Vincenzo Branà

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Castiglione, il tempo delle castagne

IL FILM
“A noi che un pezzetto era già un sorriso” sarà proiettato giovedì sera alle 20.30 in piazza. Un tempo la città era tutto bosco, i cui frutti erano l’unico mezzo di sussistenza per gli abitanti di quelle vette. Tre ventenni hanno raccolto le testimonianze di quegli anni e hanno realizzato un documentario.

A noi che un pezzetto era già un sorrisoCastiglione dei Pepoli, un tempo, era un grande castagneto: un bosco di alberi massicci i cui frutti erano il mezzo di sussistenza per chi era nato in quelle terre, che ancora non conoscevano l’asfalto delle grandi strade e i fischi dei treni veloci. La vita, quando i boati della seconda guerra mondiale erano ancora da venire, procedeva con semplicità, raccontando storie attorno alla scadòra, l’essicatoio cioè, tradotto dal dialetto. Lì si portavano i bigongi di castagne, che venivano pesati e garantivano la paga al bracciante. E lì si perpetrava il gusto di quella cultura basata sulle parole dette, sulle storie ascoltate stando in cerchio, senza fretta, perché non si perdeva nessun treno e solo il tramonto rappresentava in una giornata la meta.

Questa Castiglione, però, non esiste quasi più: sopravvive timidamente solo nei racconti di quei pochi anziani che hanno resistito all’arrivo della Direttissima e dell’Autostrada, e che ancora oggi non si separano dal loro cesto di castagne. Quasi nessuno se ne accorge, ma a Claudio Spottl, Antonio Saracino e Tommaso Tarabusi, tre giovanotti tra i 24 e i 27 anni, non è passato inosservato quello scorcio di storia che trapela nelle parole degli uomini e delle donne della terza età. E si sono presi l’onere, perciò, di garantire a quel passato una chance per non andare perduto.

…A noi che un pezzetto era già un sorriso è il titolo del documentario che i tre giovani videomaker hanno messo insieme e che sarà presentato giovedì sera, alle 20.30, in piazza a Castiglione nell’ambito della festa paesana “Montagna in fiera”. “Si sono perse le tracce della cultura contadina che caratterizzava gli anni prima della seconda guerra mondiale” denuncia Spollt, e il documentario, perciò, tenta proprio di ricostruire – attraverso la raccolta dei materiali video e le interviste agli anziani – quella lontana memoria. La battitura del grano, la pesa delle castagne, ma anche gli anni della guerra, i partigiani della brigata Stella Rossa, l’incubo del battaglione SS di Walter Reder. “Il documentario – spiega Claudio Spottl – è costruito su ricordi, immagini e vecchie bobine lungo le quali scorre, tessuto, il vivere di questa comunità. Dalla diligenza alle grandi vie di comunicazione, dalla vita contadina al benessere, dal passato al futuro”.

Un’incursione nel “secolo breve” che ha determinato un rivoluzionario cambiamento in quelle vette: “Negli anni Cinquanta, ad esempio, – spiega Spottl – arrivò l’Autostrada del Sole che per queste terre significò una vera e propria rivoluzione economica”. E infatti pochi anni dopo a ridosso del Brasimone sorse la prima centrale nucleare (in realtà mai utilizzata per la produzione di energia), proprio dove ha inizio secolo era stata innalzata una diga monumentale. E mentre tanto di nuovo arrivava, il “vecchio” si estingueva senza lasciar traccia. Così ad esempio sono scomparse le terme, un tempo meta del turismo bolognese ed eccellenza della città. “I nostri vecchi parlano di una realtà povera ma solidale – spiegano i videomaker – il senso di comunità era indotto da un bisogno, una necessità fisica: per sopravvivere bisognava stare uniti”. Il documentario “diventa così un invito rivolto alle nuove generazioni, affinchè ascoltino le voci soffocate da una memoria che non ha più voglia di funzionare”. Di un tempo che nello scorrere logora le pagine di quel diario del 1898 che è l’escamotage che apre il film, e in cui si racconta di quelle focaccine che il panettiere sfornava a una cert’ora e che “un pezzetto – scrive l’anonimo castiglionese di più di cento anni fa – era già un sorriso”.



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