Vincenzo Branà

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Rosy Bindi, il riso e le questioni di “stile”

LA CONTESTAZIONE
Qualche riflessione sul rice bombing delle associazioni lgbt alla Festa dell’Unità di Bologna

Rosy BindiC’è una parola che proprio mi sorprende nel commento con cui oggi Andrea Chiarini, dalle pagine di Repubblica, “boccia” la contestazione delle associazioni lgbt nei confronti di Rosy Bindi, l’altra sera alla Festa dell’Unità di Bologna. Quella parola, inclusa nel titolo, è “stile”: “Attacco senza stile alla Bindi” è, per l’esattezza, la frase che compare in prima pagina. Non mi era mai successo di misurare una protesta secondo questo parametro: in altre parole, non mi ero mai chiesto finora se le dade degli asili- coi loro mestoli e i loro valzer – avessero più o meno stile degli immigrati coi loro cartelli, o degli operai appesi sulle gru. Non ho mai pensato di farne una questione di stile e non capisco perché a una protesta del mondo lgbt sia richiesto di fare una valutazione di “stile”. Ma tant’è.

Lo “stile”, però, non è l’unica nota stonata – secondo me – in quel commento.

Chiarini dice che quella protesta è stata – se non violenta – quantomeno “invasiva, eccessiva, sopra le righe”. Dice che se la contrarietà al matrimonio gay fosse stata espressa da un altro big del Pd, magari maschio, non avrebbe sollevato questa reazione. E dice anche che in definitiva “non è stato altro che uno spot, un po’ triste, per guadagnare un po’ di visibilità”.

Il giudizio è di quelli spietati, insomma. E merita un ragionamento serio e approfondito.

Innanzitutto: le associazioni lgbt hanno accolto Rosy Bindi con due azioni massicce e simultanee, la prima diretta alla persona della presidente del Pd (un rice&glitter-bombing) e la seconda diretta al pubblico che guardava e che l’attendeva in sala dibattiti (un volantinaggio). Cosa diceva il volantino? Diceva che la Bindi mente quando sostiene che il matrimonio gay è incostituzionale. E, soprattutto, spiegava il perché, articolando in linguaggio semplice e diretto 8 argomentazioni redatte con la preziosa consulenza di un magistrato. Perché parlare di Costituzione è cosa seria, non si può tollerare oltre quell’abuso che Rosy Bindi fa di spazi mediatici senza contraddittorio (nessun giornalista si è mai sognato di chiederle: scusi, in che punto andrebbe cambiata la Carta?) per diffondere, oltre a una grave mistificazione, il fantasma di una Costituzione omofoba. La Costituzione italiana, invece, è come tutte le altre Carte costituzionali dell’Occidente, del tutto simile a quella dei Paesi in cui a gay e lesbiche è consentito il matrimonio. E questo andava detto.

Detto a chi? A Rosy Bindi? Io credo assolutamente no, ma il fatto è che ci abbiamo anche provato: la Presidente del Pd è venuta a contatto con le associazioni lgbt, nelle passate settimane, a Roma, a Torino, a Genova, a Ferrara. La Bindi, in quelle occasioni, ha risposto con frasi tipo: “rimpiangerete le unioni civili”, “se non vi va bene andatevene in un altro Paese”, “il matrimonio è degli eterosessuali, abbiate un po’ di FANTASIA e createvi un vostro istituto giuridico”. (Quest’ultima è la più paradossale, un po’ come rispondere alle suffragette : “Il voto è dei maschi, inventantevi un altro modo per far valere le vostre idee”). Quindi chiedo: di quale cultura del dialogo stiamo parlando?

Anche alle associazioni lgbt bolognesi era stata offerta dai dirigenti del Pd una possibilità di incontro e confronto con Rosy Bindi, prima del dibattito in Sala centrale: è stata drasticamente rifiutata. Perché – non prendiamoci in giro – Rosy Bindi non cambia idea se io e tre amiche andiamo a spiegarle quello che già ripetutamente non ha voluto ascoltare, partorendo risposte livorose in stile (sic!) Giovanardi. E soprattutto non è alla Bindi che bisogna parlare: il volantinaggio infatti era rivolto alla gente, ai passanti, agli elettori e alle elettrici. Perché bisogna polverizzare il consenso di chi in politica fa il gioco sporco, proprio come Rosy Bindi, che brandisce (a sproposito) la Costituzione contro i gay e le lesbiche mentre è pronta a ricandidarsi facendosi beffa dello statuto del suo partito. Bisogna chiedere alla società civile di voltare le spalle a chi – dopo sei legislature in Parlamento – non sente il peso né la corresponsabilità del degrado in cui versa questo Paese. Anche – anzi soprattutto – in tema di diritti civili.

