, dai padri della Costituzione in poi. La prostituzione, naturalmente, è stata individuata come ambito “ideale” per sperimentare i nuovi “superpoteri”, così Gianni Alemanno e altri sindaci di area berlusconiana hanno anticipato il Carfagnapensiero in ordinanze ad hoc che puniscono a suon di contravvenzioni tanto le prostitute quanto i loro clienti. Multe prima di 200 euro, poi fino a 500 a tutti coloro che adescano o si fanno adescare per strada. Un processo alle intenzioni, insomma, che utilizza come “indizi” gli abiti succinti o “contrari alla pubblica decenza”, facendo rientrare nel campo del “fuorilegge” perfino la cara minigonna. E soprattutto cavalcando l’illusione che per una prostituta sia impossibile indossare un paio di jeans, e il paradosso che la prostituzione sia solo un fatto di donne, che non esistano cioè uomini da marciapiede per i quali è superfluo – se non addirittura controproducente – il ricorso alla scollatura.

prostituteMa su tutto, dicevamo, quello che più salta all’occhio è la coincidenza: perché mentre a Roma le lavoratrici del sesso alzavano il loro coro di protesta da piazza Farnese, in quello stesso sabato nel Bolognese – per la precisione in due municipalità della cintura, Anzola dell’Emilia e Crespellano – due sindaci del Partito Democratico, Loris Ropa e Gianni Gamberini, facevano il loro primo esperimento con i nuovi superpoteri. Obbiettivo, naturalmente, il contrasto della prostituzione sulla via Emilia Ponente attraverso le collaudate “armi” del sindaco Gianni Alemanno. Multe ai clienti e alle prostitute, quindi, e poco importa se il Partito Democratico – quello a cui i due sindaci sono iscritti – ha presentato una proposta alternativa a quella di Mara Carfagna e che la deputata Paola Concia fosse in piazza a manifestare con le lucciole. Poco importa anche che norme del genere applicate su fazzoletti di chilometri abbiano l’evidente ambizione di spostare semplicemente la “polvere” oltre il confine senza risolvere nulla in realtà. E poco importa perfino – nonostante gli stessi sindaci riconoscano la situazione di sfruttamento di quelle ragazze – se nel frattempo nulla si fa per far venire a galla e punire questo sfruttamento, anzi si incentiva apertamente (un riferimento esplicito è presente nel ddl Carfagna) il ricorso all’appartamento. Dove tutto diventa invisibile, e si sa “occhio non vede, cuore non duole”. “Se vedo un sindaco del centrodestra amministrare bene io non ho alcun problema ad ammetterlo” rivela sereno Gianni Gamberini, fascia tricolore a Crespellano. Per lui quella fila di ragazze discinte sulla via Emilia, anche a ridosso delle abitazioni, non è più tollerabile. «La nostra è un’ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini rispetto a un fenomeno che esiste da anni» spiega. «Oggi come oggi abbiamo in mano solo questo strumento» aggiunge. E lo strumento – già adottato identico a Zola Predosa e al vaglio nella municipalità di Castelfranco, nel Modenese – pare essere diventato di gran moda. Gli effetti, d’altronde, sono già evidenti: l’edizione locale del Resto del Carlino si è improvvisamente riempita di annunci di ragazze disposte a fare un po’ di compagnia, un massaggio, un po’ di coccole. E la cronaca, dall’altra parte, parla sempre più di frequente di “covi” di prostitute sfruttate all’interno di insospettabili condomini. Ma soprattutto le lucciole per strada continuano a morire, ad essere picchiate, seviziate, rapinate. Nonostante i jeans imposti dal sindaco, e con l’aggravante che ora quando una di loro si sente in pericolo non si azzarda nemmeno più a chiamare la polizia, che le farebbe quella salatissima multa che lei non può pagare. La constatazione è banale, insomma, al punto che imbarazza doverla spiegare. E imbarazza soprattutto riconoscere in chi governa a suon di ordinanze l’irresponsabilità dell’uso smodato del potere a scapito del “buon amministrare”, destinando risorse – e non proclami – per la risoluzione dei problemi. In Norvegia ad esempio, cito da La Repubblica dell’1 gennaio, il giro di vite sulla prostituzione si è realizzato – altra coincidenza: proprio negli stessi giorni – attraverso una norma che punisce severamente i clienti, che verranno perseguiti anche se avranno fatto sesso a pagamento all’estero. Insomma il malcostume di cui parlava Lina Merlin a Oriana Fallaci quasi 50 anni fa, in Norvegia viene individuato nella domanda e non nell’offerta. Perciò si persegue anche il turista sessuale alla ricerca di minorenni, rappresentante di un fenomeno che è un vero e proprio settore di traino del turismo italiano e rispetto al quale nessun governo ha mai ritenuto di dover prendere provvedimenti. I clienti in Norvegia rischiano multe pesantissime e una condanna fino a sei mesi di carcere, che diventa di tre anni se la prostituta è minorenne. Per perseguirli la polizia potrà anche ricorrere alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Le lucciole, nel frattempo, saranno invece aiutate con progetti di recupero. Certo anche quest’approccio non parla di autodeterminazione, ma quando parla di sfruttamento sceglie la via meno ipocrita e più efficace per affrontare il problema.

