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	<title>Vincenzo Branà &#187; Giornalismo</title>
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		<title>Marcellona, cala il sipario</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 13:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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Marcella Di Folco si è spenta ieri a Bentivoglio all’età di 67 anni. Recitò per Fellini e Risi. Poi il cambio di sesso e le battaglie politiche

Lo sguardo fermo e un cappellino rosa sulle ventitré, vezzo di vanità ma anche simbolo di rivendicazione per una donna che ha conquistato con dure lotte il riconoscimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL LUTTO</strong><br />
<em>Marcella Di Folco si è spenta ieri a Bentivoglio all’età di 67 anni. Recitò per Fellini e Risi. Poi il cambio di sesso e le battaglie politiche</em></div>
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<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/09/difolco.jpg" title="Marcella Di Folco" alt="Marcella Di Folco" width="240" /><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>o sguardo fermo e un cappellino rosa sulle ventitré, vezzo di vanità ma anche simbolo di rivendicazione per una donna che ha conquistato con dure lotte il riconoscimento della propria femminilità. Così Marcella Di Folco, storica presidente del Movimento Identità Transessuale, è ritratta nella foto che<a href="http://www.mit-italia.it/"> il sito dell’associazione</a> ha pubblicato ieri pomeriggio  per rivolgere l’estremo saluto alla sua «leader maxima». Di Folco si è spenta ieri   all’hospice di Bentivoglio, dove da tempo era ricoverata per l’inesorabile incedere della malattia che l’ha portata alla morte. Aveva 67 anni “Marcellona”, che passati in rassegna tutti in una volta compongono quasi un’enciclopedia, un’opera vasta che, dalla fine degli anni Sessanta quand’era cassiera al mitico Piper,  attraversa tanto la storia del cinema quanto quella della politica e delle battaglie per i diritti civili. Il Cinema era quello leggendario di Federico Fellini, Roberto Rossellini, Dino Risi, Alberto Sordi, Elio Petri e di tutti gli altri grandi cineasti che l’avevano scelta per i propri film. Quand’era ancora Marcello, in realtà, prima cioè di quel viaggio a Casablanca nell’agosto del 1980 (solo due anni dopo in Italia sarà approvata una legge per il cambio di sesso), rivoluzionario tanto per lei quanto per la cultura e la politica degli anni che venirono. Perchè da allora, dopo il trasferimento a Bologna nel 1986, Di Folco si mise al servizio del movimento transessuale, guidandolo verso importanti conquiste scritte nella storia recente del nostro Paese: fu sua l’idea di creare un consultorio per l’identità di genere, che diventerà il primo al mondo gestito da trans. E suo il merito di aver ottenuto nel 2000 l’istituzione della Commissione “Diritti per l’identità di genere”, da parte del ministro per le pari opportunità Katia Belillo. Ma suo soprattutto il merito di aver infranto il “tabù” dell’identità di genere nelle aule politiche: nel 1990 conquistò uno scranno nel quartiere Saragozza e dal 1995 al 1999 fu consigliere comunale a Palazzo D’Accursio, eletta nelle fila dei Verdi. Fu la prima transessuale al mondo ad ottenere quella carica. </p>
<p>Anche quando la malattia già le consumava le energie, Di Folco non ha messo da parte la sua militanza: nel maggio scorso a Rimini, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia, era intervenuta dal palco allestito dalle associazioni: «la salute non mi assiste» aveva confessato, riprendendo poi subito il solito piglio ironico e incalzando: «ma voi non vi preoccupate, ci penso io, non mi si toglie di mezzo facilmente». La sua tenacia, però, ieri si è esaurita. La morte di Marcella Di Folco è stata annunciata dal  Mit, la sua associazione ma anche la sua famiglia:  «non è semplice comunicare il vuoto che lascia», si legge nell&#8217;homepage del sito. E di seguito: «compagna, amica, sorella, mamma di tutte/i noi, il Mit perde la leader maxima, la sua traccia essenziale resta indelebile nella storia della nostra associazione e del movimento tutto». Anche le altre sigle del movimento si sono strette nel cordoglio: Arcigay, Arcilesbica, Agedo, FamiglieArcobaleno salutano una «grande figura di riferimento per le persone transessuali, per il movimento lgbt e per tutto il dibattito politico e culturale sui diritti civili e sulla libertà che ha attraversato le vicende del nostro Paese negli ultimi 30 anni».   Addolorato anche Franco Grillini, storico leader di Arcigay e consigliere regionale dell’Idv: «quella di Marcella è stata una militanza globale perchè partendo dal tema dei diritti si è poi occupata a tutto campo della politica locale e nazionale». «Ci mancherà &#8211; dice &#8211; come amica prima di tutto e e come leader del movimento». Manifestazioni di cordoglio sono giunte dai rappresentanti istituzionali: l’assessore regionale alla Cultura , sottolinea la « perdita di un personaggio importante dal punto di vista culturale e fondamentale nella storia della lotta per i diritti civili in Italia». «Le saremo per sempre grati – è il messaggio di Gian Guido Naldi, capogruppo di Sel in Regione – perché con il suo impegno in prima persona nel riconoscimento dei diritti per la comunità lgbt ha squarciato quel vergognoso velo di menzogne, ipocrisia e perbenismo che ci impediva di riconoscere le troppe discriminazioni nei confronti delle persone transessuali presenti nella società Italiana». «Marcella è stata una figura importante e innovativa della sinistra cittadina e nazionale» ricorda Sergio Lo Giudice, responsabile del programma del Pd di Bologna. «La sua passione straordinaria &#8211; aggiunge &#8211; e la sua determinazione nel richiedere il riconoscimento di diritti negati hanno contribuito ad arricchire lo scenario politico della città. Per questo motivo la ricorderemo con affetto e riconoscenza». Manifesta il suo cordoglio anche il senatore Walter Vitali, sindaco di Bologna negli anni in cui Di Folco sedeva in Consiglio Comunale: «Sono stati anni belli e difficili &#8211; ricorda &#8211; anni di forti innovazioni politiche e amministrative». E di seguito: «È stata protagonista insieme a noi della prima esperienza dell’Ulivo a Palazzo d’Accursio, dimostrando la capacità di contribuire alla sintesi tra posizioni anche molto diverse su temi delicati come la scuola, la famiglia e le coppie di fatto».</p>
<p>  Domani dalle 9 alle  19 sarà allestita la camera ardente presso la Sala Renzo Imbeni (ex Sala Bianca) del Comune di Bologna, in Palazzo d’Accursio. Poi venerdì, alle 15, si terrà la cerimonia religiosa, celebrata da don Giovanni Nicolini presso la parrocchia della Dozza.<br />
Domenica sera, annunciano infine Arcilesbica Bologna e Cassero, Marcella Di Folco sarà ricordata a Palazzo Re Enzo dalla passerella di Miss Alternative, l’evento benefit che nel 2005 la incoronò “regina”.</p></div>
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		<title>I favolosi anni Ottanta di Margherita Mosconi</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 12:07:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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Domenica da Cose d&#8217;altre case l&#8217;inaugurazione della mostra mercato dedicata alla stilista scomparsa

Per Margherita Mosconi la moda era un “vizio” di famiglia: i suoi nonni, già all’inizio del Novecento,  erano stati fondatori delle Tessiture Bergamesche, poi passate di mano ai suoi genitori che ne ampliarono l’attività alle confezioni. È quindi quasi per tener [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>MODA VINTAGE</strong><br />
