Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Italo odia i froci e ama il suo camerata

E’ disponibile on-line sul blog di Suffragio Omosessuale – lo stand del Cassero alla Festa dell’Unità di Bologna – il podcast dell’incontro Italo odia i froci e ama il suo camerata. Buon ascolto.

Gay di destra?

INTERVISTA A MARCO FRAQUELLI1
Ermanno Lavorini aveva appena dodici anni quando fu trovato sotterrato nella sabbia della spiaggia di Marina di Vecchiano, a Viareggio. “Ucciso da quel giro di gay che batteva nella pineta vicino alla spiaggia” fu la prima – all’inizio incontestabile – versione dei fatti tracciata dalla giustizia e dai media scatenati in quel lontano 1969. In realtà – ma questa realtà venne fuori solo nelle successive fasi di giudizio, a partire dal 1976 – Lavorini era stato vittima di un sequestro a scopo estorsivo messo in piedi dai ragazzi del Fronte monarchico giovanile di Viareggio, gli stessi adolescenti che frequentavano il battuage vicino alla spiaggia. Quel caso, passato alla storia delle cronache italiane come il primo kidnapping ma anche come primo caso di eversione additato dalla giustizia, è una delle rarissime brecce attraverso le quali si è intravista in Italia una sovrapposizione tra movimenti di estrema destra e omosessualità. Solo in quel caso, in sostanza, in Italia si parlò di militanti di estrema destra omosessuali, giovani che come Italo2, il puraido della campagna del Bologna Pride, “odiano i froci ma amano il loro camerata”. Il caso di Ermanno Lavorini è una delle tappe del rigoroso excursus che Marco Fraquelli, milanese e studioso della cultura di destra, ha incluso nel suo saggio “Omosessuali di Destra” edito da Rubbettino. Nelle duecento pagine del volume si passa in rassegna una varietà di ritratti storici, documenti e testimonianze per rintracciare, da fine Ottocento fino ai giorni nostri, il contraddittorio interconnettersi di omosessualità e ideologia nazifascista.

Mercoledì 17 settembre alle ore 21.00 presso lo stand Suffragio omosessuale del Cassero alla Festa dell’Unità di Bologna non mancate all’incontro con l’autore Marco Fraquelli e Franco Grillini, e con la presenza di Luca De Santis e Sara Colaone, autori di In Italia son tutti maschi.

gay di destraDottor Fraquelli, quando ha messo in cantiere questo saggio chi immaginava fosse il suo lettore, un curioso di sinistra o un omosessuale di destra?

“Ecco come iniziare un’intervista dicendo subito una banalità: immaginavo che il mio lettore fosse un curioso, e basta… Scherzi a parte, il libro nasce da un mio preciso interesse culturale, che è quello della analisi della Destra, e della Destra radicale in particolare. Ho cercato nei miei libri, a cominciare dal primo su Julius Evola e poi con quello dedicato ai no-global di destra, di esplorare tematiche poco conosciute. Il rapporto contraddittorio tra estrema Destra e omosessualità mi sembrava un tema coerente con questa mia ricerca.”

“Meglio fascisti che froci” diceva qualche anno fa Alessandra Mussolini. Eppure il suo libro racconta che in diversi casi i fascisti – e ancor di più i nazisti – erano omosessuali. Insomma fascisti=froci. Proprio quest’equazione, che contraddice con l’evidenza uno degli assunti cardine della destra omofoba, era rappresentata nella campagna comunicativa del Bologna Pride dal personaggio di Italo, che “odia i froci ma ama il suo camerata”. Paradossalmente, però, Italo anziché far saltare sulla sedia Alessandra Mussolini, ha sollevato reazioni indignate nell’ala di estrema sinistra del movimento gaylesbico, e perfino Sabina Guzzanti, “alfiere” dei delusi a sinistra, si è scagliata contro quella campagna dal palco di piazza Navona. Lei come spiega questo cortocircuito?

