Vincenzo Branà

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Cattolici in picchetto per Fibre Parallele: “Perchè non se la prendono con Allah?”

IL CASO
Proteste a Borgo Tossignano per lo spettacolo “Mangiami l’anima e poi sputala”

Fibre Parallele“Le cose in cui credete voi sono tutte stronzate”: è un uomo sulla quarantina – capello lungo e camicia chiara in parte sbottonata – il manifestante più “vivace” della contestazione che l’altra sera ha accolto alla palestra di Borgo Tossignano la messa in scena di “Mangiami l’anima e poi sputala”, lo spettacolo della compagnia Fibre Parallele, ospite della rassegna Acqua di Terra/ Terra di Luna e da giorni bersaglio di un’accesa polemica sui giornali. Già un’ora prima dell’inizio della rappresentazione l’area antistante la palestra era tappezzata di cartelli: alcuni alludevano alle politiche comunali a favore degli stranieri (“Finiremo inginocchiati sul tappetino a pregare cinque volte al giorno il nuovo padrone Allah”), altri se la prendevano direttamente con gli amministratori locali, sindaco in testa: “Sindaco Dazzani – si leggeva proprio accanto all’entrata della palestra – i “coglioni” li devi avere sotto non attorno”. Dazzani, va detto, di nome fa Stefania: è una signora, quindi. Che è arrivata puntuale all’orario dello spettacolo, ha pagato il biglietto e si è seduta tra gli altri spettatori.

Solo in alcuni dei poster affissi – tutti a firma Armando Manocchia, consigliere comunale di minoranza fuoriuscito dalla Lega Nord – si coglieva il nodo della questione: lo spettacolo che stava per andare in scena offendeva la religione cattolica: era, in altri termini, blasfemo. O almeno questo sostenevano i protagonisti della protesta, una ventina di persone in tutto. Che, a dire il vero, lo spettacolo non lo avevano visto: “Ci sono bastati i tre minuti del video su Youtube” è la risposta spiccia di una delle signore del picchetto. “E se il trailer riassume le parti salienti del lavoro – argomenta la cronista de “La Voce” – allora è sufficiente per valutare”. Tra i manifestanti anche Silvia Noè, consigliera regionale dell’Udc: “Perchè non prendono di mira Allah?” si chiede. E di seguito: “Perché sanno che i cattolici sono tolleranti, porgono l’altra guancia. Gli islamici, invece, li temono”. “Questa – prosegue – è la protesta di chi non accetta più di essere provocato con un linguaggio offensivo nei confronti della religione”. “È inaccettabile la provocazione – attacca – su temi che si potrebbero affrontare in un confronto pacato”. Il nodo, comunque, resta quello dei finanziamenti pubblici: “Bisogna verificare – spiega Noè – se tutti i soggetti istituzionali erano a conoscenza dei contenuti dello spettacolo”. Assieme alla consigliera regionale anche Maria Cristina Marri, segretaria provinciale dell’Udc: “Abbiamo promosso un mail bombing all’indirizzo del sindaco di Borgo Tossignano per esprimere la nostra indignazione”, spiega. Anche per lei è bastato, dello spettacolo, il frammento su Youtube: “Racconta di Cristo che diviene uomo e si mischia con gli aspetti negativi della società. Fa sesso, ad esempio: un messaggio perverso”.

Alla fine, però, chi è rimasto a vedere lo spettacolo (nessuno dei detrattori ha assistito alla recita) quella scena di sesso non l’ha vista. E a dire il vero non si scorge nemmeno sul frammento di Youtube. Nello spettacolo Cristo scende dalla croce per rispondere alle preghiere di una devota: la libera dalle catene e le chiede una sigaretta. Ha un accento da extracomunitario e modi da hippie: predica gli stessi principi della Bibbia ma suggerisce pratiche diverse. Così, smonta il dogma della devota – “la gola ferisce più della spada”, perciò bisogna digiunare – proponendo alla donna una lezione di aerobica. E alla fine, per premio, le offre amorevolmente della nutella. La tensione erotica è presente e culmina in un bacio appassionato tra i due protagonisti. Ma poi la donna si ricorda che prima di giacere nello stesso letto bisogna essere sposati: allora la scena cambia e ci si prepara alle nozze. Alla fine Cristo tornerà in Croce e sarà lei, con una scena molto densa e suggestiva, a rimettercelo. Perchè quel Dio troppo uomo, in un certo senso, la disturba, le manda all’aria una consuetudine fatta di sacrifici e privazioni. Le dà l’amore, certo, proprio come aveva chiesto all’inizio, raccolta in preghiera. Ma le sue mani sono “troppo piccole”, sono rimaste quelle di quand’era bambina e sognava le stimmate, come le aveva Gesù.

