Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Coop. Marchetta – Il podcast della prima puntata

Nel ricordarvi che Martedì 10 Febbraio alle ore 21.30, si terrà la 2° puntata di Coop. Marchetta, vi delizio col podcast della 1° serata. Attenzione! L’ospite d’onore della seconda puntata di Coop. Marchetta darà Lidia Menapace, una delle “mamme costituenti” della Repubblica Italiana.

Coop. Marchetta

Arcigay Il Cassero presenta
COOP. MARCHETTA (Quando il marciapiede è un’impresa…)
di Vincenzo Branà e Luca de Santis
con Celin Dior, Gaeta Jones, Bertha Black e Lysandra Coridon 1

Martedì 03/10/17 Febbraio, H 21.30 @ Cassero
Online On www.casseropodcast.org

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Coop. MarchettaNon esiste un modo univoco di parlare di prostituzione: lotta allo sfruttamento e autodeterminazione sono ad esempio solo due dei tanti nodi attorno ai quali si sviluppa il dibattito su questo tema. Esistono, insomma, tantissimi tipi di prostituzione, forme attraverso le quali si organizza il raccordo tra domanda e offerta nel mercato del sesso. E per ognuno di esse ci sono protagonisti, storie. E regole: non scritte, com’è la “legge della strada”, o scritte come la legge Merlin di ormai cinquant’anni fa o il ddl Carfagna, in esame ora in Parlamento. E poi ci sono le ordinanze dei sindaci – Roma, Verona ma anche Anzola e Crespellano, nel bolognese – che anticipano il giro di vite del ministro Carfagna e creano nel nostro paese un’anomala mappa a macchia di leopardo. Ma l’anomalia più forte resta il fatto che in ognuno dei passaggi legislativi in atto – ordinanze o leggi – non sia stato aperto un confronto con le associazione e i soggetti che da sempre si occupano del tema, partorendo perciò norme biecamente ispirante alla lunghezza di una gonna.

Attenzione ProstituteCooperativa Marchetta al contrario, non vuole farsi sfuggire l’opportunità di mettere in rete quelle conoscenze, passando al vaglio tanto le storie vere quanto i luoghi comuni e le leggende metropolitane, spesso abbondanti nelle conversazioni sul tema. Tre serate, tre ospiti a serata: un coro di voci sicuramente non esaustivo ma quantomeno rappresentativo del mondo del marciapiede.

Il salotto della discussione è inserito nella cornice scenica di un “bordello virtuale”, un sorta di condominio di sex-workers animato da un sodalizio cooperativo (la Coop. Marchetta, appunto) e nel quale – in piena febbre da reality – non si potrà fare a meno di curiosare. La studentessa che si mostra in webcam in cambio di rose, la “marchetta” di Bovi Campeggi, Showanda Towanda, l’indimenticata nigeriana di Gaywatch, Gaeta Jones, la più pericolosa delle travestite partenopee, e Lysandra Coridon, la prostituta d’antan delle case chiuse, sono le inquiline a cui è affidato questo racconto “off”. Guidato dalla penna comica di Luca de Santis.

  1. Scarica il comunicato stampa in formato .pdf

Marciapiedi fuorilegge?

L’INCHIESTA PER CASSERO MAGAZINE 1
“E chi pretendeva di abolire la prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello Stato. Rilegga il titolo: “Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”. […] La prostituzione non è mica un crimine, è un malcostume”. (Intervista di Oriana Fallaci a Lina Merlin – L’Europeo 1963, n. 28)

prostituteA saltare all’occhio per prime sono sempre le coincidenze. E più sono lontane, impossibili, più sembrano essere unite da un legame intimo e quasi sovrannaturale, esito evidentemente più del cinismo del destino che della volontà e dell’intelligenza degli uomini.

