Vincenzo Branà

Avatar

Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Prostituzione, l’ordinanza spacca l’Idv

IL CASO
La vicesindaco sta con Fiorini. Ma Franco Grillini bacchetta: «Quella norma è illegittima, non è nelle corde dell’Idv»

prostitutaDa una parte Simona Mastrocinque, tessera Idv e fascia di vicesindaco a Zola Predosa, nel Bolognese. Dall’altra Franco Grillini, stessa tessera, una carriera da parlamentare alle spalle, un presente da eletto nel parlamentino della Regione Emilia Romagna. In mezzo la discussa ordinanza anti-prostituzione che il sindaco di Zola, il democratico Stefano Fiorini, ha messo a regime nel proprio territorio: un giro di vite inedito, che reitera la logica del mai approvato ddl Carfagna ( “multa” a cliente e prostituta), scandendo con precisione la lista dei “divieti”, tra i quali figura perfino quello di rivolgere parola alle “lucciole”.
Mastrocinque sta col suo sindaco: «In attesa di un segnale più forte da parte del Governo – dice – i Comuni devono intervenire come possono con la repressione della prostituzione e soprattutto con progetti di recupero attraverso le unità di strada, proprio come sta facendo il Comune di Zola Predosa». Grillini, invece, di quell’ordinanza non ne vuole proprio sentire parlare: «È totalmente illegittima – dice – e fare ordinanze illegittime non è nelle corde di un partito come l’Italia dei Valori». Insomma la divergenza diventa una vera e propria spaccatura, che ricalca quella già tracciata dal dibattito dei giorni scorsi (Verdi contro, tutti gli altri – da Pd a Lega – a favore) ma che questa volta si consuma tutta in casa dei dipietristi.

Vicesindaco in strada

Simona MastrocinqueLa vicesindaco Simona Mastrocinque prende parola dopo aver partecipato l’altra notte ad un pattugliamento in borghese con la polizia municipale nella zona industriale di Zola Predosa. Obbiettivo: verificare il rispetto della tanto discussa ordinanza “anti-prostituzione” del sindaco Fiorini. «Abbiamo incontrato solo tre transessuali – racconta – i continui passaggi di volanti di polizia e carabinieri inibivano fortemente il fenomeno». Che però, a detta della vice di Fiorini, non è mai stato allarmante: «Non ho mai notato a Zola un numero elevato di “lucciole” – dice – le forze dell’ordine nella zona hanno censito soltanto 23 transessuali». Ma anche se l’allarme non è alto a Zola è scattata l’ordinanza: «Maroni scarica sui sindaci la gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico». E i sindaci, in qualche modo, devono occuparsene. «La soluzione – prosegue – sarebbe una legge nazionale che mettesse ordine nella materia». E di seguito: «Il tema dovrebbe essere affrontato senza pregiudizi e ipocrisie, cercando di tutelare l’essere umano prima di tutto, e cercando una soluzione decisiva a violenza e sfruttamento delle donne. In attesa di un segnale più forte da parte del Governo, i Comuni devono intervenire come possono». Con la repressione da un lato ma anche con dei servizi sulla strada: «Da anni a Zola è attivo il progetto Artemide – spiega la dipietrista – di cui la nostra amministrazione comunale è stata a lungo capofila». «Il servizio – prosegue – mette in azione una rete di unità di strada con volontari e psicologi. Inoltre – conclude – sosteniamo le attività della Casa delle donne». Nel merito, però, le forze di sinistra – i Verdi ad esempio – bocciano sonoramente l’ordinanza e puntano il dito contro uno stile che definiscono «proibizionista a tolleranza zero». «L’attacco dei Verdi fa sorridere – replica Simona Mastrocinque – hanno avuto per anni un vicesindaco in Giunta e non ha mai portato soluzioni al problema».
L’altra notte, racconta la “numero due” di Stefano Fiorini, durante il suo “pattugliamento” sono stati multati due clienti, «e altri – assicura – sono stati sanzionati nei giorni precedenti, dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza». Insomma, i numeri non sembrano destinati a diventare quelli del passato provvedimento – solo 7 multe in 10 mesi – anche se le risorse umane messe in campo non cambieranno: «Il Comune ha le sue forze – spiega l’assessore – prima e dopo l’ordinanza restano le stesse».

