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	<title>Vincenzo Branà &#187; Misfatti</title>
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		<title>Vendemmiati e la verità su Aldro</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 19:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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I cinque anni di calvario giudiziario della famiglia del giovane ucciso da quattro poliziotti  nel documentario del giornalista Rai 

Ci sono diversi aspetti che rendono È stato morto un ragazzo, il documentario di Filippo Vendemmiati, un’opera necessaria. La storia di Federico Aldrovandi, morto cinque anni fa a Ferrara per quello che solo oggi [...]]]></description>
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<em>I cinque anni di calvario giudiziario della famiglia del giovane ucciso da quattro poliziotti  nel documentario del giornalista Rai </a></em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/10/aldro-4c851111d5287.gif" title="è stato morto un ragazzo" alt="è stato morto un ragazzo" width="240" /><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>i sono diversi aspetti che rendono <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1ZSU-lfaHY4">È stato morto un ragazzo</a></strong>, il documentario di Filippo Vendemmiati, un’opera necessaria. La storia di Federico Aldrovandi, morto cinque anni fa a Ferrara per quello che solo oggi sappiamo essere stato un pestaggio da parte di quattro agenti della polizia, è un fatto di cronaca che non solo ha attratto l’attenzione dell’opinione pubblica ma che addirittura ad essa ha assegnato un ruolo, funzionale, possiamo dire col senno di poi, al ristabilirsi, dopo quasi cinque anni, della giustizia e della verità. E questo è successo proprio a causa della resistenza iniziale dei mezzi d’informazione generalisti a mettere nero su bianco &#8211; o sullo schermo &#8211; le perplessità che si infittivano attorno a quella tragica vicenda. La gente, o almeno la stragrande maggioranza, seppe di quella misteriosa morte solo mesi dopo, quando Patrizia Moretti, la mamma di Federico, decise di sfogare tutta la sua rabbia su un blog: solo allora quella strana storia cominciò a circolare in tutta la sua mostruosità, solo da quel momento iniziò a montare rapida l’indignazione. Tardi, quindi, ma soprattutto condensando una penosa agonia nel tempo istantaneo del racconto. È un bene perciò che Vendemmiati, attraverso il suo documentario, rimetta in fila i tre mesi che separano l’assassinio di Federico da quella tardiva finestra di visibilità pubblica. </p>
<p>E una volta ripristinata la linea del tempo, una volta raccontati nel loro succedersi i giorni di quel calvario, l’autore ci offre le testimonianze della vista e dell’udito: ci mostra le strade, le tante finestre che si affacciano su via Ippodromo, varchi che potevano essere occhi per guardare e orecchie per sentire ma sui quali una sinistra omertà ha avuto la meglio, risparmiando solo, della civile Ferrara, un’immigrata camerunense in attesa di permesso di soggiorno. Solo lei ha parlato, solo lei ha avuto il coraggio di raccontare quella lotta folle che per quasi mezz’ora &#8211; tra urli e botte &#8211; ha tenuto banco in quello spiazzo circondato dai condomini: era assolutamente necessario che qualcuno ci raccontasse anche questo. Com’era necessario che si ascoltassero uno dietro l’altro i nomi dei quattro agenti condannati &#8211; Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri &#8211; e se ne guardassero da vicino i gesti nervosi delle mani in aula mentre la bocca è impegnata a dire bugie. </p>
<p>Ed era necessario, infine, per noi operatori dell’informazione, vestire i panni degli antieroi: Vendemmiati lo fa bene, con onestà racconta il suo iniziale guardare da lontano a quella storia, lui come tutti gli altri; indugia sugli spalti dello stadio di provincia in cui quel 25 settembre maledetto sentì parlare per la prima volta della morte di Federico, successa da appena qualche ora; ci racconta il suo silenzio, lo mette sul tavolo assieme a tutto il resto, non cerca la maglia dell’eroe (un trofeo inflazionato benché stucchevole in molto giornalismo di inchiesta), anzi con la correttezza del cronista attento racconta coi fatti e non con la retorica il coraggio estremo di una famiglia colpita al cuore.   </p></div>
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		<title>Coop. Marchetta &#8211; Il podcast della prima puntata</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 17:36:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel ricordarvi che Martedì 10 Febbraio alle ore 21.30, si terrà la 2° puntata di Coop. Marchetta, vi delizio col podcast della 1° serata. Attenzione! L&#8217;ospite d&#8217;onore della seconda puntata di Coop. Marchetta darà Lidia Menapace, una delle &#8220;mamme costituenti&#8221; della Repubblica Italiana.







