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	<title>Vincenzo Branà &#187; Fatti</title>
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		<title>Marcellona, cala il sipario</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 13:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL LUTTO
Marcella Di Folco si è spenta ieri a Bentivoglio all’età di 67 anni. Recitò per Fellini e Risi. Poi il cambio di sesso e le battaglie politiche

Lo sguardo fermo e un cappellino rosa sulle ventitré, vezzo di vanità ma anche simbolo di rivendicazione per una donna che ha conquistato con dure lotte il riconoscimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL LUTTO</strong><br />
<em>Marcella Di Folco si è spenta ieri a Bentivoglio all’età di 67 anni. Recitò per Fellini e Risi. Poi il cambio di sesso e le battaglie politiche</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/09/difolco.jpg" title="Marcella Di Folco" alt="Marcella Di Folco" width="240" /><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>o sguardo fermo e un cappellino rosa sulle ventitré, vezzo di vanità ma anche simbolo di rivendicazione per una donna che ha conquistato con dure lotte il riconoscimento della propria femminilità. Così Marcella Di Folco, storica presidente del Movimento Identità Transessuale, è ritratta nella foto che<a href="http://www.mit-italia.it/"> il sito dell’associazione</a> ha pubblicato ieri pomeriggio  per rivolgere l’estremo saluto alla sua «leader maxima». Di Folco si è spenta ieri   all’hospice di Bentivoglio, dove da tempo era ricoverata per l’inesorabile incedere della malattia che l’ha portata alla morte. Aveva 67 anni “Marcellona”, che passati in rassegna tutti in una volta compongono quasi un’enciclopedia, un’opera vasta che, dalla fine degli anni Sessanta quand’era cassiera al mitico Piper,  attraversa tanto la storia del cinema quanto quella della politica e delle battaglie per i diritti civili. Il Cinema era quello leggendario di Federico Fellini, Roberto Rossellini, Dino Risi, Alberto Sordi, Elio Petri e di tutti gli altri grandi cineasti che l’avevano scelta per i propri film. Quand’era ancora Marcello, in realtà, prima cioè di quel viaggio a Casablanca nell’agosto del 1980 (solo due anni dopo in Italia sarà approvata una legge per il cambio di sesso), rivoluzionario tanto per lei quanto per la cultura e la politica degli anni che venirono. Perchè da allora, dopo il trasferimento a Bologna nel 1986, Di Folco si mise al servizio del movimento transessuale, guidandolo verso importanti conquiste scritte nella storia recente del nostro Paese: fu sua l’idea di creare un consultorio per l’identità di genere, che diventerà il primo al mondo gestito da trans. E suo il merito di aver ottenuto nel 2000 l’istituzione della Commissione “Diritti per l’identità di genere”, da parte del ministro per le pari opportunità Katia Belillo. Ma suo soprattutto il merito di aver infranto il “tabù” dell’identità di genere nelle aule politiche: nel 1990 conquistò uno scranno nel quartiere Saragozza e dal 1995 al 1999 fu consigliere comunale a Palazzo D’Accursio, eletta nelle fila dei Verdi. Fu la prima transessuale al mondo ad ottenere quella carica. </p>
<p>Anche quando la malattia già le consumava le energie, Di Folco non ha messo da parte la sua militanza: nel maggio scorso a Rimini, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia, era intervenuta dal palco allestito dalle associazioni: «la salute non mi assiste» aveva confessato, riprendendo poi subito il solito piglio ironico e incalzando: «ma voi non vi preoccupate, ci penso io, non mi si toglie di mezzo facilmente». La sua tenacia, però, ieri si è esaurita. La morte di Marcella Di Folco è stata annunciata dal  Mit, la sua associazione ma anche la sua famiglia:  «non è semplice comunicare il vuoto che lascia», si legge nell&#8217;homepage del sito. E di seguito: «compagna, amica, sorella, mamma di tutte/i noi, il Mit perde la leader maxima, la sua traccia essenziale resta indelebile nella storia della nostra associazione e del movimento tutto». Anche le altre sigle del movimento si sono strette nel cordoglio: Arcigay, Arcilesbica, Agedo, FamiglieArcobaleno salutano una «grande figura di riferimento per le persone transessuali, per il movimento lgbt e per tutto il dibattito politico e culturale sui diritti civili e sulla libertà che ha attraversato le vicende del nostro Paese negli ultimi 30 anni».   Addolorato anche Franco Grillini, storico leader di Arcigay e consigliere regionale dell’Idv: «quella di Marcella è stata una militanza globale perchè partendo dal tema dei diritti si è poi occupata a tutto campo della politica locale e nazionale». «Ci mancherà &#8211; dice &#8211; come amica prima di tutto e e come leader del movimento». Manifestazioni di cordoglio sono giunte dai rappresentanti istituzionali: l’assessore regionale alla Cultura , sottolinea la « perdita di un personaggio importante dal punto di vista culturale e fondamentale nella storia della lotta per i diritti civili in Italia». «Le saremo per sempre grati – è il messaggio di Gian Guido Naldi, capogruppo di Sel in Regione – perché con il suo impegno in prima persona nel riconoscimento dei diritti per la comunità lgbt ha squarciato quel vergognoso velo di menzogne, ipocrisia e perbenismo che ci impediva di riconoscere le troppe discriminazioni nei confronti delle persone transessuali presenti nella società Italiana». «Marcella è stata una figura importante e innovativa della sinistra cittadina e nazionale» ricorda Sergio Lo Giudice, responsabile del programma del Pd di Bologna. «La sua passione straordinaria &#8211; aggiunge &#8211; e la sua determinazione nel richiedere il riconoscimento di diritti negati hanno contribuito ad arricchire lo scenario politico della città. Per questo motivo la ricorderemo con affetto e riconoscenza». Manifesta il suo cordoglio anche il senatore Walter Vitali, sindaco di Bologna negli anni in cui Di Folco sedeva in Consiglio Comunale: «Sono stati anni belli e difficili &#8211; ricorda &#8211; anni di forti innovazioni politiche e amministrative». E di seguito: «È stata protagonista insieme a noi della prima esperienza dell’Ulivo a Palazzo d’Accursio, dimostrando la capacità di contribuire alla sintesi tra posizioni anche molto diverse su temi delicati come la scuola, la famiglia e le coppie di fatto».</p>
<p>  Domani dalle 9 alle  19 sarà allestita la camera ardente presso la Sala Renzo Imbeni (ex Sala Bianca) del Comune di Bologna, in Palazzo d’Accursio. Poi venerdì, alle 15, si terrà la cerimonia religiosa, celebrata da don Giovanni Nicolini presso la parrocchia della Dozza.<br />
Domenica sera, annunciano infine Arcilesbica Bologna e Cassero, Marcella Di Folco sarà ricordata a Palazzo Re Enzo dalla passerella di Miss Alternative, l’evento benefit che nel 2005 la incoronò “regina”.</p></div>
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		<title>Prostituzione, l’ordinanza spacca l’Idv</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 18:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
La vicesindaco sta con Fiorini. Ma Franco Grillini bacchetta: «Quella norma è illegittima, non è nelle corde dell&#8217;Idv» 

Da una parte Simona Mastrocinque, tessera Idv e fascia di vicesindaco a Zola Predosa, nel Bolognese. Dall’altra Franco Grillini, stessa tessera, una carriera da parlamentare alle spalle, un presente da eletto nel parlamentino della Regione Emilia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>La vicesindaco sta con Fiorini. Ma Franco Grillini bacchetta: «Quella norma è illegittima, non è nelle corde dell&#8217;Idv» </em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/08/prostituta.jpg" title="prostituta" alt="prostituta" width="240" /><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a una parte Simona Mastrocinque, tessera Idv e fascia di vicesindaco a Zola Predosa, nel Bolognese. Dall’altra Franco Grillini, stessa tessera, una carriera da parlamentare alle spalle, un presente da eletto nel parlamentino della Regione Emilia Romagna. In mezzo la discussa ordinanza anti-prostituzione che il sindaco di Zola, il democratico Stefano Fiorini, ha messo a regime nel proprio territorio: un giro di vite inedito, che reitera la logica del mai approvato ddl Carfagna ( “multa” a cliente e prostituta), scandendo con precisione la lista dei “divieti”, tra i quali figura perfino quello di rivolgere parola alle “lucciole”.<br />