L’ex deputato non ci sta

Franco GrilliniFranco Grillini, ex parlamentare, leader storico di Arcigay e oggi capogruppo in Regione dell’Idv, non riesce proprio a sottoscrivere la posizione della collega di partito zolese. Lui, d’altronde, il tema della prostituzione lo affrontò in prima persona durante il suo mandato a Montecitorio: «Nel 2004 – racconta – consegnai una proposta di legge ispirata alla massima liberalizzazione della prostituzione, abolendo i reati di favoreggiamento e adescamento sanciti dalla legge Merlin». E in quello stesso anno, ricorda, portò avanti da solo una tenace azione di ostruzionismo al disegno di legge firmato da Stefania Prestigiacomo: «Ogni volta che arrivava in aula – dice – mi prenotavo per intervenire e parlavo per almeno un’ora». Sull’ordinanza di Stefano Fiorini, quindi, l’ex deputato interviene senza mezze misure: «Sacrosanta la lotta alla tratta – chiarisce – ma quel provvedimento ci fa tornare a prima delle legge Merlin». «È nella disponibilità di un Comune – si chiede il consigliere regionale – stabilire a chi si possa rivolgere parola? Oppure quale mezzo di trasporto io possa utilizzare?». Così, dice Grillini, «si infierisce su persone che vivono già sotto ricatto». Non solo: «Il provvedimento sposta il divieto dalle azioni alle persone», dice Grillini. Che alla fine, perciò, conclude: «Quell’ordinanza è totalmente illegittima».

LA SCHEDA
Vietato parlare e salire in auto: ecco cosa dice il provvedimento da 7 giorni esecutivo in 32 strade di Zola

Se da un lato l’ordinanza firmata dal sindaco di Zola Predosa, Stefano Fiorini (Pd), vieta di «contrattare prestazioni sessuali», dall’altro lato non autorizza «comportamenti che per l’atteggiamento o l’abbigliamento manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio di offendere la pubblica decenza». Insomma, se i clienti non potranno più parlare alle prostitute, queste ultime a loro volta (oltre a non poter più indossare abiti succinti) non potranno «ostacolare il transito dei veicoli», né «prendere contatti verbali con i conducenti». Ma c’è di più: non potranno «salire a bordo dei veicoli» che si fermano nei paraggi, né «scendere dai veicoli» con cui sono giunte nel luogo di stazionamento. Fanno eccezione, a questo proposito, i «mezzi di trasporto pubblico di cui abbiano correttamente fruito». Ai clienti, invece, è vietato «effettuare manovre di fermata in prossimità di persone che esercitano attività di meretricio», parlare con loro, farle salire a bordo e accompagnarle nei «luoghi abituali di stazionamento». Inoltre, si legge ancora nell’ordinanza, «è vietato intrattenersi e appartarsi su qualsiasi parte del territorio del Comune di Zola Predosa». Chi viene sorpreso a trasgredire l’ordinanza (esecutiva dal 30 luglio scorso e che riguarda 32 strade del territorio comunale), va incontro a una «sanzione amministrativa pecuniaria per la quale è consentito il pagamento in misura ridotta di 300 euro». Questo non esime chi viene trovato in flagranza dalle sanzioni penali e amministrative previste dalla legge.

Maccioni e l’amore che non invecchia

IL FILM
Il giovane regista bolognese ha terminato le riprese di “Cose naturali”: Roberto Herlitzka nei panni di un anziano che si innamora di una prostituta. Produce Articolture.