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			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Nel ricordarvi che <strong>Martedì 10 Febbraio alle ore 21.30</strong>, si terrà la 2° puntata di <strong><a href="http://www.vincenzobrana.it/2009/01/21/articoli/coop-marchetta/">Coop. Marchetta</a></strong>, vi delizio col <a href="http://www.casseropodcast.org/podcast/coop-marchetta-1/">podcast</a> della 1° serata. <strong>Attenzione!</strong> L&#8217;ospite d&#8217;onore della seconda puntata di Coop. Marchetta darà <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lidia_Menapace">Lidia Menapace</a></strong>, una delle &#8220;mamme costituenti&#8221; della Repubblica Italiana.</div>
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		<title>Coop. Marchetta</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 21:17:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Arcigay Il Cassero presenta
COOP. MARCHETTA (Quando il marciapiede è un&#8217;impresa&#8230;)
di Vincenzo Branà e Luca de Santis
con Celin Dior, Gaeta Jones, Bertha Black e Lysandra Coridon 1

Martedì 03/10/17 Febbraio, H 21.30 @ Cassero
Online On www.casseropodcast.org
Promuovi l&#8217;evento su Facebook

Non esiste un modo univoco di parlare di prostituzione: lotta allo sfruttamento e autodeterminazione sono ad esempio solo due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Arcigay Il Cassero presenta<br />
<em><strong>COOP. MARCHETTA</strong> (Quando il marciapiede è un&#8217;impresa&#8230;)</em><br />
di <strong>Vincenzo Branà</strong> e <strong>Luca de Santis</strong><br />
con <strong>Celin Dior</strong>, <strong>Gaeta Jones</strong>, <strong>Bertha Black</strong> e <strong>Lysandra Coridon</strong> <sup class='footnote'><a href='#fn-318-1' id='fnref-318-1'>1</a></sup></div>
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<p class="first-child "><strong><span title="M" class="cap"><span>M</span></span>artedì 03/10/17 Febbraio, H 21.30 @ Cassero<br />
Online On <a href="http://WWW.CASSEROPODCAST.ORG">www.casseropodcast.org</a></strong><br />
<a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=47124448837">Promuovi l&#8217;evento su Facebook</a></div>
<div align="justify">
<p><img class="alignleft" style="border: 0px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2009/01/coop-marchetta.gif" title="Coop. Marchetta" alt="Coop. Marchetta" width="260" />Non esiste un modo univoco di parlare di prostituzione: lotta allo sfruttamento e autodeterminazione sono ad esempio solo due dei tanti nodi attorno ai quali si sviluppa il dibattito su questo tema. Esistono, insomma, tantissimi tipi di prostituzione, forme attraverso le quali si organizza il raccordo tra domanda e offerta nel mercato del sesso. E per ognuno di esse ci sono protagonisti, storie. E regole: non scritte, com&#8217;è la &#8220;legge della strada&#8221;, o scritte come la <a href="http://www.vincenzobrana.it/2009/01/17/articoli/marciapiedi-fuorilegge/">legge Merlin di ormai cinquant&#8217;anni fa o il ddl Carfagna</a>, in esame ora in Parlamento. E poi ci sono le <a href="http://www.vincenzobrana.it/2008/12/20/articoli/prostitute-fuorilegge/">ordinanze dei sindaci</a> &#8211; Roma, Verona ma anche Anzola e Crespellano, nel bolognese &#8211; che anticipano il giro di vite del ministro Carfagna e creano nel nostro paese un&#8217;anomala mappa a macchia di leopardo. Ma l&#8217;anomalia più forte resta il fatto che in ognuno dei passaggi legislativi in atto &#8211; ordinanze o leggi &#8211; non sia stato aperto un confronto con le associazione e i soggetti che da sempre si occupano del tema, partorendo perciò norme biecamente ispirante alla lunghezza di una gonna.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: right;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2009/01/attenzione_prostitute1.jpg" title="Attenzione Prostitute" alt="Attenzione Prostitute" width="260" /><strong>Cooperativa Marchetta</strong> al contrario, non vuole farsi sfuggire l&#8217;opportunità di mettere in rete quelle conoscenze, passando al vaglio tanto le storie vere  quanto i luoghi comuni e le leggende metropolitane, spesso abbondanti nelle conversazioni sul tema. <strong>Tre serate, tre ospiti a serat</strong>a: un coro di voci sicuramente non esaustivo ma quantomeno rappresentativo del mondo del marciapiede.</p>
<p>Il salotto della discussione è inserito nella cornice scenica di un &#8220;bordello virtuale&#8221;, <strong>un sorta di condominio di sex-workers</strong> animato da un sodalizio cooperativo (la Coop. Marchetta, appunto)  e nel quale &#8211; in piena febbre da reality &#8211; non si potrà fare a meno di curiosare. La studentessa che si mostra in webcam in cambio di rose, la &#8220;marchetta&#8221; di Bovi Campeggi, Showanda Towanda, l&#8217;indimenticata nigeriana di Gaywatch,  Gaeta Jones, la più pericolosa delle travestite partenopee, e Lysandra Coridon, la prostituta d&#8217;antan delle case chiuse,  sono le inquiline a cui è affidato questo racconto &#8220;off&#8221;. Guidato dalla penna comica di Luca de Santis.</div>
<div class='footnotes'>
<div class='footnotedivider'></div>
<ol>
<li id='fn-318-1'><a href="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2009/01/coop-marchetta.pdf">Scarica</a> il comunicato stampa in formato .pdf <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-318-1'>&#8617;</a></span></li>
</ol>
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		<title>Prostitute fuorilegge</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 11:31:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[IL CASO
Gamberini e Ropa come Alemanno firmano l&#8217;ordinanza anti-lucciole. L&#8217;assessora Simona Lembi: «Verificheremo tra un anno, dati alla mano».

