Vincenzo Branà

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Dei fatti, del giornalismo, della cultura lgbtq, di Bologna, della cronaca, della politica e d’altre bazzecole interessanti


Dell’intervento di Sabina Guzzanti al “No Cav”

Dopo il discorso dal palco di Sabina Guzzanti un nuovo inquietante dubbio mi assale: perché se prima, anche grazie alla Guzzanti e a Grillo, mi ero convinto che uno delle principali cause della colata a picco dell’Italia fosse la malainformazione, la gestione lobbistica dei mezzi di comunicazione, il deliberato silenzio su fatti e verità, ora accanto a tutto questo vedo profilarsi un nuovo fenomeno, altrettanto inquietante, che potrei chiamare ancora malainformazione, e che per profeta e capofila ha la stessa Sabina Guzzanti. Che parla senza sapere, che parla per sentito dire.

Affibbiare al Gay Pride atteggiamenti filofascisti, ammicchi a desta e a manca – ma soprattutto a destra – è un’accusa grave che richiederebbe consapevolezza e testa sulle spalle, oltre alla serietà di aver verificato fonti, fraintendimenti, banalità. Invece Guzzanti, che una volta ci stupiva con l’arguzia della sua satira, da quel palco ha messo in scena il trionfo dell’ignoranza più sorniona, quella che trasforma le suggestioni in slogan in nome di un semplice applauso. Le opinioni, qualunque esse siano, meritano tutte rispetto e spazio democratico di espressione. Ma le falsità, le accuse ingiuste, il fango gettato per diletto sono pratiche a cui quest’Italia ha già dedicato troppo spazio, troppe aule, troppe poltrone.

Passiamo in rassegna i fatti:

A quanto riportato dal palco di piazza Navona, il Gay Pride romano per lasciare spazio a un coro di preti in piazza San Giovanni, si è spostato a Bologna. Magari in processione, avrà pensato Sabina, con tanto di statue e donne in lacrime intente a battersi sul petto. Passi pure che la signora Guzzanti abbia un’antipatia feroce per i media istituzionali, e che perciò da tempo probabilmente eviti di leggere Corriere – Repubblica – Stampa – Carlino e magari pure il Guerrin Sportivo. Ma allora da dove trae le sue informazioni, chi le ha fatto confondere il pride di Roma, uno degli appuntamenti che anticipavano il 28 giugno, con quello di Bologna, già programmato da un anno con l’accordo di tutto il movimento lgbtq? Chi le ha fatto pensare che le 200.000 persone in piazza a Bologna si fossero tutte spostate all’ultimo momento per fare un favore a un prelato? Si è accorta la signora Guzzanti che Roma ha avuto il Pride locale lo scorso 7 giugno e che tutto il movimento nazionale si è poi ritrovato a Bologna il 28? O si è svegliata da un coma profondo 10 minuti prima di salire sul palco di piazza Navona?

Quindi arriviamo a Italo: il capitolo è imbarazzante perché richiede l’apposizione di didascalie a un testo che una comica come la signora Guzzanti non avrebbe dovuto faticare a decodificare correttamente. Italo odia i froci e ama il suo camerata. Peccato che Sabina non abbia mai sfogliato “Elementi di critica omosessuale” di Mario Mieli, peccato che della sua Roma lei non conosca l’icona principe del movimento omosessuale. Riporto ad uso e consumo suo e di quella piazza un brano della premessa di Mieli, brano che appare appena cerco Mario Mieli su wikipedia: “Ancor oggi, i più ritengono che la questione omosessuale concerna esclusivamente una minoranza, un numero limitato di froci e di lesbiche: non si vogliono rendere conto che, invece, fintanto che l’omosessualità resterà repressa, quello omosessuale sarà un problema riguardante tutti, dal momento che il desiderio gay è presente in ogni essere umano, è congenito, anche se attualmente, nella maggior parte dei casi, viene rimosso o quasi-rimosso. (premessa, p. 8)” . I fascisti odiano i froci, quelli come me. E fin qui non mi sembra di dover dare spiegazioni: è un dato di fatto. Italo, poi, ama il suo camerata. E ancora se la signora Guzzanti avesse sfogliato qualche libro di storia in più avrebbe scoperto che anche questa frase non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, perché è altrettanto un dato di fatto. Insomma Italo picchia i froci in quanto frocio: questa esplicitazione, considerare Italo come un frocio tra i froci (non Arcigay, frocio e basta: che lo prende o lo dà, tanto per esser certi della comprensione) vuol dire richiamare il fascista a una riflessione sulle sue pratiche, non vuol dire né legittimarle né farle proprie. Italo risponde ad Alessandra Mussolini che dice “Meglio fascisti che froci” con un’equazione in grado di metterla in silenzio: fascisti = froci. E questa equazione non solleva il fascismo da nessuna delle nefandezze di cui si è macchiato nella storia, anzi ne sottolinea l’ingiustizia. Della campagna comunicativa del Pride di Bologna facevano parte tanti altri personaggi:Riccardo, due mesi alla laurea, sieropositivo (didascalia: anche i sieropositivi possono scommettere sul futuro) c’era “Clara, 28 anni, pensa ancora che l’utero sia suo e della sua compagna” (dice qualcosa la legge 40?), c’era “L’Eminenza, 81 anni, impazzisce per le scarpe Prada” (chi sarà?) e c’era anche “Makwan, 18 anni, in Iran il suo amore gli è costato la vita” (e qui abbia, signora Guzzanti, il buon gusto di andarsi a vedere chi era Makwan…).

In conclusione quello che mi resta di quel brutto comizio della piazza di “No Cav” è una sensazione di scarsa lucidità, di approssimazione, di populismo borghese travestito da lotta, di “uccelli succhiati” a braccetto con froci “passivi”, che rinunciano a una piazza per far cantare il Te Deum. E se confondiamo la remissività con il sesso anale siamo davvero in preda al più volgare dei vortici revisionisti.



4 commenti

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  1. Bell’intervento. E ottima analisi politica.

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  2. serpesse

    ciao
    non sapendo da dove sabina abbia attinto le notizie in questione,
    e costatando che sull’argomento non ha fatto proprio
    la sua bella figura per come ce la ricordiamo,
    voglio comunque spezzare una lancia a suo favore
    e cogliere l’occasione per aprire una parentesi riguardo i gay in italia:
    avendo viaggiato molto in europa,ho sempre dovuto costatare che non è mai esistita una vera solidarietà al di fuori del glbt in italia,
    e la solidarietà in questione non è rappresentata dalle 200 mila persone a roma/bologna ma solo da chi la organizza o fa sit-in e conferenze durante l’anno a cui pochi vanno,perchè sappiamo che molti non sanno neanche cosa vuol dire orgoglio al di fuori di discoteche!un esempio lo è stato quest’anno la festa di liberazione a bologna,unico stand chiuso è stato quello dell’arcigay causa l’inaugurazione della serata dei gay orsi…non aggiungo altro in riguardo!
    riguardo alle motivazioni del panorama italiano,
    considero che non esiste una legge contro a differenza di altri stati in cui la comunità glbt è riuscita poi ad abolire lottando;
    abbiamo lo strapotere del vaticano a cui non vuol rinunciare affatto;
    mancano rappresentanze gay valide in politica e in tv;
    poi come non tener conto del grande divario tra classi sociali:in chat,nei blog e a lavoro,discuto spesso con gay di destra e cattolici,perchè prima di tutto appartengono a classi sociali poi sono omosessuali!
    il 16 dicembra vado a vedere sabina al palasharp a milano,sentiamo che dice!ti farò sapere

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