Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Cattolici in picchetto per Fibre Parallele: “Perchè non se la prendono con Allah?”

IL CASO
Proteste a Borgo Tossignano per lo spettacolo “Mangiami l’anima e poi sputala”

Fibre Parallele“Le cose in cui credete voi sono tutte stronzate”: è un uomo sulla quarantina – capello lungo e camicia chiara in parte sbottonata – il manifestante più “vivace” della contestazione che l’altra sera ha accolto alla palestra di Borgo Tossignano la messa in scena di “Mangiami l’anima e poi sputala”, lo spettacolo della compagnia Fibre Parallele, ospite della rassegna Acqua di Terra/ Terra di Luna e da giorni bersaglio di un’accesa polemica sui giornali. Già un’ora prima dell’inizio della rappresentazione l’area antistante la palestra era tappezzata di cartelli: alcuni alludevano alle politiche comunali a favore degli stranieri (“Finiremo inginocchiati sul tappetino a pregare cinque volte al giorno il nuovo padrone Allah”), altri se la prendevano direttamente con gli amministratori locali, sindaco in testa: “Sindaco Dazzani – si leggeva proprio accanto all’entrata della palestra – i “coglioni” li devi avere sotto non attorno”. Dazzani, va detto, di nome fa Stefania: è una signora, quindi. Che è arrivata puntuale all’orario dello spettacolo, ha pagato il biglietto e si è seduta tra gli altri spettatori.

Solo in alcuni dei poster affissi – tutti a firma Armando Manocchia, consigliere comunale di minoranza fuoriuscito dalla Lega Nord – si coglieva il nodo della questione: lo spettacolo che stava per andare in scena offendeva la religione cattolica: era, in altri termini, blasfemo. O almeno questo sostenevano i protagonisti della protesta, una ventina di persone in tutto. Che, a dire il vero, lo spettacolo non lo avevano visto: “Ci sono bastati i tre minuti del video su Youtube” è la risposta spiccia di una delle signore del picchetto. “E se il trailer riassume le parti salienti del lavoro – argomenta la cronista de “La Voce” – allora è sufficiente per valutare”. Tra i manifestanti anche Silvia Noè, consigliera regionale dell’Udc: “Perchè non prendono di mira Allah?” si chiede. E di seguito: “Perché sanno che i cattolici sono tolleranti, porgono l’altra guancia. Gli islamici, invece, li temono”. “Questa – prosegue – è la protesta di chi non accetta più di essere provocato con un linguaggio offensivo nei confronti della religione”. “È inaccettabile la provocazione – attacca – su temi che si potrebbero affrontare in un confronto pacato”. Il nodo, comunque, resta quello dei finanziamenti pubblici: “Bisogna verificare – spiega Noè – se tutti i soggetti istituzionali erano a conoscenza dei contenuti dello spettacolo”. Assieme alla consigliera regionale anche Maria Cristina Marri, segretaria provinciale dell’Udc: “Abbiamo promosso un mail bombing all’indirizzo del sindaco di Borgo Tossignano per esprimere la nostra indignazione”, spiega. Anche per lei è bastato, dello spettacolo, il frammento su Youtube: “Racconta di Cristo che diviene uomo e si mischia con gli aspetti negativi della società. Fa sesso, ad esempio: un messaggio perverso”.

Alla fine, però, chi è rimasto a vedere lo spettacolo (nessuno dei detrattori ha assistito alla recita) quella scena di sesso non l’ha vista. E a dire il vero non si scorge nemmeno sul frammento di Youtube. Nello spettacolo Cristo scende dalla croce per rispondere alle preghiere di una devota: la libera dalle catene e le chiede una sigaretta. Ha un accento da extracomunitario e modi da hippie: predica gli stessi principi della Bibbia ma suggerisce pratiche diverse. Così, smonta il dogma della devota – “la gola ferisce più della spada”, perciò bisogna digiunare – proponendo alla donna una lezione di aerobica. E alla fine, per premio, le offre amorevolmente della nutella. La tensione erotica è presente e culmina in un bacio appassionato tra i due protagonisti. Ma poi la donna si ricorda che prima di giacere nello stesso letto bisogna essere sposati: allora la scena cambia e ci si prepara alle nozze. Alla fine Cristo tornerà in Croce e sarà lei, con una scena molto densa e suggestiva, a rimettercelo. Perchè quel Dio troppo uomo, in un certo senso, la disturba, le manda all’aria una consuetudine fatta di sacrifici e privazioni. Le dà l’amore, certo, proprio come aveva chiesto all’inizio, raccolta in preghiera. Ma le sue mani sono “troppo piccole”, sono rimaste quelle di quand’era bambina e sognava le stimmate, come le aveva Gesù.