Il sindaco di Crespellano Gianni Gamberini si dice «perplesso»: tutta questa curiosità dei mezzi di informazione sull&#8217;ordinanza firmata assieme al sindaco di Anzola contro la prostituzione lo sorprende. «È un&#8217;ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>Gamberini e Ropa come Alemanno firmano l&#8217;ordinanza anti-lucciole. L&#8217;assessora Simona Lembi: «Verificheremo tra un anno, dati alla mano».</em></div>
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<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/12/474294246_c0e7ed399f_b.jpg" title="prostitute" alt="prostitute" width="240" /><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l sindaco di Crespellano <a href="http://www.comune.crespellano.bo.it/default.aspx?KeyPub=10050468|10050261&#038;Cod_Oggetto=10050322">Gianni Gamberini</a> si dice «perplesso»: tutta questa curiosità dei mezzi di informazione sull&#8217;ordinanza firmata assieme al sindaco di <a href="http://www.comune.anzoladellemilia.bo.it/">Anzola</a> contro la prostituzione lo sorprende. «È un&#8217;ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini rispetto a un fenomeno che esiste da anni» spiega. «Oggi come oggi abbiamo in mano solo questo strumento» aggiunge. Insomma Anzola e <a href="http://www.comune.crespellano.bo.it">Crespellano</a>, forti dei nuovi poteri attribuiti ai sindaci dal pacchetto sicurezza, seguono la via tracciata da Gianni Alemanno a Roma e mettono al bando la prostituzione per strada. In particolare, nel documento che è già operativo in quei territori, si stabilisce il <strong>divieto di contrattare o concordare prestazioni sessuali a pagamento sulle pubbliche vie comunali, nonché di tenere comportamenti, atteggiamenti o abbigliamenti che manifestino l&#8217;attività di meretricio</strong>, pena una sanzione pecuniaria.</p>
<p>«La forte incidenza di traffico legato alla prostituzione sul nostro territorio è un fatto presente e noto da tempo – dice <a href="http://www.comune.anzoladellemilia.bo.it/il_comune/sindaco/-sindaco/pagina1.html">Loris Ropa</a>, sindaco di Anzola – ma la vigilanza messa in atto dalle forze dell&#8217;ordine (carabinieri, polizia municipale e polizia stradale) non è sufficiente a contenere i disagi arrecati ai cittadini. Vi sono zone intensamente abitate come quelle sulla via Emilia in località Lavino di Mezzo, Martignone e Ponte Samoggia in cui l&#8217;esercizio della prostituzione produce gravi rischi sia alla sicurezza urbana che a quella stradale, senza contare &#8211; prosegue il sindaco – che quasi sempre lo sfruttamento della prostituzione si intreccia ad altre attività criminose». Aggiunge il sindaco di Crespellano Gamberini: «Non si tratta di un provvedimento nato per colpire coloro che sono innanzitutto vittime di un sistema di mercificazione del sesso, le donne e le ragazze, spesso giovanissime, che vendono il proprio corpo: l&#8217;ordinanza, infatti, contiene anche il divieto  di far salire a bordo di un veicolo una o più persone che manifestino l&#8217;esercizio della prostituzione. Il provvedimento mira piuttosto a prevenire e contenere disagi oramai insopportabili per gli abitanti delle zone in cui questo fenomeno si concentra». Insomma per i due primi cittadini il disagio è innanzitutto quello di chi vede e si disgusta: «In certe zone, siamo arrivati al punto che è difficile perfino il libero utilizzo degli spazi pubblici – conclude il sindaco Ropa – e continuamente riceviamo segnalazioni dai cittadini, che lamentano situazioni di insicurezza di precarietà di igiene dovuta all&#8217;abbandono di rifiuti di ogni genere».</p>
<p>Il giro di vite subentra quindi ma in un fazzoletto di chilometri: a <a href="http://www.comune.zolapredosa.bo.it/">Zola</a> il divieto è già attivo da qualche settimana (il sindaco ha firmato la prima ordinanza), idem ad Anzola e a Crespellano. Casalecchio, dal canto suo, nemmeno ci pensa: «Non abbiamo mai avuto un&#8217;emergenza di questo tipo» confessa il primo cittadino Simone Gamberini. Eppure il primo effetto che si immagina, dopo l&#8217;entrata in vigore del provvedimento, è proprio quello di una migrazione, che risolverebbe il problema di decoro delle municipalità in cui è scattata l&#8217;ordinanza lasciando naturalmente inalterata la condizione di sfruttamento delle prostitute. Interlocuzioni con il tessuto associativo? Gianni Gamberini risponde: «Ci siamo confrontati con le forze dell&#8217;ordine, non con le associazioni».</p>
<p><a href="http://www.provincia.bologna.it/probo/Engine/RAServePG.php/P/265010010400/M/275610010808">Simona Lembi</a>, assessora provinciale alle Pari Opportunità, non entra nel merito dell&#8217;ordinanza dei sue sindaci &#8211; «Il Comune è sovrano &#8211; dice &#8211; avranno avuto le loro ragioni» &#8211; ma si scaglia decisa contro il &#8220;modello Alemanno&#8221;: «È indecente &#8211; dice &#8211; equiparare il cliente alla prostituta: la prima evidenza &#8211; spiega &#8211; è che dopo la prostituta torna sempre sulla strada». Non solo: «La proposta di Mara Carfagna, anticipata da Alemanno a Roma, non è stata frutto di un&#8217;interlocuzione con le associazioni che da anni si occupano del problema, perciò formula una risposta a dir poco banale». «Problemi complessi &#8211; insiste Lembi &#8211; ,meritano soluzioni complesse. Quelle di cui parliamo oggi servono solo a finire sul giornale. Tra un anno vedremo, dati alla mano, come è cambiato realmente il fenomeno. E questo vale tanto per Roma &#8211; conclude &#8211; quanto per i sindaci del Bolognese».</div>
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		<title>&#8220;Tutti figuranti in un tragico teatro&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 22:43:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LA TESTIMONIANZA
Il G8 di Alessandro Berti, l&#8217;operaio bolognese a cui la corte di Genova ha riconosciuto i danni.