“Confesso che davvero non capisco la reazione della Guzzanti, nei confronti del Pride in generale, e nello specifico nei confronti dell’immagine di Italo che lei cita (che trovo straordinariamente ironica, anzi, le confesso che ne tengo addirittura una copia sulla scrivania, e millanto che l’idea sia venuta al grafico dopo aver letto il mio libro…). Stessa cosa per la Bertozzo e compagni. Non so, mi verrebbe da dire che chi ha avuto reazioni indignate forse ha guardato con molta superficialità al volantino, ha equivocato… O forse – con meno superficialità e più integralismo – ha voluto esprimere dissenso verso una linea, quella della sinistra gay meno estrema, di voler promuovere una politica più ecumenica nei confronti dei gay di destra… In fondo il camerata Italo è sì trattato con molta ironia, ma, tutto sommato, anche come soggetto che merita, in qualche modo, attenzione, una attenzione che forse ha potuto dar fastidio. Specie se la si guarda prevenuti. Io, per esempio, ho colto molto di più l’ironia e la provocazione. Ma in fondo ho pur sempre scritto un libro sugli omosessuali di destra…”

La Berlino di inizio Novecento, quella in cui a poco a poco prese forma il nazionalsocialismo, era una città a misura di gay: 30 bar omosessuali nei primi anni del secolo, centotrenta addirittura nel 1933. Poi però arrivarono le persecuzioni, i campi di concentramento, lo sterminio. Quali furono i fattori che determinarono quell’improvviso cambiamento?

Indubbiamente il regime nazionalsocialista ha una decisiva responsabilità in quello che lei giustamente indica come radicale e traumatica inversione di tendenza (dalla tolleranza più aperta alla repressione del fenomeno omosessuale). In generale, ma il grande storico George Mosse lo ha spiegato molto meglio di me, si trattava di intervenire in difesa di un perbenismo e di una ortodossia comportamentale fondamentali nel sistema valoriale alle basi dello Stato nazista. Tutta la retorica della razza pura – e l’esigenza di promuovere una forte crescita di questa razza, collegata alle mire espansionistiche hitleriane – non potevano certo tollerare comportamenti sessuali che, all’opposto, si rivelavano necessariamente sterili. In questo senso è esemplare il discorso (che riporto quasi integralmente nel libro) che il vice di Hitler, Himmler, tenne nel 1937, a porte chiuse, ai gerarchi nazisti, e intitolato significativamente “Pericoli razziali e biologici dell’omosessualità”. In realtà, tuttavia, il processo repressivo si snoda nel corso degli anni. Si tratta di una vera e propria escalation che parte dall’episodio della liquidazione, avvenuta nel 1934, dell’omosessuale Roehm e delle sue SA (ancorché, come spiego nel libro, l’omosessualità fosse solo un pretesto per coprire ragioni politiche) per arrivare ai lager. In fondo, per fare un parallelo, un po’ come avvenuto con la “soluzione finale” del problema ebraico: l’olocausto, la Shoa, è solo l’ultimo stadio di un lungo processo di vessazioni, discriminazioni, violenze.”

In molti dei ritratti presenti nel suo libro sembra di cogliere la distinzione tra l’omoerotismo, cioè una pratica sessuale, e l’omosessualità intesa come riconoscimento identitario. Insomma il sesso tra uomini in molti casi era tollerato a patto che non minasse la virilità, che non corrompesse l’identità dell’uomo e la sua capacità di ricoprire, in società, i ruoli del “maschio”. Lei a che punto posizionerebbe, nel passato e oggi, il discrimine tra pratica e identità nell’omosessualità di destra?