Mastrocinque sta col suo sindaco: «In attesa di un segnale più forte da parte del Governo &#8211; dice &#8211; i Comuni devono intervenire come possono con la repressione della prostituzione e soprattutto con progetti di recupero attraverso le unità di strada, proprio come sta facendo il Comune di Zola Predosa». Grillini, invece, di quell’ordinanza non ne vuole proprio sentire parlare: «È totalmente illegittima &#8211; dice &#8211; e fare ordinanze illegittime non è nelle corde di un partito come l’Italia dei Valori». Insomma la divergenza diventa una vera e propria spaccatura, che ricalca quella già tracciata dal dibattito dei giorni scorsi (Verdi contro, tutti gli altri &#8211; da Pd a Lega &#8211; a favore) ma che questa volta si consuma tutta in casa dei dipietristi.<br />
<strong><br />
Vicesindaco in strada</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/08/Mastrocinque.jpg" title="Simona Mastrocinque" alt="Simona Mastrocinque" width="240" />La vicesindaco Simona Mastrocinque prende parola dopo aver partecipato l’altra notte ad un pattugliamento in borghese con la polizia municipale nella zona industriale di Zola Predosa. Obbiettivo: verificare il rispetto della tanto discussa ordinanza “anti-prostituzione” del sindaco Fiorini. «Abbiamo incontrato solo tre transessuali &#8211; racconta &#8211; i continui passaggi di volanti di polizia e carabinieri inibivano fortemente il fenomeno». Che però, a detta della vice di Fiorini, non è mai stato allarmante: «Non ho mai notato a Zola un numero elevato di “lucciole” &#8211; dice &#8211; le forze dell’ordine nella zona hanno censito soltanto 23 transessuali». Ma anche se l’allarme non è alto a Zola è scattata l’ordinanza: «Maroni scarica sui sindaci la gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico». E i sindaci, in qualche modo, devono occuparsene. «La soluzione &#8211; prosegue &#8211; sarebbe una legge nazionale che mettesse ordine nella materia». E di seguito: «Il tema dovrebbe essere affrontato senza pregiudizi e ipocrisie, cercando di tutelare l’essere umano prima di tutto, e cercando una soluzione decisiva a violenza e sfruttamento delle donne. In attesa di un segnale più forte da parte del Governo, i Comuni devono intervenire come possono». Con la repressione da un lato ma anche con dei servizi sulla strada: «Da anni a Zola è attivo il progetto Artemide &#8211; spiega  la dipietrista &#8211; di cui la nostra amministrazione comunale è stata a lungo capofila». «Il servizio &#8211; prosegue &#8211; mette in azione una rete di unità di strada con volontari e psicologi. Inoltre &#8211; conclude &#8211; sosteniamo le attività della Casa delle donne». Nel merito, però, le forze di sinistra &#8211; i Verdi ad esempio &#8211; bocciano sonoramente l’ordinanza e  puntano il dito contro uno stile che definiscono «proibizionista a tolleranza zero».  «L’attacco dei Verdi fa sorridere &#8211; replica Simona Mastrocinque &#8211; hanno avuto per anni un vicesindaco in Giunta e non ha mai portato soluzioni al problema».<br />
 L’altra notte, racconta la “numero due” di Stefano Fiorini, durante il suo “pattugliamento” sono stati multati due clienti, «e altri &#8211; assicura &#8211; sono stati sanzionati nei giorni precedenti, dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza».  Insomma, i numeri non sembrano destinati a diventare quelli del passato provvedimento &#8211; solo 7 multe in 10 mesi &#8211; anche se le risorse umane messe in campo non cambieranno: «Il Comune ha le sue forze &#8211; spiega l’assessore &#8211; prima e dopo l’ordinanza restano le stesse».<br />
<strong><br />
L’ex deputato non ci sta</strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://malarablog.files.wordpress.com/2008/09/grillini.jpg" title="Franco Grillini" alt="Franco Grillini" width="240" />Franco Grillini, ex parlamentare, leader storico di Arcigay e oggi capogruppo in Regione dell’Idv, non riesce proprio a sottoscrivere la posizione della collega di partito zolese. Lui, d’altronde, il tema della prostituzione lo affrontò in prima persona durante il suo mandato a Montecitorio: «Nel 2004 &#8211; racconta &#8211; consegnai una proposta di legge ispirata alla massima liberalizzazione della prostituzione, abolendo i reati di favoreggiamento e adescamento sanciti dalla legge Merlin». E in quello stesso anno, ricorda, portò avanti da solo una tenace azione di ostruzionismo al disegno di legge firmato da Stefania Prestigiacomo: «Ogni volta che arrivava in aula &#8211; dice &#8211; mi prenotavo per intervenire e parlavo per almeno un’ora». Sull’ordinanza di Stefano Fiorini, quindi, l’ex deputato interviene senza mezze misure: «Sacrosanta la lotta alla tratta &#8211; chiarisce  &#8211; ma quel provvedimento ci fa tornare a prima delle legge Merlin». «È nella disponibilità di un Comune &#8211; si chiede il consigliere regionale &#8211; stabilire  a chi si possa rivolgere parola? Oppure quale mezzo di trasporto io possa utilizzare?». Così, dice Grillini, «si infierisce su persone che vivono già sotto ricatto». Non solo: «Il provvedimento sposta il divieto dalle azioni alle persone», dice Grillini. Che alla fine, perciò, conclude: «Quell’ordinanza è totalmente illegittima».</div>
<div align="left"><strong>LA SCHEDA</strong><br />
<em>Vietato parlare e salire in auto: ecco cosa dice il provvedimento   da 7 giorni  esecutivo in 32 strade di Zola </em></div>
<div align="justify">
<p>Se da un lato l’ordinanza firmata dal sindaco di Zola Predosa, Stefano Fiorini (Pd), vieta di «contrattare prestazioni sessuali», dall’altro lato non autorizza «comportamenti che per l’atteggiamento o l’abbigliamento manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio di offendere la pubblica decenza». Insomma, se i clienti non potranno più parlare alle prostitute, queste ultime a loro volta (oltre a non poter più indossare abiti succinti) non potranno «ostacolare il transito dei veicoli», né «prendere contatti verbali con i conducenti». Ma c’è di più: non potranno «salire a bordo dei veicoli» che si fermano nei paraggi, né «scendere dai veicoli» con cui sono giunte nel luogo di stazionamento. Fanno eccezione, a questo proposito, i «mezzi di trasporto pubblico di cui abbiano correttamente fruito».   Ai clienti, invece, è vietato «effettuare manovre di fermata in prossimità di persone che esercitano attività di meretricio», parlare con loro, farle salire a bordo e accompagnarle nei «luoghi abituali di stazionamento». Inoltre, si legge ancora nell’ordinanza, «è vietato intrattenersi e appartarsi su qualsiasi parte del territorio del Comune di Zola Predosa». Chi viene sorpreso a trasgredire l’ordinanza (esecutiva dal 30 luglio scorso e che riguarda 32 strade del territorio comunale), va incontro a una «sanzione amministrativa pecuniaria per la quale è consentito il pagamento in misura ridotta di 300 euro». Questo non esime chi viene trovato in flagranza dalle sanzioni penali e amministrative previste dalla legge.</p></div>
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		<title>La pronipote dell’eroe: &#8220;Federalismo? Perché no&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 21:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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Annita Garibaldi Jallet, erede del leggendario condottiero, ha preso
parte alle celebrazioni del Museo del Risorgimento di Bologna.
Amareggiata da Calderoli: &#8220;Non credo che un ministro possa decidere
per sè&#8221;. Ma la sua proposta non la preoccupa.