«Improvvisamente mi sono visto in quella scena di Pulp Fiction in cui in macchina parte un colpo dalla pistola e ammazza uno»: Alessandro Berti, sanlazzarese di 38 anni, ha ancora negli occhi nitide le immagini di quel luglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>LA TESTIMONIANZA</strong><br />
<em>Il G8 di Alessandro Berti, l&#8217;operaio bolognese a cui la corte di Genova ha riconosciuto i danni.</em></div>
<div align="justify">
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/12/51840749_7f166ca495_o.jpg" title="Genova G8" alt="Genova G8" width="240" />«Improvvisamente mi sono visto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PInjXgYC64g&#038;feature=related">in quella scena di Pulp Fiction in cui in macchina parte un colpo dalla pistola e ammazza uno</a>»: <strong>Alessandro Berti</strong>, sanlazzarese di 38 anni, ha ancora negli occhi nitide le immagini di quel luglio genovese di sette anni fa, quello in cui da Bologna in auto, da solo e &#8220;armato&#8221; soltanto della sua macchina fotografica, raggiunse la riviera ligure per prendere parte <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova">alle manifestazioni in occasione del G8</a>. La sua storia, come quella di molti, è sporcata di tanto sangue. Di violenza, di minacce, di carcere.</p>
<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>opo 7 anni l&#8217;altro giorno è stata battuta la sentenza  che riconosce a Berti un risarcimento di 7.000 euro per il fermo e l&#8217;arresto illegittimi. Qualcosa gli è stato riconosciuto anche nella sentenza del Bolzaneto, l&#8217;altro procedimento in cui si è trovato coinvolto. Ma Berti non si sente risarcito e con la mente ritorna a quell&#8217;assurdo viaggio in macchina a bordo di una volante: «Eravamo stati presi nella via della questura &#8211; racconta &#8211; io e un altro ragazzo solo perchè scattavamo foto alla carica della polizia». Subito botte e calci, poi in macchina scortati verso la caserma di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bolzaneto">Bolzaneto</a>. In quel viaggio il ragazzo che era con lui dice la frase &#8220;sbagliata&#8221;: «Portatemi in infermeria (il suo volto era una maschera di sangue, ndr), sono un avvocato, so che non mi potete trattare così». Un tono incauto, una parola di troppo per la suscettibilità di uno dei due agenti. Che di colpo ha estratto la pistola e l&#8217;ha puntata verso i due passeggeri. E loro, proprio come nel film di Tarantino in quella famosa scena della macchina, hanno temuto che quel proiettile partisse.</p>
<p>Il racconto di Berti, la ricostruzione che fa di quei giorni, non è tutto al passato: «La paura e gli incubi &#8211; spiega &#8211; ci sono ancora oggi». Col cosiddetto &#8220;senno del poi&#8221;, però, cerca di guardare a quei fatti da lontano. «Alla fine &#8211; dice &#8211; mi sono sentito parte di una grande messa in scena, gestita da una regia occulta che mai verrà a galla». Berti ancora non si spiega, ad esempio, quei ragazzi in scooter fermi all&#8217;angolo delle strade e spesso al telefono: «La gente del posto diceva di non averli mai visti». Ed è proprio una di quelle misteriose sentinelle, a un certo punto, ad entrare durante la prima giornata di cortei, il venerdì, nel bar in cui Berti consumava il suo veloce pasto. «Arrivano i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Black_block">black bloc</a>» annunciò l&#8217;uomo. E in effetti era ben informato. I black bloc, in quei giorni, Berti li ha visti da vicino, all&#8217;opera: «Li ho seguiti a distanza per tutta la giornata di venerdì &#8211; spiega &#8211; erano una trentina e agivano indisturbati. Le forze dell&#8217;ordine, nel frattempo, si accanivano con quelli che, come me, scattavano foto».</p>
<p>Per Berti in effetti la fotografia è sempre stata un &#8220;pallino&#8221;, una fissa che alla fine lo ha messo nei guai. Proprio mentre fotografava uno sparuto sit-in pacifico davanti alla questura ha subito la carica della Digos: macchina in frantumi, botte e poi dritti a Bolzaneto. Una volta lì mani in testa, fronte contro al muro, gambe larghe. «Portateci in infermeria» l&#8217;implorazione. «Fino a sera ne prenderete tante che è inutile portarvici ora». L&#8217;inferno nella caserma, per il sanlazzarese, è durato 12 ore. Poi il trasferimento al carcere di Alessandria: trasporto blindato, senza possibilità di comunicare con nessuno: «Ai miei genitori &#8211; dice Berti &#8211; avevo promesso, vista la pericolosità della manifestazione, di farmi vivo spesso. Invece per tre giorni non hanno avuto notizie di me». Salvo dalla televisione, che durante i notiziari trasmise il suo arresto: «Mio padre lo vide e da lì partì il suo calvario per capire cos&#8217;era successo».</p>
<p>Fu proprio quell&#8217;arresto, la necessità di difendersi, a indurre Berti a intraprendere le vie legali, quelle che ora gli hanno permesse di ottenere quel minimo risarcimento. Ma Berti nella Giustizia non aveva già allora granché fiducia: «Prima di quei fatti già pensavo che in Italia esistessero degli intoccabili. Le sentenze relative al G8 (quella di <a href="http://www.misteriditalia.com/blog/?p=29">Bolzaneto</a> e <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/g8-genova-4/giudizio-diaz/giudizio-diaz.html">delle scuole Diaz</a>, ndr) me l&#8217;hanno confermato. Anzi io credevo in cuor mio che non si arrivasse a condannare nemmeno gli agenti». E quella condanna parziale, per Alessandro Berti, è l&#8217;aspetto più surreale della vicenda: «I militari eseguono ordini &#8211; dice &#8211; non  posso credere che uno di loro abbia portato delle molotov all&#8217;interno delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_della_scuola_Diaz">scuole Diaz</a> per iniziativa personale».</p>
<p>La sentenza che riconosce al bolognese il risarcimento per quell&#8217;arresto, quelle botte, quell&#8217;ingiusta reclusione, sottolinea ancora una volta l&#8217;aspetto più peculiare di questa vicenda: «Il fatto &#8211; spiega l&#8217;avvocato Raffaele  Miraglia, legale di Berti &#8211; che delle persone che pacificamente manifestavano o addirittura scattavano banali fotografie siano state fermate, arrestate, malmenate». E di questo fatto, i protagonisti sono ormai rassegnati, nessuno riuscirà mai a fornire una spiegazione.</p></div>
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		<title>Cani senza guinzaglio</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 19:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL VERDETTO
Massacro alla Diaz durante il G8 di Genova: la Giustizia assolve i vertici delle forze dell&#8217;ordine.