“Nel libro parto da un presupposto: a mio parere l’omosessualità riguarda esclusivamente l’orientamento sessuale di una persona, e non l’identità. Lei fa però questa distinzione, una distinzione che un suo collega mi faceva proprio tempo fa, sostenendo che essere omosessuale significa esprimere la propria sessualità; essere gay significa esprimere la propria identità. E mi faceva anche dei confronti: Zeffirelli è omosessuale, Cecchi Paone è Gay. Mishima era omosessuale ecc. Per dire che un omosessuale non parteciperebbe mai a un Gay Pride, il gay sì. Insomma, al di là del fatto che non sono convintissimo di questa distinzione (che pure trovo del tutto interessante e profonda), devo riconoscere che può, in qualche modo, servire proprio a rispondere alla sua domanda: è vero, sin dall’antichità si è posta questa distinzione; tutto si poteva fare – a livello sessuale – purché non si intaccasse l’immagine virile. Certo vi sono diverse tradizioni. Come scrivo nel libro, mentre in Grecia prevale la pederastia e, dunque, una concezione in fondo più aperta (anche se non dobbiamo pensare, come molti erroneamente fanno, che l’omosessualità fosse normalmente accettata…) dell’omoerotismo, con valenze persino filosofiche e pedagogiche, a Roma prevale la tradizione dello stupro tribale e, dunque, dell’atto omosessuale come manifestazione di potenza – per chi lo perpetra – e di umiliazione, sottomissione – per chi lo subisce. Questo comporta, come dice lei, lo stratificarsi di una tradizione che, per semplificare, distingue nettamente l’omosessualità attiva da quella passiva. Con la prima in fondo più tollerata, e la seconda meno. Più tollerata la prima a patto, comunque, che non venisse sbandierata. In questo credo che la Sinistra – che pure per secoli e fino a tempi a noi vicini non era certo indenne dall’omofobia – si sia evoluta. Non mi pare la Destra abbia fatto altrettanto. Sia a livello radicale che più moderato. Per stare in casa nostra, oggi anche Fini riconosce che in fondo uno del proprio sesso può farne ciò che vuole, purché la cosa rimanga confinata tra le mura di casa…”

italoLa presenza del Vaticano nel territorio italiano è da molti considerata come il motivo principale della difficoltà del nostro Paese a “laicizzare” la politica. Che peso ebbe la cultura cattolica nel cristallizzarsi dell’istanza omofobica nei movimenti di estrema destra in Italia e all’estero?

“La presenza del Vaticano, e la conseguente straordinaria predominanza della religione e della cultura cattolica in Italia hanno certamente contribuito in maniera determinante ad alimentare e a cristallizzare l’omofobia. Per carità, chiaro che oggi (ma anche molto tempo fa) la Chiesa non pensa più ai roghi. Siamo davvero in un altro universo. Vorrei dire che c’è – oggettivamente – molta più “carità” cristiana nell’affrontare il tema. Ma la Chiesa, si sa, fa il suo mestiere, e non può certo accettare il fenomeno. Per rispondere più specificamente alla sua domanda, devo dire che certamente la Destra italiana (sia storicamente, ossia con riferimento al Fascismo, sia attualmente), sposando la religione cattolica si è trovata del tutto sulle sue posizioni omofobe. Posizioni, ripeto, che oggi per fortuna non sono più – per la maggior parte – di natura repressiva, ma che permangono. Semmai, e questo mi sembra il dato più rilevante, andrebbe considerata un’altra influenza che la Chiesa, a mio parere, ha esercitato sulla Destra. Per esempio, per storicizzare, sul Fascismo, ed è l’influenza dell’ipocrisia. Sull’ipocrisia di buona parte del mondo clericale (sarebbe ingiusto generalizzare) nei confronti dell’omosessualità mi sembra ci sia poco da confutare: non mi riferisco solo al tragico fenomeno della pedofilia, ma, insomma, è tradizionalmente noto il tema dell’omoerotismo presente nei seminari, ecc. Eppure, guai a parlarne. Allo stesso modo, il Fascismo si rese protagonista di un approccio assolutamente ipocrita nei confronti dell’omosessualità (salvo alcune derive repressive, del tutto marginali rispetto all’esperienza nazista). Tanto per darle un dato incredibile, ricordo, anche nel libro, che la sera prima della pubblicazione, dal Codice Penale fascista (il Codice Rocco), venne tolto l’articolo che puniva i reati dell’omosessualità. Liberalità del regime? Nemmeno per idea, il concetto era un altro: inserire un simile articolo avrebbe significato dover dire pubblicamente al mondo che anche in Italia esisteva il problema degli omosessuali… In altri Paesi, per chiudere e risponderle, meno influenzati dalla religione cattolica, al di là dei fenomeni repressivi, vedi la Germania, la Destra ha sempre mostrato meno ipocrisia. Che non voleva dire ovviamente tolleranza, al contrario, purtroppo violenza repressiva.”

