Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


La pronipote dell’eroe: “Federalismo? Perché no…”

L’INTERVISTA
Annita Garibaldi Jallet, erede del leggendario condottiero, ha preso
parte alle celebrazioni del Museo del Risorgimento di Bologna.
Amareggiata da Calderoli: “Non credo che un ministro possa decidere
per sè”. Ma la sua proposta non la preoccupa.

Annita Garibaldi JalletEnergica e pragmatica, schietta ed efficace: Annita Garibaldi Jallet, del bisnonno “eroe dei due mondi”, sembra aver conservato, oltre all’importante cognome, il piglio caparbio, quello che indubbiamente deve aver caratterizzato le azioni dell’uomo che ha unito l’Italia. è lei l’ospite speciale che il Museo del Risorgimento ha invitato per celebrare il 150esimo anniversario della spedizione dei Mille. Una ricorrenza sulla quale si è alzata un’improvvisa nube di polemica a causa di alcune dichiarazioni pubbliche del ministro leghista Roberto Calderoli, intenzionato a non partecipare alle celebrazioni ufficiali di Quarto con il presidente Giorgio Napolitano.

Signora Garibaldi, che effetto le hanno fatto quelle dichiarazioni?
“Sul momento mi hanno molto infastidito, perchè non credo che un Ministro possa disporre liberamente della facoltà di prendere o non prendere parte a questo tipo di avvenimenti: mi urta nel senso che ho delle istituzioni. Poi però entrando nel merito delle parole del ministro vi rintraccio comunque una logica, piegata però ad uso puramente provocatorio”.

La logica è quella del federalismo…
“…che non è di per sè contrario al concetto di Italia unita. Vede, mi meraviglio sempre che non lo si dica, ma il federalismo è una forma organizzativa dello Stato, la stessa alla quale tende idealmente l’Unione europea. Non c’è bisogno di questo genere di provocazioni, occorre piuttosto verificare se quel modello si adatta alla situazione italiana come si adatta, ad esempio, a quella degli Stati Uniti. Non è il federalismo la minaccia, ma il modo pretestuoso in cui la Lega lo declina che costituisce un attacco all’unità d’Italia”.

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A passeggio col feticcio di Coco Chanel

MODA
Abiti e accessori usati vivono la loro stagione fortunata.
E c’è chi, per la borsetta d’annata, spende fino a 1.000 euro.

AngeloTutti pazzi per il vintage: la passione per la moda “che fu” non è certo cosa nuova, ma un’iniziativa editoriale dell’Ibc – Vintage. La memoria della moda, edito da Compositori – approfondisce l’analisi su un fenomeno all’estero ormai consolidato e che in Italia, in questi anni, vive la sua stagione fortunata. “L’abito usato ha una lunga storia – osserva nella prefazione del volume Maria Giuseppina Muzzarelli, presidente del corso di laurea in Culture e tecniche del costume e della moda all’Alma Mater – fatta in buona misura di necessità e di tempi lunghi della moda che consentivano alle figlie di portare gli abiti delle madri e a molti uomini e donne, non miserabili, di indossare capi carichi di anni ma non perciò spregiati e anzi accettati con favore come dono o comprati anche a caro prezzo da sarti-rigattieri”. Insomma, la febbre del vintage non necessariamente trova ragione in una necessità di risparmiare. Semmai, negli anni Settanta, è stata “critica sociale verso il consumismo imperante, sia da parte degli strati alti della società che della massa, uniti nonostante le contrapposizioni”, scrive Iolanda Silvestri nel dossier dell’Ibc. E oggi, addirittura, ricorre al vintage chi vuole fuggire dall’omologazione forzata dell’industria tessile, un’utenza sofisticata che guarda con sospetto l’etichetta “Made in Taiwan”, scartandola di fronte alla possibilità di quell’altra – un po’ ingiallita – cucita a mano in sartoria.

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Lulù Delacroix contro tutti

LA POLEMICA
Esce per Rizzoli il nuovo romanzo della scrittrice riminese.
Barilli stronca Isabella Santacroce. Lei replica, scoppia il caso.

Lulù DelacroixLa scintilla è stata innescata proprio all’ombra delle Torri. E’ stato infatti Renato Barilli, in uno dei recenti numeri di Tuttolibri, l’allegato della Stampa, a esprimere senza mezze misure il suo pollice verso al nuovo romanzo della riminese Isabella Santacroce, Lulù Delacroix (Rizzoli). Lei, allora, ha deciso di replicare e l’ha fatto con una lettera aperta che dal suo seguitissimo blog ha raggiunto l’attenzione dei media: “io penso lei sia un venduto” ha messo nero su bianco la scrittrice. Il perchè è presto detto: lo stesso Barilli, tre anni fa su quella stessa testata, aveva definito “un capolavoro” il precedente lavoro di Santacroce, V.M.18. Oggi invece quello stesso libro diventa, a detta del critico, soltanto “una prova riuscita”.

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“Liberiamo la Cultura dalla speculazione”

IL SUMMIT
All’appuntamento di Unipolis si incontrano i “big” del settore. Accuse ricorrenti contro le politiche urbanistiche. La Cultura è un diritto, dicono in tanti. Ma subisce continui tagli in nome di interessi in cartello

CulturabilityIl lamento più disperato sul sistema culturale italiano l’ha lanciato il professor Pierluigi Sacco: “O le cose cambiano o lascerò l’Italia: non si può essere complici di questo stato di cose”. E ancora: “Di quanto stiamo facendo dovremo rendere conto alle generazioni che verranno”. E dire che proprio Sacco, lo scorso 9 aprile all’appuntamento promosso dalla fondazione Unipolis al Mambo, presentava una via, una possibilità, un nuovo luogo di incontro e dibattito. Un sito, nella sostanza, che lo stesso Sacco ha contribuito a progettare e che rappresenta il nuovo step di Culturability, il progetto lanciato un anno fa dalla fondazione di casa Unipol per sollecitare approfondimento e confronto sul tema della Cultura.

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