Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Nel cuore del labirinto per incontrare il Basilisco

LA CURIOSITA’
Nella tenuta Galassi, ad Alfonsine, un tracciato di otto ettari rende omaggio al mitico drago

Il labirinto effimero di GalassiI più giovani potranno pensare che il Basilisco sia semplicemente una delle creature fantastiche partorite dalla penna di J.K Rowling per popolare il mondo in cui è ambientato il secondo Harry Potter, quello alle prese con la camera dei segreti. In realtà, però, l’autrice, in quello come in altri casi, attinge a piene mani alla mitologia, dove si tramanda il racconto di quella terribile creatura. Descritto da alcuni come un drago, da altri (Rowling compresa) come un enorme serpente, il Basilisco era ritenuto l’essere più pericoloso: il suo sguardo pietrificava, il suo fiato uccideva i viventi e disidratava le piante, il suo veleno era letale perfino per chi tentasse di trafiggerlo per eliminarlo: il siero mortifero risaliva l’arma e freddava il cavaliere. La sua estinzione, casomai fosse esistito, è da considerarsi in definitiva una buona notizia. Anche perchè, stando al mito, non era necessario raggiungere la scuole di magia di Howgarts per incontrare quel micidiale serpente: anzi, secondo numerosi racconti, perfino nel Belpaese quel rettilone aveva fatto la sua tana, con tutto ciò che ne consegue, in termini di terrore nelle genti e duelli epici per eliminarlo. A Mezzocorona ad esempio, sulle montagne del Trentino, si tramanda la leggenda di un Basilisco rintanato in una caverna vicino al castello, ucciso eroicamente dal Conte Firman negli anni del Medioevo.

Di tutt’altro tenore, invece, la leggenda che interessa il Basilisco romagnolo. Perchè anche in Romagna, attorno al 1500, si credeva vivesse uno di quei mostri. Ed è proprio a quello che fa riferimento la curiosa iniziativa che Carlo Galassi, imprenditore agricolo del Ravennate, offrirà al pubblico ancora per tutto il mese di agosto.
Si tratta di un enorme “labirinto effimero”, realizzato cioè con la vegetazione, il più grande tra quelli conosciuti in tutta Europa: 8 ettari di terreno, ossia 80.000 mq, nei quali serpeggia una fitta maglia di sentieri circondati e delimitati da “pareti” naturali realizzate principalmente da piante di mais. Un percorso misterioso e affascinante creato dall’artista Luigi Berardi, che già per il secondo anno asseconda la curiosa passione di Galassi per i labirinti. L’agricoltore infatti è il titolare del campo di mais, che per il terzo anno trasforma in un percorso magico: e se l’anno scorso il “tema” scelto era stato quello degli orologi meccanici, quest’anno Galassi ha voluto rendere omaggio al Basilisco. «Secondo una leggenda – spiegano dall’azienda Galassi – il conte Aldovrandi nel 1500 circa trovò morto un Basilisco e lo fece imbalsamare, “fermandone la storica immagine” fonte di ispirazione per molti artisti fino alla fine dell’800, quando se ne perse ogni traccia». Sono rimaste però le numerose leggende, più che sufficienti ad alimentare l’estro di Galassi e di Berardi.

Il labirinto si trova nell’azienda agricola di via Roma 111, ad Alfonsine, ed è visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 21. All’ingresso, compresa nel biglietto di 7 euro, c’è una mappa del campo, indispensabile per evitare lo smarrimento. Piantina alla mano, la passeggiata richiede circa due ore di tempo. Il 10 agosto, in occasione della notte di San Lorenzo e delle stelle cadenti, nei giardini adiacenti prenderà vita una gustosa degustazione di prodotti provenzali. All’ingresso inoltre ci sono braci a disposizione, su prenotazione, per eventuali grigliate all’aperto. Info. e prenotazioni: 335 8335233; info@galassicarlo.com

Dal Marconi Eurofly apre le porte per accedere alla Piazza Rossa

IL VIAGGIO
La capitale russa tra le nuove destinazioni della compagnia aerea

IMG_3000.jpg“Costa meno di trenta grammi di caviale ma ti piace di sicuro”: punta sulle prelibate uova di storione la campagna con cui Eurofly ha tenuto a battesimo il nuovo volo diretto Bologna-Mosca: un “esperimento” attivato nel marzo scorso e che, a un primo bilancio, già rivela un lusinghiero successo. I voli partono dall’aeroporto Marconi due volte alla settimana (il martedì e il venerdì) e in poco più di due ore – e con un esborso alla portata di ogni tasca – conducono dritti sulle rive della Moscowa. Ad accogliere il turista, nell’immediata periferia della capitale (ex) sovietica, è l’aeroporto Domodedovo, il più grande e soprattutto il più promettente di quel paese: su quelle pista infatti scorre il flusso turistico più corposo, sia dal punto di vista dei voli domestici sia da quello dei voli internazionali. E Domodedovo, con le sue gru erette e i suoi operai costantemente all’opera, è una metafora efficace della trasformazione che Mosca in questi anni sta attraversando: l’aeroporto infatti sta implementando la sua struttura con nuovi edifici e nuovi servizi, e analogamente Mosca – che dal sito di atterraggio dista 22 chilometri, percorribili attraverso una comodissima linea ferroviaria – è nel pieno del proprio rivoluzionario restyling.

IMG_3054.jpgIl comunismo non c’è più, se non nelle spillette con falce e martello attaccate ai risvolti delle giacche di qualche anziano nostalgico incontrato in metropolitana. E proprio la metropolitana, coi suoi corridoi sotterranei decorati splendidamente coi simboli della dittatura “rossa”, è il sepolcro in cui l’ideologia del passato è stata tumulata. In superficie, di comunista, è rimasta solo la tomba di Lenin, dove il dittatore “riposa” imbalsamato in una teca di cristallo. Ma anche quest’ultima reliquia sembra avere i giorni contati e il dibattito politico di quel paese già parla di un imminente interramento.

Accanto a tutto ciò che è scomparso ci sono però anche le numerose “new entry” tutte legate al sistema capitalistico e perciò fino a pochi anni fa bandite da quei suoli. Innanzitutto i negozi, che nelle imminenze di Piazza Rossa diventano vere e proprie boutique ispirate al lusso più sfrenato. Quello, ad esempio, della gigantografia Rolex affissa a pochi metri dal Cremlino che, oltre a sollecitare l’acquisto dell’orologio, dimostra come Mosca – la sua storia – sia un libro che ancor oggi si continua a scrivere.

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