<em>Domenica da Cose d&#8217;altre case l&#8217;inaugurazione della mostra mercato dedicata alla stilista scomparsa</em></div>
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<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/08/modello2.jpg" title="Margherita Mosconi" alt="Margherita Mosconi" width="240" /><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>er Margherita Mosconi la moda era un “vizio” di famiglia: i suoi nonni, già all’inizio del Novecento,  erano stati fondatori delle Tessiture Bergamesche, poi passate di mano ai suoi genitori che ne ampliarono l’attività alle confezioni. È quindi quasi per tener fede al proprio dna che Margherita, negli anni Ottanta, conclusi gli studi d’Arte tra Bologna e Firenze e accantonata l’esperienza da modella e indossatrice, decise di dar sfogo alla sua vocazione di stilista, creando una griffe che portava proprio il suo nome.<br />
 Margherita Mosconi purtroppo è scomparsa prematuramente nel 2001. Le sue creazioni degli anni delle passerelle, però, sono rimaste conservate e per la prima volta torneranno sotto i riflettori nella mostra mercato che <a href="http://www.vincenzobrana.it/2010/08/27/articoli/da-warhol-a-guercino-nel-bazar-dei-ricordi/">“Cose d’altre case”</a> mette in programma da domenica nella sua sede di via Beverara. Appuntamento, quindi, dopodomani alle 18 per l’evento inaugurale, a cura di Marco Ziino, Paola Santoli Sanmartin, Roberto Mioli.</div>
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		<title>Da Warhol a Guercino nel bazar dei ricordi</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 11:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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Opere d’arte, feticci e arredamento low cost nelle spaziose corsie di “Cose d’altre case”.  L’avvio in un capannone di via Gandolfi, poi a inizio anno il taglio del nastro del megastore in via Beverara

C’è le nuora che vuole liberarsi dei ninnoli della suocera &#8211; «o li prendete voi o li butto nel pattume», minaccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>L&#8217;IMPRESA</strong><br />
<em>Opere d’arte, feticci e arredamento low cost nelle spaziose corsie di “Cose d’altre case”.  L’avvio in un capannone di via Gandolfi, poi a inizio anno il taglio del nastro del megastore in via Beverara</em></div>
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<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/08/17.jpg" title="Cose d'altre case" alt="Cose d'altre case" width="240" /><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>’è le nuora che vuole liberarsi dei ninnoli della suocera &#8211; «o li prendete voi o li butto nel pattume», minaccia -, salvo poi scoprire che tra quei ninnoli c’è pure una statua originale del Minghetti &#8211; valore commerciale 2000 euro &#8211; che di quella suocera rende il ricordo improvvisamente colmo di gratitudine. Oppure c’è l’anziano con la minima, che per arrivare a fine mese raccoglie oggetti in disuso da cantine e solai, con la speranza di rimetterli sul mercato. E ancora,  ci sono gli instancabili del “rinnovamento”, quelli per cui l’obsolescenza si matura già nell’arco di una giornata, oppure &#8211; e purtroppo di questi tempi sono tanti &#8211; quelli che la crisi li ha centrati in pieno e sono costretti a privarsi del superfluo, se non addirittura dell’utile. È varia ed eterogenea, insomma, l’umanità che si incontra tra le corsie di <a href="http://www.cosedaltrecase.it/">Cose d’altre Case</a>, l’avventura imprenditoriale  di Marco Ziino che calibra in grande il mercato del “second hand”. Ziino ha quasi quarant’anni, lo sguardo sveglio, le mani segnate dal lavoro. E il sorriso orgoglioso di chi a 14  anni è partito da Lipari, nelle Eolie, alla volta di Bologna e ora, 25 anni dopo, corre rapido tra via Gandolfi e via Beverara, dall’uno all’altro dei capannoni in cui ha collocato il suo istrionico mercato. Che trasforma, magicamente, il passato in futuro, sfiorando tanto i capolavori dell’arte quanto le storie difficili di chi, a un certo punto, è costretto a separarsi da ciò che possiede. “Cose d’altre case”, secondo la definizione più comune, è un mercatino dell’usato. Anzi un mercatone, dovremmo dire, considerato che, nato 9 anni fa in via Gandolfi in uno spazio di 800 mq, a inizio anno ha inaugurato la nuova sede di via Beverara sommando all’area della prima altri 2600 mq. E si cresce ancora se si mette nel conto anche il punto vendita in franchising in via Cesari a Modena, attivo ormai da qualche anno. E se agli inizi la squadra era composta solo da Marco e di altri due sue amici, ora a libro paga di “Cose d’altre case” si contano ben 27 dipendenti: una crescita vertiginosa, di questi tempi praticamente una rarità.</p>
<p>“Oggi è tuo domani e mio”: questa è la logica semplice che anima i tanti visitatori dei due megastore, tutti tesserati &#8211; e sono 34.000 in tutto solo quelli della sede pioniera di via Gandolfi &#8211; per adempiere ai controlli che la questura ritiene necessari nel commercio degli oggetti usati. C’è chi vende e c’è chi compra, chi va a caccia del feticcio, chi invece cerca la via per risparmiare un po’ scartando l’ultima generazione degli oggetti a favore di quelle passate, ancora in  grado di assolvere al loro compito. Il set da giardino in ferro, le belle credenze in stile veneziano, le lampade Liberty, i tavoli in cristallo degli arredi anni Settanta. E ancora: le vecchie radio, i giradischi e perfino i grammofoni, fino agli impianti hi-fi smessi dopo poco e ancora in attesa de cd da far girare. Poi accessori, soprammobili, abiti e addirittura opere d’arte: «Una volta &#8211; racconta Ziino &#8211; dallo sgombero di una cantina mi arrivarono tre stampe numerate di Andy Warhol che andarono in vendita a 5mila euro l’una. E un’altra volta &#8211; prosegue &#8211;  un cliente venne per sbarazzarsi di un vecchio quadro: era una tela della scuola di Francesco Barbieri (detto il Guercino, ndr)». Tutti i beni che varcano la soglia di “Cose d’altre case”  rientrano nella catena del consumo, realizzando nella pratica quella logica del riciclo  che in quegli spazi è un vero e proprio mantra: lo si trova nei simboli giganti, ma anche nelle scaffalature per l&#8217;esposizione, tutte rigorosamente in cartone compresso. </p>
<p>L’impresa di Marco Ziino insomma ha centrato l’obbiettivo e si gode il suo successo, senza perdere però quell’attenzione al sociale che ne ha caratterizzato gli inizi. Così, anche la crisi di questi anni   l’imprenditore si sforza di leggerla nei dati della sua clientela: «Le vendite non sono calate &#8211; dice &#8211; ma è cambiato completamente il tipo di oggetto ricercato», Ad esempio, spiega Ziino, «il feticcio del passato e l’antiquariato restano oggi a lungo invenduti, mentre vanno a ruba gli elettrodomestici recenti, i mobili e i vestiti». Che però, in quei capannoni dove regnano ordine e pulizia, non hanno mai l’aria di una seconda scelta, semmai i contorni di una fiaba, di una storia lontana interrotta a un certo punto e pronta, magicamente, a ricominciare.</p></div>
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		<title>Tiesto mattatore dei vacanzieri</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 05:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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La star olandese guida la sfilata di dj in arrivo in Riviera per il Ferragosto: Cocoricò, Baia Imperiale, Villa delle Rose e Echoes si contendono i clienti a suon di grandi nomi 

