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	<title>Vincenzo Branà &#187; Provincia</title>
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	<description>Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d'altre bazzecole interessanti</description>
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		<title>Prostituzione, l’ordinanza spacca l’Idv</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 18:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
La vicesindaco sta con Fiorini. Ma Franco Grillini bacchetta: «Quella norma è illegittima, non è nelle corde dell&#8217;Idv» 

Da una parte Simona Mastrocinque, tessera Idv e fascia di vicesindaco a Zola Predosa, nel Bolognese. Dall’altra Franco Grillini, stessa tessera, una carriera da parlamentare alle spalle, un presente da eletto nel parlamentino della Regione Emilia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>La vicesindaco sta con Fiorini. Ma Franco Grillini bacchetta: «Quella norma è illegittima, non è nelle corde dell&#8217;Idv» </em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/08/prostituta.jpg" title="prostituta" alt="prostituta" width="240" /><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a una parte Simona Mastrocinque, tessera Idv e fascia di vicesindaco a Zola Predosa, nel Bolognese. Dall’altra Franco Grillini, stessa tessera, una carriera da parlamentare alle spalle, un presente da eletto nel parlamentino della Regione Emilia Romagna. In mezzo la discussa ordinanza anti-prostituzione che il sindaco di Zola, il democratico Stefano Fiorini, ha messo a regime nel proprio territorio: un giro di vite inedito, che reitera la logica del mai approvato ddl Carfagna ( “multa” a cliente e prostituta), scandendo con precisione la lista dei “divieti”, tra i quali figura perfino quello di rivolgere parola alle “lucciole”.<br />
Mastrocinque sta col suo sindaco: «In attesa di un segnale più forte da parte del Governo &#8211; dice &#8211; i Comuni devono intervenire come possono con la repressione della prostituzione e soprattutto con progetti di recupero attraverso le unità di strada, proprio come sta facendo il Comune di Zola Predosa». Grillini, invece, di quell’ordinanza non ne vuole proprio sentire parlare: «È totalmente illegittima &#8211; dice &#8211; e fare ordinanze illegittime non è nelle corde di un partito come l’Italia dei Valori». Insomma la divergenza diventa una vera e propria spaccatura, che ricalca quella già tracciata dal dibattito dei giorni scorsi (Verdi contro, tutti gli altri &#8211; da Pd a Lega &#8211; a favore) ma che questa volta si consuma tutta in casa dei dipietristi.<br />
<strong><br />
Vicesindaco in strada</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/08/Mastrocinque.jpg" title="Simona Mastrocinque" alt="Simona Mastrocinque" width="240" />La vicesindaco Simona Mastrocinque prende parola dopo aver partecipato l’altra notte ad un pattugliamento in borghese con la polizia municipale nella zona industriale di Zola Predosa. Obbiettivo: verificare il rispetto della tanto discussa ordinanza “anti-prostituzione” del sindaco Fiorini. «Abbiamo incontrato solo tre transessuali &#8211; racconta &#8211; i continui passaggi di volanti di polizia e carabinieri inibivano fortemente il fenomeno». Che però, a detta della vice di Fiorini, non è mai stato allarmante: «Non ho mai notato a Zola un numero elevato di “lucciole” &#8211; dice &#8211; le forze dell’ordine nella zona hanno censito soltanto 23 transessuali». Ma anche se l’allarme non è alto a Zola è scattata l’ordinanza: «Maroni scarica sui sindaci la gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico». E i sindaci, in qualche modo, devono occuparsene. «La soluzione &#8211; prosegue &#8211; sarebbe una legge nazionale che mettesse ordine nella materia». E di seguito: «Il tema dovrebbe essere affrontato senza pregiudizi e ipocrisie, cercando di tutelare l’essere umano prima di tutto, e cercando una soluzione decisiva a violenza e sfruttamento delle donne. In attesa di un segnale più forte da parte del Governo, i Comuni devono intervenire come possono». Con la repressione da un lato ma anche con dei servizi sulla strada: «Da anni a Zola è attivo il progetto Artemide &#8211; spiega  la dipietrista &#8211; di cui la nostra amministrazione comunale è stata a lungo capofila». «Il servizio &#8211; prosegue &#8211; mette in azione una rete di unità di strada con volontari e psicologi. Inoltre &#8211; conclude &#8211; sosteniamo le attività della Casa delle donne». Nel merito, però, le forze di sinistra &#8211; i Verdi ad esempio &#8211; bocciano sonoramente l’ordinanza e  puntano il dito contro uno stile che definiscono «proibizionista a tolleranza zero».  «L’attacco dei Verdi fa sorridere &#8211; replica Simona Mastrocinque &#8211; hanno avuto per anni un vicesindaco in Giunta e non ha mai portato soluzioni al problema».<br />
 L’altra notte, racconta la “numero due” di Stefano Fiorini, durante il suo “pattugliamento” sono stati multati due clienti, «e altri &#8211; assicura &#8211; sono stati sanzionati nei giorni precedenti, dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza».  Insomma, i numeri non sembrano destinati a diventare quelli del passato provvedimento &#8211; solo 7 multe in 10 mesi &#8211; anche se le risorse umane messe in campo non cambieranno: «Il Comune ha le sue forze &#8211; spiega l’assessore &#8211; prima e dopo l’ordinanza restano le stesse».<br />
<strong><br />
L’ex deputato non ci sta</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://malarablog.files.wordpress.com/2008/09/grillini.jpg" title="Franco Grillini" alt="Franco Grillini" width="240" />Franco Grillini, ex parlamentare, leader storico di Arcigay e oggi capogruppo in Regione dell’Idv, non riesce proprio a sottoscrivere la posizione della collega di partito zolese. Lui, d’altronde, il tema della prostituzione lo affrontò in prima persona durante il suo mandato a Montecitorio: «Nel 2004 &#8211; racconta &#8211; consegnai una proposta di legge ispirata alla massima liberalizzazione della prostituzione, abolendo i reati di favoreggiamento e adescamento sanciti dalla legge Merlin». E in quello stesso anno, ricorda, portò avanti da solo una tenace azione di ostruzionismo al disegno di legge firmato da Stefania Prestigiacomo: «Ogni volta che arrivava in aula &#8211; dice &#8211; mi prenotavo per intervenire e parlavo per almeno un’ora». Sull’ordinanza di Stefano Fiorini, quindi, l’ex deputato interviene senza mezze misure: «Sacrosanta la lotta alla tratta &#8211; chiarisce  &#8211; ma quel provvedimento ci fa tornare a prima delle legge Merlin». «È nella disponibilità di un Comune &#8211; si chiede il consigliere regionale &#8211; stabilire  a chi si possa rivolgere parola? Oppure quale mezzo di trasporto io possa utilizzare?». Così, dice Grillini, «si infierisce su persone che vivono già sotto ricatto». Non solo: «Il provvedimento sposta il divieto dalle azioni alle persone», dice Grillini. Che alla fine, perciò, conclude: «Quell’ordinanza è totalmente illegittima».</div>
<div align="left"><strong>LA SCHEDA</strong><br />
<em>Vietato parlare e salire in auto: ecco cosa dice il provvedimento   da 7 giorni  esecutivo in 32 strade di Zola </em></div>
<div align="justify">
