Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


L’occhio del maschio dietro al piccolo schermo

IL LIBRO
Il saggio di Daniela Brancati si avventura nella storia della Rai e ne propone una lettura di genere

Tini CansinoNel 1956 sulle pagine dell’Europeo Oriana Fallaci raccontò la vicenda di Maria Luisa Garoppo, tabaccaia di Casale Monferrato, una delle prima concorrenti dello storico programma Lascia o raddoppia?. La signorina Garoppo si presentava per rispondere a domande sulla tragedia greca, non proprio una frivolezza insomma, e risultò sin da subito preparatissima. Ma non fu la sua erudizione a farle guadagnare la notorietà, piuttosto quei centoquindici centimetri di “giro seno” che videro gli ancora inesperti vertici della neonata televisione di stato alle prese con la prima maggiorata del piccolo schermo. La Garoppo, va detto, fu scelta da Mike Bongiorno durante una serata a Casale in cui si era mostrata vispa e preparata: perfetta per la tv, si disse Mike, che le propose la partecipazione al quiz. Alla prima messa in onda l’imbarazzo fu tale che si evitò in tutti i modi di trasmettere immagini di profilo e a corpo intero della concorrente: ma bastarono pochissime inquadrature a sollevare un vespaio che tolse spazio sui giornali al canale di Suez e provocò perfino l’indignata scesa in campo della stampa cattolica: “la natura, quando esagera – si scrisse – va opportunamente castigata”. Lo psicodramma nazionale portò alla fine alla scelta di una serie di “abiti armature” attraverso i quali celare l’abbondanza della signorina di Casale. Alla quale – Fallaci non lo dice, ma la storia lo racconta – fu poi riconosciuta al di là dei polveroni un’eccellente conoscenza della letteratura, al punto che nel 1963 fu chiamata a partecipare alla sceneggiatura della versione tv de “I promessi sposi”: la storia, insomma, ebbe un lieto fine.

Ma la morale non cambia: la tv, in Italia, è dominata dallo sguardo maschile, ed è lo specchio dei desideri prevalenti dei maschi italiani. Era così allora, lo è ancora di più adesso, e forse è stato così sempre, dal 1954 ad oggi. Per convincersene basta dare una sfogliata a “Occhio di Maschio” (Donzelli) di Daniela Brancati, che sarà presentato oggi alle 18,30 alla libreria Coop Ambasciatori di Bologna dall’autrice assieme a Gabriella Montera (Assessore alle Pari Opportunità) Roberto Grandi (massmediologo), e Fabrizio Binacchi (Rai Emilia Romagna). Brancati la Rai l’ha vista da vicino: nel 1994 ricoprì perfino la carica di direttrice del tg3. Ed è proprio dall’alto di quell’esperienza che si avventura nel tentativo di una ricostruzione della storia della televisione dal punto di vista dei vinti, cioè delle persone di buon gusto e di buon senso e delle donne. Brancati ne scrive con aperta soggettività, con aneddoti e ricordi arricchiti dalle testimonianze di alcune persone che hanno contato nella tv italiana, delle quali a volte non si conserva neanche più il ricordo. A completare il volume un vasto dizionario biografico delle oltre ottocento donne che hanno fatto la nostra televisione e una cronologia comparata che mette a fronte l’Italia come era, le conquiste delle donne e l’evoluzione del mezzo televisivo. Infine, un’intervista esclusiva a Lorenza Lei, prima donna direttore generale della Rai.

Prostitute fuorilegge

IL CASO
Gamberini e Ropa come Alemanno firmano l’ordinanza anti-lucciole. L’assessora Simona Lembi: «Verificheremo tra un anno, dati alla mano».

prostituteIl sindaco di Crespellano Gianni Gamberini si dice «perplesso»: tutta questa curiosità dei mezzi di informazione sull’ordinanza firmata assieme al sindaco di Anzola contro la prostituzione lo sorprende. «È un’ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini rispetto a un fenomeno che esiste da anni» spiega. «Oggi come oggi abbiamo in mano solo questo strumento» aggiunge. Insomma Anzola e Crespellano, forti dei nuovi poteri attribuiti ai sindaci dal pacchetto sicurezza, seguono la via tracciata da Gianni Alemanno a Roma e mettono al bando la prostituzione per strada. In particolare, nel documento che è già operativo in quei territori, si stabilisce il divieto di contrattare o concordare prestazioni sessuali a pagamento sulle pubbliche vie comunali, nonché di tenere comportamenti, atteggiamenti o abbigliamenti che manifestino l’attività di meretricio, pena una sanzione pecuniaria.