Di crisi, nel settore del divertimentificio rivierasco, si parla da tempo. E i sintomi, in effetti, sono sotto gli occhi di tutti: il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>CLUBBING</strong><br />
<em>La star olandese guida la sfilata di dj in arrivo in Riviera per il Ferragosto: Cocoricò, Baia Imperiale, Villa delle Rose e Echoes si contendono i clienti a suon di grandi nomi </em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.electrofreakz.com/wp-content/uploads/2009/01/tiesto123.jpg" title="dj Tiesto" alt="dj Tiesto" width="240" /><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>i crisi, nel settore del divertimentificio rivierasco, si parla da tempo. E i sintomi, in effetti, sono sotto gli occhi di tutti: il “mitico” Paradiso,  la storica disco riminese aperta nel 1957, ha chiuso definitivamente i battenti a inizio stagione, dopo l’ultimo “disperato” tentativo di un cambio di gestione. E, analogamente, al posto del “vecchio” Echoes di Misano  (diventato ora “inquilino” del Prince) in mappa si progettano villette. Insomma, per dirla in termini “commerciali”, la torta (cioè la capacità di spesa dei turisti) sembra essersi fatta decisamente più piccola, ergo è indispensabile ridurre il numero dei commensali. Ma Ferragosto, per le storiche disco della riviera, è un banco di prova ineludibile, l’occasione d’oro per mettere in mostra il proprio smalto oltre che per far quadrare i conti di stagione, visto che, nell’euforia della festa, anche il vacanziero più accorto si lascia scucire qualche euro in più. Avanti quindi con la tradizionale sfilata di grandi nomi della consolle, tutti assoldati (con cachet da capogiro) dai monumentali club della riviera per questo testa a testa di mezza estate.</p>
<p><strong>Cocoricò</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.ziogiorgio.it/images/db/news/2006/laser_cocorico2.jpg" title="Cocoricò" alt="Cocoricò" width="240" />Programmazione “esplosiva” all’inossidabile  Cocoricò di Riccione, uno dei club che meno ha risentito della crisi e che già stasera sfoggia in piramide il talento di <strong>Richie Hawtin</strong> assieme ad altri artisti della scuderia Minus. Appena un “warm up” in vista della maratona in programma per la notte del 14: dodici ore consecutive, da mezzanotte a mezzogiorno, per ascoltare in piramide i ritmi di <strong>Luciano</strong> e del “padrone di casa” <strong>Ralf</strong>. Poi, per la serata del 15, il “Cocco” si gioca l’asso e affida i piatti a <strong>dj Tiesto</strong>, la star olandese famosa in tutto il mondo e capace di richiamare vere e proprie adunate di giovani al suo cospetto. All’indomani, infine, ci si “riposa” (si fa per dire) con <strong>Erick Morillo</strong></p>
<p><strong>Baia Imperiale</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.specialehotel.com/CMSData/images2/alberghi%20gabicce%20mare%20vicino%20discoteca%20baia%20imperiale.jpg" title="Baia Imperiale" alt="Baia Imperiale" width="240" />La Baia Imperiale di Gabicce, invece, scalda i motori domani sera con <strong>Joe T Vannelli</strong>, per poi surriscaldarli il 14 notte con il party  in collaborazione con l’ <strong>Amnesia di Ibiza</strong> e animato dalla presenza di <strong>Rocco Siffredi</strong>. Ed è solo la prima parte: all’indomani, sempre alla Baia, è in programma un altro party in stile Baleari, questa volta in collaborazione con <strong>La Troya</strong>. </p>
<p><strong>Echoes</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.riccionehotels.com/var/ezwebin_site/storage/images/discoteche/echoes-prince/35645-9-ita-IT/echoes-prince_articolo.jpg" title="Echoes" alt="Echoes" width="240" />Punta sul tedesco <strong>Mathias Kaden</strong>, invece, la programmazione del 14 notte dell’Echoes, che per il 15 non ha badato ha spese: l’inossidabile <strong>Frankie Knuckles</strong>, <strong>Anja Schneider</strong>, <strong>Dan Ghenacia</strong>, <strong>Simon Baker</strong>, <strong>Sasha</strong>, <strong>Dirty Channels</strong>, <strong>Luca Agnelli</strong>, <strong>Massimino Lippoli</strong>, <strong>Flavio Vecchi</strong> sono solo alcuni dei nomi previsti nella “Parade” in programma nei locali del Prince per il party di mezza estate. E all’indomani l’immancabile appuntamento col “Magic Monday”, affidato al parigino <strong>David Guetta</strong>. </p>
<p><strong>Villa delle Rose</strong></p>
<p>Porta il marchio <strong>Hed Candy</strong>, poi, il 14 notte alla Villa delle Rose di Misano, che per il 15, come gli altri, guarda oltreconfine e scommette sulla classe di <strong>Martin Solveig</strong>.</div>
<div align="left"><strong>LA SCHEDA/1</strong><br />
<em>Discoteche in sofferenza, i giovani fanno altre scelte<br />
Meglio party estemporanei e i locali senza ticket d’entrata. Parlano gli operatori del settore dell’intrattenimento attivi nel circuito romagnolo </em></div>
<div align="justify">
<p>La moda del momento è quella di organizzare serate con ospiti importanti in location inusuali: riscoprire posti e situazioni diverse dalla disco, dove portare però un evento da discoteca. Che ormai ha perso il richiamo di qualche anno fa. Rimini e Riccione forse sono ancora al top del divertimentificio notturno italiano, ma debbono adattarsi alle nuove tendenze.   «Per molti locali i guadagni scarseggiano: in questi mesi alcuni sono chiusi e altri hanno avuto difficoltà a pagare i dipendenti (lo storico Paradiso non è riuscito a risollevarsi nonostante diversi cambi di gestione &#8211; ndr)», spiega Davide Nicolò, trend setter e già pierre di locali italiani e stranieri, che vede la situazione piuttosto grigia, anche se con qualche eccezione. «Quelli che ce la fanno sono i locali dei grandi numeri, tipo la Baia Imperiale di Gabicce Monte», già in territorio marchigiano, dove in effetti ogni notte sbarcano decine di pullman di adolescenti per le star o i personaggi famosi di passaggio, da Boy George a Fabrizio Corona. «I locali in collina &#8211; aggiunge Nicolò &#8211; soffrono: si salvano il Cocoricò, il Peter Pan e la Villa delle Rose, grazie alla buona gestione. Mentre tengono quelli del Marano (tra Rimini e Riccione, locali sulla spiaggia dove non si paga ingresso), grazie alla politica del “free”. Vanno bene il Carnaby e il Life, proprio come negli anni ‘60 e &#8216;70. Ma non esiste più in riviera un pubblico all’avanguardia come negli anni ’80 e ‘90. Mancano idee e professionalità, e dovremmo metterci tutti attorno a un tavolo per rilanciare il mondo della notte. E senza vivere le restrizioni legislative su orari e alcol come una guerra della politica al turismo».   La Baia Imperiale di fatto è l’unico locale aperto tutti i giorni in luglio e agosto, come capitava una volta. Il Cocoricò punta su grande consolle, sound e i dj internazionali. Ma molti turisti si spostano poco e sempre più spesso nelle località limitrofe ai grandi centri di moda, che costano meno. La riviera, sottolineano gli addetti al settore, deve valorizzare ulteriormente l’entroterra. Ma bisognerebbe migliorare i servizi, incrementarli, rendere la costa più facilmente raggiungibile e con costi minori.   Per Sabrina Campanella, addetta stampa del parco Oltremare e di alcuni locali, «in tema di trend, Riccione si riconferma punto di riferimento lanciando la vacanza low-cool, ovvero un’estate ancora al massimo ma a basso impatto economico. La moda ora è uscire a budget zero, scegliendo un locale sulla spiaggia con accesso free e senza obbligo di consumazione».    Maria Luisa Bertolini, giornalista di “Rimini Donna” e già pierre del Paradiso all’epoca del mitico proprietario Gianni Fabbri, trova che «la crisi sia data dalla mancanza di professionalità e di figure preparate. La gente esce meno ed oggi la differenza è data dal servizio, dalla cortesia, dal coinvolgimento piacevole, dall’allegria del luogo. Un sorriso, una piccola attenzione verso il cliente, la qualità del prodotto fanno la differenza. Sono regole che non hanno tempo e che Fabbri ha sempre trasferito a tutto il suo personale. Purtroppo oggi è raro ritrovarle».    Tra i nuovi locali alla moda, Bertolini segna il Nettuno, ritrovata rotonda di Rimini, dove si mangia e si fa musica dal vivo in una terrazza totalmente ristrutturata in posizione invidiabile, direttamente sulla spiaggia. Ma anche il Coconuts, che con il dirimpettaio bagno Turquoise, costituisce una sorta di minidistretto riminese del divertimento: dal lettino al mare al pranzo in spiaggia; dall’aperitivo ricchissimo alla cena a base di sushi, fino alla notte con gli show burlesque e cubiste che ballano dentro bicchieri giganteschi.   Per Antonella Bianchi, addetta stampa del parco Italia in Miniatura, «le situazioni migliori sono quelle alternative alla folla. Io preferisco Riccione Paese, dove è nata spontaneamente una movida con concertini e djset tra piazza e bar, molto piacevole».</p></div>