Quel volantinaggio a tappeto, insomma, era un’operazione indispensabile e urgente di controinformazione. Come renderla il più efficace possibile, facendole oltrepassare i confini fisici del Parco Nord? Dando in pasto ai media – nel frattempo – un’azione fragorosa ma istantanea, sorprendente e non violenta. Ripeto: non violenta. Perché il riso non è una molotov e fino a prova contraria lo si usa ancora, per le nozze, all’uscita di municipi e chiese. L’inevitabile parapiglia avrebbe costretto chiunque a cercare in quel volantino la risposta alla domanda: “Che succede?”. E lo stesso avrebbero fatto, presumibilmente, gli operatori dell’informazione.

Insomma: serviva visibilità, certo, ma non fine a se stessa.

Va detto anche che il glitter bombing è una pratica di contestazione molto usata dal movimento lgbt negli Stati Uniti e che ottiene l’effetto immediato di costringere i politici omofobi a tenere comizi e discorsi pubblici con viso, abiti, capelli pieni di brillantini. Esiste innanzitutto una differenza sostanziale tra le pratiche dei movimenti e quelle dei partiti: in Italia – dove i parlamentari fanno iniziative di legge popolare e la cosiddetta società civile è legata da una serie di vasi comunicanti al mondo dei partiti – questa distinzione l’abbiamo un po’ persa. Vale la pena recuperarla e tenerla bene a mente, perché far mettere giacca e cravatta ai movimenti è un atto di impoverimento per tutti.
“Be gay!” urlano gli attivisti lgbt in America, mentre lanciano i brillantini, vessili di uno stereotipo che – in quanto tale – è primo motivo scatenante del cortocircuito omofobico. Rosy Bindi ha dimostrato di soffrire così tanto questo stereotipo che ha cercato in tutti i modi di cancellarne le tracce prima di ricomparire in pubblico. E una volta arrivata sul palco ci ha tenuto a precisare: “Approfittatene perché non mi vedrete più così”. A me questo è sembrato molto significativo.

Ma soprattutto: Rosy Bindi è stata presa di mira in quanto donna? No, assolutamente. Rosy Bindi è stata presa di mira in quanto “donna di potere”, anzi “persona di potere”, presidente di una Commissione che ha partorito un documento retrogrado e di un Partito che in Italia sposta la sinistra su posizioni, che in Europa, stanno a destra. Quando Rosa Parks, nel 1955, si rifiutò di cedere il posto in autobus a un bianco, non lo fece perché altrimenti non sarebbe arrivata a destinazione: in piedi o seduta, lei avrebbe comunque raggiunto la sua fermata, nel primo caso però lo avrebbe fatto da “diversa”. “Rubo” questa argomentazione a uno degli avvocati delle Rete Lenford perchè l’ho sempre trovata lampante: nell’atto di Rosa Parks sta l’idea di fondo del pensiero democratico, chi ribadisce e circoscrive delle differenze sta fuori da questo tracciato. Il Partito Democratico, quindi, in tema di unioni tra persone dello stesso sesso, proponendo un istituto ad hoc anziché estendere il diritto al matrimonio, tradisce il suo nome, il suo pensiero fondante, l’idea di uguaglianza che in tutto il mondo i democratici inseguono.
Inoltre: c’erano uomini e donne lunedì sera a lanciare il riso, uomini e donne a riceverlo, non ne farei una questione di genere, piuttosto allargherei lo sguardo e farei caso al fatto che forse Rosy Bindi è la prima donna al mondo vittima di glitter bombing, perché tutti gli altri – mi pare di ricordare – erano uomini.

Ieri sera il senatore Ignazio Marino (Pd), intervistato su Rainews a proposito dei controlli sui bilanci dei gruppi parlamentari, ha detto: “Bisogna stare attenti, qui la gente inizierà a prendere in mano i forconi”. La stessa frase l’aveva detta anche Lilli Gruber a “Otto e mezzo” un po’ di tempo fa. Entrambi concludevano: “E hanno ragione”. In effetti la situazione in Italia è spesso incandescente negli ultimi tempi: perciò collocherei un rice-bombing nel posto che gli è più proprio, senza attribuirgli l’aggressività che non ha, e distinguendolo chiaramente da una rivolta armata di forconi. Perchè – dicono Marino e la Gruber – sta arrivando pure quella. Ed è nell’interesse di tutte e tutti cogliere le similitudini ma anche le tante differenze, senza fare confusione.

3 commenti

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  1. michelangelo

    due cose:
    – chi da decenni fa della “lotta con classe” un proprio vanto non deve stupire davanti al fatto che gli possano essere mosse questioni di stile;
    – il problema non è rosy bindi, come in passato non era la binetti. questo tipo di contestazione, personalizzata, può, invece, lasciarlo pensare.

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  2. Sandro

    Non sono d’accordo Michelangelo: la Bindi non è stata contestata in quanto persona, ma in quanto Presidente di un partito che, sulla carta, dovrebbe esserci vicini mentre, al contrario, proprio grazie ad un documento presentato dalla sua Presidente in direzione nazionale, non potrebbe essere più lontano dalle legittime aspirazioni delle persone LGBT.

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