<p>Se da un lato l’ordinanza firmata dal sindaco di Zola Predosa, Stefano Fiorini (Pd), vieta di «contrattare prestazioni sessuali», dall’altro lato non autorizza «comportamenti che per l’atteggiamento o l’abbigliamento manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio di offendere la pubblica decenza». Insomma, se i clienti non potranno più parlare alle prostitute, queste ultime a loro volta (oltre a non poter più indossare abiti succinti) non potranno «ostacolare il transito dei veicoli», né «prendere contatti verbali con i conducenti». Ma c’è di più: non potranno «salire a bordo dei veicoli» che si fermano nei paraggi, né «scendere dai veicoli» con cui sono giunte nel luogo di stazionamento. Fanno eccezione, a questo proposito, i «mezzi di trasporto pubblico di cui abbiano correttamente fruito».   Ai clienti, invece, è vietato «effettuare manovre di fermata in prossimità di persone che esercitano attività di meretricio», parlare con loro, farle salire a bordo e accompagnarle nei «luoghi abituali di stazionamento». Inoltre, si legge ancora nell’ordinanza, «è vietato intrattenersi e appartarsi su qualsiasi parte del territorio del Comune di Zola Predosa». Chi viene sorpreso a trasgredire l’ordinanza (esecutiva dal 30 luglio scorso e che riguarda 32 strade del territorio comunale), va incontro a una «sanzione amministrativa pecuniaria per la quale è consentito il pagamento in misura ridotta di 300 euro». Questo non esime chi viene trovato in flagranza dalle sanzioni penali e amministrative previste dalla legge.</p></div>
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		<title>Cattolici in picchetto per Fibre Parallele: &#8220;Perchè non se la prendono con Allah?&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 07:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
Proteste a Borgo Tossignano per lo spettacolo &#8220;Mangiami l’anima e poi sputala&#8221;

&#8220;Le cose in cui credete voi sono tutte stronzate&#8221;: è un uomo sulla quarantina &#8211; capello lungo e camicia chiara in parte sbottonata &#8211; il manifestante più &#8220;vivace&#8221; della contestazione che l’altra sera ha accolto alla palestra di Borgo Tossignano la messa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>Proteste a Borgo Tossignano per lo spettacolo &#8220;Mangiami l’anima e poi sputala&#8221;</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/07/Fibre+Parallele+Teatro.jpg" title="Fibre Parallele" alt="Fibre Parallele" width="240" /><span title="&#8220;L" class="cap"><span>&#8220;L</span></span>e cose in cui credete voi sono tutte stronzate&#8221;: è un uomo sulla quarantina &#8211; capello lungo e camicia chiara in parte sbottonata &#8211; il manifestante più &#8220;vivace&#8221; della contestazione che l’altra sera ha accolto alla palestra di Borgo Tossignano la messa in scena di &#8220;Mangiami l’anima e poi sputala&#8221;, lo spettacolo della compagnia Fibre Parallele, ospite della rassegna Acqua di Terra/ Terra di Luna e <strong><a href="http://www.vincenzobrana.it/2010/07/28/articoli/fibre-parallele-in-scena-a-borgo-tossignano-polemiche-pronti-a-rinunciare-al-cachet/">da giorni bersaglio di un&#8217;accesa polemica sui giornali</a></strong>. Già un&#8217;ora prima dell’inizio della rappresentazione l&#8217;area antistante la palestra era tappezzata di cartelli: alcuni alludevano alle politiche comunali a favore degli stranieri (&#8220;Finiremo inginocchiati sul tappetino a pregare cinque volte al giorno il nuovo padrone Allah&#8221;), altri se la prendevano direttamente con gli amministratori locali, sindaco in testa: &#8220;Sindaco Dazzani &#8211; si leggeva proprio accanto all’entrata della palestra &#8211; i &#8220;coglioni&#8221; li devi avere sotto non attorno&#8221;. Dazzani, va detto, di nome fa Stefania: è una signora, quindi. Che è arrivata puntuale all&#8217;orario dello spettacolo, ha pagato il biglietto e si è seduta tra gli altri spettatori.</p>
<p>Solo in alcuni dei poster affissi &#8211; tutti a firma Armando Manocchia, consigliere comunale di minoranza fuoriuscito dalla Lega Nord &#8211; si coglieva il nodo della questione: lo spettacolo che stava per andare in scena offendeva la religione cattolica: era, in altri termini, blasfemo. O almeno questo sostenevano i protagonisti della protesta, una ventina di persone in tutto. Che, a dire il vero, lo spettacolo non lo avevano  visto: &#8220;Ci sono bastati i tre minuti del video su Youtube&#8221; è la risposta spiccia di una delle signore del picchetto. &#8220;E se il trailer riassume le parti salienti del  lavoro &#8211; argomenta  la cronista de &#8220;La Voce&#8221; &#8211; allora è sufficiente per valutare&#8221;. Tra i manifestanti anche Silvia Noè, consigliera regionale dell&#8217;Udc: &#8220;Perchè non prendono di mira Allah?&#8221; si chiede. E di seguito: &#8220;Perché sanno che i cattolici sono tolleranti, porgono l’altra guancia. Gli islamici, invece, li temono&#8221;. &#8220;Questa &#8211; prosegue &#8211; è la protesta di chi non accetta più di essere provocato con un linguaggio offensivo nei confronti della religione&#8221;. &#8220;È inaccettabile la provocazione &#8211; attacca &#8211; su temi che si potrebbero affrontare in un confronto pacato&#8221;.  Il nodo, comunque, resta quello dei finanziamenti pubblici: &#8220;Bisogna verificare &#8211; spiega Noè &#8211; se tutti i soggetti istituzionali erano a conoscenza dei contenuti dello spettacolo&#8221;. Assieme alla consigliera regionale anche Maria Cristina Marri, segretaria provinciale dell&#8217;Udc: &#8220;Abbiamo promosso un mail bombing all&#8217;indirizzo del sindaco di Borgo Tossignano per esprimere la nostra indignazione&#8221;, spiega. Anche per lei è bastato, dello spettacolo, il frammento su Youtube: &#8220;Racconta di Cristo che diviene uomo e si mischia con gli aspetti negativi della società. Fa sesso, ad esempio: un messaggio perverso&#8221;.</p>
<p> Alla fine, però, chi è rimasto a vedere lo spettacolo (nessuno dei detrattori ha assistito alla recita) quella scena di sesso non l&#8217;ha vista. E a dire il vero non si scorge nemmeno sul frammento di Youtube. Nello spettacolo Cristo scende dalla croce per rispondere alle preghiere di una devota: la libera dalle catene e le chiede una sigaretta. Ha un accento da extracomunitario e modi da hippie: predica gli stessi principi della Bibbia ma suggerisce pratiche diverse. Così, smonta il dogma della devota &#8211; &#8220;la gola ferisce più della spada&#8221;, perciò bisogna digiunare &#8211; proponendo alla donna una lezione di aerobica. E alla fine, per premio, le offre amorevolmente della nutella. La tensione erotica è presente e culmina in un bacio appassionato tra i due protagonisti. Ma poi la donna si ricorda che prima di giacere nello stesso letto bisogna essere sposati: allora la scena cambia e ci si prepara alle nozze. Alla fine Cristo tornerà in Croce e sarà lei, con una scena molto densa e suggestiva, a rimettercelo. Perchè quel Dio troppo uomo, in un certo senso, la disturba, le manda all’aria una consuetudine fatta di sacrifici e privazioni. Le dà l’amore, certo, proprio come aveva chiesto all’inizio, raccolta in preghiera. Ma le sue mani sono &#8220;troppo piccole&#8221;, sono rimaste quelle di quand’era bambina e sognava le stimmate, come le aveva Gesù.</p>
<p>I riflettori si spengono e scroscia un lungo applauso, forte come quello che a inizio serata aveva accolto sul palco i direttori artistici Enzo Vetrano e Stafano Randisi e l&#8217;assessore Renato Sartiani, ideatore del festival. Proprio Randisi e Vetrano, dopo i numerosi ritorni in scena del duo, prendono la parola: &#8220;Se volete ora possiamo parlare dello spettacolo assieme agli artisti&#8221; propongono. Ma un signore in prima fila esaurisce in poche parole l&#8217;argomento: &#8220;Molto rumore per nulla&#8221; esclama. E forse stavolta il sipario si chiude davvero.</p></div>
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		<title>Fibre Parallele in scena a Borgo Tossignano: &#8220;Polemiche? Pronti a rinunciare al cachet&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 11:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
La rassegna di Enzo Vetrano e Stefano Randisi verso la conclusione: domani lo spettacolo contestato