Un po’ di tempo fa il mio cane morse sul naso una vicina di casa che aveva infilato la faccia tra le sbarre del cancello per farsi leccare. Proprio accanto al cartello “Attenti al Cane”, la furbona. Nulla di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL VERDETTO</strong><br />
<em>Massacro alla Diaz durante il G8 di Genova: la Giustizia assolve i vertici delle forze dell&#8217;ordine.</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 0px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/11/cane1.jpg" title="Attenti al cane" alt="Attenti al cane" width="240" /><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>n po’ di tempo fa il mio cane morse sul naso una vicina di casa che aveva infilato la faccia tra le sbarre del cancello per farsi leccare. Proprio accanto al cartello “Attenti al Cane”, la furbona. Nulla di grave, appena un graffietto. Ma la vicina presentò denuncia e mi sono trovato a doverle  pagare i danni. Io &#8211; che mentre è successo dormivo &#8211; non il cane, che in cuor suo non vede l’ora di rifarlo.</p>
<p>Incàzzati finchè vuoi ma il mondo va così: a ogni ruolo corrisponde una responsabilità, e se ti pigli un dalmata e scegli perciò di vestire i panni del “padroncino” devi essere pronto ad assumerti la responsabilità e l’onere di tutte le sorprese che l’amico a 4 zampe ha in serbo per te. Dalla cacca sullo zerbino alla sgranocchiata di naso alla vicina. </p>
<p>Questo banale assunto – che mi proviene dal buon senso, o dalla mamma, o dalle due cose insieme ma in ogni caso resta banale – è sufficiente a farmi sgranare gli occhi mentre leggo e rileggo le agenzie sulla <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/g8-genova-4/giudizio-diaz/giudizio-diaz.html">sentenza</a> con cui si è chiuso il processo sul <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova">massacro alle scuole Diaz di Genova nel 2001</a>. Qui qualcuno – uno stolto, un poco illuminato (spento, direi) oppure uno dotato di diabolica malafede – sta cercando di far passare una mattanza descritta da video, libri, documenti e testimoni diretti come una “scampagnata” di ragazzacci esaltati che a un certo punto hanno perso il senso della misura. Che fossero poliziotti, membri delle forze dell’ordine, la sentenza non sembra rendersi conto. Le colpe hanno una dimensione personale, ho sentito dire a qualcuno nella pioggia dei commenti. Assurdo! Quei militari portavano divise e distintivi, picchiavano con le mazze pagate coi soldi miei e di tutti voi. E se anche il più abile degli avvocati è riuscito a far fessa una corte e a raccontare che quelli l’incursione se l’erano organizzata da soli, senza ordini dall’alto, e che nessuno potesse far niente per fermarla, come abbiamo fatto alla fine a scordarci che i capi accanto ai poteri hanno delle responsabilità,  rispondono nel bene e nel male di quello che fanno i propri sottoposti? Chi spiega a questi iperpagati in divisa che quegli stipendi a tanti zeri dovrebbero essere un investimento in fiducia  per lo Stato e un onere – innanzitutto  &#8211; per chi li riceve?</p>
<p>E infine: sulla base della sentenza Diaz potrò dormire tenendo il cancello aperto rasserenato dal fatto che le multe d’ora in poi saranno intestate a Pablo, il quadrupede candido che scodinzola nel mio giardino?</p></div>
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		<title>Tra le lenzuola di Haider</title>
		<link>http://www.vincenzobrana.it/2008/10/23/articoli/tra-le-lenzuola-di-haider/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 21:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
L&#8217;outing postumo del leader austriaco appassiona il dibattito. Ma in Italia?


Insomma:  Haider era gay sì o no? Dopo gli articoli di giornale, gli interventi dei politici e le dichiarazioni dei congiunti potremmo francamente infischiarcene tutti. Non lo fa Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay, il primo a invocare qualche giorno fa il “chissenefrega” collettivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>L&#8217;outing postumo del leader austriaco appassiona il dibattito. Ma in Italia?</em></div>
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<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/10/imgphp.jpeg" title="Joerg Haider e Stephen Petzner" alt="Joerg Haider e Stephen Petzner" width="240" /></p>
<p><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>nsomma:  Haider era gay sì o no? Dopo gli articoli di giornale, gli interventi dei politici e le dichiarazioni dei congiunti potremmo francamente infischiarcene tutti. Non lo fa Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay, il primo a invocare qualche giorno fa il “chissenefrega” collettivo dalle pagine di <a href="http://eurialoeniso.blogspot.com/2008/10/haider-gay-per-favore-non-speculate.html">Liberazione</a>, per poi tornare sull’argomento, dopo il fiume di parole sulle colonne del giornale di Sansonetti, sull’homepage del suo <a href="http://blog.libero.it/mancuso/5717184.html">blog</a>. <a href="http://www.gaynews.it/view.php?ID=79514">Paola Concia</a>, l’unica omosessuale visibile del Parlamento, parla di un’informazione come le altre. E in effetti informazione lo è, Concia ha ragione. Forse non proprio come le altre: Haider era omofobo, apertamente e violentemente. Il fatto che fosse gay un effetto lo farà, quanto meno sui suoi sostenitori. (Tanto per iniziare Josef Bucher &#8211; e non Stefan Petzner, il “delfino” e amico “intimo” del  defunto &#8211; è stato nominato alla guida del gruppo parlamentare della Bzoe). Un po’ presto per considerare l’onda d’urto nel suo complesso, ma su questa linea di ragionamento troveremo sicuramente più informazioni che rovistando nelle ultime goliardiche ore del leader della destra austriaca. Perché, come giustamente sottolinea <a href="http://www.grillini.it/show.php?5893">Franco Grillini</a>, sul piatto c’è un altro fatto, cioè il coming out di Stephen Petzner, braccio destro di Haider ed erede della sua leadership. Coming out che accende i riflettori sulla “relazione speciale” tra Haider e il suo pupillo. La moglie lo sapeva, riportano i media. Cosa sapeva?, mi chiedo io. Ma la risposta precisa non l’ho trovata da nessuna parte.</p>