<div align="left"><strong>LA SCHEDA/2</strong><br />
<em>Consigli sul web: per le riduzioni tappa a viale Ceccarini</em></div>
<div align="justify">
<p>“Quanto costa l’ingresso alla disco?”: la domanda imperversa nei forum su internet, segno che il portafoglio, di questi tempi, non si apre più con troppo spensieratezza. Ma acconto ai quesiti, sempre sul web, si incontrano anche preziosi consigli: solitamente gli ingressi si aggirano intorno ai 15 massimo 20 euro; per le donne ci sono riduzioni e spesso omaggi: l’ideale è, prima di andare in disco, fare  un salto in viale Ceccarini a Riccione (prima delle 23 perchè poi chiudono le liste), dove si incontrano numerosi pr agguerritissimi nell’accaparrarsi fino all’ultimo clubber. Nel weekend di Ferragosto, però, i prezzi salgono e, ad esempio, la prevendita online per il Cocoricò, già per il party si stsera con Richie Hawtin,  costa ben 35 euro. Sconsigliatissimo l’arrivo alla cassa privo di qualsiasi riduzione: il prezzo può rivelarsi da capogiro.</p></div>
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		<title>Prostituzione, l’ordinanza spacca l’Idv</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 18:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
La vicesindaco sta con Fiorini. Ma Franco Grillini bacchetta: «Quella norma è illegittima, non è nelle corde dell&#8217;Idv» 

Da una parte Simona Mastrocinque, tessera Idv e fascia di vicesindaco a Zola Predosa, nel Bolognese. Dall’altra Franco Grillini, stessa tessera, una carriera da parlamentare alle spalle, un presente da eletto nel parlamentino della Regione Emilia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>La vicesindaco sta con Fiorini. Ma Franco Grillini bacchetta: «Quella norma è illegittima, non è nelle corde dell&#8217;Idv» </em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/08/prostituta.jpg" title="prostituta" alt="prostituta" width="240" /><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a una parte Simona Mastrocinque, tessera Idv e fascia di vicesindaco a Zola Predosa, nel Bolognese. Dall’altra Franco Grillini, stessa tessera, una carriera da parlamentare alle spalle, un presente da eletto nel parlamentino della Regione Emilia Romagna. In mezzo la discussa ordinanza anti-prostituzione che il sindaco di Zola, il democratico Stefano Fiorini, ha messo a regime nel proprio territorio: un giro di vite inedito, che reitera la logica del mai approvato ddl Carfagna ( “multa” a cliente e prostituta), scandendo con precisione la lista dei “divieti”, tra i quali figura perfino quello di rivolgere parola alle “lucciole”.<br />
Mastrocinque sta col suo sindaco: «In attesa di un segnale più forte da parte del Governo &#8211; dice &#8211; i Comuni devono intervenire come possono con la repressione della prostituzione e soprattutto con progetti di recupero attraverso le unità di strada, proprio come sta facendo il Comune di Zola Predosa». Grillini, invece, di quell’ordinanza non ne vuole proprio sentire parlare: «È totalmente illegittima &#8211; dice &#8211; e fare ordinanze illegittime non è nelle corde di un partito come l’Italia dei Valori». Insomma la divergenza diventa una vera e propria spaccatura, che ricalca quella già tracciata dal dibattito dei giorni scorsi (Verdi contro, tutti gli altri &#8211; da Pd a Lega &#8211; a favore) ma che questa volta si consuma tutta in casa dei dipietristi.<br />
<strong><br />
Vicesindaco in strada</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/08/Mastrocinque.jpg" title="Simona Mastrocinque" alt="Simona Mastrocinque" width="240" />La vicesindaco Simona Mastrocinque prende parola dopo aver partecipato l’altra notte ad un pattugliamento in borghese con la polizia municipale nella zona industriale di Zola Predosa. Obbiettivo: verificare il rispetto della tanto discussa ordinanza “anti-prostituzione” del sindaco Fiorini. «Abbiamo incontrato solo tre transessuali &#8211; racconta &#8211; i continui passaggi di volanti di polizia e carabinieri inibivano fortemente il fenomeno». Che però, a detta della vice di Fiorini, non è mai stato allarmante: «Non ho mai notato a Zola un numero elevato di “lucciole” &#8211; dice &#8211; le forze dell’ordine nella zona hanno censito soltanto 23 transessuali». Ma anche se l’allarme non è alto a Zola è scattata l’ordinanza: «Maroni scarica sui sindaci la gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico». E i sindaci, in qualche modo, devono occuparsene. «La soluzione &#8211; prosegue &#8211; sarebbe una legge nazionale che mettesse ordine nella materia». E di seguito: «Il tema dovrebbe essere affrontato senza pregiudizi e ipocrisie, cercando di tutelare l’essere umano prima di tutto, e cercando una soluzione decisiva a violenza e sfruttamento delle donne. In attesa di un segnale più forte da parte del Governo, i Comuni devono intervenire come possono». Con la repressione da un lato ma anche con dei servizi sulla strada: «Da anni a Zola è attivo il progetto Artemide &#8211; spiega  la dipietrista &#8211; di cui la nostra amministrazione comunale è stata a lungo capofila». «Il servizio &#8211; prosegue &#8211; mette in azione una rete di unità di strada con volontari e psicologi. Inoltre &#8211; conclude &#8211; sosteniamo le attività della Casa delle donne». Nel merito, però, le forze di sinistra &#8211; i Verdi ad esempio &#8211; bocciano sonoramente l’ordinanza e  puntano il dito contro uno stile che definiscono «proibizionista a tolleranza zero».  «L’attacco dei Verdi fa sorridere &#8211; replica Simona Mastrocinque &#8211; hanno avuto per anni un vicesindaco in Giunta e non ha mai portato soluzioni al problema».<br />
 L’altra notte, racconta la “numero due” di Stefano Fiorini, durante il suo “pattugliamento” sono stati multati due clienti, «e altri &#8211; assicura &#8211; sono stati sanzionati nei giorni precedenti, dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza».  Insomma, i numeri non sembrano destinati a diventare quelli del passato provvedimento &#8211; solo 7 multe in 10 mesi &#8211; anche se le risorse umane messe in campo non cambieranno: «Il Comune ha le sue forze &#8211; spiega l’assessore &#8211; prima e dopo l’ordinanza restano le stesse».<br />
<strong><br />