Incontrando lo sguardo di Enzo Vetrano, che con Stefano Randisi divide la direzione artistica del festival “Acqua di Terra, Terra di Luna”, è davvero impossibile confonderlo con quello di un “impresario” a caccia di sensazionalismi. Lui, l’amico di Leo,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>La rassegna di Enzo Vetrano e Stefano Randisi verso la conclusione: domani lo spettacolo contestato</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Mangiami%20lanima%20%285%29.jpg" title="Mangiami l'anima e poi sputala - Fibre Parallele" alt="Mangiami l'anima e poi sputala - Fibre Parallele" width="240" /><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>ncontrando lo sguardo di <strong><a href="http://www.diablogues.it/enzo-vetrano.htm">Enzo Vetrano</a></strong>, che con <strong><a href="http://www.diablogues.it/stefano-randisi.htm">Stefano Randisi</a></strong> divide la direzione artistica del festival <strong><a href="http://www.acquaditerraterradiluna.com/">“Acqua di Terra, Terra di Luna”</a></strong>, è davvero impossibile confonderlo con quello di un “impresario” a caccia di sensazionalismi. Lui, l’amico di Leo,  che il teatro ce l’ha scolpito perfino nei tratti del viso, che rincorrono gli spigoli di un’antica maschera, parla con stupore della polemica che ha interessato la programmazione della decima edizione del loro festival di teatro. Blasfemi: così sono stati definiti alcuni spettacoli. Che parlano di religione, è vero.</p>
<p>&#8220;Ma di questo vogliono parlare le  giovani generazioni &#8211; spiega lui &#8211; questi sono i temi che li fanno discutere, questo è quello che vogliono portare in scena&#8221;. &#8220;Una ricerca di spiritualità &#8211; dice ancora &#8211; del Sacro, di risposte interiori a questioni esistenziali profondamente sentite&#8221;. Lui si rammarica, insomma. Perché chi ha gli occhi sul teatro, sui suoi linguaggi contemporanei, non può cogliere la sostanza di un attacco che sembra mettere sullo stesso piano <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jesus_Christ_Superstar_%28musical%29">Jesus Christ Supestar</a></strong> e una postar che canta appesa a un crocefisso di strass.</p>
<p>Tiene duro, però, Enzo Vetrano, e prima della messa in scena di <strong><em><a href="http://acquaditerraterradiluna.diablogues.it/index.php/programma/79-land-lover">Land Rover</a></em></strong>, il bello spettacolo presentato  domenica a Castel del Rio dalla compagnia Compagnia <strong><a href="http://www.gianfrancoberardi.it/public/chisiamo.asp">Berardi Casolari</a></strong>, legge il messaggio di solidarietà di un giovane spettatore del festival: &#8220;Il bavaglio &#8211; dice &#8211; me lo mettevano da piccolo per mangiare. Poi me lo tolsero e iniziai a parlare. Ora non voglio mi sia messo di nuovo per tacere&#8221;. E lo stesso Gianfranco Berardi, alla fine dello spettacolo (scampato il rischio che la statua della Madonna in scena venisse &#8220;censurata&#8221; con un panno o addirittura rimossa), dice la sua sugli attacchi degli amministratori locali: &#8220;Sono cattolico praticante &#8211; dice &#8211; e credo che la religione sia innanzitutto libertà. Non mettiamo nuovamente in croce un uomo, dopo che già uno, secoli fa, finì in croce ingiustamente&#8221;.</p>
<p>Il pubblico unanime batte le mani, tra quelli che hanno visto lo spettacolo nessuno contesta. E di pubblico ce n’è parecchio, questo forse è l’effetto boomerang della polemica che i detrattori avevano sottovalutato. E che forse raggiungerà il picco domani sera a Borgo Tossignano dove andrà in scena <strong><em><a href="http://acquaditerraterradiluna.diablogues.it/index.php/programma/80-mangiami-lanima-e-poi-sputala">Mangiami l’anima e poi sputala</a></em></strong> lo spettacolo della compagnia barese <strong><a href="http://www.teatronet.it/comp/detail.asp?id=10">Fibre Parallele</a></strong> che, dopo ottanta applauditissime repliche in tre anni in tutto lo Stivale, è inciampato nell’indignazione di alcuni eletti dell’imolese.</p>
<p>&#8220;Spettacolo adatto ad un pubblico adulto&#8221; hanno perciò dovuto specificare gli organizzatori, mettendo in campo una prudenza che non è sfuggita agli osservatori più distanti. Alla Gazzetta del Mezzogiorno, ad esempio, dove la polemica in salsa emiliana viene raccontata quasi con meraviglia. Ed è proprio da quelle colonne che Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, il duo che compone Fibre Parallele, lanciano la provocazione: &#8220;Siamo consapevoli che il nostro spettacolo possa far discutere &#8211; dicono &#8211; ma un conto è lo scontro verbale, un conto è impedire a uno spettacolo di andare in scena. Per cui se la preoccupazione degli amministratori è lo sperpero dei danari pubblici &#8211; concludono &#8211; siamo pronti a rinunciare al nostro cachet&#8221;.</p>
<p>L’ingresso, domani sera, costa 5 euro.</p></div>
<div align="left"><strong>L&#8217;INTERVISTA</strong><br />
<em>Parla la consigliera regionale imolese Anna Pariani (PD): &#8220;No alle censure preventive&#8221;</em></div>
<div align="justify">
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.provincia.bologna.it/probo/Immagini/gallerie_fotografiche/F_11915/20annapariani500.JPG" title="Anna Pariani (Pd)" alt="Anna Pariani (Pd)" width="240" /><strong>Consigliera  Pariani, la polemica che ha interessato il festival &#8220;Acqua di Terra/Terra di Luna&#8221; ha già raggiunto i palazzi della Regione e rischia in quella sede di comprometterne il finanziamento?</strong></p>
<p>&#8220;Un consigliere di opposizione credo abbia consegnato un’interrogazione per conoscere l’entità del finanziamento. È suo diritto farlo, come è abbastanza normale che succeda. Nessun allarme&#8221;.</p>
<p><strong>Ma più che una tensione tra maggioranza opposizione lo scontro sembra tutto interno al Partito Democratico, a cui appartiene Alberto Baldazzi, assessore alla Cultura di Castel del Rio e in prima linea nel chiedere la &#8220;censura&#8221; degli spettacoli della rassegna. Non è che su questo terreno si stia giocando in realtà tutt’altra partita,   di apparato diremmo, che a che fare con gli equilibri tra le correnti cattolica e laica del partito in quel territorio?</strong></p>
<p>&#8220;No, assolutamente. Lì c’è la valutazione di un amministratore che può decidere in merito a ciò che il Comune mette in campo in ambito culturale. Io mi sono solo permessa di fare un’osservazione: la rassegna è stata approvata da molto tempo dalle amministrazioni  comunali e il programma era noto. Bene si è fatto a non mettere in campo allora nessuna censura preventiva. Se ci sono valutazioni ex post, ma ex post vuol dire avendo visto gli spettacoli, sarà legittimo da parte degli enti finanziatori riportarle ai direttori artistici prima di programmare la prossima edizione&#8221;.</p>
<p><strong>La Provincia di Milano ha convocato di recente i direttori dei teatri che ricevono finanziamenti pubblici per tagliare gli spettacoli “non graditi”, tra cui “Orgia” di Pasolini. Nel micro e nel macro, insomma, la storia sembra ripetersi. Lei che ne pensa?</strong></p>
<p>&#8220;Vede, c’è già in Italia un’impostazione che tenta di mettere il bavaglio all’informazione. E il Partito Democratico è in prima linea nell’impedire che questo accada. La Cultura, a maggior ragione, non può ricevere censure analoghe. La libertà d’espressione è un segno del confronto nella pluralità delle culture ed è un valore fondante delle società democratiche. Penso i nostri sforzi dovrebbero concentrarsi, perciò, nel respingere ogni tentativo di censura&#8221;.</p></div>
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		<title>Coop. Marchetta &#8211; Il podcast della prima puntata</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 17:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel ricordarvi che Martedì 10 Febbraio alle ore 21.30, si terrà la 2° puntata di Coop. Marchetta, vi delizio col podcast della 1° serata. Attenzione! L&#8217;ospite d&#8217;onore della seconda puntata di Coop. Marchetta darà Lidia Menapace, una delle &#8220;mamme costituenti&#8221; della Repubblica Italiana.