“L’Italia corre il rischio di un ritorno al fascismo”, denunciava qualche settimana fa Famiglia Cristiana attaccando frontalmente le scelte del governo Berlusconi. Condivide questo monito? Secondo lei contiene un allarme anche rispetto al tema dell’omofobia?

“Guardi, tutti conoscono le mie posizioni politiche, il mio retroterra, ecc. Non ho mai votato, né mai voterò Berlusconi o partiti di Centro-Destra. Devo però ammettere che l’uscita di Famiglia Cristiana mi sembra eccessiva. Non lo dico solo perché, da studioso del Fascismo, ne faccio una questione nominalistica. Credo davvero che la situazione non sia così drammatica. Certo vivo con inquietudine alcune iniziative, e ho sempre il terrore che la Lega possa convincere il Governo a stravolgere la Costituzione, come aveva cercato di fare in passato… Ma paragonare Berlusconi a Mussolini mi sembra un po’ forzato (anche se si tiene accanto alcune “macchiette” che potrebbero ricordare gli Starace…). E credo anche, personalmente, che sia un errore sopravvalutare il potere “ducesco” di Berlusconi. Un errore, peraltro, che mi sembra la Sinistra abbia pagato… Stessa cosa per quanto riguarda l’omofobia. Un conto è opporsi alle unioni di fatto, altro discriminare pesantemente le persone in base alla loro omosessualità. Poi è chiaro che esistono episodi che contraddicono la mia visione. E’ chiaro che allo stilista si “perdona” la sua gaiezza, e all’idraulico o allo sportellista della banca meno; è vero che ancora oggi – penso a piccole realtà provinciali e non solo – molti giovani omosessuali devono fare i conti con la grettezza che li circonda, se non con l’umiliazione, ecc. Ma mi sembrerebbe eccessivo parlare di una omofobia generalizzata.”

Anche Madonna durante la sua prima tappa del tour mondiale a Cardiff, in Galles, davanti a 40mila persone, durante la canzone Get stupid ha fatto proiettare i volti di McCain, Hitler e di Robert Mugabe, il presidente dello Zimbawe considerato un dittatore sanguinario, associati con immagini di distruzione e inquinamento. Che effetto le fanno questi messaggi?

“Mi rifaccio un po’ a quanto dicevo prima. Secondo me non è proiettando la faccia di McCain accanto a quella di Hitler che si raccoglie consenso per i Democratici. Purtroppo la politica ha regole ben più ciniche che non le emozioni. E in fondo regole anche più complesse. Noi siamo figli di una generazione che ha conosciuto un fenomeno devastante, che è il marketing. E il marketing cosa ti dice? Che, in fondo, promuovere il detersivo o l’antitumorale, un libro di qualità o un politico è la stessa cosa. Ecco allora che si può promuovere una marca di abbigliamento mostrando gente che muore di Aids. Chi si rende protagonista di queste iniziative crede di essere provocatore, anticonformista. In realtà si rende solo ‘esecutore’ della Legge Universale del Marketing.”

In “Omosessuali di destra” un intero capitolo è dedicato all’Aids. Quanto fu diversa la reazione all’esplosione di quell’epidemia a destra e a sinistra?

