Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Busarello alla corte di Cofferati

Una strategia intessuta per lungo tempo, un accordo scivolato di scrivania in scrivania, di bandiera in bandiera, di simbolo in simbolo. E voilà, alla fine Renato Busarello sembra avercela fatta: indiscrezioni di palazzo danno per prossima la nomina del leader di antagonismo gay alla direzione dell’ufficio contro le discriminazioni messo in cantiere dal Comune. E in effetti in molti ci chiedevamo il motivo del silenzio con cui il giovane antagonista ha reagito alle fitte polemiche del dopo Pride, silenzio che evidentemente molto ha a che fare con la sua prospettata carriera e nella cui ottica acquisisce un senso anche quella posa a mani conserte con la quale l’antagonista ha assistito alla questione Bertozzo nel retropalco del Pride.

Insomma è l’anno di AntagonismoGay, che nel giro di pochi mesi ottiene sede e ufficio comunale. Attenzione: nessuno mette in dubbio la capacità dell’Antagonista segretario della Santandrea di gestire quella mansione, ma a tutti salta all’occhio la cultura del dialogo portata avanti da lui e dai suoi compagni nei mesi antecedenti al Gay Pride, e che, nel gran finale, è esplosa con l’episodio di Graziella Bertozzo. Al quale corrisponde, a pochi giorni di distanza, il premio del PD e di Cofferati, che ai portavoce del Pride nel suo ufficio annuncia l’apertura del servizio e poi lo affida a chi in quell’ufficio non ha nemmeno voluto metterci piede. A dimostrazione che salire quella rampa per cavalli, senza compagni di merende che ti attendono in cima, è fatica del tutto inutile.



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