Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Fibre Parallele in scena a Borgo Tossignano: “Polemiche? Pronti a rinunciare al cachet”

IL CASO
La rassegna di Enzo Vetrano e Stefano Randisi verso la conclusione: domani lo spettacolo contestato

Mangiami l'anima e poi sputala - Fibre ParalleleIncontrando lo sguardo di Enzo Vetrano, che con Stefano Randisi divide la direzione artistica del festival “Acqua di Terra, Terra di Luna”, è davvero impossibile confonderlo con quello di un “impresario” a caccia di sensazionalismi. Lui, l’amico di Leo, che il teatro ce l’ha scolpito perfino nei tratti del viso, che rincorrono gli spigoli di un’antica maschera, parla con stupore della polemica che ha interessato la programmazione della decima edizione del loro festival di teatro. Blasfemi: così sono stati definiti alcuni spettacoli. Che parlano di religione, è vero.

“Ma di questo vogliono parlare le giovani generazioni – spiega lui – questi sono i temi che li fanno discutere, questo è quello che vogliono portare in scena”. “Una ricerca di spiritualità – dice ancora – del Sacro, di risposte interiori a questioni esistenziali profondamente sentite”. Lui si rammarica, insomma. Perché chi ha gli occhi sul teatro, sui suoi linguaggi contemporanei, non può cogliere la sostanza di un attacco che sembra mettere sullo stesso piano Jesus Christ Supestar e una postar che canta appesa a un crocefisso di strass.

Tiene duro, però, Enzo Vetrano, e prima della messa in scena di Land Rover, il bello spettacolo presentato domenica a Castel del Rio dalla compagnia Compagnia Berardi Casolari, legge il messaggio di solidarietà di un giovane spettatore del festival: “Il bavaglio – dice – me lo mettevano da piccolo per mangiare. Poi me lo tolsero e iniziai a parlare. Ora non voglio mi sia messo di nuovo per tacere”. E lo stesso Gianfranco Berardi, alla fine dello spettacolo (scampato il rischio che la statua della Madonna in scena venisse “censurata” con un panno o addirittura rimossa), dice la sua sugli attacchi degli amministratori locali: “Sono cattolico praticante – dice – e credo che la religione sia innanzitutto libertà. Non mettiamo nuovamente in croce un uomo, dopo che già uno, secoli fa, finì in croce ingiustamente”.

Il pubblico unanime batte le mani, tra quelli che hanno visto lo spettacolo nessuno contesta. E di pubblico ce n’è parecchio, questo forse è l’effetto boomerang della polemica che i detrattori avevano sottovalutato. E che forse raggiungerà il picco domani sera a Borgo Tossignano dove andrà in scena Mangiami l’anima e poi sputala lo spettacolo della compagnia barese Fibre Parallele che, dopo ottanta applauditissime repliche in tre anni in tutto lo Stivale, è inciampato nell’indignazione di alcuni eletti dell’imolese.

“Spettacolo adatto ad un pubblico adulto” hanno perciò dovuto specificare gli organizzatori, mettendo in campo una prudenza che non è sfuggita agli osservatori più distanti. Alla Gazzetta del Mezzogiorno, ad esempio, dove la polemica in salsa emiliana viene raccontata quasi con meraviglia. Ed è proprio da quelle colonne che Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, il duo che compone Fibre Parallele, lanciano la provocazione: “Siamo consapevoli che il nostro spettacolo possa far discutere – dicono – ma un conto è lo scontro verbale, un conto è impedire a uno spettacolo di andare in scena. Per cui se la preoccupazione degli amministratori è lo sperpero dei danari pubblici – concludono – siamo pronti a rinunciare al nostro cachet”.

L’ingresso, domani sera, costa 5 euro.

L’INTERVISTA
Parla la consigliera regionale imolese Anna Pariani (PD): “No alle censure preventive”

Anna Pariani (Pd)Consigliera Pariani, la polemica che ha interessato il festival “Acqua di Terra/Terra di Luna” ha già raggiunto i palazzi della Regione e rischia in quella sede di comprometterne il finanziamento?

“Un consigliere di opposizione credo abbia consegnato un’interrogazione per conoscere l’entità del finanziamento. È suo diritto farlo, come è abbastanza normale che succeda. Nessun allarme”.

Ma più che una tensione tra maggioranza opposizione lo scontro sembra tutto interno al Partito Democratico, a cui appartiene Alberto Baldazzi, assessore alla Cultura di Castel del Rio e in prima linea nel chiedere la “censura” degli spettacoli della rassegna. Non è che su questo terreno si stia giocando in realtà tutt’altra partita, di apparato diremmo, che a che fare con gli equilibri tra le correnti cattolica e laica del partito in quel territorio?

