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	<title>Commenti a: Marzabotto, la Memoria s&#8217;incontra a teatro</title>
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	<description>Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d'altre bazzecole interessanti</description>
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		<title>Di: Vincenzo Branà</title>
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		<dc:creator>Vincenzo Branà</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 14:52:14 +0000</pubDate>
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		<description>Buon pomeriggio Giorgio,

spettacolo straordinario, hai proprio ragione. Segnalo che martedì prossimo, il 28, sarà in replica gratuitamente al Cinema Italia di Castenaso. Forse ti interesserà sapere che dopo la prima del 21 ottobre l&#039;ex direttore del Carlino Giancarlo Mazzucca, ora deputato del Pdl, ha scritto un&#039;accorata lettera alla testa QN, accusando &quot;Marzabotto&quot; di insulti verso il quotidiano, riferendosi ovviamente a quando Belli legge l&#039;articolo dell&#039;ottobre del 1944. Po in un atto di rabbia lo appallottola e lo getta in terra. Per poi riprenderlo - Gargiulo è un archivista pignolo - e rimetterlo nel fascicolo assieme agli altri documenti. Mazzucca sul caso chiedeva l&#039;intervento della Presidente della Provincia Beatrice Draghetti. Matteo Belli, in qualità di co-autore ed attore, ha risposto così:

Egregio Direttore,

le scrivo in qualità di coautore, regista e interprete dello spettacolo teatrale “Marzabotto”.

Leggo la lettera che l’Onorevole Giancarlo Mazzuca (membro della Commissione Cultura della Camera, già Direttore de “il Resto del Carlino”) ha inviato alla Presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti e pubblicata dal “Carlino” in data odierna, 25 ottobre 2008.

In questa lettera l’Onorevole Mazzuca, che ha assistito a una replica dello spettacolo al Teatro Duse di Bologna, si dice “indignato perché lo spettacolo” […] “è anche un’offesa al giornale della città [‘il Resto del Carlno’, n.d.R.]” […] “a chi ci lavora e a tutti i suoi lettori. L’attore legge infatti con ribrezzo l’articolo del giornale che smentiva i fatti di Marzabotto secondo la prima versione fornita dalle autorità locali, si dilunga a lungo sulle evidenti falsità di quel resoconto, poi appallottola la pagina del quotidiano e lo scaraventa lontano con rabbia come un oggetto disgustoso. È vero, quell’articolo era da cestinare, ma in sala, l’altra sera, c’erano tantissimi giovani che conoscono poco di quei giorni terribili e che non possono non avere associato ai criminali nazisti l’immagine del ‘Carlino’” […] “Ergo, la conclusione del ragionamento di quei giovani è ovvia: anche il ‘Carlino’ è stato complice della strage.”

Sì, rispondiamo Carlo Lucarelli e io, ma di quale ‘Carlino’ stiamo parlando? Di un ‘Carlino’ dell’11 ottobre 1944, di un giornale, all’epoca, espressione di una politica fascista mantenuta dalla Repubblica Sociale italiana (o di Salò), in alleanza con la Germania nazista. Un ‘Carlino’, quindi, che non ha assolutamente nulla a che vedere con l’odierno quotidiano, voce giornalistica di una Città e di un Paese completamente diversi dall’Italia di allora. Il ‘Carlino’ è una testata, fra l’altro, di cui riconosciamo la grande sensibilità e attenzione che sempre ci ha riservato in tutte le manifestazioni che abbiamo realizzato a Bologna e nel territorio della Provincia e di cui sono contento di poter ringraziare, fra gli altri, ammirevoli firme come quella di Cesare Sughi, Lorella Borelli e Sergio Colomba, per il lavoro che hanno dedicato a favore di questo nostro allestimento teatrale.

Chi, denunciando quell’articolo, pensasse di offendere il ‘Carlino’ di oggi, i suoi Lettori e la città di Bologna, penserebbe, per la proprietà associativa, che Bologna, il ‘Carlino’ e i suoi Lettori, sono tutt’oggi filonazisti. Chi potrebbe mai essere interessato a mantenere una continuità con quel giornale e con quella linea politica?

Infine, se l’Onorevole Mazzuca scrive che “quell’articolo era da cestinare”, io non ho mai visto nessuno che cestini un pezzo di carta piegandolo accuratamente e riponendolo con attenzione tra i rifiuti. Il personaggio del nostro archivista, disgustato per la falsificazione giornalistica prodotta da quell’articolo, lo scaglia a terra, andandolo poi a recuperare per reintrodurlo tra i documenti del fascicolo in questione.

No, egregio Direttore, nessun insulto viene mosso dal nostro spettacolo “Marzabotto” al ‘Carlino’, ai suoi Lettori, alla città di Bologna.

Bologna è la città in cui sono nato, sono cresciuto, nella quale attualmente vivo e nessuna lettera dell’Onorevole Mazzuca potrà mai rovinare questa lunga storia d’amore. 