“Confesso che è una domanda a cui non so rispondere. Nel mio libro cito un caso, ma è appunto un solo caso, quello di un gruppo di medici francesi estremisti di Destra, il Gruppo Positif, che pubblicava un periodico “Sida tout va bien”, che attaccava costantemente la medicina ufficiale (sostenendo peraltro che l’Aids era frutto di una sorta di complotto globale perpetrato dalle potenze capitalistiche), ma che, soprattutto, portava avanti una battaglia perché i posti in ospedale fossero riservati solo ai francesi colpiti dall’Aids e non agli stranieri presenti in Francia…”

italoL’ultimo capitolo del saggio è dedicato a GayLib, l’associazione italiana di omosessuali di centrodestra. Il suo fondatore, Enrico Oliari, proviene dagli ambienti dell’estrema destra. Con lui, però, a creare l’associazione nel 1977 c’erano anche Alessandro Gobbetti, divenuto poi leader di Arcigay Ancona, Marco Jouvenal, proveniente dal collettivo F.U.O.R.I, e Marco Volante, oggi portavoce di GayLeft e membro un tempo della consulta lgbt dei Democratici di Sinistra. Insomma in Italia, tra i gay, c’è un trasformismo politico singolare…

“Ma, non so fino a che punto si possa parlare di trasformismo… Ho aperto l’intervista con una banalità e mi avvio a chiuderla con un’altra banalità: come le dicevo, io parto dal presupposto che l’omosessualità riguarda l’orientamento sessuale della persona, non ne identifica l’identità. Questo mi serve soprattutto per dire come, a mio parere, non ci sia da stupirsi se un omosessuale decide di sposare un’ideologia come quella della Destra. Non mi stupisce se esiste un geometra gay, o un docente universitario gay, o se un gay ha la passione per i francobolli… perché non dovrebbe esistere un gay di Destra? (Poi, se devo dire fino in fondo quel che penso, è che trovo comunque strana questa possibilità. Abbracciare l’ideologia che, in qualche modo, ha prodotto l’omocausto è un po’ come se Obama fosse un tifoso del Ku Klux Klan. Ma passi). Ecco, se noi ci liberiamo da questo pregiudizio possiamo analizzare i vari riposizionamenti politici delle persone come meritano, e cioè come semplici cambiamenti di idee. Certo, dice lei, la componente omosessuale delle persone che cita non è del tutto secondaria, e ha ragione. Ma, ripeto, secondo me non così rilevante, dal punto di vista identitario, da esaurirne, appunto, la personalità.”

Infine una previsione: chi metterà secondo lei la firma in calce alla prima legge italiana sulle unioni civili, il governo Berlusconi o un governo di centrosinistra?

“Escluderei il Governo Berlusconi. Escluderei anche un Governo di Centro-Sinistra, fintanto che la Sinistra continuerà a sopravvalutare (perché per me si sopravvaluta) il peso dell’elettorato cattolico italiano. Faccio però una previsione – e mi spiace chiudere in maniera così pessimistica questa piacevole conversazione. Io ho 51 anni, e mi auguro di vivere ancora almeno 30 anni (e se smettessi di fumare forse ne avrei anche la possibilità…): sono convinto che morirò senza aver visto nascere una legge sulle unioni civili…”

  1. Pubblicata sul numero di Settembre/Ottobre di Cassero Magazine.
  2. Guarda l’Italo originale della campagna del Bologna Pride

I’m Here 4 U Too!!! Bologna Pride 2008

Mosca cieca

IMG_3131.jpgCerto a Mosca1 l’estate è un modo di dire, una specie d’astrazione che prescinde dal nostro immaginario fatto di canotte e infradito. A Mosca, per essere chiari l’estate è semplicemente un “più”, o meglio ancora un “non meno”, cioè l’occasione per festeggiare la colonnina di mercurio che per una volta non va sotto il punto di glaciazione dell’acqua. Quindi, primo consiglio, magari portatevi una giacca, e pure una sciarpetta leggera: vi guarderanno male, ma se vi buttate su Hermès avrete conquistato con un semplice svolazzo attorno al collo la stima incondizionata di gran parte dei passanti. Perché a Mosca – se avete dormito dal 1991 ad oggi vi aggiorno2 – è sbarcato il capitalismo, quindi anche il consumismo col suo opportuno codazzo di fanatiche. Anche lì insomma, come in molti paesi dell’est europeo, negli ultimi decenni si è un po’ chiusa un’era, e dove c’era l’austerity del comunismo con abile coupe de théâtre è arrivata la proprietà privata, il libero mercato e, ovviamente, la moda. Quindi, tornando alla composizione della borsa per il viaggio, se avete un Cavalli infilatecelo e non vi fate problemi a mostrare il “D&G” cubitale stampato sul retro di quel tamarrissimo jeans che vi hanno regalato a Natale e che – vi eravate ripromessi – non avreste mai e poi mai indossato. A Mosca, quello spot riprodotto su un calzone, è uno status symbol che vaga in una terra che su questi simboli basa le sue tassonomie.