Il 13 dicembre scorso a Roma, in piazza Farnese, si è svolto un imponente summit di ombrelli rossi: sotto i paraventi di nylon trovavano riparo dalla pioggia le sex workers d’Italia, non tutte naturalmente, ma una rappresentanza delle più caparbie e combattive 2. Perché in Italia per le lucciole si è aperto il tempo della lotta: la miccia l’ha accesa Mara Carfagna, neoministra ed ex soubrette, col suo ddl approvato lo scorso settembre dal Consiglio dei Ministri e ora al vaglio delle Camere. A cinquant’anni dalla famosa legge Merlin, quella che tolse le mani dello Stato dalla gestione della prostituzione cancellando di fatto le case chiuse, la ministra berlusconiana ha annunciato un giro di vite senza precedenti che si accanisce su clienti e prostitute, istituendo in particolare il divieto di “adescare” in luogo pubblico. Clienti e lucciole rischiano da 5 a 15 giorni di arresto ed una multa da 200 fino a 3mila euro. Se a vendere il sesso per strada è un minore straniero, poi, la nuova legge prevede pene severe per gli sfruttatori e il rimpatrio immediato del giovane. In quello stesso paese d’origine dove, fino a prova contraria, è stato avviato al mestiere della prostituzione. Nonostante le proteste delle associazioni da anni mobilitate contro la cosiddetta “tratta” di donne e minori (Save the Children e Gruppo Abele hanno per primi espresso la loro contrarietà) la ministra è andata avanti con la caparbietà con cui prendeva la rincorsa per fare la ruota ai tempi della sua formazione e ha continuato a sostenere senza tentennamenti il suo minuscolo decreto. Minuscolo perché, a dispetto di un dibattito che si è ingrossato nei decenni e di una bibliografia che mette a confronto le numerosissime soluzioni adottate in tutto il mondo, la proposta di Mara Carfagna è sintetizzata in due paginette striminzite, con pochi riferimenti e nessuna spiegazione. D’altronde l’unica spiegazione possibile l’ha data la stessa ministra il giorno in cui ha presentato alla stampa la sua iniziativa: «Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire – ha detto -. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga». La sfrontatezza con cui Mara Carfagna ha tracciato una linea di distinzione – assolutamente arbitraria – tra i suoi trascorsi senza veli e il cosiddetto mestiere più antico del mondo è senz’altro l’aspetto che ha reso più livorosa la “rivolta” delle lavoratrici del sesso. Le quali, manco a dirlo, ogni volta che la ministra veniva nominata in piazza Farnese portavano ritualmente la mano destra al viso, come se impugnassero un oggetto dalla sezione rotonda, e simultaneamente aprivano la bocca…

prostituteLa criminalizzazione delle squillo, comunque, non è rimasta chiusa nell’ambito dell’iniziativa della ministra dilettante. L’ampliamento dei poteri attribuiti ai sindaci attraverso il decreto sicurezza ha dato la possibilità ai primi cittadini di governare a colpi di ordinanze: arrivano i sindaci con la bacchetta magica, insomma, ai quali basta buttar giù due righe per rendere immediatamente operativi strumenti di cui l’Italia non si era mai dotata, dai padri della Costituzione in poi. La prostituzione, naturalmente, è stata individuata come ambito “ideale” per sperimentare i nuovi “superpoteri”, così Gianni Alemanno e altri sindaci di area berlusconiana hanno anticipato il Carfagnapensiero in ordinanze ad hoc che puniscono a suon di contravvenzioni tanto le prostitute quanto i loro clienti. Multe prima di 200 euro, poi fino a 500 a tutti coloro che adescano o si fanno adescare per strada. Un processo alle intenzioni, insomma, che utilizza come “indizi” gli abiti succinti o “contrari alla pubblica decenza”, facendo rientrare nel campo del “fuorilegge” perfino la cara minigonna. E soprattutto cavalcando l’illusione che per una prostituta sia impossibile indossare un paio di jeans, e il paradosso che la prostituzione sia solo un fatto di donne, che non esistano cioè uomini da marciapiede per i quali è superfluo – se non addirittura controproducente – il ricorso alla scollatura.

