Vincenzo Branà

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Un nuovo Parco dei Gessi sfida i tagli di Roma

LA NOVITA’
Istituito l’ente, ma il ministro punta alla privatizzazione.

Parco dei GessiIn barba ai tagli promessi dal ministro Tremonti, che è pronto ad eliminare a colpi di Finanziaria tutti gli enti pubblici con meno di 50 dipendenti, racchiudendoli tutti nella categoria “ombrello” degli enti “inutili”. E in barba pure alla ministra Prestigiacomo, che nel Governo Berlusconi è titolare del dicastero all’Ambiente, ma che di salvare i parchi – “poltronifici” li chiama – dai tagli non ne vuole sentire parlare. Anzi per quelle gestioni invoca l’intervento dei privati. Nasce perciò col vento contro il Parco dei Gessi romagnoli, formalmente istituito da una legge regionale del 2005 ma finora in attesa del consorzio di gestione, arrivato ieri con una delibera della Giunta regionale, che ha diffuso una nota. E mai nota fu dotata di uguale tempismo. Ora tocca agli Enti locali concludere gli adempimenti, poi arriveranno i fondi regionali. Il coordinamento, da parte della Regione, del tavolo tra le organizzazioni produttive, le Province e i Comuni coinvolti – prosegue la nota – “ha permesso di superare alcuni mesi fa gli ultimi scogli che ancora ostacolavano l’avvio del Parco regionale, attraverso la sottoscrizione insieme agli Enti locali dell’accordo con le organizzazioni professionali agricole per valorizzare le attività del mondo rurale”.

Quest’area protetta, tra le province di Ravenna e Bologna, comprende uno dei più importanti affioramenti gessosi d’Italia: si tratta di 2.042 ettari di parco e 4.022 di area contigua, dalla valle del Sillaro fino a Brisighella, nella valle del Lamone, dove emerge una riconoscibile dorsale grigio argentea che interrompe bruscamente i dolci profili collinari, conferendo un aspetto unico al paesaggio. Si estende per 25 chilometri, con una larghezza media di un chilometro e mezzo: imponente rilievo gessoso, è ricchissimo di grotte, caratterizzato da specie botaniche rare, circondato da aree naturali e coltivate che si alternano “a mosaico”. È questa la Vena del Gesso Romagnola: doline, valli cieche e molte grotte, anche molti “abissi” dalle profondità record; il nome
“Vena” venne attribuito dai topografi dell’Istituto Geografico Militare, privilegiando l’ utilizzo minerario del corpo roccioso, da sempre sfruttato per l’estrazione del gesso.

“Oggi – sottolinea l’assessore regionale all’ambiente Lino Zanichelli – nasce di fatto un Parco molto atteso, un vero e proprio fiore all’occhiello della nostra offerta naturalistica protetta e speleologica. La sua gestione consentirà non solo di tutelare ma di valorizzare appieno questo territorio: nella nostra regione i parchi non sono “isole” ma realtà inserite nel tessuto circostante, volano di uno sviluppo produttivo, turistico e culturale rispettoso dell’ambiente. Sono convinto – prosegue – che a queste condizioni vadano sempre più promossi e sostenuti, per la fondamentale funzione di riequilibrio ecologico, cattura di CO2 e conservazione della biodiversità che svolgono a beneficio di tutti. Il Piano triennale delle aree protette che ci accingiamo a varare in autunno sarà l’occasione per un ulteriore sviluppo della rete dei parchi”.

Gli enti locali (Comunità montane del Santerno e dell’Appennino Faentino; Comuni di Brisighella, Casola Valsenio, Riolo Terme, Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice) dovranno approvare lo statuto del consorzio di gestione e poi nominarne gli organismi: presidente, comitato esecutivo, revisori, comitato tecnico-scientifico e l’importante consulta con gli agricoltori che lavorano all’interno del Parco. Svolti questi adempimenti, “la Regione – conclude la nota – potrà attivare a favore della nuova “area protetta” le risorse finanziarie per le spese di primo impianto e di gestione, che saranno equamente ripartite tra la stessa Regione e gli enti facenti parte del Consorzio”.



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