I riflettori si spengono e scroscia un lungo applauso, forte come quello che a inizio serata aveva accolto sul palco i direttori artistici Enzo Vetrano e Stafano Randisi e l’assessore Renato Sartiani, ideatore del festival. Proprio Randisi e Vetrano, dopo i numerosi ritorni in scena del duo, prendono la parola: “Se volete ora possiamo parlare dello spettacolo assieme agli artisti” propongono. Ma un signore in prima fila esaurisce in poche parole l’argomento: “Molto rumore per nulla” esclama. E forse stavolta il sipario si chiude davvero.

18 commenti

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  1. renato sartiani

    è arrivata una bellissima lettera di uno spettatore,ben argomentata sia in riferimento allo spettacolo che ai valori culturali,religiosi e umani affrontati.non so se ti è arrivata tramite il giornale.comunque mi piacerebbe fartela avere.

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  2. renato sartiani

    vedo adesso che è stata inviata ieri al tuo giornale.

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  3. Manuel Vasile

    Credo che con questo articolo si possa finalmente stendere un velo pietoso sulla vicenda, che non ha niente di religioso, ma tanto, tantissimo di politico. Resto schifato ed indignato dall’atteggiamento di certe persone, ma continuo comunque a sostenere la libertà di espressione, anche quando qualcuno vuole manifestare la propria contrarietà agli eventi. Ciò non deve però distogliere l’attenzione, secondo il mio parere, dal preambolo secondo il quale per giudicare una cosa bisogna conoscerla, o almeno sforzarsi di conoscerla. Di conseguenza, visto l’atteggiamento dei manifestanti, rimane chiarissima nella mia mente l’iniziativa politica intrapresa dagli stessi, iniziata tra l’altro già nei giorni precedenti per mezzo di un social network, a testimonianza del fatto che, forse chi ci ha perso davvero in questa occasione è il caro, vecchio, dialogo civile.
    Mi vergogno di aver visto le Forze dell’Ordine per uno spettacolo teatrale, Carabinieri sottratti a compiti più importanti per venire a tenere a bada la gente come in un grande asilo dove tutti, e dico tutti, siamo sembrati un po’ troppo bambini. Ma forse i bimbi non litigano per queste cose.
    Resta a mio avviso uno spettacolo di prima qualità, purtroppo corollato da problemi sonori per via dello spazio nel quale si è stati costretti a svolgerlo. Una storia molto intensa, per la quale ognuno ha potuto in qualche modo farsi la propria idea, esattamente come succede per la religione. Una rappresentazione a tratti ironica ed irriverente, ma che ha mantenuto nel suo corso d’opera una riuscitissima comparazione tra religione e tempi moderni. Un plauso agli attori e a chi li ha scelti.
    In fede, Manuel Vasile, borghigiano.

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  4. Il mio professore di Religione al liceo, un luminare di Teologia molto noto a Bologna, mi diceva sempre: “Pregio delle persone intelligenti è interessarsi anche a ciò che non si condivide”. Mi convinse con una frase, non chiesi mai l’esonero dall’ora di Irc. Per cinque anni frequentai le sue lezioni con grandissimo interesse, diventammo anche grandi amici – io ateo, lui religioso – mi fu molto vicino nei momenti di difficoltà. Quella frase è la chiave del dialogo tra le culture, tra i credi, tra le tradizioni. Deve essere faro per chi vuole evangelizzare, dimenticarsela vuol dire aver perso il Vangelo per strada

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  5. Tiziano Tubertini

    Ora, premesso un sentito ringraziamento per i quarant’anni erroneamente attribuitimi, ma non è grave, io, mi consenta, sarei proprio quel tipo che urlava nelle orecchie al cosiddetto assessore alla “cultura”, Sartiani quanto, per completezza, segue:
    “Io voglio sapere in cosa credi, non in cosa non credi !!” che, solo al mutismo seguente proseguiva poi con:”Perchè son sicuro che le cose in cui credete voi son tutte stronzate”
    Ma mi sbagliavo, come del resto si può leggere nel mio sito di Facebook che qui riporto dal titolo:
    IERI SERA HO IMPARATO UNA COSA.