Il viaggio è una sciocchezza: da Bologna c’è un volo diretto Eurofly, economico per di più, e in poco più di tre ore siete a ridosso della Piazza Rossa. Con un rammarico, credetemi, che è quello di non aver potuto portare con voi quel bono dello steward che – su questo diamo un 10 e lode ad Eurofly – è una costante dei voli di quella tratta. Bono al punto che se vi dà una caramella ne volete un’altra, se vi consegna gli auricolari vi fate spiegare più e più volte con aria beota a cosa servono, e quando vi porta lo snack siete perfino pronti ad inscenare una di quelle parti da vero intenditore scandendo con tono perentorio “Io un biscotto al cocco così buono giuro non l’ho mai trovato. Guardi che sono uno che viaggia, io, mi creda… signor..?”. Va da sé che il cocco normalmente sia per me come kryptonite….

IMG_3041.jpgUna volta arrivati nella madre Russia sarete accolti da uno stuolo di uomini. La contentezza, però, durerà solo qualche attimo, il tempo di capire che tutti quei bei maschi in divisa vi vengono incontro perché hanno scambiato la nuance ambrata della vostra carnagione – ottenuta grazie a uno studiatissimo ciclo al vostro solarium di fiducia – per un tratto distintivo della vostra evidente origine magrebina, e di conseguenza lo zainetto che portate in spalla altro non è che una ricca composizione di candelotti di dinamite con la quale, secondo loro, intendete far saltare in aria tutta la parte nord del continente. Chiarito il malinteso, nel quale incapperete con cadenza regolare tutte le volte che farete ingresso in metropolitana, e recuperate le scarpe, i jeans, i pedalini, la medaglietta di San Rocco e tutto quello che gli agenti vi avranno fatto sfilare convinti celasse la più avanguardistica delle cariche esplosive, potrete guadagnare l’uscita e gettarvi nella vita moscovita. Ovviamente il volo atterra nel tardo pomeriggio, quindi uscendo dall’aeroporto vi immetterete direttamente nel traffico dell’ora di punta, che è lo stesso di Napoli, solo che a Mosca ci vivono 10 milioni di persone…

Arriverete – prima o poi – in hotel: sarà sicuramente un hotel di lusso, perché a Mosca di tre stelle non se ne costruiscono e di ostelli – su 10 milioni di abitanti – ce n’è uno solo. Che ovviamente, senza averlo visto, non mi sento di consigliarvi. Va subito chiarito che lusso ed educazione a Mosca sono due concetti distinti e assolutamente distanti l’uno dall’altro, anche ampliandone infinitamente l’accezione, alla ricerca magari anche solo di un receptionist cortese. Invece quel receptionist, che all’inizio avevate perfino deciso di definire “niente male”, sarà quello che vi farà la sveglia in camera un’ora in anticipo rispetto a quando l’avevate richiesta (per poi negare clamorosamente) o che vi minaccerà di sigillarvi nella suite se non saldate immediatamente quell’extra di 100 rubli (=3 euri) che risulta addebitato sulla vostra camera, a prescindere dal fatto che voi in quel cazzo di hotel dovrete restarci ancora 10 giorni. E sull’onda dei buoni consigli, vi ricordo che la richiesta di un espresso in aggiunta alla faraonica colazione continentale sortisce su di loro l’effetto di un videomessaggio di Bin Laden, e vi chiedono con una certa limpidezza di saldarlo immediatamente e in contanti, non si sa mai vi venga in mente di scappare via dall’hotel senza pagare quella broda immonda e lasciando in camera la valigia, i documenti e tutto il resto….