Cose naturali“Non proprio un cortometraggio, piuttosto un piccolo film”: carico di apprensione ed entusiasmo Germano Maccioni, il giovane che ha firmato i documentari Lo stato d’eccezione e My main man, parla della sua ultima creazione. Si intitola Cose naturali, ha appena terminato le riprese (tra l’Asp Giovanni XXIII, il quartiere Barca e Varignana) e si avvia alla fase di post produzione. Ma soprattutto è nata, ricorda il regista con precisione, «una notte in California: lì ho deciso di investigare l’unica domanda che ha senso porsi nella vita». Così Maccioni si è buttato nella sua “prima volta” alle prese con la fiction. Certo, lui il cinema l’aveva già respirato a pieni polmoni ma quasi sempre nella veste di attore, l’ultima volta nel cast di L’uomo che verrà di Giorgio Diritti. E allo stesso modo, il curriculum da regista non era certo “vergine”, anzi annoverava esperienze nel teatro e nella documentaristica, tutte di ottimo livello. Ma mai, finora, aveva scritto e girato un film tutto da sè. «È una storia che ho ideato – racconta – e vederla realizzata proprio come l’avevi pensata è un’emozione enorme, che dura». E che Maccioni ha condiviso con un cast importante: il grande Roberto Herlitzka, infatti, veste i panni del protagonista, dividendo la scena con Angela Baraldi, Tatti Sanguineti, Ivan Zerbinati. In una storia che si addentra nei tabù: «È l’ultimo tratto del viaggio terreno di un uomo che per una vita ha seguito una disciplina epicurea, osservando le cose della natura e cercando in esse una chiave, un senso», spiega Maccioni. «Sfida la morte – prosegue – perchè l’amore è più importante». Quell’uomo anziano – «Ho cent’anni» dice Herlitzka – si innamora di una prostituta e forza il nipote, inizialmente all’oscuro di tutto, ad accompagnarlo agli appuntamenti, finendo per renderlo connivente rispetto alla sua insolita storia d’amore e alle sue rischiose assunzioni di medicinali eccitanti. «Il corpo invecchia – dice il regista – ma il piacere del tatto, del contatto, di due corpi che si stringono, non ce lo negherà mai nessuno». Anche se il sesso degli anziani, nella nostra cultura, resta un tabù: «Nelle culture orientali invece – spiega Maccioni – il vecchio è colui che ha da insegnare alla giovane amante, perchè ha tanto amato nella vita».

Un’opera coraggiosa, quindi, nei temi ma anche nella produzione, che mette radici in una regione, l’Emilia Romagna, spesso accusata di “latitanza” rispetto alle produzioni cinematografiche: «Qui i soldi – ammette Maccioni – fanno molta fatica ad arrivare. Avremmo potuto realizzare un lungometraggio, abbiamo dovuto accontentarci di venti minuti». E infatti Cose naturali non ha ricevuto alcuno finanziamento pubblico. A produrlo è Articolture in sinergia con Avantgarde Cinematografica e Kaleidoskope Factory. I costi, complessivamente, si aggirano sui 65mila euro e le risorse finora raccolte non ancora li coprono completamente. «Quella dell’Emilia Romagna è una situazione difficile per fare cinema – argomenta Maccioni – ma i nostri luoghi, nel contempo, sono enormemente cinematografici. E io non voglio pensare che per fare un film devo andare a Roma». Così, ostinatamente, Germano Maccioni completerà il suo “gioiello” tutto all’ombra delle Torri. Rapidamente, tra l’altro: «Entro settembre avremo pronto un primo premontato – spiega – poi arriverà il montato definitivo, con quale tenteremo la strada dei grandi festival, dal Sundance a quello di Berlino. Usciremo anche in 35 mm e speriamo di convincere i gestori delle sale a trasmetterlo».

Tra grottesco e surreale con Vetrano e Randisi

TEATRO
I due maestri della scena protagonisti della “Serata d’onore” al Chiostro San Martino: un viaggio attraverso le tappe dei 34 anni di sodalizio artistico del duo, dai “Diablogues” a Pirandello

Stefano Randisi e Enzo VetranoTrentaquattro anni sono un traguardo importante per qualsiasi sodalizio: e nel “patto d’arte” che tiene assieme Enzo Vetrano e Stefano Randisi, il tempo – trentaquattro anni, appunto – è come uno scrigno nel quale si sono accumulati tesori e gemme rare, tutti capitoli importanti della nostra storia teatrale. Che i due maestri – siciliani di nascita, bolognesi d’adozione – porteranno in rassegna stasera alle 21,30 sul palcoscenico allestito nel Chiostro di San Martino (ingresso: 7 euro). È dedicata a loro infatti questa nuova “Serata d’onore” della rassegna messa a punto da Libero Fortebraccio teatro: «La “serata d’onore” – osserva Stefano Randisi – è una tradizione antica del teatro in cui il palcoscenico veniva completamente dedicato ad un attore e al suo repertorio. Un’opportunità che ci onora e per la quale ringraziamo Roberto Latini». Certo, trentaquattro anni sono impossibili da racchiudere in un’ora e mezza di spettacolo: «Avremmo potuto portare i testi che scrivevamo e interpretavamo in Sicilia negli anni Ottanta, ma poi il percorso sarebbe stato troppo dispersivo».

