Vincenzo Branà

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A passeggio col feticcio di Coco Chanel

MODA
Abiti e accessori usati vivono la loro stagione fortunata.
E c’è chi, per la borsetta d’annata, spende fino a 1.000 euro.

AngeloTutti pazzi per il vintage: la passione per la moda “che fu” non è certo cosa nuova, ma un’iniziativa editoriale dell’Ibc – Vintage. La memoria della moda, edito da Compositori – approfondisce l’analisi su un fenomeno all’estero ormai consolidato e che in Italia, in questi anni, vive la sua stagione fortunata. “L’abito usato ha una lunga storia – osserva nella prefazione del volume Maria Giuseppina Muzzarelli, presidente del corso di laurea in Culture e tecniche del costume e della moda all’Alma Mater – fatta in buona misura di necessità e di tempi lunghi della moda che consentivano alle figlie di portare gli abiti delle madri e a molti uomini e donne, non miserabili, di indossare capi carichi di anni ma non perciò spregiati e anzi accettati con favore come dono o comprati anche a caro prezzo da sarti-rigattieri”. Insomma, la febbre del vintage non necessariamente trova ragione in una necessità di risparmiare. Semmai, negli anni Settanta, è stata “critica sociale verso il consumismo imperante, sia da parte degli strati alti della società che della massa, uniti nonostante le contrapposizioni”, scrive Iolanda Silvestri nel dossier dell’Ibc. E oggi, addirittura, ricorre al vintage chi vuole fuggire dall’omologazione forzata dell’industria tessile, un’utenza sofisticata che guarda con sospetto l’etichetta “Made in Taiwan”, scartandola di fronte alla possibilità di quell’altra – un po’ ingiallita – cucita a mano in sartoria.

Così, la filosofia del vintage ha preso velocemente le distanze dall’indistinto second hand e si è data parametri e regole, raggiungendo un profilo talmente alto dal farla sembrare – in molti casi – seconda solo all’haute couture. A Lugo di Romagna, ad esempio, esiste il Vintage Palace A.N.G.E.L.O, fondato da Angelo Caroli e Mario Gulmanelli e frutto di un’attività iniziata dai due più di vent’anni. Una boutique su più piani in cui si celebra, spiegano Caroli e Gulmanelli, “il valore ed il fascino di pezzi unici, assolutamente singoli, da rielaborare attraverso il nuovo utilizzo secondo il proprio stile”. E anche a Bologna, negli ultimi anni, assistiamo al moltiplicarsi di vere e proprie boutique in cui addentrarsi alla ricerca del feticcio, di quella chicca del passato in grado di rendere unico il look di chi la indossa. È il caso di Balevin, ad esempio, l’atelier vintage aperto da due anni in via Rialto e testimone di una passione che sta contagiando velocemente i bolognesi: “Adesso più che mai – spiega il gestore Alessio Modonesi – il vintage viene rivalutato: perchè ha un’anima, innanzitutto, e dura nel tempo”. “Chi visita il nostro negozio o il nostro sito internet – spiega il commerciante – si muove alla ricerca di un’icona del passato, di una camicia psichedelica anni Settanta o di un abitino a vita strettissima di quelli che usavano le pin-up negli anni Cinquanta”. Di fondo la garanzia di un capo selezionato, disinfettato e spesso di fattura sartoriale. A cui si aggiunge, non di rado, il valore aggiunto del feticcio: “tra gli oggetti più venduti – racconta Modonesi – le borsette di Coco Chanel o Roberta di Camerino”. Veri e propri oggetti “cult” per ii quali si può arrivare a spendere fino a mille euro.

Ma c’è anche chi, nella ricerca del feticcio, vuole comunque risparmiare: “Ralph Lauren e Lacoste “d’annata” – spiega Luca Parmeggiani, da vent’anni ambulante vintage nel mercato della Montagnola – le vendiamo a 15 euro”. Ma, ammette il commerciante subito dopo, purtroppo la Montagnola ha perso da tempo lo smalto di un mercato da collezionisti. “I pezzi più belli – confessa – li tengo in archivio o li porto ai mercati specializzati, come quello dei Navigli a Milano, dove tra gli acquirenti si aggirano ancora numerosi esperti o operatori del settore”. Così nell’altura a ridosso di piazza VIII agosto la maggioranza si muove a caccia del capo a pochi euro, anche se qualche volta ancora si incontra l’occhio attento alla ricerca del pezzo unico. Giovanotti alla ricerca del feticcio, spiega Parmeggiani, o anziani con la nostalgia del capo fatto “come si deve”. E qualche tipo eccentrico: “Una volta – racconta il commerciante – mi trovai tra le mani una pelliccia vintage maculata da uomo. “Non la venderò mai”, mi dissi. Invece poi sul banchetto non è rimasta nemmeno un giorno”.

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