IMG_3051.jpgPer il resto la città è un enorme libro di storia, che si scrive ancora giorno per giorno e del quale voi, camminando per la metropoli, potete sentirvi protagonisti. Perché un conto è buttare l’occhio a templi il cui racconto è declinato in un passato talmente remoto da sembrare fiaba, altro conto è visitare il Cremlino e capire che qualcosa di storico in quelle stanze sta ancora succedendo. L’indizio senza dubbio ve lo dà la guida indigena – con denti d’oro alla Goldfinger – che a ogni angolo sfoggia il suo corredo di metafore col quale descrive il vincolo che attualmente lega quel paese all’ideologia dei comunisti. “Quei deficienti” “quei porci” “quei delinquenti”. E neanche Gorbaciov – “quel maiale” – si sottrae all’iconoclastia di quel post senza guerre ma con tanta rabbia, che ha fatto sparire falce e martello da ogni luogo in superficie – la metropolitana invece ne è piena in maniera monumentale, e solo per questo vale la pena visitarla – e ha accantonalo il tutto in un giardino in cui neanche più si taglia l’erba. E che volendo potete anche visitare, anche se da subito potete abbandonare l’idea che sia un moscovita a condurvici, essendo quel posto, per lui, pressappoco una discarica.

Stesso discorso per la “cara” salma di Lenin, che nominerete così perché qualcosa dei vostri studi alla fine degli anni Ottanta ancora ricordate, e che riposa nel mausoleo che condivide l’orizzonte con San Basilio e il Cremlino. Visitarla è come bestemmiare, non di certo la maniera più congeniale di accattivarsi la simpatia di un popolo che, già di per sé, fa fatica a rivolgervi anche un cenno di saluto. Piuttosto fatevi un giro in una delle tante chiese – ricostruirle ed erigerne di nuove è stata una delle attività predominanti del post-comunismo – dove l’integrazione, anche la più complicata, si fa coraggio davanti a quel bizzarro connubio di cupole d’oro e mendicanti sul sagrato.

IMG_3068.jpgE la vita gay? Beh inutile ricordare le difficoltà che ogni anno incontra il Gay Pride, a cavallo tra un divieto esplicito e una tolleranza da vivere voltandosi a vicenda le spalle. E se prima di partire avrete consultato l’oracolo della Spartacus avrete notato che le possibilità che Mosca offre in questo senso sono in numero poco oltre quelle di Bari o Cosenza, entrambe città piccole e nelle quali il movimento lgbt non ha di certo trovato la strada spianata. Inoltre proprio le prime righe di introduzione della guida lanciano un monito inquietante – “se rimorchiate un ragazzo in un locale non portatelo nella vostra camera d’hotel” – riflesso dell’alto tasso di criminalità della città e opportuna sintesi dei tanti pericoli di cui è pieno un contesto ancora pressoché inesplorato come quello gay moscovita. I posti, questo mi hanno raccontato in seguito, ci sono eccome, ma le porte d’ingresso sono spesso celate e di frequente, per evitare problemi, traslocano in nuovi indirizzi. Certo questo non vuol dire che l’omosessualità non ci sia, tutt’altro: vi ci imbatterete però – se non avrete carpito i circuiti “off” – solo se frequenterete i luoghi del sollazzo dell’oligarca: i bania, ad esempio, lussuosi complessi termali in cui si pratica la sauna russa e il massaggio coi rami di betulla. E dove, in un ambiente testosteronico che poco spazio lascia all’ambiguità, vi potrebbe capitare di imbattervi nel panzone con la scorta e il ragazzetto appena maggiorenne. Che lui a un certo punto bacerà sul collo, neanche troppo furtivamente, anzi quasi a mostrare con spavalderia che coi soldi, in certi posti, si può comprare anche il consenso verso ciò che, a portafoglio chiuso, genera indignazione.

  1. La foto gallery di Mosca è qui.
  2. Questo articolo è stato pubblicato su Cassero Magazine di Luglio/Agosto 2008, disponibile qui per il download in .pdf
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