    Ero convinto che dietro la rappresentazione blasfema ci fosse qualcosa, chessò…un poì di residuo marxismo,…un po’ di sano ateismo….qualcosa, insomma, e invece ho scoperto che non c’è nulla, o per meglio dire che c’è solo IL NULLA.
    Quel “nichilismo gaio”, cioè, che non s’accorge neppu…re della disperazione sottostante alla sua vita e riempe i vuoti dell’anima con sciocchezze, consumo o infantilismi vari come appunto quella ridicola macchietta teatrale spacciata per arte sopraffina.
    Il problema non sussisterebbe se non fosse per le conseguenze educative che comporta
    INSEGNANO A DUBITARE DEI CREDI ANCOR PRIMA DI CREDERE QUALCOSA
    E il risultato è solamente il VUOTO delle menti dei nostri figli !!
    EVITATELI !!

    ….a cui fanno seguito queste ulteriori considerazioni del giorno seguente dal titolo:
    IL CODA

    Il relativismo si può riassumere in due aggettivi:
    CHIUSURA e VUOTO
    Il sistema diffuso, scontato e conformistico che annulla ogni differenza riducendo il tutto alla sola matrice “culturale”, non riesce proprio a concepire nessun’altra spiegazione del mondo che trova solo retrogada e superstiziosa; e questo spiega …la “CHIUSURA mentale” a qualunque idea, sapere, valore, differenza, realtà solo leggermente meno banale.

    Ne segue poi, nell’annullamento della ricerca di ogni verità, un appiattimento alla equidistanza dei valori che si riducono solo ad opinioni, tutte vere poichè nessuna vera, e a cui anche il linguaggio si dovrebbe adattare: politycall correct.
    Ecco allora la seconda “assenza di qualità” del relativista: il VUOTO

    Del resto poichè la pochezza culturale non permette descrizioni di sofisticate sfaccettature inesistenti, non resta nulla da aggiungere se non l’appellativo che più gli si confà:
    il CODA
    come per tutti quelli che si credono davanti e invece son sempre ultimi.

    Sempre a disposizione per ulteriori ragguagli porgo distinti saluti
    Tiziano Tubertini

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  6. Vittorio B.

    Gent.Sig.Branà,
    non voglio fare una lezione di relativismo e vuoto di valori, tutt’altro.
    Anche io credo al dialogo, penso pure il suo prof.di religione.
    Ciononostante penso proprio che, di fronte a una messa in scena di un simile Cristo, pure quel sacerdote avrebbe sofferto parecchio.
    Creda infatti che l’indignazione non è il primo sentimento a scaturire: prima di tutto si soffre, e molto, glielo garantisco.
    Chi ha a cuore veramente l’evangelizzazione, come scrive lei, ha innanzitutto un fatto da annunciare: che il Figlio, prima di risorgere da morte, ha sofferto smisuratamente per il nostro riscatto, che il suo preziosissimo sangue elargito in abbondanza è il caro prezzo per la nostra salvezza.
    Questo è il centro del Vangelo, questo è il Vangelo: a quanto è arrivato l’amore di Dio per noi.
    Ora, quando si vede banalizzare il sacrificio di Cristo, per l’ennesima volta la sua croce accantonata, e le lacrime di sua Madre disprezzate (mi riferisco al titolo che un’associazione lesbica bolognese diede a una rassegna un paio di anni fa), sfido chiunque viene toccato negli affetti a sopportare una simile provocazione.
    Chiaro che in un confronto, questo “patire” è sentito solo dal credente.
    Allora la domanda rimane sempre: la “cultura non credente” può permettersi di tutto? Ma siccome non voglio offendere la cultura, perchè di cultura non si tratta, mi permetto: questo è stato l’ennesimo caso di un gruppo di perditempo che col prestesto della “cultura incensurabile”, ha inscenato l’ennesima rappresentazione anticristiana.
    O no?
    Se poi certo “patire” non è compreso dai non credenti, è sufficiente immaginare l’effetto che provocherebbe il solo prendere in giro il martirio inflitto dalla rievocazione di poteri nefasti a tanti innocenti vittime di terrorismo. Che reazione -giusta- seguirebbe?