prostituteUn’ultima coincidenza, la più triste. L’ha sottolineata la prima volta Porpora Marcasciano del Mit in un collegamento lampo su “Annozero”, poi me l’ha fatta notare di nuovo Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” di Roma, quando l’ho incontrata alla manifestazione in piazza Farnese. Il 24 novembre scorso Vladimir Luxuria trionfava all’Isola dei Famosi: in molti hanno parlato di un fatto “rivoluzionario”, qualcuno ha addirittura tirato in mezzo Barack Obama. Per i più si trattava della dimostrazione evidente che il popolo italiano (fatto coincidere ormai definitivamente col pubblico dei reality) stesse cambiando, maturando. Proprio in quelle ore, mentre all’Isola si stappava lo spumante per dare il benvenuto a questo “mondo migliore”, a Centocelle veniva trovato riverso sul marciapiede il cadavere di Roberta, una transessuale proprio come Vladimir, proveniente però dal Brasile e che quella notte, come tante, stava facendo la vita. Che poi è strano chiamarla così quando poi si sa che alla fine spesso arriva una coltellata.

  1. Dal numero di Gennaio/Febbraio di Cassero Magazine. Puoi scaricarlo qui.
  2. La piattaforma politica della manifestazione Adeschiamo i diritti

Gay di destra?

INTERVISTA A MARCO FRAQUELLI1
Ermanno Lavorini aveva appena dodici anni quando fu trovato sotterrato nella sabbia della spiaggia di Marina di Vecchiano, a Viareggio. “Ucciso da quel giro di gay che batteva nella pineta vicino alla spiaggia” fu la prima – all’inizio incontestabile – versione dei fatti tracciata dalla giustizia e dai media scatenati in quel lontano 1969. In realtà – ma questa realtà venne fuori solo nelle successive fasi di giudizio, a partire dal 1976 – Lavorini era stato vittima di un sequestro a scopo estorsivo messo in piedi dai ragazzi del Fronte monarchico giovanile di Viareggio, gli stessi adolescenti che frequentavano il battuage vicino alla spiaggia. Quel caso, passato alla storia delle cronache italiane come il primo kidnapping ma anche come primo caso di eversione additato dalla giustizia, è una delle rarissime brecce attraverso le quali si è intravista in Italia una sovrapposizione tra movimenti di estrema destra e omosessualità. Solo in quel caso, in sostanza, in Italia si parlò di militanti di estrema destra omosessuali, giovani che come Italo2, il puraido della campagna del Bologna Pride, “odiano i froci ma amano il loro camerata”. Il caso di Ermanno Lavorini è una delle tappe del rigoroso excursus che Marco Fraquelli, milanese e studioso della cultura di destra, ha incluso nel suo saggio “Omosessuali di Destra” edito da Rubbettino. Nelle duecento pagine del volume si passa in rassegna una varietà di ritratti storici, documenti e testimonianze per rintracciare, da fine Ottocento fino ai giorni nostri, il contraddittorio interconnettersi di omosessualità e ideologia nazifascista.

Mercoledì 17 settembre alle ore 21.00 presso lo stand Suffragio omosessuale del Cassero alla Festa dell’Unità di Bologna non mancate all’incontro con l’autore Marco Fraquelli e Franco Grillini, e con la presenza di Luca De Santis e Sara Colaone, autori di In Italia son tutti maschi.

gay di destraDottor Fraquelli, quando ha messo in cantiere questo saggio chi immaginava fosse il suo lettore, un curioso di sinistra o un omosessuale di destra?