Energica e pragmatica, schietta ed efficace: Annita Garibaldi Jallet, del bisnonno &#8220;eroe dei due mondi&#8221;, sembra aver conservato, oltre all&#8217;importante cognome, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>L&#8217;INTERVISTA</strong><br />
<em>Annita Garibaldi Jallet, erede del leggendario condottiero, ha preso<br />
parte alle celebrazioni del Museo del Risorgimento di Bologna.<br />
Amareggiata da Calderoli: &#8220;Non credo che un ministro possa decidere<br />
per sè&#8221;. Ma la sua proposta non la preoccupa.</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2010/05/garibaldi2007_3.jpg" title="Annita Garibaldi Jallet" alt="Annita Garibaldi Jallet" width="240" /><span title="E" class="cap"><span>E</span></span>nergica e pragmatica, schietta ed efficace: <strong>Annita Garibaldi Jallet</strong>, del bisnonno &#8220;eroe dei due mondi&#8221;, sembra aver conservato, oltre all&#8217;importante cognome, il piglio caparbio, quello che indubbiamente deve aver caratterizzato le azioni dell&#8217;uomo che ha unito l&#8217;Italia. è lei l&#8217;ospite speciale che il Museo del Risorgimento ha invitato per celebrare il 150esimo anniversario della spedizione dei Mille. Una ricorrenza sulla quale si è alzata un&#8217;improvvisa nube di polemica a causa di <a href="http://politica.liquida.it/focus/roberto-calderoli-l-unita-d-italia-festa-senza-senso/">alcune dichiarazioni pubbliche del ministro leghista Roberto Calderoli</a>, intenzionato a non partecipare alle celebrazioni ufficiali di Quarto con il presidente Giorgio Napolitano. </p>
<p><strong>Signora Garibaldi, che effetto le hanno fatto quelle dichiarazioni?</strong><br />
&#8220;Sul momento mi hanno molto infastidito, perchè non credo che un Ministro possa disporre liberamente della facoltà di prendere o non prendere parte a questo tipo di avvenimenti: mi urta nel senso che ho delle istituzioni. Poi però entrando nel merito delle parole del ministro vi rintraccio comunque una logica, piegata però ad uso puramente provocatorio&#8221;.</p>
<p><strong>La logica è quella del federalismo&#8230; </strong><br />
&#8220;&#8230;che non è di per sè contrario al concetto di Italia unita. Vede, mi meraviglio sempre che non lo si dica, ma il federalismo è una forma organizzativa dello Stato, la stessa alla quale tende idealmente l&#8217;Unione europea. Non c&#8217;è bisogno di questo genere di provocazioni, occorre piuttosto verificare se quel modello si adatta alla situazione italiana come si adatta, ad esempio, a quella degli Stati Uniti. Non è il federalismo la minaccia, ma il modo pretestuoso in cui la Lega lo declina che costituisce un attacco all&#8217;unità d&#8217;Italia&#8221;.<br />
<span id="more-354"></span><br />
<strong>Nel dibattito sull&#8217;immigrazione però spesso il tema dell&#8217;identità nazionale viene utilizzato, in primis dalla Lega, per tracciare i contorni del &#8220;pericolo&#8221; straniero&#8230;</strong><br />
 &#8220;Questo mi indigna profondamente: la Nazione è uno Stato e un Popolo. Bisogna capire come questa nazione può accogliere nuovi cittadini garantendo loro una vita dignitosa: questo è il tema. Ed è un problema che non possiamo risolvere da soli: occorrono regole sovranazionali. Inoltre tenga presente che stiamo attraversando una profonda crisi del lavoro: ci fosse lavoro per tutti la manodopera straniera sarebbe benvenuta. Nei periodi di crisi, invece, a farne le spese sono sempre i più deboli&#8221;.</p>
<p><strong> Il suo bisnonno è ricordato come un &#8220;eroe&#8221;. La politica di oggi, al contrario, non sembra un luogo di &#8220;eroi&#8221;&#8230;</strong><br />
 &#8220;In realtà non credo abbiamo bisogno di eroi in questo momento. Quanto alla statura etica e morale dei nostri rappresentanti politici dobbiamo prendere atto che non siamo stati in grado di scegliere una classe dirigente decorosa: e pazienza. Ma teniamo anche presente che la classe dirigente è una rappresentazione del Paese e della crisi che sta attraversando. Soldi, soldi, soldi: se questa rimmarrà l&#8217;unica chiave del successo continueremo sempre ad avere gli stessi problemi&#8221;.</div>
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		<title>Marciapiedi fuorilegge?</title>
		<link>http://www.vincenzobrana.it/2009/01/17/articoli/marciapiedi-fuorilegge/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 22:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;INCHIESTA PER CASSERO MAGAZINE 1
“E chi pretendeva di abolire la prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello Stato. Rilegga il titolo: “Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”. […] La prostituzione non è mica un crimine, è un malcostume”. (Intervista di Oriana Fallaci a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"><strong>L&#8217;INCHIESTA PER CASSERO MAGAZINE <sup class='footnote'><a href='#fn-300-1' id='fnref-300-1'>1</a></sup></strong><br />
<em>“E chi pretendeva di abolire la prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello Stato. Rilegga il titolo: “Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”. […] La prostituzione non è mica un crimine, è un malcostume”. (Intervista di Oriana Fallaci a Lina Merlin – L’Europeo 1963, n. 28)</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2009/01/marciapiedi-fuorilegge-01.png" title="Marciapiedi fuorilegge?" alt="prostitute" width="240" /><span title="A" class="cap"><span>A</span></span> saltare all’occhio per prime sono sempre le coincidenze. E più sono lontane, impossibili, più sembrano essere unite da un legame intimo e quasi sovrannaturale, esito evidentemente più del cinismo del destino che della volontà e dell’intelligenza degli uomini. </p>
<p>Il 13 dicembre scorso a Roma, in piazza Farnese, si è svolto un imponente <a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/manifestazione-sesso/1.html" title="Vedi la gallery di Repubblica.it">summit di ombrelli rossi</a>: sotto i paraventi di nylon trovavano riparo dalla pioggia le sex workers d’Italia, non tutte naturalmente, ma una rappresentanza delle più caparbie e combattive <sup class='footnote'><a href='#fn-300-2' id='fnref-300-2'>2</a></sup>. Perché in Italia per le lucciole si è aperto il tempo della lotta: la miccia l’ha accesa Mara Carfagna, neoministra ed ex soubrette, col suo <a href="http://omoios.blogosfere.it/2008/12/prostituzione-ombrelli-rossi-contro-il-ddl-carfagna-praitano-cita-s-paolo-il-peccato-e-lipocrisia.html">ddl approvato lo scorso settembre</a> dal Consiglio dei Ministri e ora al vaglio delle Camere. A cinquant’anni dalla famosa legge Merlin, quella che tolse le mani dello Stato dalla gestione della prostituzione cancellando di fatto le case chiuse, la ministra berlusconiana ha annunciato un giro di vite senza precedenti che si accanisce su clienti e prostitute, istituendo in particolare il divieto di “adescare” in luogo pubblico. Clienti e lucciole rischiano da 5 a 15 giorni di arresto ed una multa da 200 fino a 3mila euro. Se a vendere il sesso per strada è un minore straniero, poi, la nuova legge prevede pene severe per gli sfruttatori e il rimpatrio immediato del giovane. In quello stesso paese d’origine dove, fino a prova contraria, è stato avviato al mestiere della prostituzione. Nonostante le proteste delle associazioni da anni mobilitate contro la cosiddetta “tratta” di donne e minori (Save the Children e Gruppo Abele hanno per primi espresso la loro contrarietà) la ministra è andata avanti con la caparbietà con cui prendeva la rincorsa per fare la ruota ai tempi della sua formazione e ha continuato a sostenere senza tentennamenti il suo minuscolo decreto. Minuscolo perché, a dispetto di un dibattito che si è ingrossato nei decenni e di una bibliografia che mette a confronto le numerosissime soluzioni adottate in tutto il mondo, la proposta di Mara Carfagna è sintetizzata in due paginette striminzite, con pochi riferimenti e nessuna spiegazione. D’altronde l’unica spiegazione possibile l’ha data la stessa ministra il giorno in cui ha presentato alla stampa la sua iniziativa: «Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire &#8211; ha detto -. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga». La sfrontatezza con cui Mara Carfagna ha tracciato una linea di distinzione – assolutamente arbitraria – tra i suoi trascorsi senza veli e il cosiddetto mestiere più antico del mondo è senz’altro l’aspetto che ha reso più livorosa la “rivolta” delle lavoratrici del sesso. Le quali, manco a dirlo, ogni volta che la ministra veniva nominata in piazza Farnese portavano ritualmente la mano destra al viso, come se impugnassero un oggetto dalla sezione rotonda, e simultaneamente aprivano la bocca…</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 0px solid black; margin: 10px; float: right;" src="http://www.puta.