Vincenzo Branà

Avatar

Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Vi faccio un piccolo esempio

IL REALITY
La vittoria di Vladimir Luxuria all’Isola dei Famosi
è una vittoria di tutta la comunità glbt? Io alla fine credo di sì…

vladimir luxuriaStasera rientrando a casa ho trovato babbo, mamma e sorella davanti alla tv ipnotizzati dalla finale dell’Isola dei Famosi. Era passata la mezzanotte, ormai era l’ora del verdetto: Vladimir o Belen? Alla fine, tra tuoni e fulmini (?!), ha vinto Vladimir.

A casa mia non sventola certo la bandiera rainbow, anzi i tratti più duri del mio papà li assaggi proprio se affronti l’argomento omosessualità. Eppure mentre Vladimir alzava la coppa e piangeva, lui – il mio papà – ha detto con chiarezza: “Questa è una donna da ammirare“.

Non sono un fan dell’Isola, né un sostenitore della partecipazione di Luxuria al reality: mi definirei piuttosto un agnostico sul tema. Ma so per certo che sei mesi fa mio padre non avrebbe detto quella frase, anzi neanche “donna” sarebbe riuscito a dire. Ora, invece, parla di ammirazione.

Per le mille volte che mi sono chiesto se la presenza di Vladimir Luxuria in quel programma potesse “far bene” ai gay, alle lesbiche, ai transessuali e ai transgender, finalmente ho avuto una risposta. Chi è nel dubbio, com’ero io, prenda questo come un piccolo esempio.

Brava Vladimir, adesso te lo dico anch’io.

Il pene e il lettino

IL LIBRO
Gipi si denuda e si disegna.
Il risultato è un romanzo a fumetti cha va a ruba in libreria.

La Mia Vita Disegnata MaleUn’infezione al pene può essere come una seduta di ipnosi, quasi una petite madeleine. La spina dorsale di un flusso di coscienza sincero e visionario, proprio come succede ne “La Mia Vita Disegnata Male” (Coconino press/Fusi Orari) la graphic novel che Gipi – al secolo Gian Alfonso Pacinotti- stasera alle 21 presenterà al Tpo in un reading accompagnato dalla chitarra di Luca Giovacchini.

Gipi del fumetto è un fuoriclasse, lo dimostrano i premi vinti e il seguito di lettori nelle incursioni su Repubblica e Internazionale. E lo dimostra quest’ultima fatica, molto attesa dal pubblico e sparita da edicole e librerie nel giorno stesso della sua messa in distribuzione, lo scorso 7 novembre. “La Mia Vita Disegnata Male” è un’eruzione autobiografica di schizzi e parole che mette in fila tutte le domande aperte e mai chiuse, le paure mai scacciate e i traumi mai rimossi. Lo “spastico” sessuale, il Bobby Brown, non riesce a tacere l’intimità e inciampa nelle definizioni degli interlocutori. Omosessuale? è ancora presto per dirlo. Tossico? Un tempo. Malato? Ma forse anche ipocondriaco. Sfortunato? Ma fino alla fine chissà chi vince. Nessuna domanda va a caccia di risposte, la vita è in itinere e Gipi non ha nessuna voglia di trarre la morale. Meglio srotolare la pergamena delle immagini – e che immagini! – e intrecciare disegni e parole in una trama di vasi comunicanti: la mente che viaggia e la matita che segue. L’andrologo, lo psicologo, Amsterdam, gli acidi, il vomito sulla testa di Hitler, il cervello in pappa, l’uomo dal buio. I suicidi tentati, il carcere (poco), la paura. Tanta paura. Poi i pirati già morti, l’isola coi cannibali e il loro “Sfrush”. Infine Alberto: “Il mio adorato amico Alberto, del quale incredibilmente non vi ho ancora parlato”.

