Vincenzo Branà

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Da Warhol a Guercino nel bazar dei ricordi

L’IMPRESA
Opere d’arte, feticci e arredamento low cost nelle spaziose corsie di “Cose d’altre case”. L’avvio in un capannone di via Gandolfi, poi a inizio anno il taglio del nastro del megastore in via Beverara

Cose d'altre caseC’è le nuora che vuole liberarsi dei ninnoli della suocera – «o li prendete voi o li butto nel pattume», minaccia -, salvo poi scoprire che tra quei ninnoli c’è pure una statua originale del Minghetti – valore commerciale 2000 euro – che di quella suocera rende il ricordo improvvisamente colmo di gratitudine. Oppure c’è l’anziano con la minima, che per arrivare a fine mese raccoglie oggetti in disuso da cantine e solai, con la speranza di rimetterli sul mercato. E ancora, ci sono gli instancabili del “rinnovamento”, quelli per cui l’obsolescenza si matura già nell’arco di una giornata, oppure – e purtroppo di questi tempi sono tanti – quelli che la crisi li ha centrati in pieno e sono costretti a privarsi del superfluo, se non addirittura dell’utile. È varia ed eterogenea, insomma, l’umanità che si incontra tra le corsie di Cose d’altre Case, l’avventura imprenditoriale di Marco Ziino che calibra in grande il mercato del “second hand”. Ziino ha quasi quarant’anni, lo sguardo sveglio, le mani segnate dal lavoro. E il sorriso orgoglioso di chi a 14 anni è partito da Lipari, nelle Eolie, alla volta di Bologna e ora, 25 anni dopo, corre rapido tra via Gandolfi e via Beverara, dall’uno all’altro dei capannoni in cui ha collocato il suo istrionico mercato. Che trasforma, magicamente, il passato in futuro, sfiorando tanto i capolavori dell’arte quanto le storie difficili di chi, a un certo punto, è costretto a separarsi da ciò che possiede. “Cose d’altre case”, secondo la definizione più comune, è un mercatino dell’usato. Anzi un mercatone, dovremmo dire, considerato che, nato 9 anni fa in via Gandolfi in uno spazio di 800 mq, a inizio anno ha inaugurato la nuova sede di via Beverara sommando all’area della prima altri 2600 mq. E si cresce ancora se si mette nel conto anche il punto vendita in franchising in via Cesari a Modena, attivo ormai da qualche anno. E se agli inizi la squadra era composta solo da Marco e di altri due sue amici, ora a libro paga di “Cose d’altre case” si contano ben 27 dipendenti: una crescita vertiginosa, di questi tempi praticamente una rarità.

“Oggi è tuo domani e mio”: questa è la logica semplice che anima i tanti visitatori dei due megastore, tutti tesserati – e sono 34.000 in tutto solo quelli della sede pioniera di via Gandolfi – per adempiere ai controlli che la questura ritiene necessari nel commercio degli oggetti usati. C’è chi vende e c’è chi compra, chi va a caccia del feticcio, chi invece cerca la via per risparmiare un po’ scartando l’ultima generazione degli oggetti a favore di quelle passate, ancora in grado di assolvere al loro compito. Il set da giardino in ferro, le belle credenze in stile veneziano, le lampade Liberty, i tavoli in cristallo degli arredi anni Settanta. E ancora: le vecchie radio, i giradischi e perfino i grammofoni, fino agli impianti hi-fi smessi dopo poco e ancora in attesa de cd da far girare. Poi accessori, soprammobili, abiti e addirittura opere d’arte: «Una volta – racconta Ziino – dallo sgombero di una cantina mi arrivarono tre stampe numerate di Andy Warhol che andarono in vendita a 5mila euro l’una. E un’altra volta – prosegue – un cliente venne per sbarazzarsi di un vecchio quadro: era una tela della scuola di Francesco Barbieri (detto il Guercino, ndr)». Tutti i beni che varcano la soglia di “Cose d’altre case” rientrano nella catena del consumo, realizzando nella pratica quella logica del riciclo che in quegli spazi è un vero e proprio mantra: lo si trova nei simboli giganti, ma anche nelle scaffalature per l’esposizione, tutte rigorosamente in cartone compresso.

L’impresa di Marco Ziino insomma ha centrato l’obbiettivo e si gode il suo successo, senza perdere però quell’attenzione al sociale che ne ha caratterizzato gli inizi. Così, anche la crisi di questi anni l’imprenditore si sforza di leggerla nei dati della sua clientela: «Le vendite non sono calate – dice – ma è cambiato completamente il tipo di oggetto ricercato», Ad esempio, spiega Ziino, «il feticcio del passato e l’antiquariato restano oggi a lungo invenduti, mentre vanno a ruba gli elettrodomestici recenti, i mobili e i vestiti». Che però, in quei capannoni dove regnano ordine e pulizia, non hanno mai l’aria di una seconda scelta, semmai i contorni di una fiaba, di una storia lontana interrotta a un certo punto e pronta, magicamente, a ricominciare.

Un commento

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  1. RICCARDO

    si quel mercatino è veramente bellissimo!!!e ci lavoro anche dentro quello via della beverara!!! lo ammetto sono fiero di lavorare per marco…arrivano quella roba bella o brutta e ogni giorno che passa sparisce le cose sia brutta e bella!!!e arrivano altre roba!!! e mi piace anche lavorare dentro!!! perche ci da sempre nuove notizie per i clienti!!!! bella letteratura :)

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