“Ecco come iniziare un’intervista dicendo subito una banalità: immaginavo che il mio lettore fosse un curioso, e basta… Scherzi a parte, il libro nasce da un mio preciso interesse culturale, che è quello della analisi della Destra, e della Destra radicale in particolare. Ho cercato nei miei libri, a cominciare dal primo su Julius Evola e poi con quello dedicato ai no-global di destra, di esplorare tematiche poco conosciute. Il rapporto contraddittorio tra estrema Destra e omosessualità mi sembrava un tema coerente con questa mia ricerca.”

“Meglio fascisti che froci” diceva qualche anno fa Alessandra Mussolini. Eppure il suo libro racconta che in diversi casi i fascisti – e ancor di più i nazisti – erano omosessuali. Insomma fascisti=froci. Proprio quest’equazione, che contraddice con l’evidenza uno degli assunti cardine della destra omofoba, era rappresentata nella campagna comunicativa del Bologna Pride dal personaggio di Italo, che “odia i froci ma ama il suo camerata”. Paradossalmente, però, Italo anziché far saltare sulla sedia Alessandra Mussolini, ha sollevato reazioni indignate nell’ala di estrema sinistra del movimento gaylesbico, e perfino Sabina Guzzanti, “alfiere” dei delusi a sinistra, si è scagliata contro quella campagna dal palco di piazza Navona. Lei come spiega questo cortocircuito?

“Confesso che davvero non capisco la reazione della Guzzanti, nei confronti del Pride in generale, e nello specifico nei confronti dell’immagine di Italo che lei cita (che trovo straordinariamente ironica, anzi, le confesso che ne tengo addirittura una copia sulla scrivania, e millanto che l’idea sia venuta al grafico dopo aver letto il mio libro…). Stessa cosa per la Bertozzo e compagni. Non so, mi verrebbe da dire che chi ha avuto reazioni indignate forse ha guardato con molta superficialità al volantino, ha equivocato… O forse – con meno superficialità e più integralismo – ha voluto esprimere dissenso verso una linea, quella della sinistra gay meno estrema, di voler promuovere una politica più ecumenica nei confronti dei gay di destra… In fondo il camerata Italo è sì trattato con molta ironia, ma, tutto sommato, anche come soggetto che merita, in qualche modo, attenzione, una attenzione che forse ha potuto dar fastidio. Specie se la si guarda prevenuti. Io, per esempio, ho colto molto di più l’ironia e la provocazione. Ma in fondo ho pur sempre scritto un libro sugli omosessuali di destra…”

La Berlino di inizio Novecento, quella in cui a poco a poco prese forma il nazionalsocialismo, era una città a misura di gay: 30 bar omosessuali nei primi anni del secolo, centotrenta addirittura nel 1933. Poi però arrivarono le persecuzioni, i campi di concentramento, lo sterminio. Quali furono i fattori che determinarono quell’improvviso cambiamento?

Indubbiamente il regime nazionalsocialista ha una decisiva responsabilità in quello che lei giustamente indica come radicale e traumatica inversione di tendenza (dalla tolleranza più aperta alla repressione del fenomeno omosessuale). In generale, ma il grande storico George Mosse lo ha spiegato molto meglio di me, si trattava di intervenire in difesa di un perbenismo e di una ortodossia comportamentale fondamentali nel sistema valoriale alle basi dello Stato nazista. Tutta la retorica della razza pura – e l’esigenza di promuovere una forte crescita di questa razza, collegata alle mire espansionistiche hitleriane – non potevano certo tollerare comportamenti sessuali che, all’opposto, si rivelavano necessariamente sterili. In questo senso è esemplare il discorso (che riporto quasi integralmente nel libro) che il vice di Hitler, Himmler, tenne nel 1937, a porte chiuse, ai gerarchi nazisti, e intitolato significativamente “Pericoli razziali e biologici dell’omosessualità”. In realtà, tuttavia, il processo repressivo si snoda nel corso degli anni. Si tratta di una vera e propria escalation che parte dall’episodio della liquidazione, avvenuta nel 1934, dell’omosessuale Roehm e delle sue SA (ancorché, come spiego nel libro, l’omosessualità fosse solo un pretesto per coprire ragioni politiche) per arrivare ai lager. In fondo, per fare un parallelo, un po’ come avvenuto con la “soluzione finale” del problema ebraico: l’olocausto, la Shoa, è solo l’ultimo stadio di un lungo processo di vessazioni, discriminazioni, violenze.”