Si dice che Gipi avesse incontrato Andrea Pazienza prima che morisse. E che in quell’incontro “Paz” gli avesse consigliato di scoprirsi e di capirsi, e di essere sincero. Oggi Gipi si scopre ed è sincero, non c’è dubbio. Però ancora non si capisce. Forse è presto, o non importa. O forse ha deciso, legittimamente, che quel consiglio di Pazienza era buono solo per metà.

Aprite bene le narici

L’EDITORIALE
In distribuzione il nuovo numero di Cassero Magazine. Eccovene un assaggio

La copertina di Cassero MagazineRadio accesa, metà mattina: “Leggiamo il messaggio di un ascoltatore: Ciao a tutti ho 23 anni e non so come dire ai miei genitori che sono gay. So già come la pensano e ho paura che mi sbattano fuori di casa”. La speaker – di circa 35 anni si direbbe dalla voce – non ha dubbi: “Beh mettiti in contatto con Franco Grillini oppure rivolgiti a uno psichiatra (?!?) per una terapia di gruppo”. Grazie regia, via al prossimo brano.

Eugenio Scalfari, ospite di Daria Bignardi a Le Invasioni barbariche, ha raccontato dei suoi esordi sulla carta stampata, di quando cioè scriveva sul giornalino universitario dei fascisti. Perché Scalfari all’origine era un fascista, lo ammette senza problemi: “è stato come un vaccino – spiega – ora la puzza del fascismo la sento da lontano”. E in questo periodo la sente?, gli chiede la Bignardi. “Ogni giorno di più” risponde lui.

Scalfari ha ragione, di questo noi al Cassero siamo convinti: il fascismo è un miasma e l’odore di questi tempi rende l’aria irrespirabile.

Puzza la radio, quella che accendi la mattina e che improvvisa soluzioni astruse al “problemino” di un ascoltatore, omettendo di evidenziare, ad esempio, che il problema più che lui ce l’hanno i suoi genitori. A loro, eventualmente, servirebbe la terapia di gruppo.

Puzzano gli schermi televisivi in cui La Russa e Feltri insultano il direttore de l’Unità col linguaggio greve del balilla che vuole smanazzare sotto la gonna della figlia della lupa, convinto – e guai a dargli torto – di averne diritto. D’altronde il “leader” Berlusconi, nella sua improvvisata serale al Bagaglino qualche settimana fa, ha indicato la via: “Due uomini entrano in un bar – ha raccontato ilare – uno dice all’altro: guarda quella stangona bionda, me la farei”. E l’altro: “veramente è mia moglie”. La precisazione del primo: “pagando, s’intende”.

Al Salone Margherita si scompisciavano dalle risate, racconta il Corriere della Sera, noi dal Cassero sentivamo la puzza.

La stessa puzza del museo di Bolzano, che ha appena fatto fuori la direttrice Corrine Diserens che aveva esposto l’opera di Martin Kippenberger: una ranocchia crocefissa. E fa puzza un disegno di legge sulla prostituzione che si mette a giocare a guardie e ladri (ma chi è il vero ladro?) e che non riesce a parlare di autodeterminazione. Puzza il divieto ai piercing nella zona genitale imposto dalla giunta Cofferati adeguandosi alle regole dettate dall’azienda sanitaria. Senza discutere, come se le Asl non facessero politica, come se l’esempio che vi racconto tra qualche pagina, quello del sito aids.it, non fosse già di per sé sufficiente a iniziare a guardare a certe cose con sospetto.

Puzza la Binetti, che ve lo dico a fare. Puzza al punto da trasmettere l’olezzo in tutto il suo partito, che il Cassero si rifiuterà di appoggiare – alle amministrative, alle europee, alle politiche – finché all’onorevole teodem non verrà ritirata la tessera. Quello che ha detto questa volta manco ve lo raccontiamo, per non sprecare il nostro inchiostro e le nostre pagine, e tutelare entrambi da tanta mostruosità.