I riflettori si spengono e scroscia un lungo applauso, forte come quello che a inizio serata aveva accolto sul palco i direttori artistici Enzo Vetrano e Stafano Randisi e l’assessore Renato Sartiani, ideatore del festival. Proprio Randisi e Vetrano, dopo i numerosi ritorni in scena del duo, prendono la parola: “Se volete ora possiamo parlare dello spettacolo assieme agli artisti” propongono. Ma un signore in prima fila esaurisce in poche parole l’argomento: “Molto rumore per nulla” esclama. E forse stavolta il sipario si chiude davvero.

Anche Suf! si interroga sulla strage

L’ANNIVERSARIO
Il manifesto del 2 agosto porta la firma di Cuoghi e Corsello. La bimba writer, icona onirica del duo creativo, spalanca gli occhi sbigottita

Cuoghi e Corsello - 2 agostoSuf! ha occhi e orecchie grandi, è tutta nera, su sfondo bianco, e sulla fronte ha un punto interrogativo rosso. È netta, nitida, si vede da lontano. Poco sotto, la scritta “Per non dimenticare”. Porta la firma di Cuoghi e Corsello il manifesto realizzato dal Comitato di solidarietà alle vittime delle stragi per la celebrazione del 2 agosto. Ed è Suf! il personaggio che i due creativi hanno pescato dal loro immaginario onirico per ricordare quelle tante vittime dopo trent’anni ancora senza giustizia. «Suf! – spiega Monica Cuoghi – è una bambina che vuole imparare a fare i graffiti ed essendo negata vuol diventare almeno SUFficente» «Ha un viso spaesato e strano – aggiunge – è una bambina ingenua». E che si interroga, come tutti noi, su quanto accadde a Bologna trent’anni fa: «È solo una bambina, nata all’inizio del nuovo millennio, nel 2001- spiega l’artista – e non capisce perchè accada tutto questo nell’umanità». «All’immagine – prosegue Monica Cuoghi – ho aggiunto il punto interrogativo, che rivela la complessità e la negata chiarezza di quello che è successo; ma il puntino cade proprio sulla sua fronte, come un terzo occhio che guarda oltre e saprà vedere». L’incontro tra Suf! e la bomba avviene quasi per caso: «stavo lavorando sul personaggio di Suf! – spiega Cuoghi – dopo molto tempo che non la disegnavo, quando Gianfranco Maraniello (direttore del Mambo, ndr) ci ha chiesto di pensare a qualcosa per il manifesto sul trentesimo anniversario della strage della stazione. Guardando l’espressione attonita, perplessa di Suf! mi è sembrata adattissima per rappresentare l’inquietudine lo stupore che il ricordo di questo avvenimento sollecita, il suo sguardo spalancato è perso nel vuoto, assente, ma nello stesso tempo è anche molto presente, può sembrare allarmato, stupito, oppure appiattito, lontano, è uno sguardo ingenuo di una bambina che guarda il mondo ma è saggia, la sua paura è vinta dall’indifferenza, ma spalanca gli occhi per guardarlo il mondo».
Anche Monica Cuoghi, di quel 2 agosto di 30 anni fa, ha un ricordo molto nitido: «Avevo 15 anni e un fidanzatino bolognese. Lo incontrai quella sera: la mattina si trovava in stazione, poco prima della bomba. Voleva prendere qualcosa al bar, quindi preferì spostarsi verso il centro. e proprio mentre si allontanava, quand’era già lontano dal piazzale, sentì il boato: si girò e stava crollando tutto».

Fibre Parallele in scena a Borgo Tossignano: “Polemiche? Pronti a rinunciare al cachet”

IL CASO
La rassegna di Enzo Vetrano e Stefano Randisi verso la conclusione: domani lo spettacolo contestato

Mangiami l'anima e poi sputala - Fibre ParalleleIncontrando lo sguardo di Enzo Vetrano, che con Stefano Randisi divide la direzione artistica del festival “Acqua di Terra, Terra di Luna”, è davvero impossibile confonderlo con quello di un “impresario” a caccia di sensazionalismi. Lui, l’amico di Leo, che il teatro ce l’ha scolpito perfino nei tratti del viso, che rincorrono gli spigoli di un’antica maschera, parla con stupore della polemica che ha interessato la programmazione della decima edizione del loro festival di teatro. Blasfemi: così sono stati definiti alcuni spettacoli. Che parlano di religione, è vero.

“Ma di questo vogliono parlare le giovani generazioni – spiega lui – questi sono i temi che li fanno discutere, questo è quello che vogliono portare in scena”. “Una ricerca di spiritualità – dice ancora – del Sacro, di risposte interiori a questioni esistenziali profondamente sentite”. Lui si rammarica, insomma. Perché chi ha gli occhi sul teatro, sui suoi linguaggi contemporanei, non può cogliere la sostanza di un attacco che sembra mettere sullo stesso piano Jesus Christ Supestar e una postar che canta appesa a un crocefisso di strass.