<p> Insomma il bravo Marco Fraquelli (intervistato giorni fa anche da <a href="http://politicaesocieta.blogosfere.it/2008/10/omosessuali-di-destra-parla-marco-fraquelli-i-nazisti-la-lotta-di-gaylib-e-la-demagogia-di-brunetta.html">Blogosfere</a>) a un anno appena dall’uscita del suo libro <a href="http://www.vincenzobrana.it/2008/09/12/articoli/gay-di-destra/">Omosessuali di Destra</a> si trova già a doverne aggiornare le ultime pagine. Senza però riuscire ancora a contraddire il viril vanto italico espresso nel ventennio dal Duce. “In Italia sono tutti maschi”, diceva Mussolini. E in effetti la destra tricolore ancora non si “svela”, nemmeno dopo il terremoto Haider. Il consigliere UDC Alberto Villa, dopo aver dichiarato la propria omosessualità si è dimesso dal partito. Ma, diciamocelo, l’estrema destra è un’altra cosa. Grillini, che proprio a una presentazione del libro di Fraquelli a Milano animò un’infervorata querelle con Daniela Santanchè, di tutti i destrorsi chiama in causa Calderoli, in effetti uno dei più &#8220;turbati&#8221; dall&#8217;omosessualità di Haider: “Ci piacerebbe sapere la sua opinione” dice. E io mi domando: perché è il più omofobo o il più velato? </p>
<p>Nel frattempo, ci informa <a href="http://www.babiloniamagazine.it/new.php?p=2454">Babilonia</a>, esce in Gran Bretagna la biografia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Himmler">Heinrich Himmler</a> a cura dello storico Peter Longerich: il gerarca nazista, manco a dirlo, era misogino e gay represso. Non si faceva mancare proprio nulla, lui.</div>
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		<title>Turbogas, Guerra: &#8220;Protestate in aula&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 12:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
Fuoco incrociato di interpellanze in Regione.

Esorta i protestanti del Comitato No Turbogas a &#8220;far sentire la propria voce, partecipando alla seduta dell&#8217;assemblea legislativa di martedì prossimo&#8221;, quando la Giunta Errani dovrà rispondere alla sua interpellanza sul progetto Dufenergy. E sarebbe bene, aggiunge, &#8220;che l&#8217;assessorato alle Attività produttive desse una risposta precisa&#8221;.
Daniela Guerra, capogruppo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>Fuoco incrociato di interpellanze in Regione.</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/09/turbogas2.jpg" alt="Schema di funzionamento di una centrale a turbogas" title="Schema di funzionamento di una centrale a turbogas" width="240" /><span title="E" class="cap"><span>E</span></span>sorta i protestanti del Comitato No Turbogas a &#8220;far sentire la propria voce, partecipando alla seduta dell&#8217;assemblea legislativa di martedì prossimo&#8221;, quando la Giunta Errani dovrà rispondere alla sua interpellanza sul progetto Dufenergy. E sarebbe bene, aggiunge, &#8220;che l&#8217;assessorato alle Attività produttive desse una risposta precisa&#8221;.</p>
<p>Daniela Guerra, capogruppo dei Verdi in Regione, batte i pugni sul tavolo e per vederci chiaro sul <a href="http://www.vincenzobrana.it/2008/09/20/articoli/turbogas-anche-legambiente-contro/">progetto della centrale a Turbogas nell&#8217;area dell&#8217;ex cartiera Burgo</a> sceglie la strada del muro contro muro. E da una parte ci sarà perciò Duccio Campagnoli, assessore alle attività produttive, che dovrà dare spiegazioni al Consiglio di un&#8217;iniziativa che ha messo in apprensione centinaia di cittadini della Valle del Reno. E dall&#8217;altra parte, nell&#8217;emiciclo di viale Aldo Moro, ci sarà Guerra con la sua interpellanza che indaga sulla &#8220;retromarcia&#8221; della Regione rispetto alle indicazioni  del Piano energetico, a neanche un anno dalla sua entrata in vigore. E ci saranno i cittadini, il fronte per &#8220;No&#8221;, che Guerra vuole attorno a sè per far sentire la voce del dissenso. Gli stessi cittadini che stasera alle 21, nella sala polivalente di Via Matteotti a Marzabotto, hanno convocato un&#8217;équipe di esperti a spiegare  le controindicazioni di quell&#8217;imponente impianto che brucia metano.</p>
<p>&#8220;Faremo un&#8217;informazione trasparente &#8211; dice la coordinatrice del comitato &#8211; quello che la nostra amministrazione non ha fatto&#8221;.  E ci sarà anche l&#8217;ala opposta dell&#8217;aula, il gruppo di Alleanza Nazionale, da cui parte ancora un&#8217;interpellanza sul Turbogas a Marzabotto, a firma del consigliere Alberto Vecchi: secondo  la documentazione ottenuta dal comune di Marzabotto, riferisce Vecchi, risulterebbe  che nell&#8217;aprile di quest&#8217;anno sia stata protocollata presso il comune stesso una richiesta di parere preventivo di fattibilità  per l&#8217;attività di recupero di veicoli fuori uso da parte di  un&#8217;azienda, &#8220;disponibile all&#8217;acquisto dell&#8217;intera area&#8221; in questione. Il consigliere, preoccupato dalle emissioni inquinanti della centrale, chiede alla Regione se è a conoscenza del fatto che, oltre a quello della Dufenergy,  esistevano altri progetti per il riutilizzo dell&#8217;area ex Burgo, e vuole quindi sapere per quale ragione quello della ditta che si occupa di recupero di componenti automobilistici non sia  stato preso in considerazione e ad oggi non abbia ricevuto  risposta.</p></div>
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		<title>Turbogas, anche Legambiente contro</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 11:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO1
Procedono le trattative tra istituzioni e Dufenergy per la centrale. Ma il fronte dei contrari si ingrossa. A Marzabotto un seminario organizzato dai cittadini con l&#8217;aiuto di alcuni esperti.