“No, assolutamente. Lì c’è la valutazione di un amministratore che può decidere in merito a ciò che il Comune mette in campo in ambito culturale. Io mi sono solo permessa di fare un’osservazione: la rassegna è stata approvata da molto tempo dalle amministrazioni comunali e il programma era noto. Bene si è fatto a non mettere in campo allora nessuna censura preventiva. Se ci sono valutazioni ex post, ma ex post vuol dire avendo visto gli spettacoli, sarà legittimo da parte degli enti finanziatori riportarle ai direttori artistici prima di programmare la prossima edizione”.

La Provincia di Milano ha convocato di recente i direttori dei teatri che ricevono finanziamenti pubblici per tagliare gli spettacoli “non graditi”, tra cui “Orgia” di Pasolini. Nel micro e nel macro, insomma, la storia sembra ripetersi. Lei che ne pensa?

“Vede, c’è già in Italia un’impostazione che tenta di mettere il bavaglio all’informazione. E il Partito Democratico è in prima linea nell’impedire che questo accada. La Cultura, a maggior ragione, non può ricevere censure analoghe. La libertà d’espressione è un segno del confronto nella pluralità delle culture ed è un valore fondante delle società democratiche. Penso i nostri sforzi dovrebbero concentrarsi, perciò, nel respingere ogni tentativo di censura”.

L’arte e l’amore di Teresio e Teanna

LA STORIA
Da quando lei morì, nel 1993, lui prese a commissionare suoi ritratti a importanti pittori. Così si è formata la collezione Arcangeli, da domani in mostra alla Rocca di Dozza.

Tano Pisano,Teanna, 2003 Si intrecciano arte e tanto amore nella storia di Teresio e Teanna Arcangeli. Ed è proprio l’arte, oggi che Teresio e Teanna non ci sono più, a custodirne il ricordo, che da domani si potrà ripercorrere nelle stanze della Rocca di Dozza, nell’imolese, dove è giunta – per ora in un allestimento temporaneo, in attesa che si concluda la ristrutturazione del castello – l’intera collezione di tele di Teresio Arcangeli. Opere che hanno tutte una caratteristica comune, quella di avere come unico soggetto, in pose ed espressioni differenti, Teanna. Nei tratti e nelle interpretazioni di tanti importanti autori contemporanei – Nani Tedeschi, Maria Paola Forlani, Norma Mascellani, Vera Tait, Riccardo Ghiribelli, Alfonso Frasnedi, Xurxo Martino Costa Pérez, Tano Pisano, Pietro Lenzini, Ghesine Arpsstorico – scorre l’amoroso omaggio che Teresio ha dedicato dal 1993 (anno della morte di Teanna) al 2007 alla memoria dell’amata consorte.

Teresio e Teanna, entrambi imolesi, si erano conosciuti negli anni Cinquanta: proprio in quel periodo lui aveva rilevato la Cartolibreria Farini a Bologna, all’angolo tra l’omonima via e vicolo del Cane, nei pressi dello storico caffè Zanarini. Un’avventura intrapresa con i fratelli per esportare al di fuori del circondario imolese la storica attività di famiglia, avviata a fine Ottocento da nonno Antonio. Cartolibreria e rilegatura: di questo si occupavano gli Arcangeli, parte di loro ancora oggi nel magazzino “C.Arcangeli e figli” sulla via Emilia. Teresio in particolare, nella sua bottega bolognese, si era specializzato negli articoli da scrivania più raffinati, e nei sotterranei, nel frattempo, tramandava l’arte della rilegatura e delle incisioni, da sempre orgoglio della famiglia Arcangeli. Teanna, diventata presto una degli Arcangeli, fu coinvolta dal marito nel lavoro della bottega, diventando l’abile e cordiale negoziante che per anni ha caratterizzato quella rivendita del centro storico. Vivevano a Dozza, Teresio e Teanna, e ogni giorno assieme raggiungevano il capoluogo dove – lei al piano terra, lui nei sotterranei – raccoglievano le soddisfazioni del lavoro. Cominciando a coltivare, nel frattempo, una passione per gli oggetti d’arte, a partire da quelli rari e antichi che giungevano nelle loro vetrine o nel laboratorio e che presto Teresio e Teanna presero a collezionare.

Nel 1993, purtroppo, una lunga malattia portò via Teanna Arcangeli, allora poco più che cinquantenne. Teresio, uomo silenzioso e riservato, ne soffrì tantissimo, e da allora non volle nessun’altra donna al suo fianco. Scelse, piuttosto, di circondarsi di tante Teanna, figlie dell’amore per l’arte che insieme, loro due, avevano iniziato a coltivare. Teresio Arcangeli, perciò, approfittando delle celeberrima Biennale del Muro dipinto di Dozza, iniziò ad avvicinare le importanti firme dell’arte che la rassegna portava nell’imolese: a ogni pittore consegnava una foto diversa della moglie e commissionava il ritratto. Che, una volta ultimato, avrebbe aggiunto a quelli già appesi a casa sua. Il tutto senza clamori, quasi sottovoce: «Vedevamo le nuove opere quand’arrivavano a casa dello zio. – racconta il nipote Davide Arcangeli – A quel punto lui ci consegnava una cartolina con la riproduzione del ritratto e la firma dell’artista». Negli anni Teresio riuscì a reiterare la commissione anche ad artisti al di fuori della kermesse dozzese, mettendo assieme una collezione di oltre venti tele.