«La forte incidenza di traffico legato alla prostituzione sul nostro territorio è un fatto presente e noto da tempo – dice Loris Ropa, sindaco di Anzola – ma la vigilanza messa in atto dalle forze dell’ordine (carabinieri, polizia municipale e polizia stradale) non è sufficiente a contenere i disagi arrecati ai cittadini. Vi sono zone intensamente abitate come quelle sulla via Emilia in località Lavino di Mezzo, Martignone e Ponte Samoggia in cui l’esercizio della prostituzione produce gravi rischi sia alla sicurezza urbana che a quella stradale, senza contare – prosegue il sindaco – che quasi sempre lo sfruttamento della prostituzione si intreccia ad altre attività criminose». Aggiunge il sindaco di Crespellano Gamberini: «Non si tratta di un provvedimento nato per colpire coloro che sono innanzitutto vittime di un sistema di mercificazione del sesso, le donne e le ragazze, spesso giovanissime, che vendono il proprio corpo: l’ordinanza, infatti, contiene anche il divieto di far salire a bordo di un veicolo una o più persone che manifestino l’esercizio della prostituzione. Il provvedimento mira piuttosto a prevenire e contenere disagi oramai insopportabili per gli abitanti delle zone in cui questo fenomeno si concentra». Insomma per i due primi cittadini il disagio è innanzitutto quello di chi vede e si disgusta: «In certe zone, siamo arrivati al punto che è difficile perfino il libero utilizzo degli spazi pubblici – conclude il sindaco Ropa – e continuamente riceviamo segnalazioni dai cittadini, che lamentano situazioni di insicurezza di precarietà di igiene dovuta all’abbandono di rifiuti di ogni genere».

Il giro di vite subentra quindi ma in un fazzoletto di chilometri: a Zola il divieto è già attivo da qualche settimana (il sindaco ha firmato la prima ordinanza), idem ad Anzola e a Crespellano. Casalecchio, dal canto suo, nemmeno ci pensa: «Non abbiamo mai avuto un’emergenza di questo tipo» confessa il primo cittadino Simone Gamberini. Eppure il primo effetto che si immagina, dopo l’entrata in vigore del provvedimento, è proprio quello di una migrazione, che risolverebbe il problema di decoro delle municipalità in cui è scattata l’ordinanza lasciando naturalmente inalterata la condizione di sfruttamento delle prostitute. Interlocuzioni con il tessuto associativo? Gianni Gamberini risponde: «Ci siamo confrontati con le forze dell’ordine, non con le associazioni».

Simona Lembi, assessora provinciale alle Pari Opportunità, non entra nel merito dell’ordinanza dei sue sindaci – «Il Comune è sovrano – dice – avranno avuto le loro ragioni» – ma si scaglia decisa contro il “modello Alemanno”: «È indecente – dice – equiparare il cliente alla prostituta: la prima evidenza – spiega – è che dopo la prostituta torna sempre sulla strada». Non solo: «La proposta di Mara Carfagna, anticipata da Alemanno a Roma, non è stata frutto di un’interlocuzione con le associazioni che da anni si occupano del problema, perciò formula una risposta a dir poco banale». «Problemi complessi – insiste Lembi – ,meritano soluzioni complesse. Quelle di cui parliamo oggi servono solo a finire sul giornale. Tra un anno vedremo, dati alla mano, come è cambiato realmente il fenomeno. E questo vale tanto per Roma – conclude – quanto per i sindaci del Bolognese».

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