In molti dei ritratti presenti nel suo libro sembra di cogliere la distinzione tra l’omoerotismo, cioè una pratica sessuale, e l’omosessualità intesa come riconoscimento identitario. Insomma il sesso tra uomini in molti casi era tollerato a patto che non minasse la virilità, che non corrompesse l’identità dell’uomo e la sua capacità di ricoprire, in società, i ruoli del “maschio”. Lei a che punto posizionerebbe, nel passato e oggi, il discrimine tra pratica e identità nell’omosessualità di destra?

“Nel libro parto da un presupposto: a mio parere l’omosessualità riguarda esclusivamente l’orientamento sessuale di una persona, e non l’identità. Lei fa però questa distinzione, una distinzione che un suo collega mi faceva proprio tempo fa, sostenendo che essere omosessuale significa esprimere la propria sessualità; essere gay significa esprimere la propria identità. E mi faceva anche dei confronti: Zeffirelli è omosessuale, Cecchi Paone è Gay. Mishima era omosessuale ecc. Per dire che un omosessuale non parteciperebbe mai a un Gay Pride, il gay sì. Insomma, al di là del fatto che non sono convintissimo di questa distinzione (che pure trovo del tutto interessante e profonda), devo riconoscere che può, in qualche modo, servire proprio a rispondere alla sua domanda: è vero, sin dall’antichità si è posta questa distinzione; tutto si poteva fare – a livello sessuale – purché non si intaccasse l’immagine virile. Certo vi sono diverse tradizioni. Come scrivo nel libro, mentre in Grecia prevale la pederastia e, dunque, una concezione in fondo più aperta (anche se non dobbiamo pensare, come molti erroneamente fanno, che l’omosessualità fosse normalmente accettata…) dell’omoerotismo, con valenze persino filosofiche e pedagogiche, a Roma prevale la tradizione dello stupro tribale e, dunque, dell’atto omosessuale come manifestazione di potenza – per chi lo perpetra – e di umiliazione, sottomissione – per chi lo subisce. Questo comporta, come dice lei, lo stratificarsi di una tradizione che, per semplificare, distingue nettamente l’omosessualità attiva da quella passiva. Con la prima in fondo più tollerata, e la seconda meno. Più tollerata la prima a patto, comunque, che non venisse sbandierata. In questo credo che la Sinistra – che pure per secoli e fino a tempi a noi vicini non era certo indenne dall’omofobia – si sia evoluta. Non mi pare la Destra abbia fatto altrettanto. Sia a livello radicale che più moderato. Per stare in casa nostra, oggi anche Fini riconosce che in fondo uno del proprio sesso può farne ciò che vuole, purché la cosa rimanga confinata tra le mura di casa…”

italoLa presenza del Vaticano nel territorio italiano è da molti considerata come il motivo principale della difficoltà del nostro Paese a “laicizzare” la politica. Che peso ebbe la cultura cattolica nel cristallizzarsi dell’istanza omofobica nei movimenti di estrema destra in Italia e all’estero?