Due anni fa, all’età di settantacinque anni, Teresio Arcangeli ha raggiunto l’amata Teanna: solo allora la sua collezione si è rivelata in tutto il suo splendore. I suoi eredi, rispettandone le volontà, donarono al Comune di Dozza il nucleo dei ritratti di Teanna, che domani verranno presentati per la prima volta alla cittadinanza in un’esposizione. All’inaugurazione interverranno il sindaco di Dozza Antonio Borghi, i familiari di Teresio Arcangeli ed alcuni artisti che hanno eseguito le opere esposte, fra cui Alfonso Frasnedi.

La pronipote dell’eroe: “Federalismo? Perché no…”

L’INTERVISTA
Annita Garibaldi Jallet, erede del leggendario condottiero, ha preso
parte alle celebrazioni del Museo del Risorgimento di Bologna.
Amareggiata da Calderoli: “Non credo che un ministro possa decidere
per sè”. Ma la sua proposta non la preoccupa.

Annita Garibaldi JalletEnergica e pragmatica, schietta ed efficace: Annita Garibaldi Jallet, del bisnonno “eroe dei due mondi”, sembra aver conservato, oltre all’importante cognome, il piglio caparbio, quello che indubbiamente deve aver caratterizzato le azioni dell’uomo che ha unito l’Italia. è lei l’ospite speciale che il Museo del Risorgimento ha invitato per celebrare il 150esimo anniversario della spedizione dei Mille. Una ricorrenza sulla quale si è alzata un’improvvisa nube di polemica a causa di alcune dichiarazioni pubbliche del ministro leghista Roberto Calderoli, intenzionato a non partecipare alle celebrazioni ufficiali di Quarto con il presidente Giorgio Napolitano.

Signora Garibaldi, che effetto le hanno fatto quelle dichiarazioni?
“Sul momento mi hanno molto infastidito, perchè non credo che un Ministro possa disporre liberamente della facoltà di prendere o non prendere parte a questo tipo di avvenimenti: mi urta nel senso che ho delle istituzioni. Poi però entrando nel merito delle parole del ministro vi rintraccio comunque una logica, piegata però ad uso puramente provocatorio”.

La logica è quella del federalismo…
“…che non è di per sè contrario al concetto di Italia unita. Vede, mi meraviglio sempre che non lo si dica, ma il federalismo è una forma organizzativa dello Stato, la stessa alla quale tende idealmente l’Unione europea. Non c’è bisogno di questo genere di provocazioni, occorre piuttosto verificare se quel modello si adatta alla situazione italiana come si adatta, ad esempio, a quella degli Stati Uniti. Non è il federalismo la minaccia, ma il modo pretestuoso in cui la Lega lo declina che costituisce un attacco all’unità d’Italia”.

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A passeggio col feticcio di Coco Chanel

MODA
Abiti e accessori usati vivono la loro stagione fortunata.
E c’è chi, per la borsetta d’annata, spende fino a 1.000 euro.

AngeloTutti pazzi per il vintage: la passione per la moda “che fu” non è certo cosa nuova, ma un’iniziativa editoriale dell’Ibc – Vintage. La memoria della moda, edito da Compositori – approfondisce l’analisi su un fenomeno all’estero ormai consolidato e che in Italia, in questi anni, vive la sua stagione fortunata. “L’abito usato ha una lunga storia – osserva nella prefazione del volume Maria Giuseppina Muzzarelli, presidente del corso di laurea in Culture e tecniche del costume e della moda all’Alma Mater – fatta in buona misura di necessità e di tempi lunghi della moda che consentivano alle figlie di portare gli abiti delle madri e a molti uomini e donne, non miserabili, di indossare capi carichi di anni ma non perciò spregiati e anzi accettati con favore come dono o comprati anche a caro prezzo da sarti-rigattieri”. Insomma, la febbre del vintage non necessariamente trova ragione in una necessità di risparmiare. Semmai, negli anni Settanta, è stata “critica sociale verso il consumismo imperante, sia da parte degli strati alti della società che della massa, uniti nonostante le contrapposizioni”, scrive Iolanda Silvestri nel dossier dell’Ibc. E oggi, addirittura, ricorre al vintage chi vuole fuggire dall’omologazione forzata dell’industria tessile, un’utenza sofisticata che guarda con sospetto l’etichetta “Made in Taiwan”, scartandola di fronte alla possibilità di quell’altra – un po’ ingiallita – cucita a mano in sartoria.

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