L’ex deputato non ci sta</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://malarablog.files.wordpress.com/2008/09/grillini.jpg" title="Franco Grillini" alt="Franco Grillini" width="240" />Franco Grillini, ex parlamentare, leader storico di Arcigay e oggi capogruppo in Regione dell’Idv, non riesce proprio a sottoscrivere la posizione della collega di partito zolese. Lui, d’altronde, il tema della prostituzione lo affrontò in prima persona durante il suo mandato a Montecitorio: «Nel 2004 &#8211; racconta &#8211; consegnai una proposta di legge ispirata alla massima liberalizzazione della prostituzione, abolendo i reati di favoreggiamento e adescamento sanciti dalla legge Merlin». E in quello stesso anno, ricorda, portò avanti da solo una tenace azione di ostruzionismo al disegno di legge firmato da Stefania Prestigiacomo: «Ogni volta che arrivava in aula &#8211; dice &#8211; mi prenotavo per intervenire e parlavo per almeno un’ora». Sull’ordinanza di Stefano Fiorini, quindi, l’ex deputato interviene senza mezze misure: «Sacrosanta la lotta alla tratta &#8211; chiarisce  &#8211; ma quel provvedimento ci fa tornare a prima delle legge Merlin». «È nella disponibilità di un Comune &#8211; si chiede il consigliere regionale &#8211; stabilire  a chi si possa rivolgere parola? Oppure quale mezzo di trasporto io possa utilizzare?». Così, dice Grillini, «si infierisce su persone che vivono già sotto ricatto». Non solo: «Il provvedimento sposta il divieto dalle azioni alle persone», dice Grillini. Che alla fine, perciò, conclude: «Quell’ordinanza è totalmente illegittima».</div>
<div align="left"><strong>LA SCHEDA</strong><br />
<em>Vietato parlare e salire in auto: ecco cosa dice il provvedimento   da 7 giorni  esecutivo in 32 strade di Zola </em></div>
<div align="justify">
<p>Se da un lato l’ordinanza firmata dal sindaco di Zola Predosa, Stefano Fiorini (Pd), vieta di «contrattare prestazioni sessuali», dall’altro lato non autorizza «comportamenti che per l’atteggiamento o l’abbigliamento manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio di offendere la pubblica decenza». Insomma, se i clienti non potranno più parlare alle prostitute, queste ultime a loro volta (oltre a non poter più indossare abiti succinti) non potranno «ostacolare il transito dei veicoli», né «prendere contatti verbali con i conducenti». Ma c’è di più: non potranno «salire a bordo dei veicoli» che si fermano nei paraggi, né «scendere dai veicoli» con cui sono giunte nel luogo di stazionamento. Fanno eccezione, a questo proposito, i «mezzi di trasporto pubblico di cui abbiano correttamente fruito».   Ai clienti, invece, è vietato «effettuare manovre di fermata in prossimità di persone che esercitano attività di meretricio», parlare con loro, farle salire a bordo e accompagnarle nei «luoghi abituali di stazionamento». Inoltre, si legge ancora nell’ordinanza, «è vietato intrattenersi e appartarsi su qualsiasi parte del territorio del Comune di Zola Predosa». Chi viene sorpreso a trasgredire l’ordinanza (esecutiva dal 30 luglio scorso e che riguarda 32 strade del territorio comunale), va incontro a una «sanzione amministrativa pecuniaria per la quale è consentito il pagamento in misura ridotta di 300 euro». Questo non esime chi viene trovato in flagranza dalle sanzioni penali e amministrative previste dalla legge.</p></div>
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		<title>Maccioni e l’amore che non invecchia</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 15:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL FILM
Il giovane regista bolognese ha terminato le riprese di “Cose naturali”: Roberto Herlitzka nei panni di un anziano che si innamora di una prostituta. Produce Articolture. 

&#8220;Non proprio un cortometraggio, piuttosto un piccolo film&#8221;: carico di apprensione ed entusiasmo Germano Maccioni, il giovane che ha firmato i documentari Lo stato d’eccezione e My main [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL FILM</strong><br />
<em>Il giovane regista bolognese ha terminato le riprese di “Cose naturali”: Roberto Herlitzka nei panni di un anziano che si innamora di una prostituta. Produce Articolture. </em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/08/COSENATURALI.jpg" title="Cose naturali" alt="Cose naturali" width="240" /><span title="&#8220;N" class="cap"><span>&#8220;N</span></span>on proprio un cortometraggio, piuttosto un piccolo film&#8221;: carico di apprensione ed entusiasmo Germano Maccioni, il giovane che ha firmato i documentari <em>Lo stato d’eccezione</em> e <em>My main man</em>, parla della sua ultima creazione. Si intitola <em>Cose naturali</em>, ha appena terminato le riprese (tra l’Asp Giovanni XXIII, il quartiere Barca e Varignana) e si avvia alla fase di post produzione. Ma soprattutto è nata, ricorda il regista con precisione, «una notte in California: lì ho deciso di investigare l’unica domanda che ha senso porsi nella vita». Così Maccioni si è buttato nella sua “prima volta” alle prese con la fiction. Certo, lui il cinema l’aveva già respirato a pieni polmoni ma quasi sempre nella veste di attore, l’ultima volta nel cast di L’uomo che verrà di Giorgio Diritti. E allo stesso modo, il curriculum da regista non era certo “vergine”, anzi annoverava esperienze nel teatro e nella documentaristica, tutte di ottimo livello. Ma mai, finora, aveva scritto e girato un film tutto da sè. «È una storia che ho ideato &#8211; racconta &#8211; e vederla realizzata proprio come l’avevi pensata è un’emozione enorme, che dura». E che Maccioni ha condiviso con un cast importante: il grande Roberto Herlitzka, infatti, veste i panni del protagonista, dividendo la scena con Angela Baraldi, Tatti Sanguineti, Ivan Zerbinati. In una storia che si addentra nei tabù: «È l’ultimo tratto del viaggio terreno di un uomo che per una vita ha seguito una disciplina epicurea, osservando le cose della natura e cercando in esse una chiave, un senso», spiega Maccioni. «Sfida la morte &#8211; prosegue &#8211; perchè l’amore è più importante». Quell’uomo anziano &#8211; «Ho cent’anni» dice Herlitzka &#8211; si innamora di una prostituta e forza il nipote, inizialmente all&#8217;oscuro di tutto, ad accompagnarlo agli appuntamenti, finendo per renderlo connivente rispetto alla sua insolita storia d’amore e alle sue rischiose assunzioni di medicinali eccitanti. «Il corpo invecchia &#8211; dice il regista &#8211; ma il piacere del tatto, del contatto, di due corpi che si stringono, non ce lo negherà mai nessuno». Anche se il sesso degli anziani, nella nostra cultura, resta un tabù: «Nelle culture orientali invece &#8211; spiega Maccioni &#8211; il vecchio è colui che ha da insegnare alla giovane amante, perchè ha tanto amato nella vita». </p>
<p>Un’opera coraggiosa, quindi, nei temi ma anche nella produzione, che mette radici in una regione, l’Emilia Romagna, spesso accusata di “latitanza” rispetto alle produzioni cinematografiche: «Qui i soldi &#8211; ammette Maccioni &#8211; fanno molta fatica ad arrivare. Avremmo potuto realizzare un lungometraggio, abbiamo dovuto accontentarci di venti minuti». E infatti Cose naturali non ha ricevuto alcuno finanziamento pubblico. A produrlo è Articolture in sinergia con Avantgarde Cinematografica e Kaleidoskope Factory. I costi, complessivamente, si aggirano sui 65mila euro e le risorse finora raccolte non ancora li coprono completamente. «Quella dell’Emilia Romagna è una situazione difficile per fare cinema &#8211; argomenta Maccioni &#8211; ma i nostri luoghi, nel contempo, sono enormemente cinematografici. E io non voglio pensare che per fare un film devo andare a Roma». Così, ostinatamente, Germano Maccioni completerà il suo “gioiello” tutto all’ombra delle Torri. Rapidamente, tra l’altro: «Entro settembre avremo pronto un primo premontato &#8211; spiega &#8211; poi arriverà il montato definitivo, con quale tenteremo la strada dei grandi festival, dal Sundance a quello di Berlino. Usciremo anche in 35 mm e speriamo di convincere i gestori delle sale a trasmetterlo».</p></div>