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/noi-le-gonne-non-le-allunghiamo.jpg" title="Noi le gonne non le allunghiamo" alt="prostitute" width="240" />La criminalizzazione delle squillo, comunque, non è rimasta chiusa nell’ambito dell’iniziativa della ministra dilettante. L’ampliamento dei <a href="http://omoios.blogosfere.it/2008/12/sex-workers-dalla-parte-di-preziosa-obiezione-di-coscienza-al-pacchetto-sicurezza.html">poteri attribuiti ai sindaci attraverso il decreto sicurezza</a> ha dato la possibilità ai primi cittadini di governare a colpi di ordinanze: arrivano i sindaci con la bacchetta magica, insomma, ai quali basta buttar giù due righe per rendere immediatamente operativi strumenti di cui l’Italia non si era mai dotata, dai padri della Costituzione in poi. La prostituzione, naturalmente, è stata individuata come ambito “ideale” per sperimentare i nuovi “superpoteri”, così Gianni Alemanno e altri sindaci di area berlusconiana hanno anticipato il Carfagnapensiero in ordinanze ad hoc che puniscono a suon di contravvenzioni tanto le prostitute quanto i loro clienti. Multe prima di 200 euro, poi fino a 500 a tutti coloro che adescano o si fanno adescare per strada. Un processo alle intenzioni, insomma, che utilizza come “indizi” gli abiti succinti o “contrari alla pubblica decenza”, facendo rientrare nel campo del “fuorilegge” perfino la cara minigonna. E soprattutto cavalcando l’illusione che per una prostituta sia impossibile indossare un paio di jeans, e il paradosso che la prostituzione sia solo un fatto di donne, che non esistano cioè uomini da marciapiede per i quali è superfluo – se non addirittura controproducente – il ricorso alla scollatura.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2009/01/marciapiedi-fuorilegge-02.png" title="Adeschiamo i diritti, manifestazione contro il DDL Carfagna - Roma, 13 Dicembre 2008" alt="prostitute" width="240" />Ma su tutto, dicevamo, quello che più salta all’occhio è la coincidenza: perché mentre a Roma le lavoratrici del sesso alzavano il loro coro di protesta da piazza Farnese, in quello stesso sabato nel Bolognese – per la precisione in due municipalità della cintura, Anzola dell’Emilia e Crespellano – due sindaci del Partito Democratico, Loris Ropa e Gianni Gamberini, facevano il loro primo esperimento con i nuovi superpoteri. Obbiettivo, naturalmente, il contrasto della prostituzione sulla via Emilia Ponente attraverso le collaudate “armi” del sindaco Gianni Alemanno. <a href="http://www.vincenzobrana.it/2008/12/20/articoli/prostitute-fuorilegge/">Multe ai clienti e alle prostitute</a>, quindi, e poco importa se il Partito Democratico – quello a cui i due sindaci sono iscritti – ha presentato una proposta alternativa a quella di Mara Carfagna e che la deputata Paola Concia fosse in piazza a manifestare con le lucciole. Poco importa anche che norme del genere applicate su fazzoletti di chilometri abbiano l’evidente ambizione di spostare semplicemente la “polvere” oltre il confine senza risolvere nulla in realtà. E poco importa perfino – nonostante gli stessi sindaci riconoscano la situazione di sfruttamento di quelle ragazze – se nel frattempo nulla si fa per far venire  a galla e punire questo sfruttamento, anzi si incentiva apertamente (un riferimento esplicito è presente nel ddl Carfagna) il ricorso all’appartamento. Dove tutto diventa invisibile, e si sa “occhio non vede, cuore non duole”. &#8220;Se vedo un sindaco del centrodestra amministrare bene io non ho alcun problema ad ammetterlo&#8221; rivela sereno Gianni Gamberini, fascia tricolore a Crespellano. Per lui quella fila di ragazze discinte sulla via Emilia, anche a ridosso delle abitazioni, non è più tollerabile. «La nostra è un’ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini rispetto a un fenomeno che esiste da anni» spiega. «Oggi come oggi abbiamo in mano solo questo strumento» aggiunge. E lo strumento – già adottato identico a Zola Predosa e al vaglio nella municipalità di Castelfranco, nel Modenese – pare essere diventato di gran moda. Gli effetti, d’altronde, sono già evidenti: l’edizione locale del Resto del Carlino si è improvvisamente riempita di annunci di ragazze disposte a fare un po’ di compagnia, un massaggio, un po’ di coccole. E la cronaca, dall’altra parte, parla sempre più di frequente di “covi” di prostitute sfruttate all’interno di insospettabili condomini. Ma soprattutto le lucciole per strada continuano a morire, ad essere picchiate, seviziate, rapinate. Nonostante i jeans imposti dal sindaco, e con l’aggravante che ora quando una di loro si sente in pericolo non si azzarda nemmeno più a chiamare la polizia, che le farebbe quella salatissima multa che lei non può pagare. La constatazione è banale, insomma, al punto che imbarazza doverla spiegare. E imbarazza soprattutto riconoscere in chi governa a suon di ordinanze l’irresponsabilità dell’uso smodato del potere a scapito del “buon amministrare”, destinando risorse – e non proclami &#8211;  per la risoluzione dei problemi. In Norvegia ad esempio, cito da La Repubblica dell’1 gennaio, il giro di vite sulla prostituzione si è realizzato – altra coincidenza: proprio negli stessi giorni – attraverso una norma che punisce severamente i clienti, che verranno perseguiti anche se avranno fatto sesso a pagamento all&#8217;estero. Insomma il malcostume di cui parlava Lina Merlin a Oriana Fallaci quasi 50 anni fa, in Norvegia viene individuato nella domanda e non nell’offerta. Perciò si persegue anche il turista sessuale alla ricerca di minorenni, rappresentante di un fenomeno che è un vero e proprio settore di traino del turismo italiano e rispetto al quale nessun governo ha mai ritenuto di dover prendere provvedimenti. I clienti in Norvegia rischiano multe pesantissime e una condanna fino a sei mesi di carcere, che diventa di tre anni se la prostituta è minorenne. Per perseguirli la polizia potrà anche ricorrere alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Le lucciole, nel frattempo, saranno invece aiutate con progetti di recupero. Certo anche quest’approccio non parla di autodeterminazione, ma quando parla di sfruttamento sceglie la via meno ipocrita e più efficace per affrontare il problema.</p>
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: right;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2009/01/marciapiedi-fuorilegge-03.png" title="Adeschiamo i diritti, manifestazione contro il DDL Carfagna - Roma, 13 Dicembre 2008" alt="prostitute" width="240" />Un’ultima coincidenza, la più triste. L’ha sottolineata la prima volta Porpora Marcasciano del Mit in un collegamento lampo su “Annozero”, poi me l’ha fatta notare di nuovo Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” di Roma, quando l’ho incontrata alla manifestazione in piazza Farnese. Il 24 novembre scorso Vladimir Luxuria trionfava all’Isola dei Famosi: in molti hanno parlato di un fatto “rivoluzionario”, qualcuno ha addirittura tirato in mezzo Barack Obama. Per i più si trattava della dimostrazione evidente che il popolo italiano (fatto coincidere ormai definitivamente col pubblico dei reality) stesse cambiando, maturando. Proprio in quelle ore, mentre all’Isola si stappava lo spumante per dare il benvenuto a questo “mondo migliore”, a Centocelle veniva trovato riverso sul marciapiede il cadavere di Roberta, una transessuale proprio come Vladimir, proveniente però dal Brasile e che quella notte, come tante, stava facendo la vita. Che  poi è strano chiamarla così quando poi si sa che alla fine spesso arriva una coltellata.</div>
<div class='footnotes'>
<div class='footnotedivider'></div>
<ol>
<li id='fn-300-1'>Dal numero di Gennaio/Febbraio di Cassero Magazine. Puoi scaricarlo <a href="http://www.puta.it/blog/2009/01/14/queer/cassero-magazine-gennaio-febbraio-2009/">qui</a>. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-300-1'>&#8617;</a></span></li>
<li id='fn-300-2'>La piattaforma politica della manifestazione <a href="http://www.puta.it/blog/2008/11/24/polis/adeschiamo-diritti-manifestazione-nazionale-contro-il-ddl-carfagna-sulla-prostituzione-roma-sabato-13-dicembre/">Adeschiamo i diritti</a> <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-300-2'>&#8617;</a></span></li>
</ol>
</div>
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		<title>Prostitute fuorilegge</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 11:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CASO
Gamberini e Ropa come Alemanno firmano l&#8217;ordinanza anti-lucciole. L&#8217;assessora Simona Lembi: «Verificheremo tra un anno, dati alla mano».