“La presenza del Vaticano, e la conseguente straordinaria predominanza della religione e della cultura cattolica in Italia hanno certamente contribuito in maniera determinante ad alimentare e a cristallizzare l’omofobia. Per carità, chiaro che oggi (ma anche molto tempo fa) la Chiesa non pensa più ai roghi. Siamo davvero in un altro universo. Vorrei dire che c’è – oggettivamente – molta più “carità” cristiana nell’affrontare il tema. Ma la Chiesa, si sa, fa il suo mestiere, e non può certo accettare il fenomeno. Per rispondere più specificamente alla sua domanda, devo dire che certamente la Destra italiana (sia storicamente, ossia con riferimento al Fascismo, sia attualmente), sposando la religione cattolica si è trovata del tutto sulle sue posizioni omofobe. Posizioni, ripeto, che oggi per fortuna non sono più – per la maggior parte – di natura repressiva, ma che permangono. Semmai, e questo mi sembra il dato più rilevante, andrebbe considerata un’altra influenza che la Chiesa, a mio parere, ha esercitato sulla Destra. Per esempio, per storicizzare, sul Fascismo, ed è l’influenza dell’ipocrisia. Sull’ipocrisia di buona parte del mondo clericale (sarebbe ingiusto generalizzare) nei confronti dell’omosessualità mi sembra ci sia poco da confutare: non mi riferisco solo al tragico fenomeno della pedofilia, ma, insomma, è tradizionalmente noto il tema dell’omoerotismo presente nei seminari, ecc. Eppure, guai a parlarne. Allo stesso modo, il Fascismo si rese protagonista di un approccio assolutamente ipocrita nei confronti dell’omosessualità (salvo alcune derive repressive, del tutto marginali rispetto all’esperienza nazista). Tanto per darle un dato incredibile, ricordo, anche nel libro, che la sera prima della pubblicazione, dal Codice Penale fascista (il Codice Rocco), venne tolto l’articolo che puniva i reati dell’omosessualità. Liberalità del regime? Nemmeno per idea, il concetto era un altro: inserire un simile articolo avrebbe significato dover dire pubblicamente al mondo che anche in Italia esisteva il problema degli omosessuali… In altri Paesi, per chiudere e risponderle, meno influenzati dalla religione cattolica, al di là dei fenomeni repressivi, vedi la Germania, la Destra ha sempre mostrato meno ipocrisia. Che non voleva dire ovviamente tolleranza, al contrario, purtroppo violenza repressiva.”

“L’Italia corre il rischio di un ritorno al fascismo”, denunciava qualche settimana fa Famiglia Cristiana attaccando frontalmente le scelte del governo Berlusconi. Condivide questo monito? Secondo lei contiene un allarme anche rispetto al tema dell’omofobia?

“Guardi, tutti conoscono le mie posizioni politiche, il mio retroterra, ecc. Non ho mai votato, né mai voterò Berlusconi o partiti di Centro-Destra. Devo però ammettere che l’uscita di Famiglia Cristiana mi sembra eccessiva. Non lo dico solo perché, da studioso del Fascismo, ne faccio una questione nominalistica. Credo davvero che la situazione non sia così drammatica. Certo vivo con inquietudine alcune iniziative, e ho sempre il terrore che la Lega possa convincere il Governo a stravolgere la Costituzione, come aveva cercato di fare in passato… Ma paragonare Berlusconi a Mussolini mi sembra un po’ forzato (anche se si tiene accanto alcune “macchiette” che potrebbero ricordare gli Starace…). E credo anche, personalmente, che sia un errore sopravvalutare il potere “ducesco” di Berlusconi. Un errore, peraltro, che mi sembra la Sinistra abbia pagato… Stessa cosa per quanto riguarda l’omofobia. Un conto è opporsi alle unioni di fatto, altro discriminare pesantemente le persone in base alla loro omosessualità. Poi è chiaro che esistono episodi che contraddicono la mia visione. E’ chiaro che allo stilista si “perdona” la sua gaiezza, e all’idraulico o allo sportellista della banca meno; è vero che ancora oggi – penso a piccole realtà provinciali e non solo – molti giovani omosessuali devono fare i conti con la grettezza che li circonda, se non con l’umiliazione, ecc. Ma mi sembrerebbe eccessivo parlare di una omofobia generalizzata.”

Anche Madonna durante la sua prima tappa del tour mondiale a Cardiff, in Galles, davanti a 40mila persone, durante la canzone Get stupid ha fatto proiettare i volti di McCain, Hitler e di Robert Mugabe, il presidente dello Zimbawe considerato un dittatore sanguinario, associati con immagini di distruzione e inquinamento. Che effetto le fanno questi messaggi?

“Mi rifaccio un po’ a quanto dicevo prima. Secondo me non è proiettando la faccia di McCain accanto a quella di Hitler che si raccoglie consenso per i Democratici. Purtroppo la politica ha regole ben più ciniche che non le emozioni. E in fondo regole anche più complesse. Noi siamo figli di una generazione che ha conosciuto un fenomeno devastante, che è il marketing. E il marketing cosa ti dice? Che, in fondo, promuovere il detersivo o l’antitumorale, un libro di qualità o un politico è la stessa cosa. Ecco allora che si può promuovere una marca di abbigliamento mostrando gente che muore di Aids. Chi si rende protagonista di queste iniziative crede di essere provocatore, anticonformista. In realtà si rende solo ‘esecutore’ della Legge Universale del Marketing.”