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		<title>Tra grottesco e surreale con Vetrano e Randisi</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 12:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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I due maestri della scena protagonisti della “Serata d’onore” al Chiostro San Martino: un viaggio attraverso le tappe dei 34 anni di sodalizio artistico del duo, dai “Diablogues” a Pirandello

Trentaquattro anni sono un traguardo importante per qualsiasi sodalizio: e nel “patto d’arte” che tiene assieme Enzo Vetrano e Stefano Randisi,  il tempo &#8211; trentaquattro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>TEATRO</strong><br />
<em>I due maestri della scena protagonisti della “Serata d’onore” al Chiostro San Martino: un viaggio attraverso le tappe dei 34 anni di sodalizio artistico del duo, dai “Diablogues” a Pirandello</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/08/vetranorandisi.jpg" title="Stefano Randisi e Enzo Vetrano" alt="Stefano Randisi e Enzo Vetrano" width="240" /><span title="T" class="cap"><span>T</span></span>rentaquattro anni sono un traguardo importante per qualsiasi sodalizio: e nel “patto d’arte” che tiene assieme <strong><a href="http://www.diablogues.it/">Enzo Vetrano e Stefano Randisi</a></strong>,  il tempo &#8211; trentaquattro anni, appunto &#8211; è come uno scrigno nel quale si sono accumulati tesori e gemme rare, tutti capitoli importanti  della nostra storia teatrale. Che i due maestri &#8211; siciliani di nascita, bolognesi d’adozione &#8211; porteranno in rassegna stasera alle 21,30 sul palcoscenico allestito nel Chiostro di San Martino (ingresso: 7 euro). È dedicata a loro infatti questa nuova “Serata d’onore” della rassegna messa a punto da Libero Fortebraccio teatro: «La “serata d’onore”  &#8211; osserva Stefano Randisi &#8211; è una tradizione antica del teatro in cui il palcoscenico veniva completamente dedicato ad un attore e al suo repertorio. Un’opportunità che ci onora e per la quale ringraziamo Roberto Latini». Certo, trentaquattro anni sono impossibili da racchiudere in un’ora e mezza di spettacolo: «Avremmo potuto portare i testi che scrivevamo e interpretavamo in Sicilia negli anni Ottanta, ma poi il percorso sarebbe stato troppo dispersivo».</p>
<p>Si parte quindi con i <em>Diablogues</em>, i dialoghi surreali di Roland Dubillard che i due portarono in scena per la prima volta ad Asti nel 1994: «Un Beckett popolare &#8211; spiega Enzo Vetrano &#8211; con un gioco di parole straordinario. Una sorta di “dialogo tra diavoli” &#8211; scherza &#8211; che con gli anni è diventato quasi autobiografico». «Un momento centrale della nostra carriera &#8211; gli fa eco Randisi &#8211; una sorta di rinascita dopo anni di teatro di gruppo, un ritorno alle origini recuperando i tratti del nostro “teatro divertente”». Poi ci sarà <em>Totò e Vicè</em>, il testo di Franco Scaldati che i due hanno scelto lo scorso anno per ricordare Leo De Berardinis nello spettacolo allestito all’ex caserma “Sani”. Infine l’omaggio a Pirandello, passando attraverso i numerosi testi del celebre agrigentino che i due hanno portato in scena: <em>Il berretto a sonagli</em>, <em>I giganti della montagna</em>, <em>La giara</em>, <em>La patente</em>. «Quei personaggi &#8211; spiega Vetrano &#8211; sono tutti parte della mia vita: per vestirne i panni uso le cose mie». Perchè così, i due siciliani, onorano ogni volta l’insegnamento del maestro a loro conterraneo: «Pirandello &#8211; dice ancora Vetrano &#8211; quando non era contento della prova degli attori diceva loro che dovevano agire “per mosse d’anima”, e la stessa cosa me la ricordo con Leo De Berardinis, che chiedeva di “essere” e non di “fare” i personaggi». </p>
<p>Stefano Randisi ed Enzo Vetrano hanno raccolto grandi soddisfazioni sulla scena: premi innanzitutto (l’ultimo è l’Hystrio, appena pochi mesi fa), palcoscenici importanti, l’apprezzamento costante del pubblico. «Non sembra neanche che recitiate &#8211; gli dicono spesso gli spettatori dopo lo spettacolo &#8211; siete veri». E per loro questa è una grande soddisfazione: ««L’imitazione è fredda &#8211; spiega Enzo Vetrano &#8211; fondere corpo e voce nei personaggi, invece, è esplosivo». Ma qualche sogno nel cassetto, nonostante i tanti traguardi tagliati, ce l’hanno anche loro: «Il sogno oggi &#8211; dice Stefano Randisi &#8211; è trovare il modo per continuare a fare ricerca e per consentire anche alle giovani generazioni di farla». «Che mi continuino a far lavorare come sto facendo &#8211; gli fa eco Vetrano &#8211; magari portando in scena testi contemporanei, oggi tenuti fuori dai grandi teatri italiani». È un periodo buio questo per l’arte, dicono entrambi. Quasi si stesse realizzando la “profezia” dei Giganti della montagna: «Pirandello lo scrisse durante il fascismo &#8211; spiega Vetrano &#8211; sentiva qualcosa di terribile che stava per arrivare, vedeva il futuro nero. Nei Giganti la poesia è rifiutata. È un testo sorprendente &#8211; conclude amaro &#8211; che parla dell’avvenire».</p></div>
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		<title>Cattolici in picchetto per Fibre Parallele: &#8220;Perchè non se la prendono con Allah?&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 07:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
Proteste a Borgo Tossignano per lo spettacolo &#8220;Mangiami l’anima e poi sputala&#8221;

&#8220;Le cose in cui credete voi sono tutte stronzate&#8221;: è un uomo sulla quarantina &#8211; capello lungo e camicia chiara in parte sbottonata &#8211; il manifestante più &#8220;vivace&#8221; della contestazione che l’altra sera ha accolto alla palestra di Borgo Tossignano la messa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>Proteste a Borgo Tossignano per lo spettacolo &#8220;Mangiami l’anima e poi sputala&#8221;</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/07/Fibre+Parallele+Teatro.jpg" title="Fibre Parallele" alt="Fibre Parallele" width="240" /><span title="&#8220;L" class="cap"><span>&#8220;L</span></span>e cose in cui credete voi sono tutte stronzate&#8221;: è un uomo sulla quarantina &#8211; capello lungo e camicia chiara in parte sbottonata &#8211; il manifestante più &#8220;vivace&#8221; della contestazione che l’altra sera ha accolto alla palestra di Borgo Tossignano la messa in scena di &#8220;Mangiami l’anima e poi sputala&#8221;, lo spettacolo della compagnia Fibre Parallele, ospite della rassegna Acqua di Terra/ Terra di Luna e <strong><a href="http://www.vincenzobrana.it/2010/07/28/articoli/fibre-parallele-in-scena-a-borgo-tossignano-polemiche-pronti-a-rinunciare-al-cachet/">da giorni bersaglio di un&#8217;accesa polemica sui giornali</a></strong>. Già un&#8217;ora prima dell’inizio della rappresentazione l&#8217;area antistante la palestra era tappezzata di cartelli: alcuni alludevano alle politiche comunali a favore degli stranieri (&#8220;Finiremo inginocchiati sul tappetino a pregare cinque volte al giorno il nuovo padrone Allah&#8221;), altri se la prendevano direttamente con gli amministratori locali, sindaco in testa: &#8220;Sindaco Dazzani &#8211; si leggeva proprio accanto all’entrata della palestra &#8211; i &#8220;coglioni&#8221; li devi avere sotto non attorno&#8221;. Dazzani, va detto, di nome fa Stefania: è una signora, quindi. Che è arrivata puntuale all&#8217;orario dello spettacolo, ha pagato il biglietto e si è seduta tra gli altri spettatori.</p>