Matteo Belli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buon pomeriggio Giorgio,</p>
<p>spettacolo straordinario, hai proprio ragione. Segnalo che martedì prossimo, il 28, sarà in replica gratuitamente al Cinema Italia di Castenaso. Forse ti interesserà sapere che dopo la prima del 21 ottobre l&#8217;ex direttore del Carlino Giancarlo Mazzucca, ora deputato del Pdl, ha scritto un&#8217;accorata lettera alla testa QN, accusando &#8220;Marzabotto&#8221; di insulti verso il quotidiano, riferendosi ovviamente a quando Belli legge l&#8217;articolo dell&#8217;ottobre del 1944. Po in un atto di rabbia lo appallottola e lo getta in terra. Per poi riprenderlo &#8211; Gargiulo è un archivista pignolo &#8211; e rimetterlo nel fascicolo assieme agli altri documenti. Mazzucca sul caso chiedeva l&#8217;intervento della Presidente della Provincia Beatrice Draghetti. Matteo Belli, in qualità di co-autore ed attore, ha risposto così:</p>
<p>Egregio Direttore,</p>
<p>le scrivo in qualità di coautore, regista e interprete dello spettacolo teatrale “Marzabotto”.</p>
<p>Leggo la lettera che l’Onorevole Giancarlo Mazzuca (membro della Commissione Cultura della Camera, già Direttore de “il Resto del Carlino”) ha inviato alla Presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti e pubblicata dal “Carlino” in data odierna, 25 ottobre 2008.</p>
<p>In questa lettera l’Onorevole Mazzuca, che ha assistito a una replica dello spettacolo al Teatro Duse di Bologna, si dice “indignato perché lo spettacolo” […] “è anche un’offesa al giornale della città [‘il Resto del Carlno’, n.d.R.]” […] “a chi ci lavora e a tutti i suoi lettori. L’attore legge infatti con ribrezzo l’articolo del giornale che smentiva i fatti di Marzabotto secondo la prima versione fornita dalle autorità locali, si dilunga a lungo sulle evidenti falsità di quel resoconto, poi appallottola la pagina del quotidiano e lo scaraventa lontano con rabbia come un oggetto disgustoso. È vero, quell’articolo era da cestinare, ma in sala, l’altra sera, c’erano tantissimi giovani che conoscono poco di quei giorni terribili e che non possono non avere associato ai criminali nazisti l’immagine del ‘Carlino’” […] “Ergo, la conclusione del ragionamento di quei giovani è ovvia: anche il ‘Carlino’ è stato complice della strage.”</p>
<p>Sì, rispondiamo Carlo Lucarelli e io, ma di quale ‘Carlino’ stiamo parlando? Di un ‘Carlino’ dell’11 ottobre 1944, di un giornale, all’epoca, espressione di una politica fascista mantenuta dalla Repubblica Sociale italiana (o di Salò), in alleanza con la Germania nazista. Un ‘Carlino’, quindi, che non ha assolutamente nulla a che vedere con l’odierno quotidiano, voce giornalistica di una Città e di un Paese completamente diversi dall’Italia di allora. Il ‘Carlino’ è una testata, fra l’altro, di cui riconosciamo la grande sensibilità e attenzione che sempre ci ha riservato in tutte le manifestazioni che abbiamo realizzato a Bologna e nel territorio della Provincia e di cui sono contento di poter ringraziare, fra gli altri, ammirevoli firme come quella di Cesare Sughi, Lorella Borelli e Sergio Colomba, per il lavoro che hanno dedicato a favore di questo nostro allestimento teatrale.</p>
<p>Chi, denunciando quell’articolo, pensasse di offendere il ‘Carlino’ di oggi, i suoi Lettori e la città di Bologna, penserebbe, per la proprietà associativa, che Bologna, il ‘Carlino’ e i suoi Lettori, sono tutt’oggi filonazisti. Chi potrebbe mai essere interessato a mantenere una continuità con quel giornale e con quella linea politica?</p>
<p>Infine, se l’Onorevole Mazzuca scrive che “quell’articolo era da cestinare”, io non ho mai visto nessuno che cestini un pezzo di carta piegandolo accuratamente e riponendolo con attenzione tra i rifiuti. Il personaggio del nostro archivista, disgustato per la falsificazione giornalistica prodotta da quell’articolo, lo scaglia a terra, andandolo poi a recuperare per reintrodurlo tra i documenti del fascicolo in questione.</p>
<p>No, egregio Direttore, nessun insulto viene mosso dal nostro spettacolo “Marzabotto” al ‘Carlino’, ai suoi Lettori, alla città di Bologna.</p>
<p>Bologna è la città in cui sono nato, sono cresciuto, nella quale attualmente vivo e nessuna lettera dell’Onorevole Mazzuca potrà mai rovinare questa lunga storia d’amore. </p>
<p>Matteo Belli</p>
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		<title>Di: Giorgio</title>
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		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 13:43:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.vincenzobrana.it/?p=185#comment-19</guid>
		<description>Buon pomeriggio, ho visto ieri sera lo spettacolo al Duse, 25/10/08, mi ha coninvolto e emozionato. l&#039;ora e mezza di monologo è terminato subito, non mi sono accorto del tempo che passava tanto seguivo tutti i personaggi che uscivano dall&#039;armadio... è stato come ascoltare un racconto di un protagonista, di chi ha vissuto in prima persona il dramma.
Era la prima volta che entravo in un teatro per uno spettacolo e la prima volta che vedevo Matteo Belli all&#039;opera, questo mi ha fatto pensare che mi sono perso qualcosa di unico, qualcosa che rifarò presto.

Giorgio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buon pomeriggio, ho visto ieri sera lo spettacolo al Duse, 25/10/08, mi ha coninvolto e emozionato. l&#8217;ora e mezza di monologo è terminato subito, non mi sono accorto del tempo che passava tanto seguivo tutti i personaggi che uscivano dall&#8217;armadio&#8230; è stato come ascoltare un racconto di un protagonista, di chi ha vissuto in prima persona il dramma.<br />
Era la prima volta che entravo in un teatro per uno spettacolo e la prima volta che vedevo Matteo Belli all&#8217;opera, questo mi ha fatto pensare che mi sono perso qualcosa di unico, qualcosa che rifarò presto.</p>
<p>Giorgio</p>
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