In “Omosessuali di destra” un intero capitolo è dedicato all’Aids. Quanto fu diversa la reazione all’esplosione di quell’epidemia a destra e a sinistra?

“Confesso che è una domanda a cui non so rispondere. Nel mio libro cito un caso, ma è appunto un solo caso, quello di un gruppo di medici francesi estremisti di Destra, il Gruppo Positif, che pubblicava un periodico “Sida tout va bien”, che attaccava costantemente la medicina ufficiale (sostenendo peraltro che l’Aids era frutto di una sorta di complotto globale perpetrato dalle potenze capitalistiche), ma che, soprattutto, portava avanti una battaglia perché i posti in ospedale fossero riservati solo ai francesi colpiti dall’Aids e non agli stranieri presenti in Francia…”

italoL’ultimo capitolo del saggio è dedicato a GayLib, l’associazione italiana di omosessuali di centrodestra. Il suo fondatore, Enrico Oliari, proviene dagli ambienti dell’estrema destra. Con lui, però, a creare l’associazione nel 1977 c’erano anche Alessandro Gobbetti, divenuto poi leader di Arcigay Ancona, Marco Jouvenal, proveniente dal collettivo F.U.O.R.I, e Marco Volante, oggi portavoce di GayLeft e membro un tempo della consulta lgbt dei Democratici di Sinistra. Insomma in Italia, tra i gay, c’è un trasformismo politico singolare…

“Ma, non so fino a che punto si possa parlare di trasformismo… Ho aperto l’intervista con una banalità e mi avvio a chiuderla con un’altra banalità: come le dicevo, io parto dal presupposto che l’omosessualità riguarda l’orientamento sessuale della persona, non ne identifica l’identità. Questo mi serve soprattutto per dire come, a mio parere, non ci sia da stupirsi se un omosessuale decide di sposare un’ideologia come quella della Destra. Non mi stupisce se esiste un geometra gay, o un docente universitario gay, o se un gay ha la passione per i francobolli… perché non dovrebbe esistere un gay di Destra? (Poi, se devo dire fino in fondo quel che penso, è che trovo comunque strana questa possibilità. Abbracciare l’ideologia che, in qualche modo, ha prodotto l’omocausto è un po’ come se Obama fosse un tifoso del Ku Klux Klan. Ma passi). Ecco, se noi ci liberiamo da questo pregiudizio possiamo analizzare i vari riposizionamenti politici delle persone come meritano, e cioè come semplici cambiamenti di idee. Certo, dice lei, la componente omosessuale delle persone che cita non è del tutto secondaria, e ha ragione. Ma, ripeto, secondo me non così rilevante, dal punto di vista identitario, da esaurirne, appunto, la personalità.”

Infine una previsione: chi metterà secondo lei la firma in calce alla prima legge italiana sulle unioni civili, il governo Berlusconi o un governo di centrosinistra?

“Escluderei il Governo Berlusconi. Escluderei anche un Governo di Centro-Sinistra, fintanto che la Sinistra continuerà a sopravvalutare (perché per me si sopravvaluta) il peso dell’elettorato cattolico italiano. Faccio però una previsione – e mi spiace chiudere in maniera così pessimistica questa piacevole conversazione. Io ho 51 anni, e mi auguro di vivere ancora almeno 30 anni (e se smettessi di fumare forse ne avrei anche la possibilità…): sono convinto che morirò senza aver visto nascere una legge sulle unioni civili…”

  1. Pubblicata sul numero di Settembre/Ottobre di Cassero Magazine.
  2. Guarda l’Italo originale della campagna del Bologna Pride

Un nuovo Parco dei Gessi sfida i tagli di Roma

LA NOVITA’
Istituito l’ente, ma il ministro punta alla privatizzazione.

