25 nov 2008
IL REALITY
La vittoria di Vladimir Luxuria all’Isola dei Famosi
è una vittoria di tutta la comunità glbt? Io alla fine credo di sì…
Stasera rientrando a casa ho trovato babbo, mamma e sorella davanti alla tv ipnotizzati dalla finale dell’Isola dei Famosi. Era passata la mezzanotte, ormai era l’ora del verdetto: Vladimir o Belen? Alla fine, tra tuoni e fulmini (?!), ha vinto Vladimir.
A casa mia non sventola certo la bandiera rainbow, anzi i tratti più duri del mio papà li assaggi proprio se affronti l’argomento omosessualità. Eppure mentre Vladimir alzava la coppa e piangeva, lui – il mio papà – ha detto con chiarezza: “Questa è una donna da ammirare“.
Non sono un fan dell’Isola, né un sostenitore della partecipazione di Luxuria al reality: mi definirei piuttosto un agnostico sul tema. Ma so per certo che sei mesi fa mio padre non avrebbe detto quella frase, anzi neanche “donna” sarebbe riuscito a dire. Ora, invece, parla di ammirazione.
Per le mille volte che mi sono chiesto se la presenza di Vladimir Luxuria in quel programma potesse “far bene” ai gay, alle lesbiche, ai transessuali e ai transgender, finalmente ho avuto una risposta. Chi è nel dubbio, com’ero io, prenda questo come un piccolo esempio.
Brava Vladimir, adesso te lo dico anch’io.
19 nov 2008
IL FILM
Impressioni a caldo dopo “Un altro pianeta”, il film di Stefano Tummolini.
Un orgasmo che ti esplode dentro, ti arriccia le spalle e t’incurva la schiena. Trasforma la voce in un fiato, che sputi fuori perché lo stomaco ti precipita in gola e il torace è percorso dai brividi. Questa è l’immagine che mi porto fuori dal cinema dopo che ho visto Un altro pianeta, il film di Stefano Tummolini premiato con il Queer Lion Award a Venezia. In quel finale io ci ho visto una piccola rivoluzione, un voler introdurre l’amore occasionale, che non è il sesso mordi e fuggi ma proprio un’altra cosa, forse la sola prospettiva in grado di indicarci, in mezzo alla desolazione, un bicchiere mezzo pieno. Poi c’è quel preservativo spiegato con orgoglio. Che diventa una parte del sesso non un inceppo, un modo d’amarsi e non un atto di distanza o sfiducia. E infine c’è il diritto dei sieropositivi ad avere una vita sessuale e dei progetti per il futuro: sembra una banalità e detta così saremmo tutti pronti a sottoscriverla. Poi nei fatti, però, questa banalità diventa un terreno minato, e nel silenzio si consuma un’altra atroce discriminazione. (Ne ho parlato in un lungo articolo su Cassero Magazine, se siete curiosi scaricatevi il pdf da Puta)
Un’ultima osservazione: purtroppo il cinema non si fa con 1000 euro. Tummolini ci ha provato e il tentativo merita un applauso. Il tentativo, però, non il risultato. E comunque quel finale, quella fierezza nella diversità, i soldi del biglietto se li merita tutti.
14 nov 2008
IL VERDETTO
Massacro alla Diaz durante il G8 di Genova: la Giustizia assolve i vertici delle forze dell’ordine.
Un po’ di tempo fa il mio cane morse sul naso una vicina di casa che aveva infilato la faccia tra le sbarre del cancello per farsi leccare. Proprio accanto al cartello “Attenti al Cane”, la furbona. Nulla di grave, appena un graffietto. Ma la vicina presentò denuncia e mi sono trovato a doverle pagare i danni. Io – che mentre è successo dormivo – non il cane, che in cuor suo non vede l’ora di rifarlo.
Incàzzati finchè vuoi ma il mondo va così: a ogni ruolo corrisponde una responsabilità, e se ti pigli un dalmata e scegli perciò di vestire i panni del “padroncino” devi essere pronto ad assumerti la responsabilità e l’onere di tutte le sorprese che l’amico a 4 zampe ha in serbo per te. Dalla cacca sullo zerbino alla sgranocchiata di naso alla vicina.
Questo banale assunto – che mi proviene dal buon senso, o dalla mamma, o dalle due cose insieme ma in ogni caso resta banale – è sufficiente a farmi sgranare gli occhi mentre leggo e rileggo le agenzie sulla sentenza con cui si è chiuso il processo sul massacro alle scuole Diaz di Genova nel 2001. Qui qualcuno – uno stolto, un poco illuminato (spento, direi) oppure uno dotato di diabolica malafede – sta cercando di far passare una mattanza descritta da video, libri, documenti e testimoni diretti come una “scampagnata” di ragazzacci esaltati che a un certo punto hanno perso il senso della misura. Che fossero poliziotti, membri delle forze dell’ordine, la sentenza non sembra rendersi conto. Le colpe hanno una dimensione personale, ho sentito dire a qualcuno nella pioggia dei commenti. Assurdo! Quei militari portavano divise e distintivi, picchiavano con le mazze pagate coi soldi miei e di tutti voi. E se anche il più abile degli avvocati è riuscito a far fessa una corte e a raccontare che quelli l’incursione se l’erano organizzata da soli, senza ordini dall’alto, e che nessuno potesse far niente per fermarla, come abbiamo fatto alla fine a scordarci che i capi accanto ai poteri hanno delle responsabilità, rispondono nel bene e nel male di quello che fanno i propri sottoposti? Chi spiega a questi iperpagati in divisa che quegli stipendi a tanti zeri dovrebbero essere un investimento in fiducia per lo Stato e un onere – innanzitutto – per chi li riceve?
E infine: sulla base della sentenza Diaz potrò dormire tenendo il cancello aperto rasserenato dal fatto che le multe d’ora in poi saranno intestate a Pablo, il quadrupede candido che scodinzola nel mio giardino?
8 nov 2008
LA GAFFE
Berlusconi vaneggia. Con pinne, fucile ed occhiali.
Dal Corriere di oggi:
“Berlusconi non arretra di un millimetro, rivendica il diritto ad usare l’aggettivo “abbronzato” per definire in modo scherzoso il neo inquilino della Casa Bianca, richiama alla memoria dei giornalisti una canzone di successo Abbronzatissima: “Ricordate le parole? Una cosa assolutamente gioiosa, non certo offensiva. Potevo anche dire che è giovane e alto, usare un altro aggettivo, ma non sarebbe stato carino per Putin e Medvedev che non sono certo alti.”
Per non rimanere nel dubbio sono andato a cercarmi il testo di Abbronzatissima di Edoardo Vianello:
A Abbronzatissima
sotto i raggi del sole/ come è bello sognare/ abbracciato con te.
A Abbronzatissima
a due passi dal mare/ come è dolce sentirti/ respirare con me.
Sulle labbra tue dolcissime/ un profumo di salsedine/ sentirò per tutto il tempo/di questa estate d’amor.
Quando il viso tuo nerissimo/ tornerà di nuovo pallido/ questi giorni in riva al mar/non potrò dimenticar.
A Abbronzatissima
sotto i raggi del sole/ a due passi dal mare/ abbracciato con te.
A Abbronzatissima.
E improvvisamente ho capito.
Superdotato, Silvio: questa sarebbe stata la parola giusta. O “nerchione” se volevi darci un tocco più “immediato”, come di solito fai tu. Nessuno se la sarebbe presa e ci saremmo fatti davvero un sacco di risate.