prostituteMa su tutto, dicevamo, quello che più salta all’occhio è la coincidenza: perché mentre a Roma le lavoratrici del sesso alzavano il loro coro di protesta da piazza Farnese, in quello stesso sabato nel Bolognese – per la precisione in due municipalità della cintura, Anzola dell’Emilia e Crespellano – due sindaci del Partito Democratico, Loris Ropa e Gianni Gamberini, facevano il loro primo esperimento con i nuovi superpoteri. Obbiettivo, naturalmente, il contrasto della prostituzione sulla via Emilia Ponente attraverso le collaudate “armi” del sindaco Gianni Alemanno. Multe ai clienti e alle prostitute, quindi, e poco importa se il Partito Democratico – quello a cui i due sindaci sono iscritti – ha presentato una proposta alternativa a quella di Mara Carfagna e che la deputata Paola Concia fosse in piazza a manifestare con le lucciole. Poco importa anche che norme del genere applicate su fazzoletti di chilometri abbiano l’evidente ambizione di spostare semplicemente la “polvere” oltre il confine senza risolvere nulla in realtà. E poco importa perfino – nonostante gli stessi sindaci riconoscano la situazione di sfruttamento di quelle ragazze – se nel frattempo nulla si fa per far venire a galla e punire questo sfruttamento, anzi si incentiva apertamente (un riferimento esplicito è presente nel ddl Carfagna) il ricorso all’appartamento. Dove tutto diventa invisibile, e si sa “occhio non vede, cuore non duole”. “Se vedo un sindaco del centrodestra amministrare bene io non ho alcun problema ad ammetterlo” rivela sereno Gianni Gamberini, fascia tricolore a Crespellano. Per lui quella fila di ragazze discinte sulla via Emilia, anche a ridosso delle abitazioni, non è più tollerabile. «La nostra è un’ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini rispetto a un fenomeno che esiste da anni» spiega. «Oggi come oggi abbiamo in mano solo questo strumento» aggiunge. E lo strumento – già adottato identico a Zola Predosa e al vaglio nella municipalità di Castelfranco, nel Modenese – pare essere diventato di gran moda. Gli effetti, d’altronde, sono già evidenti: l’edizione locale del Resto del Carlino si è improvvisamente riempita di annunci di ragazze disposte a fare un po’ di compagnia, un massaggio, un po’ di coccole. E la cronaca, dall’altra parte, parla sempre più di frequente di “covi” di prostitute sfruttate all’interno di insospettabili condomini. Ma soprattutto le lucciole per strada continuano a morire, ad essere picchiate, seviziate, rapinate. Nonostante i jeans imposti dal sindaco, e con l’aggravante che ora quando una di loro si sente in pericolo non si azzarda nemmeno più a chiamare la polizia, che le farebbe quella salatissima multa che lei non può pagare. La constatazione è banale, insomma, al punto che imbarazza doverla spiegare. E imbarazza soprattutto riconoscere in chi governa a suon di ordinanze l’irresponsabilità dell’uso smodato del potere a scapito del “buon amministrare”, destinando risorse – e non proclami – per la risoluzione dei problemi. In Norvegia ad esempio, cito da La Repubblica dell’1 gennaio, il giro di vite sulla prostituzione si è realizzato – altra coincidenza: proprio negli stessi giorni – attraverso una norma che punisce severamente i clienti, che verranno perseguiti anche se avranno fatto sesso a pagamento all’estero. Insomma il malcostume di cui parlava Lina Merlin a Oriana Fallaci quasi 50 anni fa, in Norvegia viene individuato nella domanda e non nell’offerta. Perciò si persegue anche il turista sessuale alla ricerca di minorenni, rappresentante di un fenomeno che è un vero e proprio settore di traino del turismo italiano e rispetto al quale nessun governo ha mai ritenuto di dover prendere provvedimenti. I clienti in Norvegia rischiano multe pesantissime e una condanna fino a sei mesi di carcere, che diventa di tre anni se la prostituta è minorenne. Per perseguirli la polizia potrà anche ricorrere alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Le lucciole, nel frattempo, saranno invece aiutate con progetti di recupero. Certo anche quest’approccio non parla di autodeterminazione, ma quando parla di sfruttamento sceglie la via meno ipocrita e più efficace per affrontare il problema.

prostituteUn’ultima coincidenza, la più triste. L’ha sottolineata la prima volta Porpora Marcasciano del Mit in un collegamento lampo su “Annozero”, poi me l’ha fatta notare di nuovo Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” di Roma, quando l’ho incontrata alla manifestazione in piazza Farnese. Il 24 novembre scorso Vladimir Luxuria trionfava all’Isola dei Famosi: in molti hanno parlato di un fatto “rivoluzionario”, qualcuno ha addirittura tirato in mezzo Barack Obama. Per i più si trattava della dimostrazione evidente che il popolo italiano (fatto coincidere ormai definitivamente col pubblico dei reality) stesse cambiando, maturando. Proprio in quelle ore, mentre all’Isola si stappava lo spumante per dare il benvenuto a questo “mondo migliore”, a Centocelle veniva trovato riverso sul marciapiede il cadavere di Roberta, una transessuale proprio come Vladimir, proveniente però dal Brasile e che quella notte, come tante, stava facendo la vita. Che poi è strano chiamarla così quando poi si sa che alla fine spesso arriva una coltellata.