Si parte quindi con i Diablogues, i dialoghi surreali di Roland Dubillard che i due portarono in scena per la prima volta ad Asti nel 1994: «Un Beckett popolare – spiega Enzo Vetrano – con un gioco di parole straordinario. Una sorta di “dialogo tra diavoli” – scherza – che con gli anni è diventato quasi autobiografico». «Un momento centrale della nostra carriera – gli fa eco Randisi – una sorta di rinascita dopo anni di teatro di gruppo, un ritorno alle origini recuperando i tratti del nostro “teatro divertente”». Poi ci sarà Totò e Vicè, il testo di Franco Scaldati che i due hanno scelto lo scorso anno per ricordare Leo De Berardinis nello spettacolo allestito all’ex caserma “Sani”. Infine l’omaggio a Pirandello, passando attraverso i numerosi testi del celebre agrigentino che i due hanno portato in scena: Il berretto a sonagli, I giganti della montagna, La giara, La patente. «Quei personaggi – spiega Vetrano – sono tutti parte della mia vita: per vestirne i panni uso le cose mie». Perchè così, i due siciliani, onorano ogni volta l’insegnamento del maestro a loro conterraneo: «Pirandello – dice ancora Vetrano – quando non era contento della prova degli attori diceva loro che dovevano agire “per mosse d’anima”, e la stessa cosa me la ricordo con Leo De Berardinis, che chiedeva di “essere” e non di “fare” i personaggi».

Stefano Randisi ed Enzo Vetrano hanno raccolto grandi soddisfazioni sulla scena: premi innanzitutto (l’ultimo è l’Hystrio, appena pochi mesi fa), palcoscenici importanti, l’apprezzamento costante del pubblico. «Non sembra neanche che recitiate – gli dicono spesso gli spettatori dopo lo spettacolo – siete veri». E per loro questa è una grande soddisfazione: ««L’imitazione è fredda – spiega Enzo Vetrano – fondere corpo e voce nei personaggi, invece, è esplosivo». Ma qualche sogno nel cassetto, nonostante i tanti traguardi tagliati, ce l’hanno anche loro: «Il sogno oggi – dice Stefano Randisi – è trovare il modo per continuare a fare ricerca e per consentire anche alle giovani generazioni di farla». «Che mi continuino a far lavorare come sto facendo – gli fa eco Vetrano – magari portando in scena testi contemporanei, oggi tenuti fuori dai grandi teatri italiani». È un periodo buio questo per l’arte, dicono entrambi. Quasi si stesse realizzando la “profezia” dei Giganti della montagna: «Pirandello lo scrisse durante il fascismo – spiega Vetrano – sentiva qualcosa di terribile che stava per arrivare, vedeva il futuro nero. Nei Giganti la poesia è rifiutata. È un testo sorprendente – conclude amaro – che parla dell’avvenire».

Cattolici in picchetto per Fibre Parallele: “Perchè non se la prendono con Allah?”

IL CASO
Proteste a Borgo Tossignano per lo spettacolo “Mangiami l’anima e poi sputala”

Fibre Parallele“Le cose in cui credete voi sono tutte stronzate”: è un uomo sulla quarantina – capello lungo e camicia chiara in parte sbottonata – il manifestante più “vivace” della contestazione che l’altra sera ha accolto alla palestra di Borgo Tossignano la messa in scena di “Mangiami l’anima e poi sputala”, lo spettacolo della compagnia Fibre Parallele, ospite della rassegna Acqua di Terra/ Terra di Luna e da giorni bersaglio di un’accesa polemica sui giornali. Già un’ora prima dell’inizio della rappresentazione l’area antistante la palestra era tappezzata di cartelli: alcuni alludevano alle politiche comunali a favore degli stranieri (“Finiremo inginocchiati sul tappetino a pregare cinque volte al giorno il nuovo padrone Allah”), altri se la prendevano direttamente con gli amministratori locali, sindaco in testa: “Sindaco Dazzani – si leggeva proprio accanto all’entrata della palestra – i “coglioni” li devi avere sotto non attorno”. Dazzani, va detto, di nome fa Stefania: è una signora, quindi. Che è arrivata puntuale all’orario dello spettacolo, ha pagato il biglietto e si è seduta tra gli altri spettatori.