<p>Solo in alcuni dei poster affissi &#8211; tutti a firma Armando Manocchia, consigliere comunale di minoranza fuoriuscito dalla Lega Nord &#8211; si coglieva il nodo della questione: lo spettacolo che stava per andare in scena offendeva la religione cattolica: era, in altri termini, blasfemo. O almeno questo sostenevano i protagonisti della protesta, una ventina di persone in tutto. Che, a dire il vero, lo spettacolo non lo avevano  visto: &#8220;Ci sono bastati i tre minuti del video su Youtube&#8221; è la risposta spiccia di una delle signore del picchetto. &#8220;E se il trailer riassume le parti salienti del  lavoro &#8211; argomenta  la cronista de &#8220;La Voce&#8221; &#8211; allora è sufficiente per valutare&#8221;. Tra i manifestanti anche Silvia Noè, consigliera regionale dell&#8217;Udc: &#8220;Perchè non prendono di mira Allah?&#8221; si chiede. E di seguito: &#8220;Perché sanno che i cattolici sono tolleranti, porgono l’altra guancia. Gli islamici, invece, li temono&#8221;. &#8220;Questa &#8211; prosegue &#8211; è la protesta di chi non accetta più di essere provocato con un linguaggio offensivo nei confronti della religione&#8221;. &#8220;È inaccettabile la provocazione &#8211; attacca &#8211; su temi che si potrebbero affrontare in un confronto pacato&#8221;.  Il nodo, comunque, resta quello dei finanziamenti pubblici: &#8220;Bisogna verificare &#8211; spiega Noè &#8211; se tutti i soggetti istituzionali erano a conoscenza dei contenuti dello spettacolo&#8221;. Assieme alla consigliera regionale anche Maria Cristina Marri, segretaria provinciale dell&#8217;Udc: &#8220;Abbiamo promosso un mail bombing all&#8217;indirizzo del sindaco di Borgo Tossignano per esprimere la nostra indignazione&#8221;, spiega. Anche per lei è bastato, dello spettacolo, il frammento su Youtube: &#8220;Racconta di Cristo che diviene uomo e si mischia con gli aspetti negativi della società. Fa sesso, ad esempio: un messaggio perverso&#8221;.</p>
<p> Alla fine, però, chi è rimasto a vedere lo spettacolo (nessuno dei detrattori ha assistito alla recita) quella scena di sesso non l&#8217;ha vista. E a dire il vero non si scorge nemmeno sul frammento di Youtube. Nello spettacolo Cristo scende dalla croce per rispondere alle preghiere di una devota: la libera dalle catene e le chiede una sigaretta. Ha un accento da extracomunitario e modi da hippie: predica gli stessi principi della Bibbia ma suggerisce pratiche diverse. Così, smonta il dogma della devota &#8211; &#8220;la gola ferisce più della spada&#8221;, perciò bisogna digiunare &#8211; proponendo alla donna una lezione di aerobica. E alla fine, per premio, le offre amorevolmente della nutella. La tensione erotica è presente e culmina in un bacio appassionato tra i due protagonisti. Ma poi la donna si ricorda che prima di giacere nello stesso letto bisogna essere sposati: allora la scena cambia e ci si prepara alle nozze. Alla fine Cristo tornerà in Croce e sarà lei, con una scena molto densa e suggestiva, a rimettercelo. Perchè quel Dio troppo uomo, in un certo senso, la disturba, le manda all’aria una consuetudine fatta di sacrifici e privazioni. Le dà l’amore, certo, proprio come aveva chiesto all’inizio, raccolta in preghiera. Ma le sue mani sono &#8220;troppo piccole&#8221;, sono rimaste quelle di quand’era bambina e sognava le stimmate, come le aveva Gesù.</p>
<p>I riflettori si spengono e scroscia un lungo applauso, forte come quello che a inizio serata aveva accolto sul palco i direttori artistici Enzo Vetrano e Stafano Randisi e l&#8217;assessore Renato Sartiani, ideatore del festival. Proprio Randisi e Vetrano, dopo i numerosi ritorni in scena del duo, prendono la parola: &#8220;Se volete ora possiamo parlare dello spettacolo assieme agli artisti&#8221; propongono. Ma un signore in prima fila esaurisce in poche parole l&#8217;argomento: &#8220;Molto rumore per nulla&#8221; esclama. E forse stavolta il sipario si chiude davvero.</p></div>
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		<title>Anche Suf! si interroga sulla strage</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 04:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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Il manifesto del 2 agosto porta la firma di Cuoghi e  Corsello. La bimba writer, icona onirica del duo  creativo, spalanca gli occhi sbigottita 

Suf! ha occhi e orecchie grandi, è tutta nera, su sfondo bianco, e sulla fronte ha un punto interrogativo rosso. È netta, nitida, si vede da lontano. Poco sotto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>L&#8217;ANNIVERSARIO</strong><br />
<em>Il manifesto del 2 agosto porta la firma di Cuoghi e  Corsello. La bimba writer, icona onirica del duo  creativo, spalanca gli occhi sbigottita </em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/07/manifesto-piccolo-.jpg" title="Cuoghi e Corsello - 2 agosto" alt="Cuoghi e Corsello - 2 agosto" width="240" /><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>uf! ha occhi e orecchie grandi, è tutta nera, su sfondo bianco, e sulla fronte ha un punto interrogativo rosso. È netta, nitida, si vede da lontano. Poco sotto, la scritta “Per non dimenticare”. Porta la firma di <strong><a href="http://cuoghicorsello.blogspot.com/">Cuoghi e Corsello</a></strong> il manifesto realizzato dal Comitato di solidarietà alle vittime delle stragi per la celebrazione del  2 agosto. Ed è Suf! il personaggio che i due creativi hanno pescato dal loro immaginario onirico per ricordare quelle tante vittime dopo trent’anni ancora senza giustizia. «Suf! &#8211; spiega Monica Cuoghi &#8211; è una bambina che vuole imparare a fare i graffiti ed essendo negata vuol diventare almeno SUFficente» «Ha un viso spaesato e strano &#8211; aggiunge &#8211; è una bambina ingenua». E che si interroga, come tutti noi, su quanto accadde a Bologna trent’anni fa: «È solo una bambina, nata all’inizio del nuovo millennio, nel 2001- spiega l’artista &#8211; e non capisce perchè accada tutto questo nell’umanità». «All’immagine &#8211; prosegue Monica Cuoghi &#8211; ho aggiunto il punto interrogativo, che rivela la complessità e la negata chiarezza di quello che è successo; ma il puntino cade proprio sulla sua fronte,  come un terzo occhio che guarda oltre e saprà vedere». L’incontro tra Suf! e la bomba avviene quasi per caso: «stavo  lavorando sul personaggio di Suf! &#8211; spiega Cuoghi &#8211;  dopo molto tempo che non la disegnavo, quando Gianfranco Maraniello (direttore del Mambo, ndr)  ci ha chiesto di pensare a qualcosa per il manifesto sul trentesimo anniversario della strage della stazione. Guardando l&#8217;espressione attonita, perplessa di Suf! mi è sembrata adattissima per rappresentare l’inquietudine lo stupore che il ricordo di questo avvenimento sollecita, il suo sguardo spalancato è perso nel vuoto, assente, ma nello stesso tempo è anche  molto presente, può sembrare allarmato, stupito, oppure appiattito, lontano, è uno sguardo ingenuo di una bambina che guarda il mondo ma è saggia,  la sua paura è vinta dall’indifferenza, ma spalanca gli occhi per guardarlo il mondo».<br />
Anche Monica Cuoghi, di quel 2 agosto di 30 anni fa, ha un ricordo molto nitido: «Avevo 15 anni e   un fidanzatino bolognese. Lo incontrai quella sera: la mattina si trovava in stazione, poco prima della bomba. Voleva prendere qualcosa al bar, quindi preferì spostarsi verso il centro. e proprio mentre si allontanava, quand’era già lontano dal piazzale, sentì il boato: si girò e stava crollando tutto».</div>
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		<title>Fibre Parallele in scena a Borgo Tossignano: &#8220;Polemiche? Pronti a rinunciare al cachet&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 11:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