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			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Nel ricordarvi che <strong>Martedì 10 Febbraio alle ore 21.30</strong>, si terrà la 2° puntata di <strong><a href="http://www.vincenzobrana.it/2009/01/21/articoli/coop-marchetta/">Coop. Marchetta</a></strong>, vi delizio col <a href="http://www.casseropodcast.org/podcast/coop-marchetta-1/">podcast</a> della 1° serata. <strong>Attenzione!</strong> L&#8217;ospite d&#8217;onore della seconda puntata di Coop. Marchetta darà <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lidia_Menapace">Lidia Menapace</a></strong>, una delle &#8220;mamme costituenti&#8221; della Repubblica Italiana.</div>
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		<title>Coop. Marchetta</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 21:17:14 +0000</pubDate>
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COOP. MARCHETTA (Quando il marciapiede è un&#8217;impresa&#8230;)
di Vincenzo Branà e Luca de Santis
con Celin Dior, Gaeta Jones, Bertha Black e Lysandra Coridon 1

Martedì 03/10/17 Febbraio, H 21.30 @ Cassero
Online On www.casseropodcast.org
Promuovi l&#8217;evento su Facebook

Non esiste un modo univoco di parlare di prostituzione: lotta allo sfruttamento e autodeterminazione sono ad esempio solo due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Arcigay Il Cassero presenta<br />
<em><strong>COOP. MARCHETTA</strong> (Quando il marciapiede è un&#8217;impresa&#8230;)</em><br />
di <strong>Vincenzo Branà</strong> e <strong>Luca de Santis</strong><br />
con <strong>Celin Dior</strong>, <strong>Gaeta Jones</strong>, <strong>Bertha Black</strong> e <strong>Lysandra Coridon</strong> <sup class='footnote'><a href='#fn-318-1' id='fnref-318-1'>1</a></sup></div>
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<p class="first-child "><strong><span title="M" class="cap"><span>M</span></span>artedì 03/10/17 Febbraio, H 21.30 @ Cassero<br />
Online On <a href="http://WWW.CASSEROPODCAST.ORG">www.casseropodcast.org</a></strong><br />
<a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=47124448837">Promuovi l&#8217;evento su Facebook</a></div>
<div align="justify">
<p><img class="alignleft" style="border: 0px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2009/01/coop-marchetta.gif" title="Coop. Marchetta" alt="Coop. Marchetta" width="260" />Non esiste un modo univoco di parlare di prostituzione: lotta allo sfruttamento e autodeterminazione sono ad esempio solo due dei tanti nodi attorno ai quali si sviluppa il dibattito su questo tema. Esistono, insomma, tantissimi tipi di prostituzione, forme attraverso le quali si organizza il raccordo tra domanda e offerta nel mercato del sesso. E per ognuno di esse ci sono protagonisti, storie. E regole: non scritte, com&#8217;è la &#8220;legge della strada&#8221;, o scritte come la <a href="http://www.vincenzobrana.it/2009/01/17/articoli/marciapiedi-fuorilegge/">legge Merlin di ormai cinquant&#8217;anni fa o il ddl Carfagna</a>, in esame ora in Parlamento. E poi ci sono le <a href="http://www.vincenzobrana.it/2008/12/20/articoli/prostitute-fuorilegge/">ordinanze dei sindaci</a> &#8211; Roma, Verona ma anche Anzola e Crespellano, nel bolognese &#8211; che anticipano il giro di vite del ministro Carfagna e creano nel nostro paese un&#8217;anomala mappa a macchia di leopardo. Ma l&#8217;anomalia più forte resta il fatto che in ognuno dei passaggi legislativi in atto &#8211; ordinanze o leggi &#8211; non sia stato aperto un confronto con le associazione e i soggetti che da sempre si occupano del tema, partorendo perciò norme biecamente ispirante alla lunghezza di una gonna.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: right;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2009/01/attenzione_prostitute1.jpg" title="Attenzione Prostitute" alt="Attenzione Prostitute" width="260" /><strong>Cooperativa Marchetta</strong> al contrario, non vuole farsi sfuggire l&#8217;opportunità di mettere in rete quelle conoscenze, passando al vaglio tanto le storie vere  quanto i luoghi comuni e le leggende metropolitane, spesso abbondanti nelle conversazioni sul tema. <strong>Tre serate, tre ospiti a serat</strong>a: un coro di voci sicuramente non esaustivo ma quantomeno rappresentativo del mondo del marciapiede.</p>
<p>Il salotto della discussione è inserito nella cornice scenica di un &#8220;bordello virtuale&#8221;, <strong>un sorta di condominio di sex-workers</strong> animato da un sodalizio cooperativo (la Coop. Marchetta, appunto)  e nel quale &#8211; in piena febbre da reality &#8211; non si potrà fare a meno di curiosare. La studentessa che si mostra in webcam in cambio di rose, la &#8220;marchetta&#8221; di Bovi Campeggi, Showanda Towanda, l&#8217;indimenticata nigeriana di Gaywatch,  Gaeta Jones, la più pericolosa delle travestite partenopee, e Lysandra Coridon, la prostituta d&#8217;antan delle case chiuse,  sono le inquiline a cui è affidato questo racconto &#8220;off&#8221;. Guidato dalla penna comica di Luca de Santis.</div>
<div class='footnotes'>
<div class='footnotedivider'></div>
<ol>
<li id='fn-318-1'><a href="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2009/01/coop-marchetta.pdf">Scarica</a> il comunicato stampa in formato .pdf <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-318-1'>&#8617;</a></span></li>
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		<title>Prostitute fuorilegge</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 11:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
Gamberini e Ropa come Alemanno firmano l&#8217;ordinanza anti-lucciole. L&#8217;assessora Simona Lembi: «Verificheremo tra un anno, dati alla mano».

