L’amore occasionale
Impressioni a caldo dopo “Un altro pianeta”, il film di Stefano Tummolini.
Un orgasmo che ti esplode dentro, ti arriccia le spalle e t’incurva la schiena. Trasforma la voce in un fiato, che sputi fuori perché lo stomaco ti precipita in gola e il torace è percorso dai brividi. Questa è l’immagine che mi porto fuori dal cinema dopo che ho visto Un altro pianeta, il film di Stefano Tummolini premiato con il Queer Lion Award a Venezia. In quel finale io ci ho visto una piccola rivoluzione, un voler introdurre l’amore occasionale, che non è il sesso mordi e fuggi ma proprio un’altra cosa, forse la sola prospettiva in grado di indicarci, in mezzo alla desolazione, un bicchiere mezzo pieno. Poi c’è quel preservativo spiegato con orgoglio. Che diventa una parte del sesso non un inceppo, un modo d’amarsi e non un atto di distanza o sfiducia. E infine c’è il diritto dei sieropositivi ad avere una vita sessuale e dei progetti per il futuro: sembra una banalità e detta così saremmo tutti pronti a sottoscriverla. Poi nei fatti, però, questa banalità diventa un terreno minato, e nel silenzio si consuma un’altra atroce discriminazione. (Ne ho parlato in un lungo articolo su Cassero Magazine, se siete curiosi scaricatevi il pdf da Puta)
Un’ultima osservazione: purtroppo il cinema non si fa con 1000 euro. Tummolini ci ha provato e il tentativo merita un applauso. Il tentativo, però, non il risultato. E comunque quel finale, quella fierezza nella diversità, i soldi del biglietto se li merita tutti.














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