Parco dei GessiIn barba ai tagli promessi dal ministro Tremonti, che è pronto ad eliminare a colpi di Finanziaria tutti gli enti pubblici con meno di 50 dipendenti, racchiudendoli tutti nella categoria “ombrello” degli enti “inutili”. E in barba pure alla ministra Prestigiacomo, che nel Governo Berlusconi è titolare del dicastero all’Ambiente, ma che di salvare i parchi – “poltronifici” li chiama – dai tagli non ne vuole sentire parlare. Anzi per quelle gestioni invoca l’intervento dei privati. Nasce perciò col vento contro il Parco dei Gessi romagnoli, formalmente istituito da una legge regionale del 2005 ma finora in attesa del consorzio di gestione, arrivato ieri con una delibera della Giunta regionale, che ha diffuso una nota. E mai nota fu dotata di uguale tempismo. Ora tocca agli Enti locali concludere gli adempimenti, poi arriveranno i fondi regionali. Il coordinamento, da parte della Regione, del tavolo tra le organizzazioni produttive, le Province e i Comuni coinvolti – prosegue la nota – “ha permesso di superare alcuni mesi fa gli ultimi scogli che ancora ostacolavano l’avvio del Parco regionale, attraverso la sottoscrizione insieme agli Enti locali dell’accordo con le organizzazioni professionali agricole per valorizzare le attività del mondo rurale”.

Quest’area protetta, tra le province di Ravenna e Bologna, comprende uno dei più importanti affioramenti gessosi d’Italia: si tratta di 2.042 ettari di parco e 4.022 di area contigua, dalla valle del Sillaro fino a Brisighella, nella valle del Lamone, dove emerge una riconoscibile dorsale grigio argentea che interrompe bruscamente i dolci profili collinari, conferendo un aspetto unico al paesaggio. Si estende per 25 chilometri, con una larghezza media di un chilometro e mezzo: imponente rilievo gessoso, è ricchissimo di grotte, caratterizzato da specie botaniche rare, circondato da aree naturali e coltivate che si alternano “a mosaico”. È questa la Vena del Gesso Romagnola: doline, valli cieche e molte grotte, anche molti “abissi” dalle profondità record; il nome
“Vena” venne attribuito dai topografi dell’Istituto Geografico Militare, privilegiando l’ utilizzo minerario del corpo roccioso, da sempre sfruttato per l’estrazione del gesso.

“Oggi – sottolinea l’assessore regionale all’ambiente Lino Zanichelli – nasce di fatto un Parco molto atteso, un vero e proprio fiore all’occhiello della nostra offerta naturalistica protetta e speleologica. La sua gestione consentirà non solo di tutelare ma di valorizzare appieno questo territorio: nella nostra regione i parchi non sono “isole” ma realtà inserite nel tessuto circostante, volano di uno sviluppo produttivo, turistico e culturale rispettoso dell’ambiente. Sono convinto – prosegue – che a queste condizioni vadano sempre più promossi e sostenuti, per la fondamentale funzione di riequilibrio ecologico, cattura di CO2 e conservazione della biodiversità che svolgono a beneficio di tutti. Il Piano triennale delle aree protette che ci accingiamo a varare in autunno sarà l’occasione per un ulteriore sviluppo della rete dei parchi”.

Gli enti locali (Comunità montane del Santerno e dell’Appennino Faentino; Comuni di Brisighella, Casola Valsenio, Riolo Terme, Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice) dovranno approvare lo statuto del consorzio di gestione e poi nominarne gli organismi: presidente, comitato esecutivo, revisori, comitato tecnico-scientifico e l’importante consulta con gli agricoltori che lavorano all’interno del Parco. Svolti questi adempimenti, “la Regione – conclude la nota – potrà attivare a favore della nuova “area protetta” le risorse finanziarie per le spese di primo impianto e di gestione, che saranno equamente ripartite tra la stessa Regione e gli enti facenti parte del Consorzio”.

Morìa delle api, il Governo stanzierà 2 milioni di euro

IL CASO
Ma l’assessore Montera chiede soluzioni: “Che si sospendano i fitofarmaci”