Gli amanti della tintarella in riva al fiume sanno bene che il beneficio del torrente limpido incastonato tra le alture ha come svantaggio il limitato numero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO<sup class='footnote'><a href='#fn-164-1' id='fnref-164-1'>1</a></sup></strong><br />
<em>Procedono le trattative tra istituzioni e Dufenergy per la centrale. Ma il fronte dei contrari si ingrossa. A Marzabotto un seminario organizzato dai cittadini con l&#8217;aiuto di alcuni esperti.</em></div>
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<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 0px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/09/te-la-spengo-io.jpg" alt="No turbogas | Te la spengo io" title="No turbogas | Te la spengo io" width="220" /><span title="G" class="cap"><span>G</span></span>li amanti della tintarella in riva al fiume sanno bene che il beneficio del torrente limpido incastonato tra le alture ha come svantaggio il limitato numero di ore il cui il sole riesce a farsi breccia tra le vette. Insomma atmosfera mozzafiato, ma il sole dura poco. Basterebbe questa piccola considerazione, frutto di scampagnate o non di studi, a gettare il velo della perplessità sulla possibilità che l&#8217;insediamento Dufenergy a Lama di Reno possa trasformare Marzabotto &#8220;in uno dei primi Comuni fotovoltaici della Regione&#8221;, come annunciava, a cavallo del Ferragosto, l&#8217;assessore regionale Duccio Campagnoli.</p>
<p>E il dubbio è molto semplice: perché infilare un&#8217;imponente distesa di pannelli fotovoltaici in una valle stretta in cui il sole batte per meno tempo che in qualsiasi altro posto? E, in effetti, l&#8217;annuncio dell&#8217;assessore, dopo appena un mese, si ridimensiona drasticamente e nella nota diffusa ieri dai palazzi di viale Aldo Moro la questione prende una piega diversa, in cui il fotovoltaico perde il suo carattere di eccellenza: &#8220;Per l&#8217;ex Cartiera di Marzabotto &#8211; si legge &#8211; l&#8217;obiettivo di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna e  Comune è quello di realizzare una riconversione che crei una  nuova area produttiva; e il Gruppo Dufenergy, che ha presentato  il progetto per realizzare nell&#8217;area un impianto per la  generazione elettrica &#8220;anti black-out&#8221; insieme a un impianto  fotovoltaico e alla riattivazione della centrale idroelettrica  della Cartiera, conferma l&#8217;impegno a favorire anche l&#8217;obiettivo  complessivo della riconversione&#8221;. </p>
<p>Insomma, la vicenda della centrale Turbogas a Lama di Reno, là dove un tempo funzionava la storica Cartiera Burgo, continua a muoversi in acque torbide. Al punto che, da un mese a questa parte, il fronte del dissenso si è ingrossato a dismisura: il comitato cittadino, che ha già raccolto 3.600 firme per scongiurare quella soluzione, ha adesso dalla sua anche Legambiente, oltre che una serie di forze politiche &#8211; di destra e di sinistra &#8211; che nelle diverse sedi istituzionali continuano a chiedere chiarezza e trasparenza su questo percorso. E soprattutto i <a href="http://www.noturbogaslamadireno.com/">contrari</a> &#8211; mentre la Regione annuncia una procedura di Valutazione di impatto ambientale  con la modalità della Conferenza di  Servizi e un&#8217;inchiesta pubblica per dar voce ai cittadini &#8211; hanno già in mano un dettagliato studio, realizzato da Marco Bittelli e Marco Cervino, ricercatori dell&#8217;Università di Bologna, che mette in allarme gli oltre 1500 abitanti della zona. </p>
<p>Perché le analisi fornite da Dufenergy contestualmente al progetto della centrale a Turbogas risultano, a detta degli esperti consultati dal comitato, &#8220;carenti e di basso profilo&#8221;. La Regione, nella nota diffusa ieri, parla di un &#8220;impianto del tipo di &#8220;modulazione&#8221;", quindi per la  produzione dell&#8217;energia &#8220;di punta&#8221; (quella necessaria quando la  domanda supera l&#8217;offerta e per prevenire i black-out);   la potenza massima della turbina a gas indicata nel  progetto presentato, perciò,  non sarà superiore ai 48 MWe e le ore di  funzionamento dell&#8217;impianto saranno tra le 3500 e le 5000 h/anno, che significa dalle 10 alle 15 ore al giorno. Tutti i giorni. </p>
<p>Non si parla invece delle emissioni di polvere sottili, uno dei punti che più preoccupa i residenti che vedranno sorgere la centrale a 15 metri dalle proprie abitazioni: &#8220;Nel progetto &#8211; dicono i portavoce del comitato per il &#8220;no&#8221; &#8211; la centrale proposta produrrà PM2.5 e PM10 pari a 30 t/anno del solo particolato secondario pari a circa un decimo di tutto l&#8217;inquinamento prodotto dal traffico di Bologna. Tale inquinamento insisterà su una zona valliva con una superficie molto inferiore a quella di Bologna. Inoltre &#8211; proseguono i residenti &#8211; i ben noti fenomeni di inversione termica, porterebbero alla permanenza, anche per diverse settimane, di alte quantità di polveri sottili a poche decine di metri sopra il livello del suolo, con gravi ripercussioni di inquinamento atmosferico&#8221;. </p>