Il sindaco di Crespellano Gianni Gamberini si dice «perplesso»: tutta questa curiosità dei mezzi di informazione sull&#8217;ordinanza firmata assieme al sindaco di Anzola contro la prostituzione lo sorprende. «È un&#8217;ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL CASO</strong><br />
<em>Gamberini e Ropa come Alemanno firmano l&#8217;ordinanza anti-lucciole. L&#8217;assessora Simona Lembi: «Verificheremo tra un anno, dati alla mano».</em></div>
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<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/12/474294246_c0e7ed399f_b.jpg" title="prostitute" alt="prostitute" width="240" /><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l sindaco di Crespellano <a href="http://www.comune.crespellano.bo.it/default.aspx?KeyPub=10050468|10050261&#038;Cod_Oggetto=10050322">Gianni Gamberini</a> si dice «perplesso»: tutta questa curiosità dei mezzi di informazione sull&#8217;ordinanza firmata assieme al sindaco di <a href="http://www.comune.anzoladellemilia.bo.it/">Anzola</a> contro la prostituzione lo sorprende. «È un&#8217;ordinanza che va incontro al malessere dei cittadini rispetto a un fenomeno che esiste da anni» spiega. «Oggi come oggi abbiamo in mano solo questo strumento» aggiunge. Insomma Anzola e <a href="http://www.comune.crespellano.bo.it">Crespellano</a>, forti dei nuovi poteri attribuiti ai sindaci dal pacchetto sicurezza, seguono la via tracciata da Gianni Alemanno a Roma e mettono al bando la prostituzione per strada. In particolare, nel documento che è già operativo in quei territori, si stabilisce il <strong>divieto di contrattare o concordare prestazioni sessuali a pagamento sulle pubbliche vie comunali, nonché di tenere comportamenti, atteggiamenti o abbigliamenti che manifestino l&#8217;attività di meretricio</strong>, pena una sanzione pecuniaria.</p>
<p>«La forte incidenza di traffico legato alla prostituzione sul nostro territorio è un fatto presente e noto da tempo – dice <a href="http://www.comune.anzoladellemilia.bo.it/il_comune/sindaco/-sindaco/pagina1.html">Loris Ropa</a>, sindaco di Anzola – ma la vigilanza messa in atto dalle forze dell&#8217;ordine (carabinieri, polizia municipale e polizia stradale) non è sufficiente a contenere i disagi arrecati ai cittadini. Vi sono zone intensamente abitate come quelle sulla via Emilia in località Lavino di Mezzo, Martignone e Ponte Samoggia in cui l&#8217;esercizio della prostituzione produce gravi rischi sia alla sicurezza urbana che a quella stradale, senza contare &#8211; prosegue il sindaco – che quasi sempre lo sfruttamento della prostituzione si intreccia ad altre attività criminose». Aggiunge il sindaco di Crespellano Gamberini: «Non si tratta di un provvedimento nato per colpire coloro che sono innanzitutto vittime di un sistema di mercificazione del sesso, le donne e le ragazze, spesso giovanissime, che vendono il proprio corpo: l&#8217;ordinanza, infatti, contiene anche il divieto  di far salire a bordo di un veicolo una o più persone che manifestino l&#8217;esercizio della prostituzione. Il provvedimento mira piuttosto a prevenire e contenere disagi oramai insopportabili per gli abitanti delle zone in cui questo fenomeno si concentra». Insomma per i due primi cittadini il disagio è innanzitutto quello di chi vede e si disgusta: «In certe zone, siamo arrivati al punto che è difficile perfino il libero utilizzo degli spazi pubblici – conclude il sindaco Ropa – e continuamente riceviamo segnalazioni dai cittadini, che lamentano situazioni di insicurezza di precarietà di igiene dovuta all&#8217;abbandono di rifiuti di ogni genere».</p>
<p>Il giro di vite subentra quindi ma in un fazzoletto di chilometri: a <a href="http://www.comune.zolapredosa.bo.it/">Zola</a> il divieto è già attivo da qualche settimana (il sindaco ha firmato la prima ordinanza), idem ad Anzola e a Crespellano. Casalecchio, dal canto suo, nemmeno ci pensa: «Non abbiamo mai avuto un&#8217;emergenza di questo tipo» confessa il primo cittadino Simone Gamberini. Eppure il primo effetto che si immagina, dopo l&#8217;entrata in vigore del provvedimento, è proprio quello di una migrazione, che risolverebbe il problema di decoro delle municipalità in cui è scattata l&#8217;ordinanza lasciando naturalmente inalterata la condizione di sfruttamento delle prostitute. Interlocuzioni con il tessuto associativo? Gianni Gamberini risponde: «Ci siamo confrontati con le forze dell&#8217;ordine, non con le associazioni».</p>
<p><a href="http://www.provincia.bologna.it/probo/Engine/RAServePG.php/P/265010010400/M/275610010808">Simona Lembi</a>, assessora provinciale alle Pari Opportunità, non entra nel merito dell&#8217;ordinanza dei sue sindaci &#8211; «Il Comune è sovrano &#8211; dice &#8211; avranno avuto le loro ragioni» &#8211; ma si scaglia decisa contro il &#8220;modello Alemanno&#8221;: «È indecente &#8211; dice &#8211; equiparare il cliente alla prostituta: la prima evidenza &#8211; spiega &#8211; è che dopo la prostituta torna sempre sulla strada». Non solo: «La proposta di Mara Carfagna, anticipata da Alemanno a Roma, non è stata frutto di un&#8217;interlocuzione con le associazioni che da anni si occupano del problema, perciò formula una risposta a dir poco banale». «Problemi complessi &#8211; insiste Lembi &#8211; ,meritano soluzioni complesse. Quelle di cui parliamo oggi servono solo a finire sul giornale. Tra un anno vedremo, dati alla mano, come è cambiato realmente il fenomeno. E questo vale tanto per Roma &#8211; conclude &#8211; quanto per i sindaci del Bolognese».</div>
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		<title>&#8220;Tutti figuranti in un tragico teatro&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 22:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LA TESTIMONIANZA
Il G8 di Alessandro Berti, l&#8217;operaio bolognese a cui la corte di Genova ha riconosciuto i danni.