  1. Dal numero di Gennaio/Febbraio di Cassero Magazine. Puoi scaricarlo qui.
  2. La piattaforma politica della manifestazione Adeschiamo i diritti

Prostitute fuorilegge

IL CASO
Gamberini e Ropa come Alemanno firmano l’ordinanza anti-lucciole. L’assessora Simona Lembi: «Verificheremo tra un anno, dati alla mano».

prostituteIl sindaco di Crespellano Gianni Gamberini si dice «perplesso»: tutta questa curiosità dei mezzi di informazione sull’ordinanza firmata assieme al sindaco di Anzola contro la prostituzione lo sorprende. «È un’ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini rispetto a un fenomeno che esiste da anni» spiega. «Oggi come oggi abbiamo in mano solo questo strumento» aggiunge. Insomma Anzola e Crespellano, forti dei nuovi poteri attribuiti ai sindaci dal pacchetto sicurezza, seguono la via tracciata da Gianni Alemanno a Roma e mettono al bando la prostituzione per strada. In particolare, nel documento che è già operativo in quei territori, si stabilisce il divieto di contrattare o concordare prestazioni sessuali a pagamento sulle pubbliche vie comunali, nonché di tenere comportamenti, atteggiamenti o abbigliamenti che manifestino l’attività di meretricio, pena una sanzione pecuniaria.

«La forte incidenza di traffico legato alla prostituzione sul nostro territorio è un fatto presente e noto da tempo – dice Loris Ropa, sindaco di Anzola – ma la vigilanza messa in atto dalle forze dell’ordine (carabinieri, polizia municipale e polizia stradale) non è sufficiente a contenere i disagi arrecati ai cittadini. Vi sono zone intensamente abitate come quelle sulla via Emilia in località Lavino di Mezzo, Martignone e Ponte Samoggia in cui l’esercizio della prostituzione produce gravi rischi sia alla sicurezza urbana che a quella stradale, senza contare – prosegue il sindaco – che quasi sempre lo sfruttamento della prostituzione si intreccia ad altre attività criminose». Aggiunge il sindaco di Crespellano Gamberini: «Non si tratta di un provvedimento nato per colpire coloro che sono innanzitutto vittime di un sistema di mercificazione del sesso, le donne e le ragazze, spesso giovanissime, che vendono il proprio corpo: l’ordinanza, infatti, contiene anche il divieto di far salire a bordo di un veicolo una o più persone che manifestino l’esercizio della prostituzione. Il provvedimento mira piuttosto a prevenire e contenere disagi oramai insopportabili per gli abitanti delle zone in cui questo fenomeno si concentra». Insomma per i due primi cittadini il disagio è innanzitutto quello di chi vede e si disgusta: «In certe zone, siamo arrivati al punto che è difficile perfino il libero utilizzo degli spazi pubblici – conclude il sindaco Ropa – e continuamente riceviamo segnalazioni dai cittadini, che lamentano situazioni di insicurezza di precarietà di igiene dovuta all’abbandono di rifiuti di ogni genere».

Il giro di vite subentra quindi ma in un fazzoletto di chilometri: a Zola il divieto è già attivo da qualche settimana (il sindaco ha firmato la prima ordinanza), idem ad Anzola e a Crespellano. Casalecchio, dal canto suo, nemmeno ci pensa: «Non abbiamo mai avuto un’emergenza di questo tipo» confessa il primo cittadino Simone Gamberini. Eppure il primo effetto che si immagina, dopo l’entrata in vigore del provvedimento, è proprio quello di una migrazione, che risolverebbe il problema di decoro delle municipalità in cui è scattata l’ordinanza lasciando naturalmente inalterata la condizione di sfruttamento delle prostitute. Interlocuzioni con il tessuto associativo? Gianni Gamberini risponde: «Ci siamo confrontati con le forze dell’ordine, non con le associazioni».

Simona Lembi, assessora provinciale alle Pari Opportunità, non entra nel merito dell’ordinanza dei sue sindaci – «Il Comune è sovrano – dice – avranno avuto le loro ragioni» – ma si scaglia decisa contro il “modello Alemanno”: «È indecente – dice – equiparare il cliente alla prostituta: la prima evidenza – spiega – è che dopo la prostituta torna sempre sulla strada». Non solo: «La proposta di Mara Carfagna, anticipata da Alemanno a Roma, non è stata frutto di un’interlocuzione con le associazioni che da anni si occupano del problema, perciò formula una risposta a dir poco banale». «Problemi complessi – insiste Lembi – ,meritano soluzioni complesse. Quelle di cui parliamo oggi servono solo a finire sul giornale. Tra un anno vedremo, dati alla mano, come è cambiato realmente il fenomeno. E questo vale tanto per Roma – conclude – quanto per i sindaci del Bolognese».

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