Piuttosto – in full color in quarta di copertina – mostriamo fieri “Conciati per le feste”: un contenitore ludico, un sollazzo. Ma innanzitutto un esercizio di autodeterminazione, un “gioco col corpo” realizzato con la preziosa complicità dello staff di Orea Malià: peli pubici agghindati da acconciatori di gran grido. Per dire che il corpo è mio e me lo gestisco io. Eventualmente assieme a uno staff di estetisti e parrucchieri. Vediamo in quanti coglieranno il gioco, e quanti invece si metteranno a gridare scandalizzati da una vagina. Dall’odore intenso, mi raccontano le amiche lesbiche. Tutt’altra cosa rispetto alla solita puzza.

Tra le lenzuola di Haider

IL CASO
L’outing postumo del leader austriaco appassiona il dibattito. Ma in Italia?

Joerg Haider e Stephen Petzner

Insomma: Haider era gay sì o no? Dopo gli articoli di giornale, gli interventi dei politici e le dichiarazioni dei congiunti potremmo francamente infischiarcene tutti. Non lo fa Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay, il primo a invocare qualche giorno fa il “chissenefrega” collettivo dalle pagine di Liberazione, per poi tornare sull’argomento, dopo il fiume di parole sulle colonne del giornale di Sansonetti, sull’homepage del suo blog. Paola Concia, l’unica omosessuale visibile del Parlamento, parla di un’informazione come le altre. E in effetti informazione lo è, Concia ha ragione. Forse non proprio come le altre: Haider era omofobo, apertamente e violentemente. Il fatto che fosse gay un effetto lo farà, quanto meno sui suoi sostenitori. (Tanto per iniziare Josef Bucher – e non Stefan Petzner, il “delfino” e amico “intimo” del defunto – è stato nominato alla guida del gruppo parlamentare della Bzoe). Un po’ presto per considerare l’onda d’urto nel suo complesso, ma su questa linea di ragionamento troveremo sicuramente più informazioni che rovistando nelle ultime goliardiche ore del leader della destra austriaca. Perché, come giustamente sottolinea Franco Grillini, sul piatto c’è un altro fatto, cioè il coming out di Stephen Petzner, braccio destro di Haider ed erede della sua leadership. Coming out che accende i riflettori sulla “relazione speciale” tra Haider e il suo pupillo. La moglie lo sapeva, riportano i media. Cosa sapeva?, mi chiedo io. Ma la risposta precisa non l’ho trovata da nessuna parte.

Insomma il bravo Marco Fraquelli (intervistato giorni fa anche da Blogosfere) a un anno appena dall’uscita del suo libro Omosessuali di Destra si trova già a doverne aggiornare le ultime pagine. Senza però riuscire ancora a contraddire il viril vanto italico espresso nel ventennio dal Duce. “In Italia sono tutti maschi”, diceva Mussolini. E in effetti la destra tricolore ancora non si “svela”, nemmeno dopo il terremoto Haider. Il consigliere UDC Alberto Villa, dopo aver dichiarato la propria omosessualità si è dimesso dal partito. Ma, diciamocelo, l’estrema destra è un’altra cosa. Grillini, che proprio a una presentazione del libro di Fraquelli a Milano animò un’infervorata querelle con Daniela Santanchè, di tutti i destrorsi chiama in causa Calderoli, in effetti uno dei più “turbati” dall’omosessualità di Haider: “Ci piacerebbe sapere la sua opinione” dice. E io mi domando: perché è il più omofobo o il più velato?

Nel frattempo, ci informa Babilonia, esce in Gran Bretagna la biografia di Heinrich Himmler a cura dello storico Peter Longerich: il gerarca nazista, manco a dirlo, era misogino e gay represso. Non si faceva mancare proprio nulla, lui.

Prima di andartene...

Ci sono molti altri articoli che possono interessarti. Sfoglia gli archivi! Se decidi che il tuo tempo qui è terminato, allora permettimi di invitarti a tornare. E lasciati salutare con un aforisma di Jawaharlal Nehru, fondatore, insieme a Gandhi, dell'India indipendente e democratica...




My status