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  7. La sera dello spettacolo ero presente. Avevo visto qualche sera prima Land Lover, che mi era piaciuto particolarmente, ed in quel contesto avevo sentito delle polemiche spuntate fuori per un altro spettacolo, se non sbaglio “A tua immagine”…. Da brava contestatrice quale sono, e da persona estremamente curiosa di sapere, ho voluto vedere “Mangiami l’anima e poi sputala”. Quando sono arrivata sul luogo, circa mezz’ora prima dello spettacolo, sono rimasta basita ma anche divertita da quello che questo spettacolo è stato in grado di suscitare, senza poi nemmeno esser stato visto, quindi con polemiche a priori. Personalmente ho toccato con mano l’ignoranza di certe persone, nel senso giusto del termine, ovvero “ignorare”, e per ignorare intendo non solo il fatto di criticare ed osteggiare uno spettacolo senza vederlo prima, ma anche l’ignorare il pensiero ed il vissuto altrui semplicemente perchè non era simile al loro. Personalmente non sono una persona che pensa che l’arte possa avere una licenza d’espressione speciale e non debba avere dei limiti, ma in questo caso di blasfemo ho trovato solo la condizione di intolleranza e di muro delle persone presenti.
    Da parte mia un plauso agli organizzatori degli eventi, che credo abbiano avuto modo di constatare l’apprezzamento del loro lavoro sia ad iniazio spettacolo, con un lunghissimo applauso pregno di ammirazione e sostegno, secondo me, che alla fine di questo.

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  8. Gentile sig Bonomelli, purtroppo rilevo un grande misunderstanding alla base del suo ragionamento. Lo spettacolo “Mangiami l’anima e poi sputa” non è un frutto, come dice lei, di una “cultura non credente”. Tutt’altro: lo spettacolo parte dal presupposto, MAI MESSO IN DISCUSSIONE, che Dio esista e sia fonte d’amore. La religione di Dio è tenuta in grande rispetto dalla compagnia e ben distinta dalla religione degli uomini, sulle cui pratiche si invita a riflettere. E questa distinzione, se ci pensa, è quella che tiene salvi i principi anche in questi anni di forte decadenza degli uomini di Chiesa.

    La invito a vedere lo spettacolo, non appena ne avrà occasione.

    Cordialmente

    Vb

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  9. Parlo da non credente, ma una non credente che ha un grossissimo rispetto per la religione, cosa di cui io sono ben consapevole, ma so già che ci sarà chi replicherà il contrario.
    Vorrei fare una premessa sul rispetto, in generale, come concetto, dato che i contestatori della serata hanno parlato di una mancanza di rispetto nei confronti della religione cattolica: il rispetto significa non limitare, offendere e/od osteggiare il pensiero, il credo, il vissuto altrui. Le persone che hanno tentato di osteggiare lo spettacolo, qualche sera fa, hanno fatto affermazioni anche molto forti, testuali, che ben ricordo, avendo una memoria d’elefante per le cose che mi interessano. Appena arrivata, qualcuno ha detto tali parole:”perchè non fate uno spettacolo sulla religione islamica, ve ne approfittate perchè noi siamo diventati dei mollaccioni”. Altro commento è stato qualcosa del genere:”fate uno spettacolo del genere e poi la domenica ve ne andate a messa a chiedere perdono”.
    L’altra mancanza di rispetto è venuta da chi mi ha chiesto in che cosa credevo io: uno totale sconosciuto che mi faceva una domanda così personale, e quando alla sua domanda ho chiesto a quale titolo, proprio non conoscendoci, avrei dovuto rispondere, lui ha esordito con un “perchè voglio sapere se sei una deficiente o qualcuno con cui si può parlare”. Premetto, a questa persona non ho mai mancato di rispetto nell’arco della nostra discussione, ho sempre dato del Lei essendo più grandi di me, perchè so cos’è il rispetto, ma non ho di certo trovato altrettanto, perchè gli insulti su chi andava a vedere questo spettacolo si sono sprecati. Ed a parlare è stato una persona che si è dichiarata cattolica. Questo è un piccolo preambolo sul rispetto tanto proclamato da chi ha contestato uno spettacolo senza nemmeno sapere in che cosa consisteva. Ora parlo del messaggio che ho tratto da “Mangiami l’anima e poi sputala”: come ho detto non sono credente, ma il messaggio che ho avuto da questo spettacolo è stato a dire il vero di fede. Non so se è stata un’interpretazione personale, ma quello che ho percepito è stato un messaggio in cui si diceva che gli uomini chiamano Dio, lo cercano, principalmente quando ne hanno bisogno. Non c’è distinzione di razza o di ceto, alla fine tutti in un modo o nell’altro lo cercano, ma quando questo Dio non rispecchia le loro aspettative, questo non è più un Dio buono e meritevole di essere cercato, ma un Dio cattivo a cui dare le colpe di tutti i mali, e quando questo avviene, le persone allontanano, uccidono questo Dio. Forse è stata la mia interpretazione personale, ma tenete conto che da atea quale sono ho dato allo spettacolo un’interpretazione a dire il vero piena di fede, che fa pensare che Dio non debba essere cercato solo ed esclusivamente quando ci serve, che Dio non deve rispecchiare le nostre aspettative per essere Dio. Questo sarebbe il messaggio sbagliato che Mangiami l’anima e poi sputala potrebbe trasmettere? Non sarà forse che si vede il male, in questo frangente, solo perchè lo si vuole vedere, soprattutto considerando che è un male posto a priori, senza aver visto ciò che ha procurato tante polemiche?