Il sindaco di Crespellano Gianni Gamberini si dice «perplesso»: tutta questa curiosità dei mezzi di informazione sull&#8217;ordinanza firmata assieme al sindaco di Anzola contro la prostituzione lo sorprende. «È un&#8217;ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>Gamberini e Ropa come Alemanno firmano l&#8217;ordinanza anti-lucciole. L&#8217;assessora Simona Lembi: «Verificheremo tra un anno, dati alla mano».</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/12/474294246_c0e7ed399f_b.jpg" title="prostitute" alt="prostitute" width="240" /><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l sindaco di Crespellano <a href="http://www.comune.crespellano.bo.it/default.aspx?KeyPub=10050468|10050261&#038;Cod_Oggetto=10050322">Gianni Gamberini</a> si dice «perplesso»: tutta questa curiosità dei mezzi di informazione sull&#8217;ordinanza firmata assieme al sindaco di <a href="http://www.comune.anzoladellemilia.bo.it/">Anzola</a> contro la prostituzione lo sorprende. «È un&#8217;ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini rispetto a un fenomeno che esiste da anni» spiega. «Oggi come oggi abbiamo in mano solo questo strumento» aggiunge. Insomma Anzola e <a href="http://www.comune.crespellano.bo.it">Crespellano</a>, forti dei nuovi poteri attribuiti ai sindaci dal pacchetto sicurezza, seguono la via tracciata da Gianni Alemanno a Roma e mettono al bando la prostituzione per strada. In particolare, nel documento che è già operativo in quei territori, si stabilisce il <strong>divieto di contrattare o concordare prestazioni sessuali a pagamento sulle pubbliche vie comunali, nonché di tenere comportamenti, atteggiamenti o abbigliamenti che manifestino l&#8217;attività di meretricio</strong>, pena una sanzione pecuniaria.</p>
<p>«La forte incidenza di traffico legato alla prostituzione sul nostro territorio è un fatto presente e noto da tempo – dice <a href="http://www.comune.anzoladellemilia.bo.it/il_comune/sindaco/-sindaco/pagina1.html">Loris Ropa</a>, sindaco di Anzola – ma la vigilanza messa in atto dalle forze dell&#8217;ordine (carabinieri, polizia municipale e polizia stradale) non è sufficiente a contenere i disagi arrecati ai cittadini. Vi sono zone intensamente abitate come quelle sulla via Emilia in località Lavino di Mezzo, Martignone e Ponte Samoggia in cui l&#8217;esercizio della prostituzione produce gravi rischi sia alla sicurezza urbana che a quella stradale, senza contare &#8211; prosegue il sindaco – che quasi sempre lo sfruttamento della prostituzione si intreccia ad altre attività criminose». Aggiunge il sindaco di Crespellano Gamberini: «Non si tratta di un provvedimento nato per colpire coloro che sono innanzitutto vittime di un sistema di mercificazione del sesso, le donne e le ragazze, spesso giovanissime, che vendono il proprio corpo: l&#8217;ordinanza, infatti, contiene anche il divieto  di far salire a bordo di un veicolo una o più persone che manifestino l&#8217;esercizio della prostituzione. Il provvedimento mira piuttosto a prevenire e contenere disagi oramai insopportabili per gli abitanti delle zone in cui questo fenomeno si concentra». Insomma per i due primi cittadini il disagio è innanzitutto quello di chi vede e si disgusta: «In certe zone, siamo arrivati al punto che è difficile perfino il libero utilizzo degli spazi pubblici – conclude il sindaco Ropa – e continuamente riceviamo segnalazioni dai cittadini, che lamentano situazioni di insicurezza di precarietà di igiene dovuta all&#8217;abbandono di rifiuti di ogni genere».</p>
<p>Il giro di vite subentra quindi ma in un fazzoletto di chilometri: a <a href="http://www.comune.zolapredosa.bo.it/">Zola</a> il divieto è già attivo da qualche settimana (il sindaco ha firmato la prima ordinanza), idem ad Anzola e a Crespellano. Casalecchio, dal canto suo, nemmeno ci pensa: «Non abbiamo mai avuto un&#8217;emergenza di questo tipo» confessa il primo cittadino Simone Gamberini. Eppure il primo effetto che si immagina, dopo l&#8217;entrata in vigore del provvedimento, è proprio quello di una migrazione, che risolverebbe il problema di decoro delle municipalità in cui è scattata l&#8217;ordinanza lasciando naturalmente inalterata la condizione di sfruttamento delle prostitute. Interlocuzioni con il tessuto associativo? Gianni Gamberini risponde: «Ci siamo confrontati con le forze dell&#8217;ordine, non con le associazioni».</p>
<p><a href="http://www.provincia.bologna.it/probo/Engine/RAServePG.php/P/265010010400/M/275610010808">Simona Lembi</a>, assessora provinciale alle Pari Opportunità, non entra nel merito dell&#8217;ordinanza dei sue sindaci &#8211; «Il Comune è sovrano &#8211; dice &#8211; avranno avuto le loro ragioni» &#8211; ma si scaglia decisa contro il &#8220;modello Alemanno&#8221;: «È indecente &#8211; dice &#8211; equiparare il cliente alla prostituta: la prima evidenza &#8211; spiega &#8211; è che dopo la prostituta torna sempre sulla strada». Non solo: «La proposta di Mara Carfagna, anticipata da Alemanno a Roma, non è stata frutto di un&#8217;interlocuzione con le associazioni che da anni si occupano del problema, perciò formula una risposta a dir poco banale». «Problemi complessi &#8211; insiste Lembi &#8211; ,meritano soluzioni complesse. Quelle di cui parliamo oggi servono solo a finire sul giornale. Tra un anno vedremo, dati alla mano, come è cambiato realmente il fenomeno. E questo vale tanto per Roma &#8211; conclude &#8211; quanto per i sindaci del Bolognese».</div>
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		<title>Marzabotto, la Memoria s&#8217;incontra a teatro</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 05:20:58 +0000</pubDate>
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In scena al Duse lo spettacolo di Belli e Lucarelli sull&#8217;eccidio.

Ha cercato di includerli tutti in un abbraccio, il bravo Matteo Belli, alla fine dello spettacolo: i bolognesi del pubblico del Teatro Duse, che non smettevano di applaudire, ma soprattutto i superstiti, i testimoni, la gente di Marzabotto, Grizzana, Monzuno alla quale l&#8217;attore aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>LO SPETTACOLO</strong><br />
<em>In scena al Duse lo spettacolo di Belli e Lucarelli sull&#8217;eccidio.</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/10/marzabotto-lucarelli.jpg" title="Matteo Belli nei panni di Gargiulo" alt="Matteo Belli nei panni di Gargiulo" width="240" /><span title="H" class="cap"><span>H</span></span>a cercato di includerli tutti in un abbraccio, il bravo Matteo Belli, alla fine dello spettacolo: i bolognesi del pubblico del Teatro Duse, che non smettevano di applaudire, ma soprattutto i superstiti, i testimoni, la gente di Marzabotto, Grizzana, Monzuno alla quale l&#8217;attore aveva chiesto in prestito la voce. Sapeva ci sarebbero stati, per loro erano riservati posti nelle prime file. E in effetti c&#8217;erano: qualcuno in gruppo, altri sparpagliati in quella porzione di platea proprio a ridosso del palcoscenico. Li si riconosceva dai capelli bianchi, dal vestito &#8220;buono&#8221;, dal trafficare attento di una serie di persone attorno a loro affinché trovassero i posti e potessero seguire al meglio lo spettacolo.</p>
<p>Una era seduta nel settore a sinistra, quello dei posti dispari,  in terza fila: è arrivata a teatro con la figlia e la nipote, tre generazioni sedute una accanto all&#8217;altra. Portava un tailleur scuro, morbido, e al collo si intravedeva appena un foulard a fiori. Per staccare un po&#8217; tutto quel nero, si capiva, fanno così un po&#8217; tutte le nonne, quasi fosse una regola quando ci si veste per uscire. Ha ingannato con le chiacchiere i minuti prima dell&#8217;inizio, borsa appoggiata sulle gambe mentre con le mani rese piccole dagli anni giocava a intrecciare i manici. Poi quando in sala è calato il buio, senza lasciare discorsi a metà ma concludendo le ultime frasi sottovoce, si è messa zitta e concentrata sulla scena.<br />
All&#8217;inizio, quando nonna figlia e nipote erano arrivate in platea, faticavano a trovare le tre poltroncine: «Mamma i numeri sono scritti al contrario, mi confondo» lamentava la figlia per giustificare l&#8217;impaccio. «Un affare di stato» ha replicato lei, paziente come le mamme di una volta e quasi tra sé e sé.</p>