La rassegna di Enzo Vetrano e Stefano Randisi verso la conclusione: domani lo spettacolo contestato

Incontrando lo sguardo di Enzo Vetrano, che con Stefano Randisi divide la direzione artistica del festival “Acqua di Terra, Terra di Luna”, è davvero impossibile confonderlo con quello di un “impresario” a caccia di sensazionalismi. Lui, l’amico di Leo,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>La rassegna di Enzo Vetrano e Stefano Randisi verso la conclusione: domani lo spettacolo contestato</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Mangiami%20lanima%20%285%29.jpg" title="Mangiami l'anima e poi sputala - Fibre Parallele" alt="Mangiami l'anima e poi sputala - Fibre Parallele" width="240" /><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>ncontrando lo sguardo di <strong><a href="http://www.diablogues.it/enzo-vetrano.htm">Enzo Vetrano</a></strong>, che con <strong><a href="http://www.diablogues.it/stefano-randisi.htm">Stefano Randisi</a></strong> divide la direzione artistica del festival <strong><a href="http://www.acquaditerraterradiluna.com/">“Acqua di Terra, Terra di Luna”</a></strong>, è davvero impossibile confonderlo con quello di un “impresario” a caccia di sensazionalismi. Lui, l’amico di Leo,  che il teatro ce l’ha scolpito perfino nei tratti del viso, che rincorrono gli spigoli di un’antica maschera, parla con stupore della polemica che ha interessato la programmazione della decima edizione del loro festival di teatro. Blasfemi: così sono stati definiti alcuni spettacoli. Che parlano di religione, è vero.</p>
<p>&#8220;Ma di questo vogliono parlare le  giovani generazioni &#8211; spiega lui &#8211; questi sono i temi che li fanno discutere, questo è quello che vogliono portare in scena&#8221;. &#8220;Una ricerca di spiritualità &#8211; dice ancora &#8211; del Sacro, di risposte interiori a questioni esistenziali profondamente sentite&#8221;. Lui si rammarica, insomma. Perché chi ha gli occhi sul teatro, sui suoi linguaggi contemporanei, non può cogliere la sostanza di un attacco che sembra mettere sullo stesso piano <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jesus_Christ_Superstar_%28musical%29">Jesus Christ Supestar</a></strong> e una postar che canta appesa a un crocefisso di strass.</p>
<p>Tiene duro, però, Enzo Vetrano, e prima della messa in scena di <strong><em><a href="http://acquaditerraterradiluna.diablogues.it/index.php/programma/79-land-lover">Land Rover</a></em></strong>, il bello spettacolo presentato  domenica a Castel del Rio dalla compagnia Compagnia <strong><a href="http://www.gianfrancoberardi.it/public/chisiamo.asp">Berardi Casolari</a></strong>, legge il messaggio di solidarietà di un giovane spettatore del festival: &#8220;Il bavaglio &#8211; dice &#8211; me lo mettevano da piccolo per mangiare. Poi me lo tolsero e iniziai a parlare. Ora non voglio mi sia messo di nuovo per tacere&#8221;. E lo stesso Gianfranco Berardi, alla fine dello spettacolo (scampato il rischio che la statua della Madonna in scena venisse &#8220;censurata&#8221; con un panno o addirittura rimossa), dice la sua sugli attacchi degli amministratori locali: &#8220;Sono cattolico praticante &#8211; dice &#8211; e credo che la religione sia innanzitutto libertà. Non mettiamo nuovamente in croce un uomo, dopo che già uno, secoli fa, finì in croce ingiustamente&#8221;.</p>
<p>Il pubblico unanime batte le mani, tra quelli che hanno visto lo spettacolo nessuno contesta. E di pubblico ce n’è parecchio, questo forse è l’effetto boomerang della polemica che i detrattori avevano sottovalutato. E che forse raggiungerà il picco domani sera a Borgo Tossignano dove andrà in scena <strong><em><a href="http://acquaditerraterradiluna.diablogues.it/index.php/programma/80-mangiami-lanima-e-poi-sputala">Mangiami l’anima e poi sputala</a></em></strong> lo spettacolo della compagnia barese <strong><a href="http://www.teatronet.it/comp/detail.asp?id=10">Fibre Parallele</a></strong> che, dopo ottanta applauditissime repliche in tre anni in tutto lo Stivale, è inciampato nell’indignazione di alcuni eletti dell’imolese.</p>
<p>&#8220;Spettacolo adatto ad un pubblico adulto&#8221; hanno perciò dovuto specificare gli organizzatori, mettendo in campo una prudenza che non è sfuggita agli osservatori più distanti. Alla Gazzetta del Mezzogiorno, ad esempio, dove la polemica in salsa emiliana viene raccontata quasi con meraviglia. Ed è proprio da quelle colonne che Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, il duo che compone Fibre Parallele, lanciano la provocazione: &#8220;Siamo consapevoli che il nostro spettacolo possa far discutere &#8211; dicono &#8211; ma un conto è lo scontro verbale, un conto è impedire a uno spettacolo di andare in scena. Per cui se la preoccupazione degli amministratori è lo sperpero dei danari pubblici &#8211; concludono &#8211; siamo pronti a rinunciare al nostro cachet&#8221;.</p>
<p>L’ingresso, domani sera, costa 5 euro.</p></div>
<div align="left"><strong>L&#8217;INTERVISTA</strong><br />
<em>Parla la consigliera regionale imolese Anna Pariani (PD): &#8220;No alle censure preventive&#8221;</em></div>
<div align="justify">
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.provincia.bologna.it/probo/Immagini/gallerie_fotografiche/F_11915/20annapariani500.JPG" title="Anna Pariani (Pd)" alt="Anna Pariani (Pd)" width="240" /><strong>Consigliera  Pariani, la polemica che ha interessato il festival &#8220;Acqua di Terra/Terra di Luna&#8221; ha già raggiunto i palazzi della Regione e rischia in quella sede di comprometterne il finanziamento?</strong></p>
<p>&#8220;Un consigliere di opposizione credo abbia consegnato un’interrogazione per conoscere l’entità del finanziamento. È suo diritto farlo, come è abbastanza normale che succeda. Nessun allarme&#8221;.</p>
<p><strong>Ma più che una tensione tra maggioranza opposizione lo scontro sembra tutto interno al Partito Democratico, a cui appartiene Alberto Baldazzi, assessore alla Cultura di Castel del Rio e in prima linea nel chiedere la &#8220;censura&#8221; degli spettacoli della rassegna. Non è che su questo terreno si stia giocando in realtà tutt’altra partita,   di apparato diremmo, che a che fare con gli equilibri tra le correnti cattolica e laica del partito in quel territorio?</strong></p>
<p>&#8220;No, assolutamente. Lì c’è la valutazione di un amministratore che può decidere in merito a ciò che il Comune mette in campo in ambito culturale. Io mi sono solo permessa di fare un’osservazione: la rassegna è stata approvata da molto tempo dalle amministrazioni  comunali e il programma era noto. Bene si è fatto a non mettere in campo allora nessuna censura preventiva. Se ci sono valutazioni ex post, ma ex post vuol dire avendo visto gli spettacoli, sarà legittimo da parte degli enti finanziatori riportarle ai direttori artistici prima di programmare la prossima edizione&#8221;.</p>
<p><strong>La Provincia di Milano ha convocato di recente i direttori dei teatri che ricevono finanziamenti pubblici per tagliare gli spettacoli “non graditi”, tra cui “Orgia” di Pasolini. Nel micro e nel macro, insomma, la storia sembra ripetersi. Lei che ne pensa?</strong></p>
<p>&#8220;Vede, c’è già in Italia un’impostazione che tenta di mettere il bavaglio all’informazione. E il Partito Democratico è in prima linea nell’impedire che questo accada. La Cultura, a maggior ragione, non può ricevere censure analoghe. La libertà d’espressione è un segno del confronto nella pluralità delle culture ed è un valore fondante delle società democratiche. Penso i nostri sforzi dovrebbero concentrarsi, perciò, nel respingere ogni tentativo di censura&#8221;.</p></div>
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