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  10. Vittorio B.

    Sig.Branà,
    evidentemente non ha tenuto conto di tutto quello che ho scritto.

    L’amore di Dio è in suo Figlio crocifisso per la nostra salvezza.
    Qui si parla di un fatto in cui Dio prende l’iniziativa.

    Invece in quell’opera tale sacrificio è banalizzato ed eluso con un Cristo che rinuncia alla croce e preferisce ciò che il mondo offre.

    Questo ripeto, fa soffrire.
    Fa soffrire perchè tanto Amore non è corrisposto
    e mediante un’operetta lo si vuole “censurare”.

    RispondiRispondi
  11. Manuel Vasile

    Scusi Sig. Vittorio lei lo ha visto lo spettacolo per informazione?
    Curiosità personale senza fini di polemica.

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  12. licia lanera

    Siamo stati diffamati, oltraggiati, offesi, sono state pubblicate notizie su giornali riguardo al nostro spettacolo completamente false, siamo stati accusati di essere degli improvvisatori e non professionisti.
    Accetto i fischi e gli sputi, ma esigo che a gridare siano i testimoni del mio lavoro, non pochi esaltati che non si vogliono confrontare con le cose.
    La spiritualità del nostro spettacolo è fortissima e il nostro senso è quello di proteggere la fede e la spiritualità dal mercato delle immaginette, dei viaggi fede organizzati, delle ricche cerimonie, del marketing delle radio.
    La fede per me sta negli uomini soli.
    Cristo è stato il più grande rivoluzionario di tutti i tempi e l’uomo organizzato lo ha ucciso. Se tornasse ora sulla terra, lui uomo tra gli uomini, probabilmente non verrebbe tollerato neanche oggi: è troppo scomodo predicare amore assoluto! e probabilmente verrebbe crocifisso, ancora una volta, magari dalla più stupida bigotta di un paese pugliese…o romagnolo…
    Questo è il senso del nostro spettacolo.
    Sui giudizi di come noi facciamo il nostro lavoro, cucitevi la bocca; perchè bisogna essere degli eroi per cercare di sopravvivere facendo gli artisti in questo momento in Italia.
    Ringrazio chi ci ha sostenuto e chi ha colto perfettamente il senso del lavoro. Ringrazio chi ha accolto gli insulti quella sera non rispondendo ed adempiendo al “porgi l’altra guancia”, che molti predicatori hanno rimosso. Ringrazio chi ha applaudito forte.
    Una speranza ancora c’è.
    Licia

    RispondiRispondi
  13. Vittorio B.

    Io lo spettacolo non l’ho visto,
    ma scusi Sig.Manuel – e già che ci siamo pure Licia- il Cristo messo in scena nello spettacolo che tanto consigliate, accetta la morte unicamente per amore nostro addossandosi i nostri peccati per poi risorgere il terzo giorno, oppure evita la morte facendosi un baffo del sacrificio in croce?

    E’ tutta qui la questione: amore perfetto, divino e salvifico nel primo caso, oppure amore eluso e banalizzato, sacrificio svilito nel secondo.