<p>Già, un affare di stato: pochi minuti dopo è proprio Matteo Belli, o meglio l&#8217;archivista Gargiulo che Belli interpreta sulla scena, ad utilizzare questa espressione. «Ho richiesto una stufetta da tre mesi – si duole con l&#8217;interlocutore fuori campo – ma sembra un affare di stato». L&#8217;archivista Gargiulo è l&#8217;espediente narrativo che Carlo Lucarelli e Matteo Belli hanno escogitato per penetrare con la lama della messa in scena il racconto dell&#8217;eccidio di Marzabotto, l&#8217;opera in prima nazionale l&#8217;alta sera in via Cartolerie. Gargiulo – occhiali spessi, pantaloni cascanti, giacca, sciarpa e un raffreddore micidiale – lavora in un posto sotterraneo, &#8220;il luogo dell&#8217;oblìo&#8221; lui lo definisce. Un inferno dove si spostano anime, fantasmi con cui è difficile convivere. Di quell&#8217;inferno lui è Virgilio: conosce i segreti, è capace di guidare. Lì, negli interrati della Procura Generale di Roma, dalla mattina alla sera lui sistema carte: le legge, le protocolla, le archivia. E le custodisce in quel luogo che è più sicuro di una cassaforte: «È come nascondere i gioielli della regina – spiega -tra i panni sporchi dei servitori». Un giorno, gli autori faranno capire alla fine che è il 1973, un giornalista arriva e gli chiede di vedere il fascicolo numero 1937, quello che da più di 10 anni è chiuso in un armadio girato con le ante contro il muro. Nessuno sa di quell&#8217;incontro e nessuno dovrà saperlo in seguito.</p>
<p>Così prende voce l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Armadio_della_vergogna">armadio della vergogna</a>, quello che fino al 1994 ha tenuto i nazisti che uccisero 770 civili a Monte Sole  al sicuro dalla Giustizia. Per volere di nostri ministri e in nome di una logica che oggi la storia ha ribattezzato, appunto, come &#8220;vergogna&#8221;. E così riprende voce anche l&#8217;anziana signora in terza fila: «È vero» le si sente dire a un certo punto, mentre nell&#8217;armadio passano in rassegna le testimonianze. E dopo un po&#8217; aggiunge: «È la Lucia». Prima sottovoce, poi scossa il braccio della figlia e glielo ripete: «È la Lucia». È di Lucia, un&#8217;altra sopravvissuta, la voce che Belli in quel momento prende in prestito e che parla del crudele sterminio di un&#8217;intera famiglia. L&#8217;attore cambia tono e il bisbiglio della donna gela i vicini: «Questa sono io&#8230;».</p>
<p>«Sssss…»: qualcuno sente solo un borbottìo e chiede silenzio, lei smette subito. Ma dopo poco, di nuovo,  non resiste: «Ce l&#8217;ho anch&#8217;io!» dice alla figlia quando l&#8217;attore alza una copia del Carlino dell&#8217;ottobre del 1944. «Mentirono» aggiunge con rabbia. Poi l&#8217;insabbiamento: mentre il personaggio racconta lei ripassa a fil di voce gli artefici della vergogna e si sofferma su uno: «Santacroce &#8211; dice &#8211; lui ha fatto carriera archiviando quel fascicolo».</p>
<p>Lo spettacolo alla fine ricorda la sentenza di La Spezia del 2007: dieci ergastoli, tutti i colpevoli in contumacia, nessuno di loro andrà in carcere. Quando le luci in sala si riaccendono gli applausi durano a lungo: Belli è emozionato quanto la platea e ringrazia gli enti locali – Comunità Montana, Provincia e Regione – che hanno prodotto lo spettacolo.</p>
<p>«È tutto vero, non hanno cambiato una virgola» è l&#8217;ultimo commento carpito alla signora in terza fila. Poi si è alzata, a passi piccoli si è liberata dalle poltroncine e si è avviata verso l&#8217;uscita, per riportare i suoi ricordi in quei crinali dove 64 anni fa con crudeltà furono impressi. Testimoni diretti come lei tra dieci o vent&#8217;anni non ce ne saranno più, e la Memoria diventerà solo un fatto di documenti, luoghi, date e cippi celebrativi. Ma anche, fortunatamente, una prosa teatrale sulla cui messa in scena si sono fusi gli sguardi dei protagonisti, e che con tenerezza inciampa nel dialetto e  nella &#8220;s&#8221; bolognese. Senza dimenticarsi però di raccontare, assieme ai fatti, il senso di quella profonda e incancellabile vergogna.</p></div>
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		<title>Turbogas, Guerra: &#8220;Protestate in aula&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 12:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
Fuoco incrociato di interpellanze in Regione.

Esorta i protestanti del Comitato No Turbogas a &#8220;far sentire la propria voce, partecipando alla seduta dell&#8217;assemblea legislativa di martedì prossimo&#8221;, quando la Giunta Errani dovrà rispondere alla sua interpellanza sul progetto Dufenergy. E sarebbe bene, aggiunge, &#8220;che l&#8217;assessorato alle Attività produttive desse una risposta precisa&#8221;.
Daniela Guerra, capogruppo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>Fuoco incrociato di interpellanze in Regione.</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/09/turbogas2.jpg" alt="Schema di funzionamento di una centrale a turbogas" title="Schema di funzionamento di una centrale a turbogas" width="240" /><span title="E" class="cap"><span>E</span></span>sorta i protestanti del Comitato No Turbogas a &#8220;far sentire la propria voce, partecipando alla seduta dell&#8217;assemblea legislativa di martedì prossimo&#8221;, quando la Giunta Errani dovrà rispondere alla sua interpellanza sul progetto Dufenergy. E sarebbe bene, aggiunge, &#8220;che l&#8217;assessorato alle Attività produttive desse una risposta precisa&#8221;.</p>
<p>Daniela Guerra, capogruppo dei Verdi in Regione, batte i pugni sul tavolo e per vederci chiaro sul <a href="http://www.vincenzobrana.it/2008/09/20/articoli/turbogas-anche-legambiente-contro/">progetto della centrale a Turbogas nell&#8217;area dell&#8217;ex cartiera Burgo</a> sceglie la strada del muro contro muro. E da una parte ci sarà perciò Duccio Campagnoli, assessore alle attività produttive, che dovrà dare spiegazioni al Consiglio di un&#8217;iniziativa che ha messo in apprensione centinaia di cittadini della Valle del Reno. E dall&#8217;altra parte, nell&#8217;emiciclo di viale Aldo Moro, ci sarà Guerra con la sua interpellanza che indaga sulla &#8220;retromarcia&#8221; della Regione rispetto alle indicazioni  del Piano energetico, a neanche un anno dalla sua entrata in vigore. E ci saranno i cittadini, il fronte per &#8220;No&#8221;, che Guerra vuole attorno a sè per far sentire la voce del dissenso. Gli stessi cittadini che stasera alle 21, nella sala polivalente di Via Matteotti a Marzabotto, hanno convocato un&#8217;équipe di esperti a spiegare  le controindicazioni di quell&#8217;imponente impianto che brucia metano.</p>
<p>&#8220;Faremo un&#8217;informazione trasparente &#8211; dice la coordinatrice del comitato &#8211; quello che la nostra amministrazione non ha fatto&#8221;.  E ci sarà anche l&#8217;ala opposta dell&#8217;aula, il gruppo di Alleanza Nazionale, da cui parte ancora un&#8217;interpellanza sul Turbogas a Marzabotto, a firma del consigliere Alberto Vecchi: secondo  la documentazione ottenuta dal comune di Marzabotto, riferisce Vecchi, risulterebbe  che nell&#8217;aprile di quest&#8217;anno sia stata protocollata presso il comune stesso una richiesta di parere preventivo di fattibilità  per l&#8217;attività di recupero di veicoli fuori uso da parte di  un&#8217;azienda, &#8220;disponibile all&#8217;acquisto dell&#8217;intera area&#8221; in questione. Il consigliere, preoccupato dalle emissioni inquinanti della centrale, chiede alla Regione se è a conoscenza del fatto che, oltre a quello della Dufenergy,  esistevano altri progetti per il riutilizzo dell&#8217;area ex Burgo, e vuole quindi sapere per quale ragione quello della ditta che si occupa di recupero di componenti automobilistici non sia  stato preso in considerazione e ad oggi non abbia ricevuto  risposta.</p></div>
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		<title>Turbogas, anche Legambiente contro</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 11:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO1
Procedono le trattative tra istituzioni e Dufenergy per la centrale. Ma il fronte dei contrari si ingrossa. A Marzabotto un seminario organizzato dai cittadini con l&#8217;aiuto di alcuni esperti.

