Vincenzo Branà

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La pronipote dell’eroe: “Federalismo? Perché no…”

L’INTERVISTA
Annita Garibaldi Jallet, erede del leggendario condottiero, ha preso
parte alle celebrazioni del Museo del Risorgimento di Bologna.
Amareggiata da Calderoli: “Non credo che un ministro possa decidere
per sè”. Ma la sua proposta non la preoccupa.

Annita Garibaldi JalletEnergica e pragmatica, schietta ed efficace: Annita Garibaldi Jallet, del bisnonno “eroe dei due mondi”, sembra aver conservato, oltre all’importante cognome, il piglio caparbio, quello che indubbiamente deve aver caratterizzato le azioni dell’uomo che ha unito l’Italia. è lei l’ospite speciale che il Museo del Risorgimento ha invitato per celebrare il 150esimo anniversario della spedizione dei Mille. Una ricorrenza sulla quale si è alzata un’improvvisa nube di polemica a causa di alcune dichiarazioni pubbliche del ministro leghista Roberto Calderoli, intenzionato a non partecipare alle celebrazioni ufficiali di Quarto con il presidente Giorgio Napolitano.

Signora Garibaldi, che effetto le hanno fatto quelle dichiarazioni?
“Sul momento mi hanno molto infastidito, perchè non credo che un Ministro possa disporre liberamente della facoltà di prendere o non prendere parte a questo tipo di avvenimenti: mi urta nel senso che ho delle istituzioni. Poi però entrando nel merito delle parole del ministro vi rintraccio comunque una logica, piegata però ad uso puramente provocatorio”.

La logica è quella del federalismo…
“…che non è di per sè contrario al concetto di Italia unita. Vede, mi meraviglio sempre che non lo si dica, ma il federalismo è una forma organizzativa dello Stato, la stessa alla quale tende idealmente l’Unione europea. Non c’è bisogno di questo genere di provocazioni, occorre piuttosto verificare se quel modello si adatta alla situazione italiana come si adatta, ad esempio, a quella degli Stati Uniti. Non è il federalismo la minaccia, ma il modo pretestuoso in cui la Lega lo declina che costituisce un attacco all’unità d’Italia”.

Nel dibattito sull’immigrazione però spesso il tema dell’identità nazionale viene utilizzato, in primis dalla Lega, per tracciare i contorni del “pericolo” straniero…
“Questo mi indigna profondamente: la Nazione è uno Stato e un Popolo. Bisogna capire come questa nazione può accogliere nuovi cittadini garantendo loro una vita dignitosa: questo è il tema. Ed è un problema che non possiamo risolvere da soli: occorrono regole sovranazionali. Inoltre tenga presente che stiamo attraversando una profonda crisi del lavoro: ci fosse lavoro per tutti la manodopera straniera sarebbe benvenuta. Nei periodi di crisi, invece, a farne le spese sono sempre i più deboli”.

Il suo bisnonno è ricordato come un “eroe”. La politica di oggi, al contrario, non sembra un luogo di “eroi”…
“In realtà non credo abbiamo bisogno di eroi in questo momento. Quanto alla statura etica e morale dei nostri rappresentanti politici dobbiamo prendere atto che non siamo stati in grado di scegliere una classe dirigente decorosa: e pazienza. Ma teniamo anche presente che la classe dirigente è una rappresentazione del Paese e della crisi che sta attraversando. Soldi, soldi, soldi: se questa rimmarrà l’unica chiave del successo continueremo sempre ad avere gli stessi problemi”.

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