    Se fosse rappresentato fedele ai racconti evangelici, nessun problema.
    Se invece il Sacrificio che ogni domenica mangio a Messa fosse messo in scena in tutt’altro modo, assistere allo spettacolo mi provocherebbe sofferenze.

    Dunque muore e risorge oppure del sacrificio se ne fa un baffo?
    Tutta qui la questione.

    RispondiRispondi
  14. Vittorio B.

    … se poi lei Licia, decanta tanto l’amore di Cristo e rappresenta un Cristo “diverso” in croce, dimostra di non essere affatto partecipe del Suo vero amore.

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  15. licia

    il nostro cristo muore e si fa ancora una volta sacrificio. Muore per mano di una donna che non sa cos’è l’amore.
    La resurrezione non è contemplata nel nostro lavoro.
    Lo spettacolo finisce con l’uccisione di cristo per mano della donna ed il suo ritorno sulla croce.
    Non c’è sberleffo su questa questione.
    Anzi, è un finale molto doloroso.
    Il gioco che c’è all’inizio, di descrivere un Cristo umano, che fuma che balla, non mi pare un’offesa. Era un uomo Cristo. I Vangeli Apocrifi molto ne parlano del suo umano essere, non ci siamo inventati nulla.
    Se poi la vostra “fede” non vi permette di accettare un’immagine umana del figlio di Dio è un vostro problema. Noi ci atteniamo alla storia.
    Quello che noi contestiamo ed offendiamo è un fenomeno di costume che centra poco con la fede, intesa come spiritualità, come cosa preziosa che vive dentro di noi.
    Fenomeni che la sera del nostro spettacolo sono sfilati davanti ai nostri occhi, fenomeni fondamentalisti, violenti, che hanno attaccato i laici e i musulmani. Fenomeni razzisti e prepotenti.
    Tutto questo appartiene alla brutalità dell’uomo non alla religione.
    Non a caso il nostro Cristo ha un accento di un paese dell’est, perchè noi lo vediamo nella disperazione di un extracomunitario che arriva qui, che parla di amore e che riceve gli sputi dal primo leghista o cattolico che incontra.
    Cercate di riscoprire il valore della parola carità prima di fare le crociate davanti ad uno spettacolo.
    Spero di averle chiarito ulteriormente la mia posizione signor Vincenzo.
    E comunque noi lo spettacolo non lo consigliamo… chi non c’era ha semplicemente perso un’occasione, buona o cattiva che sia.

    RispondiRispondi
  16. Vittorio

    Non faccio parte dei contestatori presenti sul posto, non mi riconosco in questo modo di dissentire, anche perchè fare azione di disturbo fa parte dei miserissimi metodi sessantottini di studenti, femministe, ecc., dove il confronto per fare emergere il nocciolo della questione e la verità sul pomo della discordia è IMPOSSIBILE. Sono manifestazioni che si ritorcono contro i loro stessi organizzatori, trasformando voi in vittime. Quando invece la vittima in questo caso non è altro che il Protagonista della vicenda: Dio fattosi uomo, presentato in maniera sfalsata.
    Vede, il punto è che da un pò di tempo a questa parte, sembra che il FATTO preciso di 2000 anni fa possa essere in qualche modo rielaborato e narrato a proprio piacimento, per il semplice motivo che l’opera di salvezza a nostro favore operata da Cristo avvenuta SOLO e UNICAMENTE sul Calvario non è accettata. E poichè da un pò di tempo a questa parte si crede che su quanto compiuto da Cristo fino ai giorni nostri non ci sia nessuna verità assoluta, ne consegue che ogni racconto alternativo, ogni burletta al suo Calvario sia da tenere in seria considerazione se quel tipo di Cristo piace allo spettatore e corrisponde alle sue aspettative personali. Una sorta di “supermarket” dove ognuno si sceglie il salvatore che più piace.
    In secondo luogo, non è questione di essere credente o meno, ma rispettoso.
    Un esempio per chiarire in questo senso – Ipotesi: vostra madre per potervi dare alla luce si è esposta a gravi conseguenze fino a morire di parto, e le sue virtù vengono poi pubblicamente riconosciute come eroiche.
    Bene, immaginate che qualche “audace” sceneggiatore in una sua narrazione pubblica manipolasse i fatti per far -attenzione al termine- SFIGURARE il suo amore per voi, come la prendereste? Per caso rispondereste pacatamente “in fondo, ogni forma di espressione artistica non deve essere vietata” – “non sono nessuno per mettere in discussione l’opera di costoro” ecc.ecc.
    Sarebbe o no un colpo basso verso la cara persona che amate?
    Tanti altri esempi potrebbero venir elencati, basti pensare ai fatti della Liberazione. Perchè piuttosto non inventate una narrazione alternativa delle imprese eroiche compiute dai partigiani il secolo scorso?
    Qualcosa vi trattiene per rispetto della “verità storica” o per timore di uno stuolo di persone ben più nutrito a contestarvi?
    Questo è il punto.