Gli amanti della tintarella in riva al fiume sanno bene che il beneficio del torrente limpido incastonato tra le alture ha come svantaggio il limitato numero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO<sup class='footnote'><a href='#fn-164-1' id='fnref-164-1'>1</a></sup></strong><br />
<em>Procedono le trattative tra istituzioni e Dufenergy per la centrale. Ma il fronte dei contrari si ingrossa. A Marzabotto un seminario organizzato dai cittadini con l&#8217;aiuto di alcuni esperti.</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 0px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/09/te-la-spengo-io.jpg" alt="No turbogas | Te la spengo io" title="No turbogas | Te la spengo io" width="220" /><span title="G" class="cap"><span>G</span></span>li amanti della tintarella in riva al fiume sanno bene che il beneficio del torrente limpido incastonato tra le alture ha come svantaggio il limitato numero di ore il cui il sole riesce a farsi breccia tra le vette. Insomma atmosfera mozzafiato, ma il sole dura poco. Basterebbe questa piccola considerazione, frutto di scampagnate o non di studi, a gettare il velo della perplessità sulla possibilità che l&#8217;insediamento Dufenergy a Lama di Reno possa trasformare Marzabotto &#8220;in uno dei primi Comuni fotovoltaici della Regione&#8221;, come annunciava, a cavallo del Ferragosto, l&#8217;assessore regionale Duccio Campagnoli.</p>
<p>E il dubbio è molto semplice: perché infilare un&#8217;imponente distesa di pannelli fotovoltaici in una valle stretta in cui il sole batte per meno tempo che in qualsiasi altro posto? E, in effetti, l&#8217;annuncio dell&#8217;assessore, dopo appena un mese, si ridimensiona drasticamente e nella nota diffusa ieri dai palazzi di viale Aldo Moro la questione prende una piega diversa, in cui il fotovoltaico perde il suo carattere di eccellenza: &#8220;Per l&#8217;ex Cartiera di Marzabotto &#8211; si legge &#8211; l&#8217;obiettivo di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna e  Comune è quello di realizzare una riconversione che crei una  nuova area produttiva; e il Gruppo Dufenergy, che ha presentato  il progetto per realizzare nell&#8217;area un impianto per la  generazione elettrica &#8220;anti black-out&#8221; insieme a un impianto  fotovoltaico e alla riattivazione della centrale idroelettrica  della Cartiera, conferma l&#8217;impegno a favorire anche l&#8217;obiettivo  complessivo della riconversione&#8221;. </p>
<p>Insomma, la vicenda della centrale Turbogas a Lama di Reno, là dove un tempo funzionava la storica Cartiera Burgo, continua a muoversi in acque torbide. Al punto che, da un mese a questa parte, il fronte del dissenso si è ingrossato a dismisura: il comitato cittadino, che ha già raccolto 3.600 firme per scongiurare quella soluzione, ha adesso dalla sua anche Legambiente, oltre che una serie di forze politiche &#8211; di destra e di sinistra &#8211; che nelle diverse sedi istituzionali continuano a chiedere chiarezza e trasparenza su questo percorso. E soprattutto i <a href="http://www.noturbogaslamadireno.com/">contrari</a> &#8211; mentre la Regione annuncia una procedura di Valutazione di impatto ambientale  con la modalità della Conferenza di  Servizi e un&#8217;inchiesta pubblica per dar voce ai cittadini &#8211; hanno già in mano un dettagliato studio, realizzato da Marco Bittelli e Marco Cervino, ricercatori dell&#8217;Università di Bologna, che mette in allarme gli oltre 1500 abitanti della zona. </p>
<p>Perché le analisi fornite da Dufenergy contestualmente al progetto della centrale a Turbogas risultano, a detta degli esperti consultati dal comitato, &#8220;carenti e di basso profilo&#8221;. La Regione, nella nota diffusa ieri, parla di un &#8220;impianto del tipo di &#8220;modulazione&#8221;", quindi per la  produzione dell&#8217;energia &#8220;di punta&#8221; (quella necessaria quando la  domanda supera l&#8217;offerta e per prevenire i black-out);   la potenza massima della turbina a gas indicata nel  progetto presentato, perciò,  non sarà superiore ai 48 MWe e le ore di  funzionamento dell&#8217;impianto saranno tra le 3500 e le 5000 h/anno, che significa dalle 10 alle 15 ore al giorno. Tutti i giorni. </p>
<p>Non si parla invece delle emissioni di polvere sottili, uno dei punti che più preoccupa i residenti che vedranno sorgere la centrale a 15 metri dalle proprie abitazioni: &#8220;Nel progetto &#8211; dicono i portavoce del comitato per il &#8220;no&#8221; &#8211; la centrale proposta produrrà PM2.5 e PM10 pari a 30 t/anno del solo particolato secondario pari a circa un decimo di tutto l&#8217;inquinamento prodotto dal traffico di Bologna. Tale inquinamento insisterà su una zona valliva con una superficie molto inferiore a quella di Bologna. Inoltre &#8211; proseguono i residenti &#8211; i ben noti fenomeni di inversione termica, porterebbero alla permanenza, anche per diverse settimane, di alte quantità di polveri sottili a poche decine di metri sopra il livello del suolo, con gravi ripercussioni di inquinamento atmosferico&#8221;. </p>
<p>Intanto la Regione rende noto che &#8220;Dufenergy ha sottoscritto l&#8217;impegno, a fronte dell&#8217;approvazione dei progetti presentati,  a cedere al Comune tutta la parte dell&#8217;area ex Burgo (circa 70.000 mq) non impegnata dal progetto energetico (che ne occuperebbe solo 20.000 mq), per la somma di circa 3 milioni di euro&#8221;. Ma che ne farà il Comune di quell&#8217;area? Anche su questo i dissidenti di Lama di Reno si interrogano. E le perplessità non finiscono qui: &#8220;Nel progetto &#8211; dicono ancora dal comitato &#8211;  si riscontrano incongruenze con il Piano Energetico Regionale e le linee guide di quello nazionale, che prevedono un abbattimento delle emissioni di CO2. La creazione di un nuovo impianto per la produzione di energia mediante combustibili fossili con nuove immissioni di CO2 nell&#8217;ambiente, è in netto contrasto con la necessità per il Paese di ottemperare agli obblighi derivanti dal Protocollo di Kyoto&#8221;. </p>
<p>E sull&#8217;inopportunità di questo insediamento, Legambiente sferra l&#8217;attacco più duro, perché &#8220;tale energia elettrica non è necessaria, non è prevista nel Piano Energetico Regionale, e se questa energia fosse utile, chiediamo alla Regione Emilia-Romagna e al suo Assessore alle attività produttive di darcene approfondita documentazione&#8221;. Infine occhi puntati sul fiume: &#8220;L&#8217;utilizzo dell&#8217;acqua del fiume Reno per il raffreddamento della turbine &#8211; dicono quelli del comitato &#8211; è preoccupante, vista la già limitata disponibilità della conoide del Reno con progressivi cali del livello piezometrico. Si ricorda che la conoide del Reno, costituisce la principale fonte di acqua potabile per la città di Bologna&#8221;. </p>