Tiene duro, però, Enzo Vetrano, e prima della messa in scena di Land Rover, il bello spettacolo presentato domenica a Castel del Rio dalla compagnia Compagnia Berardi Casolari, legge il messaggio di solidarietà di un giovane spettatore del festival: “Il bavaglio – dice – me lo mettevano da piccolo per mangiare. Poi me lo tolsero e iniziai a parlare. Ora non voglio mi sia messo di nuovo per tacere”. E lo stesso Gianfranco Berardi, alla fine dello spettacolo (scampato il rischio che la statua della Madonna in scena venisse “censurata” con un panno o addirittura rimossa), dice la sua sugli attacchi degli amministratori locali: “Sono cattolico praticante – dice – e credo che la religione sia innanzitutto libertà. Non mettiamo nuovamente in croce un uomo, dopo che già uno, secoli fa, finì in croce ingiustamente”.

Il pubblico unanime batte le mani, tra quelli che hanno visto lo spettacolo nessuno contesta. E di pubblico ce n’è parecchio, questo forse è l’effetto boomerang della polemica che i detrattori avevano sottovalutato. E che forse raggiungerà il picco domani sera a Borgo Tossignano dove andrà in scena Mangiami l’anima e poi sputala lo spettacolo della compagnia barese Fibre Parallele che, dopo ottanta applauditissime repliche in tre anni in tutto lo Stivale, è inciampato nell’indignazione di alcuni eletti dell’imolese.

“Spettacolo adatto ad un pubblico adulto” hanno perciò dovuto specificare gli organizzatori, mettendo in campo una prudenza che non è sfuggita agli osservatori più distanti. Alla Gazzetta del Mezzogiorno, ad esempio, dove la polemica in salsa emiliana viene raccontata quasi con meraviglia. Ed è proprio da quelle colonne che Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, il duo che compone Fibre Parallele, lanciano la provocazione: “Siamo consapevoli che il nostro spettacolo possa far discutere – dicono – ma un conto è lo scontro verbale, un conto è impedire a uno spettacolo di andare in scena. Per cui se la preoccupazione degli amministratori è lo sperpero dei danari pubblici – concludono – siamo pronti a rinunciare al nostro cachet”.

L’ingresso, domani sera, costa 5 euro.

L’INTERVISTA
Parla la consigliera regionale imolese Anna Pariani (PD): “No alle censure preventive”

Anna Pariani (Pd)Consigliera Pariani, la polemica che ha interessato il festival “Acqua di Terra/Terra di Luna” ha già raggiunto i palazzi della Regione e rischia in quella sede di comprometterne il finanziamento?

“Un consigliere di opposizione credo abbia consegnato un’interrogazione per conoscere l’entità del finanziamento. È suo diritto farlo, come è abbastanza normale che succeda. Nessun allarme”.

Ma più che una tensione tra maggioranza opposizione lo scontro sembra tutto interno al Partito Democratico, a cui appartiene Alberto Baldazzi, assessore alla Cultura di Castel del Rio e in prima linea nel chiedere la “censura” degli spettacoli della rassegna. Non è che su questo terreno si stia giocando in realtà tutt’altra partita, di apparato diremmo, che a che fare con gli equilibri tra le correnti cattolica e laica del partito in quel territorio?

“No, assolutamente. Lì c’è la valutazione di un amministratore che può decidere in merito a ciò che il Comune mette in campo in ambito culturale. Io mi sono solo permessa di fare un’osservazione: la rassegna è stata approvata da molto tempo dalle amministrazioni comunali e il programma era noto. Bene si è fatto a non mettere in campo allora nessuna censura preventiva. Se ci sono valutazioni ex post, ma ex post vuol dire avendo visto gli spettacoli, sarà legittimo da parte degli enti finanziatori riportarle ai direttori artistici prima di programmare la prossima edizione”.

La Provincia di Milano ha convocato di recente i direttori dei teatri che ricevono finanziamenti pubblici per tagliare gli spettacoli “non graditi”, tra cui “Orgia” di Pasolini. Nel micro e nel macro, insomma, la storia sembra ripetersi. Lei che ne pensa?

“Vede, c’è già in Italia un’impostazione che tenta di mettere il bavaglio all’informazione. E il Partito Democratico è in prima linea nell’impedire che questo accada. La Cultura, a maggior ragione, non può ricevere censure analoghe. La libertà d’espressione è un segno del confronto nella pluralità delle culture ed è un valore fondante delle società democratiche. Penso i nostri sforzi dovrebbero concentrarsi, perciò, nel respingere ogni tentativo di censura”.

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