    RispondiRispondi
  17. Brigida Miranda

    Mi prendo la briga di rispondere sebbene in ritardo…
    Ho letto con attenzione l’articolo di Branà dal quale mi sono resa conto di aver rilasciato addirittura una dichiarazione mio malgrado e credo che il giornalista sia almeno tenuto a dire a un collega (in questo caso io) che una sua affermazione, nell’ambito di una domanda, sarà riportata (non si sa bene con quale scopo) su un giornale concorrente…
    Detto questo, nell’ultimo periodo io stessa sono stata tacciata di ignoranza solo perchè il nostro quotidiano ha voluto puntare i riflettori sul contenuto di uno spettacolo che altrimenti sarebbe passato inosservato…
    Non condivido il fatto che le persone presenti alla protesta fossero ignoranti… erano tutte preparate sulla trama dello spettacolo che è tratto da un romanzo omonimo definito tra i più blasfemi del panorama letterario… non condivido nemmeno gli strani accostamenti che vedrebbero sullo stesso piano “Jesus Christ Superstar” a questa rappresentazione teatrale e il motivo è semplice. Il modo in cui Cristo è stato raccontato da LLoyd Webber o dal Codice Da Vinci per esempio, non è offensivo nei confronti di un credente…da parte mia, anche se mi dicessero che Cristo ha avuto un figlio da Maria Maddalena, non cambierebbe certo la mia convinzione che Cristo è Dio… Nel caso di “Mangiami l’anima” Cristo è semplicemente ridicolizzato: scende dalla Croce chiedendo una sigaretta, fuma, beve e dice parolacce, addirittura dice di entrare solo nelle case dei ricchi e non di quelle dei poveri… Abbiamo dimenticato che qua e là, nel corso della rappresentazione, vengono usate registrazioni di preghiere recitate da bambini, come a insultare la fede semplice, quella dei bambini e della stessa “zitella” che conosceva solo il Rosario come modo per avvicinarsi a Dio… Ridurre Cristo a un uomo dedito alle brutture umane è offensivo, perchè si offende Colui che per i credenti è l’Essere perfetto… se riduciamo così anche Dio, ma che fine fanno tutti i nostri valori? Quale insegnamento si può dare ai giovani? Vorrei sottolineare anche la presa di coscienza della direzione artistica che almeno ha consigliato lo spettacolo a un pubblico adulto…non equivale a un’ammissione di colpa?
    L’altra gravità sta proprio nell’attacco alla fede semplice: ricordo che la Vergine è apparsa a Lourdes a Bernadette e a Fatima a tre pastorelli. E’ proprio ai semplici, ai bambini e ai puri di cuore che Cristo ha voluto trasmettere il suo messaggio…
    Invece da questo spettacolo si capisce solo che la fede semplice genera ignoranza e la liberazione sta nell’uccisione di Cristo, di questa fede che “ci opprime la vista”… Branà non ha detto, nell’articolo, che Cristo viene crudelmente ucciso a colpi di mannaia, come se non bastasse il suo vero e autentico sacrificio di morire per noi sulla Croce…
    Io quella sera c’ero… e, a quanti parlano di libertà di espressione e di pensiero, dico che mi è sembrato di entrare in una bolgia… ero guardata a vista, mi sono sentita pubblicamente dare del “pidocchio della Voce”… solo perchè ho dato voce a coloro che non ritenevano educativo questo spettacolo…Ricordo solo che, per aver indossato una maglietta offensiva contro Maometto, Calderoli è stato costretto a dimettersi… il reato di blasfemia certo non esiste più, ma i cristiani hanno lo stesso diritto di indignarsi come all’epoca fecero i musulmani…

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