<p>La cornice di tutta questa complicata vicenda sembra essere all&#8217;insegna dell&#8217;incomunicabilità: i &#8220;contrari&#8221; parlano di un &#8220;progetto imposto con strafottenza e senza un briciolo di democrazia&#8221; e il clima teso di un&#8217;assemblea pubblica tenuta l&#8217;altro ieri a Marzabotto ne sarebbe dimostrazione. Resta il tema del lavoro: l&#8217;insediamento di Dufenergy infatti  riassorbirebbe tutti i 23 lavoratori in cassa integrazione dell&#8217;ex cartiera: l&#8217;ammortizzatore sociale si estinguerebbe a dicembre, ma la Regione si è data disponibile a prolungarlo. </p>
<p>&#8220;Ci rendiamo conto che sia importantissimo trovare soluzioni affinchè tutte queste persone non perdano il loro posto di lavoro&#8221; &#8211; commenta Liliana Morotti, coordinatrice del <a href="http://www.noturbogaslamadireno.com">Comitato No Turbogas</a> &#8211; &#8220;ma questo non può avvenire a discapito della salute dell&#8217;intera valle&#8221;. Inoltre, segnalano ancora dal comitato, le centrali Turbogas sono dette &#8220;unmanned&#8221; in quanto in ognuno si impiega pochissima forza lavoro, nell&#8217;ordine delle 2 o 3 persone. E per concludere i cittadini danno un appuntamento: domani sera, alle 21, alla sala polivalente in via Matteotti, 3 , per il seminario &#8220;Salute, Produzione di Energia E Turbogas&#8221; che affronterà, con l&#8217;aiuto di esperti, questi temi.</div>
<div class='footnotes'>
<div class='footnotedivider'></div>
<ol>
<li id='fn-164-1'><a href="http://www.noturbogaslamadireno.com/doc/art/080919-ildomani.pdf">Scarica l&#8217;articolo in formato .pdf</a> <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-164-1'>&#8617;</a></span></li>
</ol>
</div>
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		<title>Castiglione, il tempo delle castagne</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 09:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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&#8220;A noi che un pezzetto era già un sorriso&#8221; sarà proiettato giovedì sera alle 20.30 in piazza. Un tempo la città era tutto bosco, i cui frutti erano l&#8217;unico mezzo di sussistenza per gli abitanti di quelle vette. Tre ventenni hanno raccolto le testimonianze di quegli anni e hanno realizzato un documentario.

Castiglione dei Pepoli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL FILM</strong><br />
<em>&#8220;A noi che un pezzetto era già un sorriso&#8221; sarà proiettato giovedì sera alle 20.30 in piazza. Un tempo la città era tutto bosco, i cui frutti erano l&#8217;unico mezzo di sussistenza per gli abitanti di quelle vette. Tre ventenni hanno raccolto le testimonianze di quegli anni e hanno realizzato un documentario.</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 0px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/08/pezzetto-sorriso.png" alt="A noi che un pezzetto era già un sorriso" title="A noi che un pezzetto era già un sorriso" width="240" /><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>astiglione dei Pepoli, un tempo, era un grande castagneto: un bosco di alberi massicci i cui frutti erano il mezzo di sussistenza per chi era nato in quelle terre, che ancora non conoscevano l&#8217;asfalto delle grandi strade e i fischi dei treni veloci. La vita, quando i boati della seconda guerra mondiale erano ancora da venire, procedeva con semplicità, raccontando storie attorno alla <em>scadòra</em>, l&#8217;essicatoio cioè, tradotto dal dialetto. Lì si portavano i bigongi di castagne, che venivano pesati e garantivano la paga al bracciante. E lì si perpetrava il gusto di quella cultura basata sulle parole dette, sulle storie ascoltate stando in cerchio, senza fretta, perché non si perdeva nessun treno e solo il tramonto rappresentava in una giornata la meta.</p>
<p>Questa <a href="http://www.comune.castiglionedeipepoli.bo.it">Castiglione</a>, però, non esiste quasi più: sopravvive timidamente solo nei racconti di quei pochi anziani che hanno resistito all&#8217;arrivo della Direttissima e dell&#8217;Autostrada, e che ancora oggi non si separano dal loro cesto di castagne. Quasi nessuno se ne accorge, ma a Claudio Spottl, Antonio Saracino e Tommaso Tarabusi, tre giovanotti tra i 24 e i 27 anni, non è passato inosservato quello scorcio di storia che trapela nelle parole degli uomini e delle donne della terza età. E si sono presi l&#8217;onere, perciò, di garantire a quel passato una chance per non andare perduto.</p>
<p><strong>&#8230;A noi che un pezzetto era già un sorriso</strong> è il titolo del documentario che i tre giovani videomaker hanno messo insieme e che sarà presentato giovedì sera, alle 20.30, in piazza a Castiglione nell&#8217;ambito della festa paesana &#8220;Montagna in fiera&#8221;. &#8220;Si sono perse le tracce della cultura contadina che caratterizzava gli anni prima della seconda guerra mondiale&#8221; denuncia Spollt, e il documentario, perciò, tenta proprio di ricostruire &#8211; attraverso la raccolta dei materiali video e le interviste agli anziani &#8211; quella lontana memoria. La battitura del grano, la pesa delle castagne, ma anche gli anni della guerra, i partigiani della brigata Stella Rossa, l&#8217;incubo del battaglione SS di Walter Reder. &#8220;Il documentario &#8211; spiega Claudio Spottl &#8211; è costruito su ricordi, immagini e vecchie bobine lungo le quali scorre, tessuto, il vivere di questa comunità. Dalla diligenza alle grandi vie di comunicazione, dalla vita contadina al benessere, dal passato al futuro&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;incursione nel &#8220;secolo breve&#8221; che ha determinato un rivoluzionario cambiamento in quelle vette: &#8220;Negli anni Cinquanta, ad esempio, &#8211; spiega Spottl &#8211; arrivò l&#8217;Autostrada del Sole che per queste terre significò una vera e propria rivoluzione economica&#8221;. E infatti pochi anni dopo a ridosso del Brasimone sorse la prima centrale nucleare (in realtà mai utilizzata per la produzione di energia), proprio dove ha inizio secolo era stata innalzata una diga monumentale. E mentre tanto di nuovo arrivava, il &#8220;vecchio&#8221; si estingueva senza lasciar traccia. Così ad esempio sono scomparse le terme, un tempo meta del turismo bolognese ed eccellenza della città. &#8220;I nostri vecchi parlano di una realtà povera ma solidale &#8211; spiegano i videomaker &#8211; il senso di comunità era indotto da un bisogno, una necessità fisica: per sopravvivere bisognava stare uniti&#8221;. Il documentario &#8220;diventa così un invito rivolto alle nuove generazioni, affinchè ascoltino le voci soffocate da una memoria che non ha più voglia di funzionare&#8221;. Di un tempo che nello scorrere logora le pagine di quel diario del 1898 che è l&#8217;escamotage che apre il film, e in cui si racconta di quelle focaccine che il panettiere sfornava a una cert&#8217;ora e che &#8220;un pezzetto &#8211; scrive l&#8217;anonimo castiglionese di più di cento anni fa &#8211; era già un sorriso&#8221;.</p></div>
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