apeUna vera e propria ecatombe che nel giro di pochi anni ha prodotto danni ingentissimi al settore dell’apicoltura. Questi sono i connotati del fenomeno della “morìa delle api”, protagonista del dibattito di questi giorni nell’ambiente agricolo. E dopo l’allarme lanciato dall’amministrazione provinciale bolognese, che a Zola aveva promosso un convegno nazionale sul tema, ieri è arrivata la prima reazione: il Governo stanzierà due milioni di euro per l’emergenza api. “Avevo raccolto le segnalazioni degli apicoltori e mi ero impegnato personalmente a portare avanti la richiesta di introdurre nella manovra finanziaria 2009-2011 il fondo di 2 milioni di euro per il settore”. Lo ricorda il ministro delle politiche agricole Luca Zaia, per il quale l’approvazione di giovedì alla Camera della manovra economica, che riconosce finanziamenti in un primo momento tolti per motivi di bilancio, “dimostra che questo governo è attento ad un settore che attraversa un forte momento di crisi strutturale”. Il ministro del Carroccio evidenzia che questo “vuol dire anche che quando il ministro dell’agricoltura si muove portando le richieste reali e mettendo sul tavolo i progetti viene ascoltato, perché questo governo vuole riportare l’agricoltura al centro dell’agenda politica e istituzionale”. L’apicoltura è “un’attività importante sia per la produzione del miele sia per la conservazione dell’ambiente naturale, dell’ecosistema e dell’agricoltura. Il miele – continua Zaia – è un prodotto dei territori che ne evidenzia le caratteristiche, le varietà e le peculiarità e che va tutelato e valorizzato”. Infine, per valutare iniziative comuni contro “la moria delle api che affliggei nostri alveari”, il ministro annuncia per il 29 luglio “un incontro al Mipaaf con le associazioni e le Regioni”.

Secondo quanto riportato da Conapi, nell’anno 2007 nel territorio bolognese erano insediati 12.116 alveari (11,6% del totale regionale) per una produzione media annua di 400 tonnellate di miele. Ma proprio il 2007 è stato l’anno in cui il fenomeno della moria ha raggiunto il suo picco e l’arrivo del 2008 ha ribadito questo infausto trend: più di 50.000 alveari sono stati colpiti in Pianura Padana all’inizio di quest’anno, in corrispondenza del periodo della semina del mais. In provincia di Bologna la situazione è grave ma non come per il restante territorio regionale dove maggiore è la presenza della coltura di mais. Avvelenamenti di api si sono comunque rilevati in apiari situati presso colture di cocomeri, zucche, zucchine, barbabietole, cipolle (anche le sementi di tali colture risultano confettate con neonicotinoidi), presso colture di patate trattate con insetticidi a base Confidore presso colture cementiere trattate Dimetoato. Per il nostro territorio, in cui operano circa 300 apicoltori con 12.000 alveari, si è stimata per quest’anno una mortalità del 30% (- 3.600 alveari). Un danno grave che oltre a disperdere la produzione dell’anno obbliga l’apicoltore a sostenere i costi per la ricostituzione della famiglia (90-100 euro per famiglia). Inoltre nel caso di morìa dovuta a fitofarmaci usati inagricoltura la prima preoccupazione dell’apicoltore è di spostare gli alveari per mettere in salvo le famiglie superstiti. Questo comporta costi di gestione e di organizzazione aziendale.

Ma anche l’agricoltura ne risente: più dell’80 % della produzione agricola dipende dall’attività di questi insetti che provvedono all’impollinazione. Da una prima stima il danno ambientale e agricolo potrebbe ammontare a più di 1200 euro per ogni alveare morto. Dal punta di vista dell’apicoltore bolognese la perdità (relativa a una previsione di morìa del 30 %) determinerebbe per l’anno in corso un danno economico complessivo di oltre 4 milioni di euro. I fondi del governo, però, sono un aiuto e non una soluzione: questo sostiene l’assessore provinciale all’Agricoltura Gabriella Montera che lo scorso 20 luglio ha inviato una lettera al ministro Sacconi, facendosi portavoce degli apicoltori e del consiglio provinciale, che l’8 luglio, all’unanimità, aveva sensibilizzato sul tema la Giunta con un odg. “Il fenomeno – dice Montera – ha ripercussioni pesanti sulla produzione apifica in termini di redditività di quel settore specifico ma anche delle ripercussioni sull’intero comparto agricolo”. “A Bologna – prosegue l’assessore – hanno sede organizzazioni scientifiche e associazioni che contribuiscono alla valorizzazione del prodotto italiano e con i quali la provincia si confronta costantemente. A tutela della redditività dei produttori e per non pregiudicare il mantenimento della qualità ambientale chiedo al ministro di farsi parte diligente per procedere alla sospensione in via cautelativa dell’uso dei fitofarmaci a base di neonicotinoidi. In attesa di poter intervenire – conclude Montera – non solo sulle cause scatenanti il fenomeno ma anche sulle concause”.

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