«Improvvisamente mi sono visto in quella scena di Pulp Fiction in cui in macchina parte un colpo dalla pistola e ammazza uno»: Alessandro Berti, sanlazzarese di 38 anni, ha ancora negli occhi nitide le immagini di quel luglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>LA TESTIMONIANZA</strong><br />
<em>Il G8 di Alessandro Berti, l&#8217;operaio bolognese a cui la corte di Genova ha riconosciuto i danni.</em></div>
<div align="justify">
<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/12/51840749_7f166ca495_o.jpg" title="Genova G8" alt="Genova G8" width="240" />«Improvvisamente mi sono visto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PInjXgYC64g&#038;feature=related">in quella scena di Pulp Fiction in cui in macchina parte un colpo dalla pistola e ammazza uno</a>»: <strong>Alessandro Berti</strong>, sanlazzarese di 38 anni, ha ancora negli occhi nitide le immagini di quel luglio genovese di sette anni fa, quello in cui da Bologna in auto, da solo e &#8220;armato&#8221; soltanto della sua macchina fotografica, raggiunse la riviera ligure per prendere parte <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova">alle manifestazioni in occasione del G8</a>. La sua storia, come quella di molti, è sporcata di tanto sangue. Di violenza, di minacce, di carcere.</p>
<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>opo 7 anni l&#8217;altro giorno è stata battuta la sentenza  che riconosce a Berti un risarcimento di 7.000 euro per il fermo e l&#8217;arresto illegittimi. Qualcosa gli è stato riconosciuto anche nella sentenza del Bolzaneto, l&#8217;altro procedimento in cui si è trovato coinvolto. Ma Berti non si sente risarcito e con la mente ritorna a quell&#8217;assurdo viaggio in macchina a bordo di una volante: «Eravamo stati presi nella via della questura &#8211; racconta &#8211; io e un altro ragazzo solo perchè scattavamo foto alla carica della polizia». Subito botte e calci, poi in macchina scortati verso la caserma di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bolzaneto">Bolzaneto</a>. In quel viaggio il ragazzo che era con lui dice la frase &#8220;sbagliata&#8221;: «Portatemi in infermeria (il suo volto era una maschera di sangue, ndr), sono un avvocato, so che non mi potete trattare così». Un tono incauto, una parola di troppo per la suscettibilità di uno dei due agenti. Che di colpo ha estratto la pistola e l&#8217;ha puntata verso i due passeggeri. E loro, proprio come nel film di Tarantino in quella famosa scena della macchina, hanno temuto che quel proiettile partisse.</p>
<p>Il racconto di Berti, la ricostruzione che fa di quei giorni, non è tutto al passato: «La paura e gli incubi &#8211; spiega &#8211; ci sono ancora oggi». Col cosiddetto &#8220;senno del poi&#8221;, però, cerca di guardare a quei fatti da lontano. «Alla fine &#8211; dice &#8211; mi sono sentito parte di una grande messa in scena, gestita da una regia occulta che mai verrà a galla». Berti ancora non si spiega, ad esempio, quei ragazzi in scooter fermi all&#8217;angolo delle strade e spesso al telefono: «La gente del posto diceva di non averli mai visti». Ed è proprio una di quelle misteriose sentinelle, a un certo punto, ad entrare durante la prima giornata di cortei, il venerdì, nel bar in cui Berti consumava il suo veloce pasto. «Arrivano i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Black_block">black bloc</a>» annunciò l&#8217;uomo. E in effetti era ben informato. I black bloc, in quei giorni, Berti li ha visti da vicino, all&#8217;opera: «Li ho seguiti a distanza per tutta la giornata di venerdì &#8211; spiega &#8211; erano una trentina e agivano indisturbati. Le forze dell&#8217;ordine, nel frattempo, si accanivano con quelli che, come me, scattavano foto».</p>
<p>Per Berti in effetti la fotografia è sempre stata un &#8220;pallino&#8221;, una fissa che alla fine lo ha messo nei guai. Proprio mentre fotografava uno sparuto sit-in pacifico davanti alla questura ha subito la carica della Digos: macchina in frantumi, botte e poi dritti a Bolzaneto. Una volta lì mani in testa, fronte contro al muro, gambe larghe. «Portateci in infermeria» l&#8217;implorazione. «Fino a sera ne prenderete tante che è inutile portarvici ora». L&#8217;inferno nella caserma, per il sanlazzarese, è durato 12 ore. Poi il trasferimento al carcere di Alessandria: trasporto blindato, senza possibilità di comunicare con nessuno: «Ai miei genitori &#8211; dice Berti &#8211; avevo promesso, vista la pericolosità della manifestazione, di farmi vivo spesso. Invece per tre giorni non hanno avuto notizie di me». Salvo dalla televisione, che durante i notiziari trasmise il suo arresto: «Mio padre lo vide e da lì partì il suo calvario per capire cos&#8217;era successo».</p>
<p>Fu proprio quell&#8217;arresto, la necessità di difendersi, a indurre Berti a intraprendere le vie legali, quelle che ora gli hanno permesse di ottenere quel minimo risarcimento. Ma Berti nella Giustizia non aveva già allora granché fiducia: «Prima di quei fatti già pensavo che in Italia esistessero degli intoccabili. Le sentenze relative al G8 (quella di <a href="http://www.misteriditalia.com/blog/?p=29">Bolzaneto</a> e <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/g8-genova-4/giudizio-diaz/giudizio-diaz.html">delle scuole Diaz</a>, ndr) me l&#8217;hanno confermato. Anzi io credevo in cuor mio che non si arrivasse a condannare nemmeno gli agenti». E quella condanna parziale, per Alessandro Berti, è l&#8217;aspetto più surreale della vicenda: «I militari eseguono ordini &#8211; dice &#8211; non  posso credere che uno di loro abbia portato delle molotov all&#8217;interno delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_della_scuola_Diaz">scuole Diaz</a> per iniziativa personale».</p>
<p>La sentenza che riconosce al bolognese il risarcimento per quell&#8217;arresto, quelle botte, quell&#8217;ingiusta reclusione, sottolinea ancora una volta l&#8217;aspetto più peculiare di questa vicenda: «Il fatto &#8211; spiega l&#8217;avvocato Raffaele  Miraglia, legale di Berti &#8211; che delle persone che pacificamente manifestavano o addirittura scattavano banali fotografie siano state fermate, arrestate, malmenate». E di questo fatto, i protagonisti sono ormai rassegnati, nessuno riuscirà mai a fornire una spiegazione.</p></div>
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		<title>Cani senza guinzaglio</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 19:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL VERDETTO
Massacro alla Diaz durante il G8 di Genova: la Giustizia assolve i vertici delle forze dell&#8217;ordine.