Solo in alcuni dei poster affissi – tutti a firma Armando Manocchia, consigliere comunale di minoranza fuoriuscito dalla Lega Nord – si coglieva il nodo della questione: lo spettacolo che stava per andare in scena offendeva la religione cattolica: era, in altri termini, blasfemo. O almeno questo sostenevano i protagonisti della protesta, una ventina di persone in tutto. Che, a dire il vero, lo spettacolo non lo avevano visto: “Ci sono bastati i tre minuti del video su Youtube” è la risposta spiccia di una delle signore del picchetto. “E se il trailer riassume le parti salienti del lavoro – argomenta la cronista de “La Voce” – allora è sufficiente per valutare”. Tra i manifestanti anche Silvia Noè, consigliera regionale dell’Udc: “Perchè non prendono di mira Allah?” si chiede. E di seguito: “Perché sanno che i cattolici sono tolleranti, porgono l’altra guancia. Gli islamici, invece, li temono”. “Questa – prosegue – è la protesta di chi non accetta più di essere provocato con un linguaggio offensivo nei confronti della religione”. “È inaccettabile la provocazione – attacca – su temi che si potrebbero affrontare in un confronto pacato”. Il nodo, comunque, resta quello dei finanziamenti pubblici: “Bisogna verificare – spiega Noè – se tutti i soggetti istituzionali erano a conoscenza dei contenuti dello spettacolo”. Assieme alla consigliera regionale anche Maria Cristina Marri, segretaria provinciale dell’Udc: “Abbiamo promosso un mail bombing all’indirizzo del sindaco di Borgo Tossignano per esprimere la nostra indignazione”, spiega. Anche per lei è bastato, dello spettacolo, il frammento su Youtube: “Racconta di Cristo che diviene uomo e si mischia con gli aspetti negativi della società. Fa sesso, ad esempio: un messaggio perverso”.

Alla fine, però, chi è rimasto a vedere lo spettacolo (nessuno dei detrattori ha assistito alla recita) quella scena di sesso non l’ha vista. E a dire il vero non si scorge nemmeno sul frammento di Youtube. Nello spettacolo Cristo scende dalla croce per rispondere alle preghiere di una devota: la libera dalle catene e le chiede una sigaretta. Ha un accento da extracomunitario e modi da hippie: predica gli stessi principi della Bibbia ma suggerisce pratiche diverse. Così, smonta il dogma della devota – “la gola ferisce più della spada”, perciò bisogna digiunare – proponendo alla donna una lezione di aerobica. E alla fine, per premio, le offre amorevolmente della nutella. La tensione erotica è presente e culmina in un bacio appassionato tra i due protagonisti. Ma poi la donna si ricorda che prima di giacere nello stesso letto bisogna essere sposati: allora la scena cambia e ci si prepara alle nozze. Alla fine Cristo tornerà in Croce e sarà lei, con una scena molto densa e suggestiva, a rimettercelo. Perchè quel Dio troppo uomo, in un certo senso, la disturba, le manda all’aria una consuetudine fatta di sacrifici e privazioni. Le dà l’amore, certo, proprio come aveva chiesto all’inizio, raccolta in preghiera. Ma le sue mani sono “troppo piccole”, sono rimaste quelle di quand’era bambina e sognava le stimmate, come le aveva Gesù.

I riflettori si spengono e scroscia un lungo applauso, forte come quello che a inizio serata aveva accolto sul palco i direttori artistici Enzo Vetrano e Stafano Randisi e l’assessore Renato Sartiani, ideatore del festival. Proprio Randisi e Vetrano, dopo i numerosi ritorni in scena del duo, prendono la parola: “Se volete ora possiamo parlare dello spettacolo assieme agli artisti” propongono. Ma un signore in prima fila esaurisce in poche parole l’argomento: “Molto rumore per nulla” esclama. E forse stavolta il sipario si chiude davvero.

Prima di andartene...

Ci sono molti altri articoli che possono interessarti. Sfoglia gli archivi! Se decidi che il tuo tempo qui è terminato, allora permettimi di invitarti a tornare. E lasciati salutare con un aforisma di Jawaharlal Nehru, fondatore, insieme a Gandhi, dell'India indipendente e democratica...




My status