Vincenzo Branà

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Fiume Reno: guardare ma non nuotare

IL CASO
Dopo i gravi incidenti delle scorse settimane il Comune ha lanciato una campagna per ribadire la norma. Vigili urbani e volontari del Gev si sono avvicendati nello scorso weekend lungo le rive del Reno per sensibilizzare gli avventori al divieto di balneazione nel corso d’acqua. E qualcuno in effetti era a mollo.

Fiume Reno a CasalecchioUna piccola avventura di raggio “domestico”, la parentesi “balneare” nel continuum rovente della città: il bagno al fiume, per bolognesi e non, è un racconto che attraversa le generazioni, una tradizione che negli anni è riuscita ad infischiarsi degli espliciti divieti di balneazione posti lungo la riva dell’arteria che irrora la Dotta. Perché che nel Reno fosse vietato immergersi non è certo novità di questi giorni, tutt’altro. Ma gli incidenti fatali che nelle ultime settimane hanno acceso i riflettori su questa innocente trasgressione, hanno reso necessario l’intervento dell’amministrazione comunale di Casalecchio per ribadire le regole. Così, vigili e volontari del Gev si sono avvicendati nel weekend appena trascorso per sensibilizzare gli avventori al divieto. E, in effetti, nonostante gli incidenti di appena qualche giorno fa, alcuni avventurosi non hanno desistito dal mettersi a mollo nel gelido fiume.

“Li hanno incontrati i volontari del Gev – spiega il comandante dei vigili, Stefano Bolognesi – erano ragazzi stranieri, probabilmente dell’est. Sono stati avvicinati ed è stato loro spiegato il contenuto delle norme”. E, pur senza fare i salti di gioia, alla fine hanno rinunciato al bagnetto. In effetti, spiega sempre il comandante, “chi di solito si avventura a fare il bagno nel fiume non è certo un casalecchiese, anzi spesso non è nemmeno italiano”. L’usanza, insomma, riguarderebbe più di frequente gli stranieri, magrebini o dell’est, che probabilmente hanno difficoltà con la lingua italiana e non riescono a tradurre il significato del divieto. L’area più di frequente utilizzata come spiaggia dai trasgressori è quella del cosiddetto Prato Piccolo, l’isolotto artificiale all’imbocco del canale nel fiume, preferito perfino all’area del Lido, attrezzata di ombrelloni e sdraio, ma sorvegliata e perciò inadatta alla trasgressione.

“Al Prato Piccolo l’acqua sembra più bassa” osserva Bolognesi, e perciò gli arditi bagnanti “non ci vedono il pericolo”. Che invece c’è e, come spiega sempre il numero uno della polizia municipale, “riguarda non l’aspetto igienico di quelle acque, bensì la loro sicurezza e praticabilità”. Insomma, il rischio non è quello di prendere infezioni, bensì di incappare in incidenti che nel peggiore dei casi (la cronaca recente ne è dimostrazione) possono perfino rivelarsi letali. “Temperatura dell’acqua e possibilità di formazione di mulinelli, in virtù delle chiuse e della particolare conformazione del fondo – spiega Bolognesi – sono gli aspetti che motivano il divieto di balneazione, definito appunto per “acque insicure””.

Non è dunque sufficiente individuare la zona che ad occhio pare più sicura per avventurarsi nel tuffo: il pericolo non è valutabile ad occhio nudo e, soprattutto, arriva all’improvviso. Per questo lungo la riva è stata intensificata la presenza di avvisi e cartelli, anche se, ammette il comandante, “se uno vuole fare il bagno al fiume lo fa a prescindere dai cartelli”. Ma Bolognesi non si scoraggia e assicura: “La nostra presenza lungo le rive del Reno continuerà anche nei prossimi giorni, in particolare nel fine settimana”. Insomma, la norma in un modo o nell’altro dovrà essere recepita, ma ai casalecchiesi resterà sempre il malinconico ricordo del loro piccolo “mare” ora impraticabile.

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