Un po’ di tempo fa il mio cane morse sul naso una vicina di casa che aveva infilato la faccia tra le sbarre del cancello per farsi leccare. Proprio accanto al cartello “Attenti al Cane”, la furbona. Nulla di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>IL VERDETTO</strong><br />
<em>Massacro alla Diaz durante il G8 di Genova: la Giustizia assolve i vertici delle forze dell&#8217;ordine.</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 0px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/11/cane1.jpg" title="Attenti al cane" alt="Attenti al cane" width="240" /><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>n po’ di tempo fa il mio cane morse sul naso una vicina di casa che aveva infilato la faccia tra le sbarre del cancello per farsi leccare. Proprio accanto al cartello “Attenti al Cane”, la furbona. Nulla di grave, appena un graffietto. Ma la vicina presentò denuncia e mi sono trovato a doverle  pagare i danni. Io &#8211; che mentre è successo dormivo &#8211; non il cane, che in cuor suo non vede l’ora di rifarlo.</p>
<p>Incàzzati finchè vuoi ma il mondo va così: a ogni ruolo corrisponde una responsabilità, e se ti pigli un dalmata e scegli perciò di vestire i panni del “padroncino” devi essere pronto ad assumerti la responsabilità e l’onere di tutte le sorprese che l’amico a 4 zampe ha in serbo per te. Dalla cacca sullo zerbino alla sgranocchiata di naso alla vicina. </p>
<p>Questo banale assunto – che mi proviene dal buon senso, o dalla mamma, o dalle due cose insieme ma in ogni caso resta banale – è sufficiente a farmi sgranare gli occhi mentre leggo e rileggo le agenzie sulla <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/g8-genova-4/giudizio-diaz/giudizio-diaz.html">sentenza</a> con cui si è chiuso il processo sul <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova">massacro alle scuole Diaz di Genova nel 2001</a>. Qui qualcuno – uno stolto, un poco illuminato (spento, direi) oppure uno dotato di diabolica malafede – sta cercando di far passare una mattanza descritta da video, libri, documenti e testimoni diretti come una “scampagnata” di ragazzacci esaltati che a un certo punto hanno perso il senso della misura. Che fossero poliziotti, membri delle forze dell’ordine, la sentenza non sembra rendersi conto. Le colpe hanno una dimensione personale, ho sentito dire a qualcuno nella pioggia dei commenti. Assurdo! Quei militari portavano divise e distintivi, picchiavano con le mazze pagate coi soldi miei e di tutti voi. E se anche il più abile degli avvocati è riuscito a far fessa una corte e a raccontare che quelli l’incursione se l’erano organizzata da soli, senza ordini dall’alto, e che nessuno potesse far niente per fermarla, come abbiamo fatto alla fine a scordarci che i capi accanto ai poteri hanno delle responsabilità,  rispondono nel bene e nel male di quello che fanno i propri sottoposti? Chi spiega a questi iperpagati in divisa che quegli stipendi a tanti zeri dovrebbero essere un investimento in fiducia  per lo Stato e un onere – innanzitutto  &#8211; per chi li riceve?</p>
<p>E infine: sulla base della sentenza Diaz potrò dormire tenendo il cancello aperto rasserenato dal fatto che le multe d’ora in poi saranno intestate a Pablo, il quadrupede candido che scodinzola nel mio giardino?</p></div>
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		<title>Aprite bene le narici</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 12:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;EDITORIALE
In distribuzione il nuovo numero di Cassero Magazine. Eccovene un assaggio

Radio accesa, metà mattina: “Leggiamo il messaggio di un ascoltatore: Ciao a tutti ho 23 anni e non so come dire ai miei genitori che sono gay. So già come la pensano e ho paura che mi sbattano fuori di casa”. La speaker – di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>L&#8217;EDITORIALE</strong><br />
<em>In distribuzione il <a href="http://www.cassero.it/show.php?1460">nuovo numero</a> di <a href="http://issuu.com/casseromag">Cassero Magazine</a>. Eccovene un assaggio</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 0px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.puta.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/rivista_cassero_novembre-dicembre-2008-copertina.jpg" title="La copertina di Cassero Magazine" alt="La copertina di Cassero Magazine" width="240" /><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>adio accesa, metà mattina: “Leggiamo il messaggio di un ascoltatore: Ciao a tutti ho 23 anni e non so come dire ai miei genitori che sono gay. So già come la pensano e ho paura che mi sbattano fuori di casa”. La speaker – di circa 35 anni si direbbe dalla voce – non ha dubbi: “Beh mettiti in contatto con Franco Grillini oppure rivolgiti a uno psichiatra (?!?) per una terapia di gruppo”. Grazie regia, via al prossimo brano.</p>
<p>Eugenio Scalfari, ospite di Daria Bignardi a <a href="http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=invasioni&#038;video=17660">Le Invasioni barbariche</a>, ha raccontato dei suoi esordi sulla carta stampata, di quando cioè scriveva sul giornalino universitario dei fascisti. Perché Scalfari all’origine era un fascista, lo ammette senza problemi: “è stato come un vaccino – spiega – ora la puzza del fascismo la sento da lontano”. E in questo periodo la sente?, gli chiede la Bignardi. “Ogni giorno di più” risponde lui.</p>
<p>Scalfari ha ragione, di questo noi al Cassero siamo convinti: il fascismo è un miasma e l’odore di questi tempi rende l’aria irrespirabile.</p>
<p>Puzza la radio, quella che accendi la mattina e che improvvisa soluzioni astruse al “problemino” di un ascoltatore, omettendo di evidenziare, ad esempio, che il problema più che lui ce l’hanno i suoi genitori. A loro, eventualmente, servirebbe la terapia di gruppo.</p>
<p>Puzzano gli schermi televisivi in cui La Russa e Feltri insultano il direttore de <a href="http://www.unita.it/">l’Unità</a> col linguaggio greve del balilla che vuole smanazzare sotto la gonna della figlia della lupa, convinto – e guai a dargli torto – di averne diritto. D’altronde il “leader” Berlusconi, nella sua improvvisata serale al Bagaglino qualche settimana fa, ha indicato la via: “Due uomini entrano in un bar – ha raccontato ilare – uno dice all’altro: guarda quella stangona bionda, me la farei&#8221;. E l’altro: &#8220;veramente è mia moglie&#8221;. La precisazione del primo: &#8220;pagando, s’intende&#8221;. </p>
<p>Al Salone Margherita si scompisciavano dalle risate, racconta il <a href="http://www.corriere.it/">Corriere della Sera</a>, noi dal <a href="http://www.cassero.it/">Cassero</a> sentivamo la puzza. </p>
<p>La stessa puzza del museo di Bolzano, che ha appena fatto fuori la direttrice Corrine Diserens che aveva esposto l’opera di Martin Kippenberger: una ranocchia crocefissa. E fa puzza un disegno di legge sulla prostituzione che si mette a giocare a guardie e ladri (ma chi è il vero ladro?) e che non riesce a parlare di autodeterminazione. Puzza il divieto ai piercing nella zona genitale imposto dalla giunta Cofferati adeguandosi alle regole dettate dall’azienda sanitaria. Senza discutere, come se le Asl non facessero politica, come se l’esempio che vi racconto tra qualche pagina, quello del sito aids.it, non fosse già di per sé sufficiente a iniziare a guardare a certe cose con sospetto.</p>
<p>Puzza la Binetti, che ve lo dico a fare. Puzza al punto da trasmettere l’olezzo in tutto il suo partito, che il Cassero si rifiuterà di appoggiare – alle amministrative, alle europee, alle politiche – finché all’onorevole teodem non verrà ritirata la tessera. Quello che ha detto questa volta manco ve lo raccontiamo, per non sprecare il nostro inchiostro e le nostre pagine, e tutelare entrambi da tanta mostruosità.</p>
<p>Piuttosto – in full color in quarta di copertina – mostriamo fieri “Conciati per le feste”: un contenitore ludico, un sollazzo. Ma innanzitutto un esercizio di autodeterminazione, un “gioco col corpo” realizzato con la preziosa complicità dello staff di Orea Malià: peli pubici agghindati da acconciatori di gran grido. Per dire che il corpo è mio e me lo gestisco io. Eventualmente assieme a uno staff di estetisti e parrucchieri. Vediamo in quanti coglieranno il gioco, e quanti invece si metteranno a gridare scandalizzati da una vagina. Dall’odore intenso, mi raccontano le amiche lesbiche. Tutt’altra cosa rispetto alla solita puzza.</p></div>
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		<title>La parola giusta</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 14:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LA GAFFE
Berlusconi vaneggia. Con pinne, fucile ed occhiali.

Dal Corriere di oggi:
&#8220;Berlusconi non arretra di un millimetro, rivendica il diritto ad usare l&#8217;aggettivo &#8220;abbronzato&#8221; per definire in modo scherzoso il neo inquilino della Casa Bianca, richiama alla memoria dei giornalisti una canzone di successo Abbronzatissima: &#8220;Ricordate le parole? Una cosa assolutamente gioiosa, non certo offensiva. Potevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>LA GAFFE</strong><br />
<em>Berlusconi vaneggia. Con pinne, fucile ed occhiali.</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/11/coppertone2.jpg" title="Abbronzatissima" alt="Abbronzatissima" width="240" /><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>al <a href="http://www.corriere.it/politica/08_novembre_08/berlusconi_obama_chiarimento_e7114a70-ad65-11dd-8ab4-00144f02aabc.shtml">Corriere</a> di oggi:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Berlusconi non arretra di un millimetro, rivendica il diritto ad usare l&#8217;aggettivo &#8220;abbronzato&#8221; per definire in modo scherzoso il neo inquilino della Casa Bianca, richiama alla memoria dei giornalisti una canzone di successo <strong>Abbronzatissima</strong>: &#8220;Ricordate le parole? Una cosa assolutamente gioiosa, non certo offensiva. Potevo anche dire che è giovane e alto, usare un altro aggettivo, ma non sarebbe stato carino per Putin e Medvedev che non sono certo alti.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Per non rimanere nel dubbio sono andato a cercarmi il testo di <strong>Abbronzatissima</strong> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_Vianello">Edoardo Vianello</a>:</p>
<p><em>A  Abbronzatissima<br />
 sotto i raggi del sole/ come è bello sognare/ abbracciato con te.<br />
A  Abbronzatissima<br />
 a due passi dal mare/ come è dolce sentirti/ respirare con me.<br />
Sulle labbra tue dolcissime/ un profumo di salsedine/ sentirò per tutto il tempo/di questa estate d&#8217;amor.<br />
Quando il viso tuo nerissimo/ tornerà di nuovo pallido/ questi giorni in riva al mar/non potrò dimenticar.<br />
A  Abbronzatissima<br />
sotto i raggi del sole/ a due passi dal mare/ abbracciato con te.<br />
A  Abbronzatissima.</em></p>
<p>E improvvisamente ho capito.</p>
<p>Superdotato, Silvio: questa sarebbe stata la parola giusta. O &#8220;nerchione&#8221; se volevi darci un tocco più &#8220;immediato&#8221;, come di solito fai tu. Nessuno se la sarebbe presa e ci saremmo fatti davvero un sacco di risate.</p></div>
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		<title>I numeri di Cofferati</title>
		<link>http://www.vincenzobrana.it/2008/11/05/articoli/i-numeri-di-cofferati/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 01:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;INCONTRO
Il sindaco fa tappa al Quartiere Porto. Senza barba.