<p>Intanto la Regione rende noto che &#8220;Dufenergy ha sottoscritto l&#8217;impegno, a fronte dell&#8217;approvazione dei progetti presentati,  a cedere al Comune tutta la parte dell&#8217;area ex Burgo (circa 70.000 mq) non impegnata dal progetto energetico (che ne occuperebbe solo 20.000 mq), per la somma di circa 3 milioni di euro&#8221;. Ma che ne farà il Comune di quell&#8217;area? Anche su questo i dissidenti di Lama di Reno si interrogano. E le perplessità non finiscono qui: &#8220;Nel progetto &#8211; dicono ancora dal comitato &#8211;  si riscontrano incongruenze con il Piano Energetico Regionale e le linee guide di quello nazionale, che prevedono un abbattimento delle emissioni di CO2. La creazione di un nuovo impianto per la produzione di energia mediante combustibili fossili con nuove immissioni di CO2 nell&#8217;ambiente, è in netto contrasto con la necessità per il Paese di ottemperare agli obblighi derivanti dal Protocollo di Kyoto&#8221;. </p>
<p>E sull&#8217;inopportunità di questo insediamento, Legambiente sferra l&#8217;attacco più duro, perché &#8220;tale energia elettrica non è necessaria, non è prevista nel Piano Energetico Regionale, e se questa energia fosse utile, chiediamo alla Regione Emilia-Romagna e al suo Assessore alle attività produttive di darcene approfondita documentazione&#8221;. Infine occhi puntati sul fiume: &#8220;L&#8217;utilizzo dell&#8217;acqua del fiume Reno per il raffreddamento della turbine &#8211; dicono quelli del comitato &#8211; è preoccupante, vista la già limitata disponibilità della conoide del Reno con progressivi cali del livello piezometrico. Si ricorda che la conoide del Reno, costituisce la principale fonte di acqua potabile per la città di Bologna&#8221;. </p>
<p>La cornice di tutta questa complicata vicenda sembra essere all&#8217;insegna dell&#8217;incomunicabilità: i &#8220;contrari&#8221; parlano di un &#8220;progetto imposto con strafottenza e senza un briciolo di democrazia&#8221; e il clima teso di un&#8217;assemblea pubblica tenuta l&#8217;altro ieri a Marzabotto ne sarebbe dimostrazione. Resta il tema del lavoro: l&#8217;insediamento di Dufenergy infatti  riassorbirebbe tutti i 23 lavoratori in cassa integrazione dell&#8217;ex cartiera: l&#8217;ammortizzatore sociale si estinguerebbe a dicembre, ma la Regione si è data disponibile a prolungarlo. </p>
<p>&#8220;Ci rendiamo conto che sia importantissimo trovare soluzioni affinchè tutte queste persone non perdano il loro posto di lavoro&#8221; &#8211; commenta Liliana Morotti, coordinatrice del <a href="http://www.noturbogaslamadireno.com">Comitato No Turbogas</a> &#8211; &#8220;ma questo non può avvenire a discapito della salute dell&#8217;intera valle&#8221;. Inoltre, segnalano ancora dal comitato, le centrali Turbogas sono dette &#8220;unmanned&#8221; in quanto in ognuno si impiega pochissima forza lavoro, nell&#8217;ordine delle 2 o 3 persone. E per concludere i cittadini danno un appuntamento: domani sera, alle 21, alla sala polivalente in via Matteotti, 3 , per il seminario &#8220;Salute, Produzione di Energia E Turbogas&#8221; che affronterà, con l&#8217;aiuto di esperti, questi temi.</div>
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<li id='fn-164-1'><a href="http://www.noturbogaslamadireno.com/doc/art/080919-ildomani.pdf">Scarica l&#8217;articolo in formato .pdf</a> <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-164-1'>&#8617;</a></span></li>
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		<title>Una ladra per icona</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 15:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
				<category><![CDATA[Due parole]]></category>
		<category><![CDATA[Fatti]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Misfatti]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Sansonne]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"><em>Due parole: che chic. Se devi farti denunciare non badare a spese. Altro che la sgraffignata dai banchetti del mercato. Un&#8217;icona.</em></p>
<p class="first-child "><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>NSA, NAPOLI, 26 LUGLIO &#8211; E&#8217; stata denunciata dalla pattuglia dei carabinieri per insolvenza fraudolenta una donna nigeriana in gita a Capri. La donna si era seduta in un lussuoso ristorante del centro storico ed aveva scelto dal menù i piatti più costosi e una bottiglia di vino d&#8217;annata. Il maître del locale, al termine della cena, ha consegnato alla giovane donna il conto: circa 150 euro. Conto che però la donna &#8211; lo ha detto sorridendo in perfetto inglese &#8211; non poteva saldare perché in borsa non aveva nemmeno un euro. Data questa risposta, la nigeriana si è alzata, dirigendosi verso l&#8217;uscita del locale. In zona era però in servizio la pattuglia dei carabinieri che ha invitato la donna a seguirli in caserma, per la verifica dei documenti, portando con sé la bottiglia del costoso vino che aveva consumato per metà. Gli uomini del comandante Michele Sansonne, dopo aver riscontrato che a carico della straniera esistevano precedenti per lo stesso reato, hanno provveduto a contestarle il reato di insolvenza fraudolenta, perseguibile però solo per querela di parte; querela che, fino al momento, non risulta presentata dal proprietario del ristorante.</p></div>
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