Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Il pene e il lettino

IL LIBRO
Gipi si denuda e si disegna.
Il risultato è un romanzo a fumetti cha va a ruba in libreria.

La Mia Vita Disegnata MaleUn’infezione al pene può essere come una seduta di ipnosi, quasi una petite madeleine. La spina dorsale di un flusso di coscienza sincero e visionario, proprio come succede ne “La Mia Vita Disegnata Male” (Coconino press/Fusi Orari) la graphic novel che Gipi – al secolo Gian Alfonso Pacinotti- stasera alle 21 presenterà al Tpo in un reading accompagnato dalla chitarra di Luca Giovacchini.

Gipi del fumetto è un fuoriclasse, lo dimostrano i premi vinti e il seguito di lettori nelle incursioni su Repubblica e Internazionale. E lo dimostra quest’ultima fatica, molto attesa dal pubblico e sparita da edicole e librerie nel giorno stesso della sua messa in distribuzione, lo scorso 7 novembre. “La Mia Vita Disegnata Male” è un’eruzione autobiografica di schizzi e parole che mette in fila tutte le domande aperte e mai chiuse, le paure mai scacciate e i traumi mai rimossi. Lo “spastico” sessuale, il Bobby Brown, non riesce a tacere l’intimità e inciampa nelle definizioni degli interlocutori. Omosessuale? è ancora presto per dirlo. Tossico? Un tempo. Malato? Ma forse anche ipocondriaco. Sfortunato? Ma fino alla fine chissà chi vince. Nessuna domanda va a caccia di risposte, la vita è in itinere e Gipi non ha nessuna voglia di trarre la morale. Meglio srotolare la pergamena delle immagini – e che immagini! – e intrecciare disegni e parole in una trama di vasi comunicanti: la mente che viaggia e la matita che segue. L’andrologo, lo psicologo, Amsterdam, gli acidi, il vomito sulla testa di Hitler, il cervello in pappa, l’uomo dal buio. I suicidi tentati, il carcere (poco), la paura. Tanta paura. Poi i pirati già morti, l’isola coi cannibali e il loro “Sfrush”. Infine Alberto: “Il mio adorato amico Alberto, del quale incredibilmente non vi ho ancora parlato”.

Si dice che Gipi avesse incontrato Andrea Pazienza prima che morisse. E che in quell’incontro “Paz” gli avesse consigliato di scoprirsi e di capirsi, e di essere sincero. Oggi Gipi si scopre ed è sincero, non c’è dubbio. Però ancora non si capisce. Forse è presto, o non importa. O forse ha deciso, legittimamente, che quel consiglio di Pazienza era buono solo per metà.



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