Cofferati non ha più la barba: forse questa è la notizia più significativa – e anche quella più lusinghiera – che riesco a trarre dall’incontro pubblico del sindaco coi cittadini del Quartiere Porto. Sta malissimo, perdonatemi la nota di colore ma vi assicuro che è così. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="left"><strong>L&#8217;INCONTRO</strong><br />
<em>Il sindaco fa tappa al Quartiere Porto. Senza barba.</em></div>
<div align="justify">
<p class="first-child "><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px; float: left;" src="http://www.vincenzobrana.it/wp-content/uploads/2008/11/cofferati.jpg" title="Sergio Cofferati" alt="Sergio Cofferati" width="240" /><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>offerati non ha più la barba: forse questa è la notizia più significativa – e anche quella più lusinghiera – che riesco a trarre dall’incontro pubblico del sindaco coi cittadini del <a href="http://www.comune.bologna.it/bologna/quartiereporto/">Quartiere Porto</a>. Sta malissimo, perdonatemi la nota di colore ma vi assicuro che è così. Ma si sa, finchè non glielo dice Edoardo la barba non ricresce. Ed Edoardo, stando ai dati anagrafici, per ora non parla ancora…</p>
<p>Cofferati ha raccontato Bologna per numeri, cifre su cifre accompagnate da interpretazioni in più punti claudicanti. Prima osservazione: il sindaco ha annunciato che lo “stato dell’opera” dell’amministrazione bolognese è  disponibile on line su Iperbole, e che l’aggiornamento di quei dati viene fatto con cadenza  quadrimestrale. Resta un mistero, allora, perché ai cittadini del quartiere Porto si distribuisse materiale datato aprile 2008, cioè 7 mesi fa. Stando alle parole del sindaco chiunque, connettendosi a Iperbole in quel preciso istante, avrebbe ottenuto dati più aggiornati. Ma forse, in realtà, avrebbe trovato gli stessi. Insomma, partiamo malino…</p>
<p>La popolazione bolognese è composta per più di un terzo da anziani, ha detto il sindaco. Bologna è “invecchiata”, questo il succo del  discorso. Di contro però Cofferati parla di un costante aumento delle nascite. Non ci vuole Cartesio per dedurre che i due dati – composti insieme – ne producono un terzo (che Cofferati si è guardato bene dal sottolineare). Aumentano le nascite ma la popolazione invecchia, quindi il numero dei neonati non raggiunge il numero degli over 65. Ragioniamoci un po’ su: in linea teorica, ogni coppia uomo/donna proiettata nel futuro “produce” due anziani, cioè loro stessi. Non di più: difficile immaginare flussi migratori di over 65 o – peggio ancora – parti cesarei che mettano alla luce arzilli pensionati. Nel contempo ogni coppia uomo/donna può “produrre” un numero indefinito di bambini ( i figli): 1, 2, 3, 4. Oppure nessuno. Il profilo di Cofferati – ma attenzione questo lo dico io – andrebbe tradotto così: le famiglie bolognesi nella stragrande maggioranza non fanno più di un figlio. Se la media fosse almeno 2 compenserebbe l’invecchiamento, ma così non è. Madonna nel frattempo pensa già ad adottare il quarto, seccata dalla concorrenza della coppia Pitt-Jolie. Non ci piace il modello “Madonna”? No, più semplicemente non abbiamo soldi per mantenere famiglie numerose. </p>
<p>Ma c’è un’altra possibilità: mentre gli adulti invecchiano e i bimbi nascono (poniamo pure in egual proporzione) i giovani scappano. Su questo fenomeno, sono sincero, non ho dati. Ma su due piedi mi vengono in mente decine di ex compagni di liceo e Università che prima di tagliare il traguardo del trentesimo anno di età hanno lasciato questa città.</p>
<p>Cofferati dice inoltre che a Bologna è cambiato lo stile di vita: una donna arriva ad avere il primo figlio – in media – a 33 anni. Un uomo a 35. “Un fenomeno positivo” ha detto il sindaco, che probabilmente da neopapà 60enne ha un debole per la genitorialità “canuta”. Che, però, non per tutti è una scelta. Quindi ha parlato di precarietà, chiamandola “insicurezza”. Fuocherello, stavo per urlargli, ma lui lì ha preso una tangente e non è riuscito a legare la genitorialità tardiva e il figlio unico alla mancanza di un lavoro fisso e di una casa. A proposito di precarietà ha anche dato le cifre dei dipendenti comunali “stabilizzati” in questi anni: qualche decina, il numero preciso non l’ho appuntato. Anche perché l veri dati significativi – l’età media di questi dipendenti “stabilizzati”, gli anni di precariato che avevano alle spalle e soprattutto quanti ne restavano ancora da stabilizzare – non li ha mai detti: quelli sì, me li sarei appuntati.</p>
<p>Parlando di anziani Cofferati ha sottolineato la “solitudine” – il male che li affligge – e ha sostenuto perciò il valore e l’importanza dei centri sociali a loro dedicati. Che, in effetti, a Bologna sono sorti come funghi un po’ dappertutto e in gran quantità, non per un guizzo avanguardistico dei nostri territori, bensì perché la solitudine di cui Cofferati parla – una novità, dice lui – è in realtà raccontata da vent’anni dai sociologi e perfino nei romanzi da spiaggia. Il fenomeno nuovo, questo a Cofferati sfugge, è la solitudine della mezza età, quella di cui ormai tutti parlano analizzando, per esempio,  il fenomeno <a href="http://www.facebook.com">Facebook</a>. Tra asili e centri anziani, Cofferati ha liquidato i giovani dedicando a loro “tutto il resto”. E una serie di battutine che più che ai giovani si riferivano al suo Assessore <a href="http://virginiomerolasindaco.blogspot.com/">Virginio Merola</a>, candidato alle primarie e autore di un programma incentrato, appunto, sui giovani. Ovviamente l’assessore non lo citava, alludere senza nominare sembra essere diventata un’arte in politica.</p>
<p>Ultime note di colore:</p>
<p>“Il <a href="http://www.mambo-bologna.org/">Mambo</a> è la galleria d’arte moderna più importante d’Italia”. Forse l’unica che lui ha visto, personalmente gli consiglio tutte le altre. Senza nulla togliere al Mambo, per carità. Ma i veri &#8220;nomi&#8221; passano altrove.</p>
<p>“<a href="http://www.bibliotecasalaborsa.it/home.php">La Sala Borsa</a> è la biblioteca per ragazzi più grande d’Europa”. Ma in Europa, ovviamente, non lo sa nessuno.</p>
<p>E infine una rimozione: Il Cassero, il motivo per cui ero lì. Per il sindaco non esiste e nonostante abbia più volte citato la Manifattura delle Arti si è guardato bene dal nominarlo. In effetti dal suo insediamento il sindaco aveva fatto intendere di volerci vedere altrove. Intanto, però, altrove ci va lui.</p></div>
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